Chorus, sin dal primo trailer di annuncio, è stato capace di inondarci di vibrazioni sci-fi come pochi giochi usciti negli ultimi anni: gli sviluppatori, gli sconosciuti (fino ad oggi) Fishlabs, sanno evidentemente molto bene come stimolare i fan del genere, toccando le corde giuste sopratutto dal punto di vista visivo ed estetico. E, per un’opera del genere, è anche giusto così: non ne abbiamo mai abbastanza di battaglie spaziali, dopotutto, specie noi cresciuti negli anni ’80 e ’90. Peccato però per la trama, trita e ritrita e capace di mettere in campo parecchi dei cliché già visti nel genere, che ci è sembrata frenare un po’ troppo le ambizioni di un titolo altrimenti veloce, adrenalinico ed immersivo. Senza ulteriori preamboli, vediamo perché.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… c’era una storia dimenticabile.

La storia di Chorus inizia con una – lunghissima – cutscene che ci introduce nella vita di Nora, la protagonista, colpevole di aver disertato la cosiddetta Cerchia, culto che si propone come portatore di pace infinita attraverso il Coro. La Cerchia è una setta malvagia, capace di distruggere interi pianeti se i loro abitanti decidono di non sottomettersi al Coro. Sin dall’incipit, contraddistinto da subito da ambientazioni sci-fi mozzafiato, la storia segue un archetipo già visto, rivisitato e ridisegnato in mille modi diversi, che non riesce a renderci davvero partecipi della situazione, tutt’altro: spesso si rivela un fastidioso intermezzo tra una battaglia e l’altra, con una narrazione che alle volte risulta addirittura confusionaria.

Nora possiede dei poteri speciali acquisiti nel periodo in cui sottostava al volere della Cerchia, nella quale aveva raggiunto il rango di Anziana. Nel corso della storia intraprenderà dunque un viaggio per risvegliare i suoi poteri e poter infine sconfiggere la malvagia setta, tornando a bordo della sua nave Forsaken (Forsa per gli amici): una nave senziente, profondamente legata al suo pilota, nascosta ed abbandonata a sé stessa per 7 lunghi anni. Dopo aver riattivato la nave, evidentemente risentita dal fatto di esser rimasta isolata per così tanto tempo, son bastate tre linee di dialogo per riportare la pace tra Nora e Forsa. Una soluzione, questa, che ci è sembrata un po’ troppo sbrigativa e riduttiva per introdurre il rapporto tra la protagonista e la sua nave, il quale – come “perno” della storia su cui si basa Chorus – avrebbe meritato un po’ di approfondimento in più.

Questa mancanza di profondità nella storia prosegue lungo tutta la linea narrativa della trama, in cui siamo rimasti spesso perplessi di fronte a situazioni che, pur potenzialmente catastrofiche e drammatiche, sono state invece risolte in appena 20 secondi di cutscene. Il personaggio stesso di Nora scade spesso in diversi cliché legati alla rabbia e alla volontà di vendetta, che non apportano nulla di originale o stupefacente nel gioco. Sebbene sia una protagonista davvero ben recitata, il team ha dovuto fare i conti con limiti di budget particolarmente evidenti nelle cutscene, dove fondamentalmente appare solo lei e non vi è nessun altro personaggio di contorno se non le sue proiezioni che la riportano al passato. Anche i “ricordi” che possiamo assimilare nello spazio aperto mancano di caratterizzazione, e spesso risultano dei semplici riempitivi che non hanno nulla da aggiungere alla trama.

Il gameplay salva in parte la situazione

Se escludiamo il primo scampolo dell’avventura, durante il quale il gioco ci costringe ad utilizzare un vecchio trabiccolo dei mercenari prima di poter riottenere il controllo di Forsa, dobbiamo ammettere che giocare a Chorus è proprio un piacere. Le battaglie spaziali sono una vera goduria, e ciò anche grazie all’inserimento dei poteri di Nora, che vanno a risolvere determinate problematiche, come ad esempio l’ampio raggio di sterzata quando si insegue una nave nemica, problema risolto grazie all’inserimento di un potere che ti consente di teletrasportarti istantaneamente dietro a qualsiasi nave.

