Spiegare il concetto di evoluzione non è sicuramente facile. Di certo abbiamo definizioni, scientifiche e non, che riescono quasi sempre a definirlo al meglio, ma molte volte le semplici spiegazioni scientifiche non bastano per spiegare ogni più piccola sfaccettatura di un fenomeno così complesso. La cosa certa è che la natura umana è legata dalla notte dei tempi al concetto di evoluzione: dentro ognuno di noi si nasconde una voglia quasi morbosa di cercare di superare i nostri limiti, ogni giorno, in ogni cosa facciamo. Siamo condizionati sempre più spesso da questo sentimento che ci porta o a fare il grande passo o a fallire, per poi doverci rialzare ogni volta. Da qui anche si arriva ad un altro concetto, ovvero quello dell’adattabilità. Parallelo al principio dell’evoluzione, l’adattabilità caratterizza l’individuo e determina la sua posizione nella catena alimentare. Insomma, sta ad ognuno di noi imparare a superare i propri limiti per cercare di non essere ingoiato dalla parte più alta della piramide. Ma questi concetti si legano facilmente ad ogni singolo pensiero partorito dalla nostra mente. L’arte è il ramo forse più “contagiato” dall’effetto evoluzionistico, in quanto ogni singola scelta plasma in maniera diversa un’opera.

Nel mondo videoludico abbiamo visto questa cosa milioni di volte. Un ambiente vasto e competitivo come il nostro viene spesso plasmato intorno alla voglia di fare lo step successivo, progredendo idealmente e (in questo caso) tecnologicamente. Che sia chiaro, non è facile superare sempre i propri limiti; proprio per questo motivo, per creare opere degne ed arrivare infine al prodotto che sorpassa ogni singola aspettativa servono spesso anni e anni di fallimenti. Tuttavia ci sono casi più unici che rari in cui un prodotto riesce a splendere fin da subito: fra i videogiochi, uno degli esempi più concreti e recenti che ci vengono in mente è la saga di Yakuza. Nata ben 15 anni fa, questa epopea nipponica è riuscita non solo a dimostrare il talento dei suoi creatori, ma a condizionare in maniera non indifferente l’industria videoludica e il proprio genere di appartenenza. Pur non avendo un successo mastodontico fin da subito nella parte occidentale del mondo, Yakuza (a.k.a. Ryu Ga Gotoku) è ormai da considerare una vera divinità del monte Olimpo videoludico.

La saga è però arrivata già da un po’ al suo apice qualitativo, anche grazie all’eccezionale Yakuza 7, ed era perciò quasi impossibile pensare ad un cambiamento drastico o addirittura una rivoluzione. In questi ultimi 3 anni, tuttavia, i creatori della serie hanno dimostrato che la propria creatività non ha davvero limiti: non solo la stessa saga di Yakuza ha cambiato ed evoluto la propria tipologia di gameplay, ma è riuscita anche a dar vita ad una vera e propria “costola”, ovvero Judgment (o Judge Eyes in oriente). A distanza di 3 anni dal successo del primo capitolo, dunque, eccoci alle prese con Lost Judgment, il tanto atteso sequel che porta avanti le vicende della neonata serie, una sorta di “spin-off spirituale” degli Yakuza. Sarà riuscito questo seguito a convincerci e ad evolversi ulteriormente, o è forse vero che piccoli miracoli come il primo capitolo non possono ripetersi troppe volte di fila? Andiamo a scoprirlo, nella nostra recensione!

Lost Judgment and founded reasons (to play)

Come ben saprete, la saga di Yakuza è stata sempre fortemente caratterizzata da una narrazione a dir poco interessante. Pur cercando di mantenere una certa serietà, l’intreccio narrativo che definiva i capitoli della serie principale non è mai riuscito a toccare vette di realismo incredibili. La caratterizzazione dei personaggi e il racconto più che convincente, tuttavia, hanno trasformato la saga nella perfetta via di mezzo tra ilarità e serietà (pur rimanendo disseminata ovunque di cliché). Lo spin off della serie, però, è riuscito in soli due capitoli a imporsi come la parte “più seria” della saga, in quanto le storie proposte da Judgment e Lost Judgment si distaccano in maniera abbastanza netta da quanto visto nella serie principale.

