Sono trascorsi dieci anni esatti dal debutto della software house Superbrothers di Toronto, compiutosi nel 2011 con Sword & Sworcery: avventura dinamica e musicale che riuscì a trovare la sua personalità in un decoroso level design basato sulla tanto amata e spigolosa pixel-art. Il viaggio della manciata di sviluppatori americani per tranistare da mobile a console è durato un decennio e finalmente, il 5 ottobre 2021 – con un anno di ritardo rispetto alle previsioni iniziali – è uscito su PC e Playstation 4 e 5 Jett: The Far Shore, una nuova avventura atipica e non lineare che stravolge completamente ogni coerenza con il suo predecessore, grazie anche al supporto del team di Pine Scented Software.

È stato un percorso senza dubbio tortuoso quello che ha portato alla realizzazione di questo ambizioso progetto, a lasciarlo intendere è la bipolarità della struttura del titolo che barcolla tra una narrazione persuasiva e un gameplay in stile action titubante e che sembra non trovare il giusto equilibrio tra le mani di un suo ipotetico fruitore. Lo stesso trailer di presentazione – apparso al pubblico per la prima volta l’estate scorsa – non è risultato esattamente sincero, lasciando intendere che gli sviluppatori possano aver perso l’orientamento della loro bussola nel corso dei lavori, attirati da una stonata poliedricità. In ogni caso, non mancano quegli spunti che trasudano di una passionale voglia di crescere e migliorare che non possono non esserre esaltati.

Un richiamo dai confini del cosmo

L’aspetto più interessante di Jett: The Far Shore risiede nell’esposizione della sua trama; trama che racconta una storia sicuramente già sentita, ma che finisce col sembrare del tutto nuova grazie al modo in cui viene rappresentata. L’atmosfera costruita – estremamente convincente – riesce da sola ad assorbire tutta l’attenzione, coinvolgendo al punto da stemperare gli innegabili difetti di cui si macchia questo titolo.

Siamo in un luogo indefinito nell’universo, su un pianeta morente che richiama la nostra Terra e vestiamo i panni di Mei, una ragazza cresciuta in una tribù di mistici e da sempre addestrata come Scout per prendere parte ad un Programma Spaziale che nasce con il preciso scopo di individuare e analizzare l’Onda Maestra: un segnale radio intergalattico svelato in sogno da Tsosi, uno degli ultimi anacoreti e dallo stesso descritta all’interno di una saga letteraria che assumerà, nel tempo, un valore sacro. Tsosi collocò l’Onda Maestra ai confini del cielo e poiché il pianeta versava in una condizione sempre più drammatica, il genere umano finì con l’investire ogni risorsa nella realizzazione di una Struttura Madre che permettesse a pochi eletti di viaggiare verso la “Sponda Lontana di un vasto oceano di stelle”: un mondo oceanico dalle condizioni ambientali e di vita simili a quelle natali, ma allo stesso tempo estremamente diverso sul quale si suppone sia collocata la sorgente dell’Onda Maestra, celata all’interno del Tor, una montagna di origine vulcanica sita in un complesso di prismi piramidali che funge da mastodontica struttura trasmittente.

Così, dopo un tiepido addio, avrà inizio per noi un viaggio ai confini dell’universo alla disperata ricerca della rinascita di un popolo condannato all’estinzione e aggrappato al sogno di un eremita; una spedizione mistica che trattiene tra le sue esili dita il patrimonio culturale di un’intera specie intelligente e irripetibile; un tuffo cieco nell’ignoto accompagnato dolcemente dalla fede più profonda e miserabile.

Conflitto interiore

Risulta indubbiamente difficile riportare a parole il peso inquieto e allo stesso tempo contemplativo suscitato dal clima di Jett: The Far Shore, ma altrettanto arduo sarà descrivere la frustrazione che le fasi action provocheranno in alcune situazioni. Abbiamo già anticipato, infatti, come il titolo si divida nettamente tra scene e dialoghi focalizzati sullo sviluppo delle vicende e momenti più dinamici ed esplorativi che ci vedranno impegnati in lunghe traversate a zonzo per il pianeta a bordo del nostro Jett. Questo dualismo terra-aria, apparentemente innocuo, è però minacciato da diverse scelte meccaniche e strutturali che finiscono inevitabilmente con lo spezzare un’auspicabile armonia narrativa.

