“Sic parvis magna”. Il motto di Sir Francis Drake ci ha accompagnati per ben tre generazioni videoludiche. Nathan è diventato fin da subito un’icona del genere action e sempre con piacere lo abbiamo affiancato nelle sue mille peripezie e fughe rocambolesche da mercenari spietati, alla ricerca di un tesoro leggendario, da cui ne sarebbe uscito quasi sempre a mani vuote.
La saga creata e portata avanti negli anni da Naughty Dog ha sempre strizzato l’occhio al mondo del cinema hollywoodiano, principalmente a Indiana Jones (ovviamente) o a Relic Hunter. Uncharted 4: Fine di Un Ladro si è posto come breaking-point salutando Nathan Drake come protagonista, con la sua ultima spettacolare avventura cedendo platonicamente il posto a Chloe Frazer, la femmé fatale che ci ha affascinati nel secondo e terzo capitolo del franchise.
Come capitato già qualche anno fa con la “Nathan Drake Collection” per PS4, curata da Bluepoint Games, Naughty Dog ha voluto riproporre, in una versione più pompata per PlayStation 5, l’ultima avventura di Nate unita allo spin-off “Uncharted L’Eredità Perduta”, inseriti in una raccolta denominata Uncharted: l’Eredità dei Ladri. Ne sarà valsa la pena? Scopritelo continuando a leggere la nostra recensione.

“Once a thief…”

Il richiamo all’avventura è una costante per un cacciatore di tesori. Come un sussurro flebile, percettibile appena, un fastidio che genera un impulso nel cervello. La vera domanda non è quanto sia suadente questo invito fatale, ma quando sia arrivato il momento di ignorarlo. e se non si ha il coraggio è quantomeno d’obbligo essere consapevoli che qualcosa cambierà per sempre.
Il focus su cui le due avventure che compongono Uncharted: L’Eredità dei Ladri si concentrano è proprio la consapevolezza: sia Nathan che Chloe sono mossi da un filo legato al voler scoprire ma soprattutto riscoprire il loro “io”.  Da un lato abbiamo il nostro caro protagonista ormai ritirato in pensione, che nel momento in cui il fratello creduto morto gli si presenta alla porta, viene trasportato nuovamente in quegli elementi che suggellano da tanto la sua mente: fanghiglia, rovine, umidità e la caccia ad una reliquia mitica. Ma cedendo a quel richiamo già citato dovrà affrontare le sue conseguenze.

Dall’altro lato abbiamo invece la leggendaria deuteragonista che alleandosi con una vecchia conoscenza, la mercenaria Nadine Cross, si avventurerà nell’India più nascosta alla ricerca della mistica Zanna D’oro di Ganesh per impedire che un signore della guerra senza scrupoli se ne impossessi…o forse per affrontare i demoni del proprio passato.
Diciamo che questa narrativa che vuol concentrarsi sulle emozioni dei protagonisti, sulle loro paure e dando spazio alle loro emozioni è la conditio sine qua non di Naughty Dog. Sicuramente plagiata dall’autore che è Neil Druckmann e come lui stesso abbia imposto quasi questo modus operandi come firma dello stesso studio.

Di base, Uncharted ha un scrittura molto più cinematografica e in un certo senso “macchiettistica”, in cui i dialoghi e le situazioni sono pregni di quella leggerezza che si oppone alla shakesperiana drammaticità di The Last of Us. Gli inseguimenti esageratamente action, le sequenze scriptate e la regia molto più blockbuster sono alla base di questa saga.
Al netto di ciò, però questi due capitoli coadiuvano una volontà di voler approfondire il passato e la psicologia dei protagonisti durante il loro viaggio ai classici canovacci del brand, modernizzando senza cambiare radicalmente il mood.
E forse proprio per questo che questo quarto gioco, è il migliore. Un Nathan Drake che molte volte arranca, vacilla nei movimenti ma soprattutto riscopre il suo passato.

“Lure of Adventure”

Parlando della giocabilità, i due giochi non sono così dissimili. Entrambi condividono il core del franchise, essere sparatutto in terza persona. Rispetto ai precedenti vi è sicuramente un salto di qualità, complice una IA migliorata che metterà in difficoltà il giocatore. I nemici vi spingeranno a dover cambiare sempre riparo e sfruttando ogni occasione per accerchiarvi.

Altra novità è sicuramente il combattimento corpo a corpo, rivisto nel dettaglio e reso menoin stile quick time event, ma sconsigliato a meno che non vogliate ritrovarvi crivellati di colpi a meno che non siano presenti pochi avversari nell’area. Parlando invece dello stealth, è sicuramente più profondo e stimolante dei predecessori, potendo marchiare i nemici, seguire le loro ronde e scegliere il momento giusto in cui agire per uccidere o semplicemente spostarvi.

