House of Ashes

Sembrerebbe un caso, ma eccoci al nostro appuntamento inevitabile, come ogni anno, prima della notte di Halloween. Come di consueto ci ritroviamo a passare lugubri e inquietanti periodi al buio, in compagnia delle storie narrate da Supermassive Games che dovrebbero procurarci qualche brivido lungo la schiena.
Seguendo le orme dei precedenti capitoli, l’intento della software house inglese è quello di raccontare e coinvolgere in prima persona colui che vorrebbe addentrarsi nei meandri più oscuri dell’orrore e scoprire strani risvolti angoscianti. Siamo dunque arrivati al terzo capito dell’antologia e quella coltre di cenere ritrovata in epoca antica si concretizza nei giorni nostri sotto il nome di House of Ashes.

House of Ashes
Siamo arrivati al terzo episodio dell’antologia

Lì dove tutto ha inizio

Anno 2231 a.C. Sangue e sabbia. Il dominio della Mesopotamia passa sotto lo sguardo del re Naram-Sin, autoproclamatosi divinità. Durante la sua supremazia, la capitale Akkad gode di una potenza udibile nei quattro angoli del mondo. Tuttavia, il potere logora chi ha fame di gloria e il saccheggio al tempio del dio Enlil procurò un’ira inarrestabile da parte di quest’ultimo. Accecato dalla collera, il dio permise al popolo dei Gutei di portare morte su tutto il territorio. Al fianco dell’onta della pestilenza, le tribù infettavano qualsiasi terra calpestassero, inclusa Akkar.

Ogni scelta ha una conseguenza

Rifugiatosi nel tempio, eretto inutilmente per placare la furia degli dei, Naram-Sin poté contemplare la distruzione del regno nonostante i vari sacrifici umani offerti in onore di Enlil. Ma il male non può essere fermato, né possiamo nasconderci da esso. Anche il capitano della guardia, Balathu, è consapevole che la maledizione lanciata sul popolo è ben più terrificante delle malattie portate dai Gutei e, proprio per questo, anche il re paga con la propria vita la sua sete di potere. Tra le sabbie del tempo e antiche profezie, lì giace un luogo maledetto in attesa del suo risveglio.

House of Ashes
Pazuzu è spesso ricorrente nella religione mesopotamica, portatore di locuste e carestie

Stesso luogo, periodo differente

Anno 2003. Iraq. L’intelligence americana, grazie a un sofisticato sistema satellitare denominato Kletus, è riuscita a rilevare un ingente rifornimento di armi appartenente al leader Saddam Hussein. Data la segretezza dell’obiettivo, un manipolo di marine, con al seguito il capo ingegnere del progetto Kletus e un agente operativo della CIA, ha come compito primario quello di effettuare un’infiltrazione, la messa in sicurezza del silo principale e procedere con l’esfiltrazione degli ordigni.

Il briefing prima di partire in missione

La missione risulta apparentemente semplice ed efficace, ma qualcosa non procederà per il verso giusto. L’operazione subisce alcune defezioni, sfociando in un confitto a fuoco con la milizia irachena. Due fronti opposti negli ideali e nelle intenzioni, con un unico denominatore comune: la sopravvivenza. Considerata la violenza dello scontro, le due fazioni verranno risucchiate in quel territorio dove l’epoca passata ha già inghiottito le sue prime vittime, facendo riaffiorare degli antichi orrori.

House of Ashes
Spesso l’oscurità può essere un vantaggio…

Risalire dall’inferno

Nonostante il corposo prologo e l’incipit, partiamo col dire che Supermassive ha fatto tesoro dell’esperienza maturata con i capitoli precedenti, sfornando House of Ashes proprio dalle ceneri di quei teen horror quali Man of Medan e Little Hope. La filosofia che si cela dietro è la medesima: impersonare il burattinaio che modifica il comportamento dei personaggi e l’andamento della storia. Tolta di mezzo l’ambientazione oceanica di una bara galleggiante e la nebbia di una cittadina morente, House of Ashes si concentra su un contesto reale e soprattutto sulla mitologia sumera.

House of Ashes
Artisticamente House of Ashes regala degli scorci interessanti

La struttura narrativa rimane immutata: un prologo che funge da apripista per immergerci nelle vicende, il sipario che si apre con il curatore e la sua immancabile flemma, nonché l’introduzione dei personaggi prima di assaporare l’avventura fino ai titoli di coda. Nulla di nuovo insomma, ma il tema trattato indubbiamente eleva il livello qualitativo dell’intera produzione. Una volta fatta la conoscenza dei militari alla base in Iraq, compreso il loro blando background personale, si partirà alla volta del recupero delle armi di distruzione di massa di Saddam, scoprendo un’amara sorpresa una volta giunti sul posto.