I comandi sono immediati e responsivi, ed ogni scontro prevede nemici ben diversificati che bisogna mettersi a studiare un minimo prima di intraprendere uno scontro a fuoco. La nostra nave monta tre tipologie di armi differenti: gatling, laser e missili, ognuna di esse utile a diversi tipi di scontri. Il gatling è la classica mitragliatrice dal danno basso ma costante, adatta a velivoli senza scudi, mentre il laser serve a scalfire gli scudi nemici; i missili, infine, ad abbattere nemici corazzati più possenti, ma anche più lenti. Ogni combattimento va necessariamente affrontato analizzando lo spazio che ci circonda e il nemico che affronteremo, potendo optare anche per un ampio set di modifiche alla nave e alle armi stesse. Anche su questo frangente sono evidenti i limiti di budget, che vedono il ripetersi degli stessi modelli di navi nemiche senza nessuna variazione se non per quel che riguarda la fazione d’appartenenza, quindi non aspettatevi grossissime sorprese dopo averne viste un po’.

Spazio aperto: che meraviglia!

Chorus ha permesso a Fishlabs di uscire finalmente dal mondo del mobile gaming e di approdare su piattaforme decisamente più competitive e complesse sulle quali lavorare. Il supporto di Deep Silver, sia finanziario che tecnico, ha però permesso al team di ottenere un risultato inaspettatamente piacevole, che nell’insieme non possiamo non elogiare. Le ambientazioni dello spazio aperto sono spesso mozzafiato e mai simili l’una all’altra, a dimostrazione di un lavoro certosino legato al lato artistico e creativo che ci ha lasciati davvero stupiti.

Tutte le ambientazioni sono open map, il che significa che in ogni zona visitabile sarà possibile viaggiare liberamente nello spazio aperto, tra detriti, asteroidi, città spaziali e tempeste cosmiche. Tecnicamente abbiamo riscontrato davvero pochissimi cali di frame rate, il che rende spesso ogni viaggio un’esperienza rilassante, talvolta interrotta da missioni secondarie casuali: a volte, purtroppo, Chorus si piega un po’ troppo all’inserimento di fetch quest atte ad allungare artificiosamente le ore di gioco. Il lavoro compiuto dagli studi di sviluppo è comunque molto articolato ed artisticamente ben pensato: il risultato sarebbe stato ancora migliore con una colonna sonora adeguata al genere, ma il team ha scelto di renderla quasi inesistente, se non in determinati momenti durante gli scontri a fuoco contraddistinti da un’elevata tensione.

PRO CONTRO
  • Ambientazioni fantastiche
  • Gameplay accattivante
  • Open map tutte da esplorare
  • Trama banale e con poco mordente
  • A volte il gioco si piega al più grande male degli open world/open map: le fetch quest
  • La colonna sonora avrebbe potuto essere più incisiva

 

Conclusione
Chorus
7
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Chorus è un titolo che tutto sommato vale i 40 euro richiesti (su console). Fishlabs è riuscita a confezionare un'esperienza di una quindicina di ore godibile su tutte le piattaforme, capace di rendersi gradevole anche nei momenti più "vuoti" legati all'esplorazione e di raggiungere picchi estremamente alti di divertimento durante le battaglie spaziali (che secondo noi non sono mai troppe). Dove il gioco scivola, purtroppo, è nella presenza di una trama molto debole dal punto di vista della scrittura, oltre che poco attraente, che tende ad annoiare in fretta e porta a desiderare l'arrivo del prossimo, intenso scontro a fuoco. Il lato artistico e i tecnicismi del gameplay, messi insieme, possono però far dimenticare le pecche della trama e del comparto audio, specie agli appassionati del genere, per i quali il gioco di Fishlabs è indubbiamente consigliato.chorus-recensione-delladrenalinico-shooter-spaziale