 

Per quanto riguarda l’esplorazione, l’introduzione del rampino ha reso più analitiche quelle sequenze in cui perlustrare le varie aree di gioco alla ricerca di collezionabili e documenti che approfondiscono la storia di quel luogo.
Ma la vera novità non la troviamo in Uncharted 4, che rimane sempre fedele al suo passato proponendo sicuramente una ventata di freschezza con l’aggiunta delle aree “open map” in cui il giocatore ha l’illusione di avere più libertà di muoversi in giro con l’ausilio di un veicolo. L’Eredità Perduta offre un assaggio del level design che abbiamo potuto godere a pieno in The Last of Us parte 2.
Una progressione continua del design del gioco, in cui piccoli dungeon danno spazio alle aree open world in maniera sapiente e senza mai calcare la mano, legata ai movimenti di camera che alternano primi piani a campi lunghissimi. Una regia solida che al netto della brevità del gioco offre un’esperienza più nuova del capitolo principale.

“One last time”

Ritornare ad esplorare le rovine di Libertalia e quelle del Ghati in Uncharted: L’Eredità dei Ladri è stato davvero strano. Il lavoro di rimasterizzazione di Naughty Dog è così ben fatto, da far sembrare i giochi usciti ieri. E non è un’esagerazione poiché il comparto tecnico ne risulta radicalmente rinvigorito e diverso rispetto al passato.

Partiamo dalla scelta delle impostazioni grafiche che sono 3:

  • Fedeltà – in risoluzione 4K nativa ed un frame rate che punta al massimo ai 30FPS
  • Prestazioni – in risoluzione 4K dinamica (1440p di base) ed un frame rate stabile (60FPS)
  • Prestazioni+ – in risoluzione 1080p (supersampled da 1440p / Anti-Aliasing migliorato) ed un frame rate che punta ai 120FPS.

Per quanto ormai la moda del “più alti sono gli fps, più è meglio” sia dilagata, vi consigliamo caldamente l’utilizzo della modalità “Prestazioni” per poter sfruttare al meglio le potenzialità del gioco, con un ottimo compromesso grafico e godere di un framerate stabile che non va a snaturare le innumerevoli cutscene o sequenze di gioco scriptate, anche senza il bramato ray tracing, con il supporto di un motore grafico che ancora oggi tiene testa agli anni passati.

Dal punto di vista grafico, abbiamo potuto notare come tale comparto, in Uncharted: L’Eredità dei Ladri, sia stato completamente rimodernizzato, che brilla grazie ad un nuovo sistema d’illuminazione, con qualche sbavatura sicuramente ma che va a nozze con l’audio 3D. Comparto sonoro che andrebbe elogiato per la sua accuratezza e immersione, nonostante faccia delle bizze negli scontri a fuoco (è capitato, durante le sparatorie, che il suono dei colpi sparati da un nemico, fosse udibile solo dal lato destro.)

Errori che sono delle piccolezze rispetto al colossale lavoro svolto dagli sviluppatori con l’aggiunta di feature anche per il fiore all’occhiello di questa next-gen: il DualSense.
Il lavoro svolto per il feedback aptico è sublime. Il poter sentire il tonfo dei passi sulla fanghiglia o lo scrosciare dell’acqua sul protagonista riesce ad immergere il giocatore ancor di più nell’esperienza di gioco soprattutto grazie ai grilletti adattivi che simulano alla perfezione il grilletto di ogni arma in fase di mira.

“A Thief’s End.”

PRO CONTRO
  • Trama hollywoodiana e appassionante per entrambi, da veri tripla A
  • Level design ben strutturato, che ha fatto scuola dentro e fuori Naughty Dog
  • Sound design davvero sublime
  • Abbiamo riscontrato qualche glitch sonoro
  • Se non avete giocato i primi tre (più magari L’Abisso d’Oro) sarebbe folle pensare di iniziare da qui
Conclusione
Uncharted L'Eredità dei Ladri
9
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In conclusione, possiamo dire che il lavoro svolto da Naughty Dog per Uncharted: L’eredità dei ladri è decisamente perfetto e vale la pena ritrovarsi nei panni di Nathan Drake nel suo viaggio finale, grazie ad una cura nei dettagli per il comparto tecnico vista poche volte per una remastered. Ora non resta che aspettare l’uscita del film con protagonista Tom Holland che impersonerà un Nate alle prime armi. Sic Parvis Magna a tutti voi.uncharted-leredita-dei-ladri-recensione-il-richiamo-dellavventura