House of Ashes
Il curatore sa essere sempre accogliente

Nonostante il conflitto a fuoco con l’ostilità della milizia irachena, il territorio viene sconquassato dalla violenza delle armi, tanto da causare il cedimento del terreno e far sprofondare in una città sotterranea i nostri commilitoni. All’interno di anguste grotte e cunicoli sempre più ristretti, i cinque combattenti dovranno affrontare le loro paure più remote con lo scopo di tornare in superficie prima che tutto finisca nell’oscurità.

Bisogna ricordarsi di accendere la torcia…

Il nemico del mio nemico è mio amico

Facendo leva su antiche leggende e cercando una contestualizzazione sull’antico popolo di Akkad, Supermassive si serve del contesto sociopolitico del 2003 per imbastire un intreccio narrativo affascinante quanto mai abusato. L’idea di mettere a confronto i due schieramenti militari e sociali è sicuramente apprezzabile e rappresenta una delle novità introdotte. Le scelte morali tuttavia non si ripercuoteranno solo sulla caratterizzazione dei personaggi, ma tenderanno a mutare l’intero esito della vicenda.

Ci sarà tempo anche per fare nuove amicizie

Fatta eccezione per il prologo, dove si familiarizzerà con le scelte della trama e i suoi relativi bivi, tutto il susseguirsi delle vicende tra demoni e soldati porterà inevitabilmente alla luce dei raffronti con altre opere. Quel Red Sands (i più maliziosi si ricorderanno il film, tragico, di Turner) sembrerebbe reincarnare alla perfezione lo svolgersi della trama, ma fortunatamente più ci si addentra nei meandri della città sotterranea, più l’identità della produzione prende un’altra strada, riuscendo anche a strizzare l’occhio verso The Cave o The Descent.

Pronti per la discesa negli inferi?

Tra risvolti amorosi e paure primordiali, i sopravvissuti dovranno cercare di cooperare tra loro per districarsi nella fitta rete di avversità che minaccia l’intera umanità. Conoscere il proprio nemico e soprattutto le debolezze potrebbe rappresentare un ottimo punto di partenza, principalmente per le decisioni più cruciali che mettono a rischio l’intero gruppo.

Le scelte morali influenzeranno l’andamento delle vicende e il rapporto tra i personaggi

Finché morte non ci separi

Come anticipato, House of Ashes riprende la stessa formula fin qui vista dalle altre produzioni di Supermassive Games, con qualche miglioria apportata. Oltre ad un tema che poggia le basi su un contesto più reale, la vera novità verte su alcuni elementi di gameplay, come all’alternanza dei personaggi: prendendo il controllo di un singolo membro del gruppo per volta, vi è l’abbandono della camera fissa per passare a quella libera.

La telecamera libera consentirà di osservare più da vicino determinati elementi

È stata aggiunta la possibilità di utilizzare una torcia (o acciarino, a seconda delle situazioni) nelle sequenze più buie e dare maggiore possibilità di esplorazione dell’ambiente circostante. In questo modo si avrà la l’occasione di approfondire elementi nascosti degni di essere scoperti e analizzati. Ovviamente data la natura stessa del titolo, le interazioni sono limitate al minimo, consentendo al burattinaio di plasmare la vicenda narrata e di approfondire alcuni dettagli legati alla mitologia sumera.

Occhio agli spifferi…

Sotto questo punto di vista i collezionabili saranno utili per accrescere la quantità di informazioni circa la trama, mentre i presagi consentiranno di ottenere delle premonizioni che dovranno essere interpretate durante il corso dell’avventura. Queste ultime variano a seconda delle ramificazioni narrative seguite, dove sarà più facile intuire il percorso che seguirà un determinato personaggio a discapito della scelta effettuata in precedenza.

Per la gioia dei completisti e collezionisti

Oltre ai bivi morali, alcune scene saranno superate previa pressione dei tasti (i cosiddetti Quick Time Events). In questo frangente, la casa di sviluppo inglese ha introdotto tre livelli di difficoltà, variando il tempo necessario per la reattività e il superamento delle prove. C’è da dire che House of Ashes non porta con sé il significato equivalente a: ogni tasto premuto in tempo garantisce il successo. Bisognerà tenere presente che a ogni scelta effettuata sarà associata una conseguenza.