Anche la narrazione proposta da questo sequel di Judgment, infatti, ci permetterà di immergerci in una storia paragonabile ad una qualsiasi serie di episodi di C.S.I., il popolare show televisivo poliziesco americano. Senza spoilerarvi troppo (anche perché la trama del gioco merita davvero tanto, e sarebbe drammaticamente scorretto raccontarvi troppe vicende) cercheremo di farvi un piccolo preambolo. Lost Judgment si apre con una situazione non così lontana dalla realtà, ma decisamente particolare e capace di catturare subito l’attenzione. Due vigili del fuoco trovano dentro in un complesso abbandonato il corpo deceduto di una persona, di cui inizialmente si ignora l’identità; dopo poche ore di indagini si scopre che dietro questo omicidio si nasconde un mistero estremamente cupo. La narrazione alla base dell’avventura sfrutterà le classiche dinamiche da revenge story, tuttavia in mezzo a queste ultime trovano posto anche tematiche a dir poco delicate come bullismo, suicidio e vendetta. Se dal punto di vista dell’originalità non siamo a livelli altissimi, la solita impeccabile caratterizzazione dei personaggi e la maestria degli sviluppatori nel trattare certi momenti e tematiche faranno sì che la storia raccontata da Lost Judgment sia senz’ombra di dubbio un’esperienza degna di essere vissuta (sopratutto se siete amanti di serie come C.S.I. o perché no, anche Old Boy).

Va però specificato che qualche piccola sbavatura la troviamo anche dal punto di vista narrativo. Se da un lato la caratterizzazione dei personaggi è inattaccabile, dal un altro abbiamo svariati punti nei quali la storia va fin troppo fuori dai binari (anche volutamente), fino al punto da risultare a tratti paradossale o incongruente con le tematiche. Volete un esempio concreto? Ebbene, come abbiamo già specificato, il bullismo è un tema parecchio ricorrente in Lost Judgment: più volte il gioco ci permette di vedere da vicino e in maniera diretta gli effetti di questa brutta piaga sociale sulle persone, con scene ricche di elementi piuttosto chiari. Qualche volta, però, saremo noi stessi a diventare i bulli della situazione: in alcuni momenti, infatti, capiterà che per vari motivi (che non vogliamo spoilerarvi) siano noi a prendere a calci e pugni alcuni studenti. Ecco, per quanto di base possa essere “giusto” mostrare anche l’altra faccia della medaglia, forse pensare a un videogioco (ossia un’opera in cui chi gioca tende a immedesimarsi nel protagonista) nel quale il nostro stesso alter ego commette certi atti non è proprio il massimo esempio positivo contro il bullismo, specie per le persone più suscettibili a questi temi. Ovviamente, ed è bene precisarlo, queste situazioni sono rare e contestualizzate in maniera abbastanza appropriata e approfondita, ma tendono comunque, inevitabilmente, a stonare un po’ rispetto al discorso generale che Lost Judgment cerca di fare.

Un altro difetto da tenere in conto (e che purtroppo caratterizza da anni la saga) è ancora una volta la lentezza generale del racconto. In parole povere, se siete delle persone che vogliono arrivare subito al punto, Lost Judgment non è l’opera che fa per voi. La narrazione, infatti, è molto metodica e specifica, e tende a soffermarsi in maniera minuziosa su ogni evento presentato, facendo sembrare importanti anche cose che magari non lo sono. Proprio per questo, in certe occasioni il titolo potrebbe sembrarvi estremamente “fermo”, dandovi la sensazione di non portare avanti determinati avvenimenti.

Al di fuori di queste pecche, però, la narrazione presentata da Lost Judgment è decisamente di altissimo livello. Siamo di fronte ad una delle storie più belle che caratterizzano la saga, e anche il finale è uno dei più interessanti di sempre, anche allargando il campo di valutazione alla saga principale di Kazuma Kiryu. Assolutamente da provare!

Questo è il mio mondo adesso!

Se potessimo caratterizzare in due semplici parole il gameplay di Lost Judgment, quelle sarebbero “scatola giochi” o “parco giochi”. Già, perché il titolo SEGA è esattamente questo, e segue alla lettera il copione “sandbox” degli Yakuza: una grandissima scatola piena zeppa di attività e minigiochi in quale noi non faremo altro che perderci. A differenza di Like a Dragon, che ha deciso di dare una svolta alla saga sacrificando la componente action in tempo reale per diventare un JRPG a turni, Lost Judgment continua a portare avanti l’eredità iniziale degli Yakuza. In questo spin-off, infatti (esattamente come nel primo capitolo), il combattimento in sé e per sé è quello di un classico brawler che darà totale libertà al giocatore durante gli scontri. E credeteci, se conoscete i vecchi Yakuza c’è davvero poco o nulla da aggiungere, in quanto il sistema funziona ancora una volta a meraviglia. Inoltre, va detto che diversificare la main series dallo spin-off in questa maniera, rende tutto molto fresco anche se le uscite dovessero risultare annuali (o comunque a distanza di poco tempo l’una dall’altra).