Anzitutto, se da un lato è possibile sorvolare serenamente sulla legnosità delle animazioni degli spostamenti in prima persona che faremo tutte le volte che metteremo i piedi a terra, dall’altro lato si presenta un controllo troppo approssimativo del Jett che impedisce ogni spostamento sul binario verticale, costringendo così ad impegnative scalate e faticose schivate di tutti gli elementi tridimensionali che sarebbero sicuramente più digeribili se non fossero ripetutamente interrotte da dialoghi fondamentali per l’avanzamento delle nostre perlustrazioni e missioni. È importante evidenziare come il gioco presenti un doppiaggio in una lingua non nota, obbligando il giocatore a spostare l’attenzione sui sottotitoli (localizzati anche in italiano) e, quindi, distogliendo in continuazione l’attenzione dai tanti voli contro il tempo (e contro le forme di vita ostili) che saremo costretti ad affrontare.

Non da meno, manca purtroppo quell’intuitiva struttura di orientamento che ci si aspetterebbe da un organismo di questo tipo (la mappa delle zone esplorabili, per esempio, è statica e pertanto difficilmente sfruttabile per comprendere la propria posizione, nonostante gli svariati punti di riferimento “a vista” che avremo mano a mano modo di individuare).

Al di là dell’interfaccia poco intuitiva, comunque, non sarà difficile familiarizzare con i comandi del Jett, introdotti durante le prime battute del gioco da un tutorial abbastanza lineare ed integrati gradualmente con nuove opzioni nelle fasi più avanzate del gioco. A questo proposito, l’unico ostacolo resterà la necessità di attivare manualmente i propulsori – Scramjet – che si disattiveranno automaticamente nel caso in cui dovessimo malauguratamente distruggere lo scudo integrato.

L’importante è sperimentare

Purtroppo, Jett: The Far Shore si dimostra un titolo un po’ indeciso che non sembra dare molto peso alla coerenza dei vari elementi messi in gioco. Questa incertezza si rileva soprattutto nell’incostanza del ritmo che troppo spesso dà la sensazione di allungarsi più del dovuto, quasi a cercare nell’estensione temporale una sorta di dignità. Nonostante la durata di ognuno dei quattro capitoli che verranno affrontati sia meticolosamente anticipata (per un totale di una decina di ore), sul lungo periodo comincerà insistentemente a farsi sentire la sensazione che il mistero dell’Onda Maestra venga messo da parte in favore di ripetute minacce da affrontare a bordo del Jett che non necessariamente costituiscono un valore aggiunto.

In realtà, sarebbe forse bastato far risaltare l’intreccio narrativo e l’interessantissimo sviluppo della raccolta delle evidenze delle forme di vita del pianeta (come già l’avventura ludonarrativa In Other Waters di Jump Over The Age era riuscita brillantemente a fare) per ottenere un risultato decoroso. Inoltre, il comparto artistico e sonoro risultano all’altezza delle aspettative ispirate dalle anticipazioni ricevute, lasciando così intendere che, in qualche modo, il disegno dei membri di Superbrothers fosse inizialmente più indirizzato verso l’aspetto onirico ed alieno del contesto, confermato ed elevato dalle bellissime ambientazioni e dal rispetto incondizionato per il mondo di gioco.

In conclusione

Come spesso accade, anche nel caso di Jett: The Far Shore non è semplice minimizzare ad un solo numero le sfaccettature di una ipotetica valutazione. Gli elementi ispirati e funzionanti non mancano di certo, ma nel complesso risulta innegabile una disarmonia nell’esperienza globale che, comunque, assume sempre una sfumatura fortemente soggettiva. Dal nostro punto di vista, sentiamo la necessità di consigliare l’acquisto di questo titolo a tutti gli amanti pazienti delle avventure “cinematografiche”, ma suggeriamo di attendere un calo di prezzo (attualmente fissato a 29,90€).

In ogni caso, è importante ritagliare un piccolo spazio anche per questa particolare produzione nello scenario indipendente sempre più appassionato al genere di fantascienza e sempre più proiettato ad una personale rivisitazione del futuro (si vedano No Man’s Sky, Lifeless Planet, Tacoma, Deliver Us To The Moon e tantissimi altri ancora), soprattutto considerata la scelta di intrecciare temi dissonanti come fede e scienza, arricchiti da sfumature più umane quali la paura per la perdita del patrimonio culturale di un’intera specie o la speranza di essere parte di un disegno più alto e divino.

PROCONTRO
– Narrazione cinematografica avvincente
– Ambientazione e atmosfera
– Temi interessanti
– Controllo del Jett non intuitivo
– Predominio ingiustificato delle fasi action su quelle narrative
– La trama tende ad affievolirsi nel tempo
Conclusione
Jett: The Far Shore
6.5
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