Premere al momento giusto può salvare la vita, ma non sempre…

La speranza è l’ultima a morire

Tecnicamente parlando House of Ashes rappresenta una naturale evoluzione dei capitoli precedenti e come di consueto utilizza alcuni volti famosi nel panorama cinematografico. A prestare il volto di Rachel King, agente della CIA, ci ha pensato Ashley Tisdale, ricordandola in High School Musical o in Donnie Darko. La qualità dei modelli quindi è abbastanza fedele con la controparte in carne e ossa, fatta eccezione per alcuni personaggi marginali e secondari, dove la resa visiva è inferiore.

Ashley Tisdale presta il suo volto a Rachel King

La complessità delle animazioni ha reso ovviamente più legnoso il controllo, con un leggero ritardo nella risposta dei comandi. Stesso discorso lo si può fare con animazioni facciali, alcune volte meno realistiche e una conseguente mancanza di espressività. Tuttavia il lavoro svolto per la creazione dell’ambientazione è egregio. Purtroppo persistono ancora difetti relativi a compenetrazioni.

L’aspetto artistico donato alle rovine e tutta la fitta rete di grotte risulta molto gradevole e l’impatto visivo ne aumenta l’immersività per tutto l’arco dell’avventura. Le lacune si notano in alcune texture a bassa risoluzione che stonano con quanto ammirato in precedenza. Anche i rallentamenti nel caricare interi modelli hanno fatto vacillare l’esperienza. Non parliamo di grandi problemi, ma su Xbox Series X ci sono stati momenti in cui il frame rate non è stato stabile e texture che faticavano a caricarsi.

Chissà quali racconti si celano dietro queste rovine

La scelta di optare per la camera libera porta in eredità alcuni difetti sostanziali. Negli spazi più stretti e angusti sovente si avrà la sensazione di smarrimento, non percependo fin da subito la direzione in cui si sta guardando, così come capita molte volte di veder svanire il proprio personaggio per intravedere alcune texture incomplete.

Anche se non si vede, esiste…

Semper Fi

Come per il motto dei marines, enunciato spesso durante l’avventura, uno degli aspetti più divertenti di House of Ashes, ma anche dei capitoli precedenti, è rappresentato dalle modalità Serata al cinema e Storia condivisa. La prima rasenta il concetto di family game, dove da due a cinque giocatori ci si può districare nella stessa vicenda controllando ciascuno un personaggio e dando vita a una vera e propria esplosione di imprevedibilità. La seconda richiede l’aiuto online di un amico e le vicende narrate dai personaggi saranno visibili soltanto a chi ne prenderà il controllo, finendo comunque per intrecciarsi.

Pronti per una serata in famiglia a tema Halloween?

Probabilmente ciò che manca a House of Ashes è una particolare identità. Pur conservando un ritmo alto e una trama inizialmente affascinante, tutto comincia a scemare man mano che si prosegue nell’avventura. Dall’antologia dell’orrore di Supermassive ci si sarebbe aspettato maggior incisività. Dopo il terrore in alto mare di Man of Medan e l’orrore psicologico di Little Hope, questo House of Ashes è più assimilabile ad un action con tinte horror, ma appunto di quest’ultimo non vi è poca traccia.

Il lavoro effettuato in fase di mocap è degno di nota

Al netto di un paio di jumpscare scontati, l’iniziativa di puntare tutto sul rapporto dei personaggi si è rivelata una buona strada, ma al contempo si assiste ai soliti errori (seppur limati rispetto al passato) relativi a situazioni improbabili e alcune scene apparentemente mancanti nonostante un previo risvolto. Anche le defezioni tecniche non hanno giovato a un risultato che poteva essere più soddisfacente, dove nemmeno un doppiaggio italiano di buona fattura (se non consideriamo alcuni scivoloni su personaggi secondari, seppur nettamente inferiore al doppiaggio originale) può risollevare le sorti.

Non aprite quella porta!

C’è bisogno di qualche correzione di troppo per godersi appieno questo film interattivo,  della durata complessiva di circa sei ore, per cui non ci resta che attendere l’ultimo capitolo conclusivo della Season One mostrato dopo i titoli di coda col nome di The Devil in Me.

PRO CONTRO
  • Scrittura dei personaggi
  • Comparto narrativo affascinante
  • Divertente modalità “Serata al Cinema”
  • Prezzo contenuto
  • Presenza di alcuni problemi tecnici su texure, ritardo nella risposta dei comandi e gestione di un partita condivisa
  • Non particolarmente terrificante
  • Gestione degli eventi migliorabile
Conclusione
The Dark Pictures: House of Ashes
7.6
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.