Tornando a parlare un po’ di attività e lunghezza generale del titolo, vi basta sapere che per completare la trama principale saranno necessarie circa 20-25 ore di gioco (a difficoltà normale). Tuttavia, se siete dei completisti che amano portare il tasso di completamento dei videogiochi al 100%, tra sub quest, attività extra come giochi arcade, golf e via dicendo vi ci vorranno sicuramente la bellezza di un centinaio di ore, se non di più. Infatti le due piccole città liberamente esplorabili di Lost Judgement saranno piene zeppe di robe da fare. Ogni angolo di Kamurocho e Ijincho sarà colmo di segreti e robe da scoprire. In parole povere, se cercate contenuto in abbondanza (e che rimanga anche ad un livello qualitativo medio elevato), allora Lost Judgement (esattamente come ogni capitolo della saga) è un must buy effettivo. Ah, avrete a disposizione anche uno Shiba Inu come pet e companion, cosa volete di più dalla vita?

Le uniche pecche legate al gameplay che purtroppo dobbiamo far notare riguardano ancora una volta la componente investigativa. A differenza di Kazuma o Ichiban, infatti, Yagami è un detective privato e di tanto in tanto si troverà ad analizzare diverse situazioni. La modalità detective, per motivi narrativi, tende dunque abbastanza presente durante la storia (e non solo). Quest’ultima, tuttavia, esattamente come nel primo capitolo, non è gestita nel migliore dei modi e non è esente da problemi. Non c’è gusto nel dover cercare prove palesemente ovvie (poste praticamente davanti al nostro naso), e non c’è nemmeno gratificazione nell’interrogare delle persone se ogni nostro eventuale sbaglio durante gli interrogatori (vedasi L.A. Noire per informazioni) non verrà punito. Gli elementi investigativi presenti nel gioco, a conti fatti, sembrano una soluzione riempitiva e abbastanza posticcia per giustificare narrativamente il mestiere del nostro personaggio. Aggiungiamo a questa serie di difetti anche le sequenze di inseguimento, che sono ancora una volta lineari e praticamente tutte uguali, dinamiche che, analizzate una ad una e poi messe insieme, rendono il titolo lontano dalla perfezione.

Tecnicamente Parlando

Pur essendo un prodotto cross generazionale, Lost Judgment si presenta sulle console next gen in splendida forma. Il gioco è stato testato da noi in fase di recensione su ambo i sistemi next gen di casa Microsoft. Il prodotto SEGA offrirà due modalità prestazionali differenti: la modalità grafica darà priorità alla risoluzione (su Xbox Series S fino a 1440p mentre su Xbox Series X si parla di 4K nativi), ma ridurrà il framerate a 30 fotogrammi, mentre la modalità prestazionale farà l’esatto contrario così da portare il gioco ai tanto ambiti 60 FPS (abbassando il livello di dettaglio e risoluzione). Series X può vantare una notevole pulizia grafica rispetto a Series S, con texture più pulite, una profondità di campo meglio percepibile e modelli poligonali a risoluzione maggiore. Precisiamo però che anche la macchina più economica di casa Microsoft riesce comunque a gestire il titolo senza troppi problemi, proponendo una qualità grafica che in ogni caso rimane in linea con l’attuale generazione.

Parlando della parte audio, Lost Judgment svolge un lavoro sublime. Come sempre le soundtrack create appositamente per il titolo risultano perfette e facilmente apprezzabili da tutti. Stessa cosa vale per il doppiaggio che svolge un ruolo magnifico sia in inglese che ovviamente in giapponese (che noi vi consigliamo di scegliere per avere un’immersione maggiore).

In conclusione

Lost Judgment è esattamente quello che ci aspettavamo, non solo un sequel degno di nota che migliora in tutto il capitolo originale, ma anche un degno erede che porterà avanti i fasti action della saga di Yakuza. Avvalendosi di una narrazione ricca e ben strutturata, un gameplay divertentissimo e una mole di contenuti mastodontica, Lost Judgment è sicuramente uno dei prodotti migliori usciti in questo 2021. Se siete amanti della saga o se semplicemente cercate un prodotto ricco e completo, il gioco SEGA non può assolutamente sfuggire dalle vostre collezioni!

 

PRO CONTRO
+ Ottima trama..
+ Un livello mastodontico di contenuti
+ C’è un Shiba Inu!
+ Ottimo doppiaggio e soundtrack
+ Tecnicamente lodevole pur essendo cross gen
– … però molto incongruente a tratti
– Le fasi investigative risultano ancora mal gestite
– Lo Shiba Inu sarà solo virtuale 🙁
– Certe side stories non proprio interessanti
Conclusione
Lost Judgment
8.8
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