Quando si parla di visionari nel mondo dei videogiochi, il primo nome che viene subito in mente è quello di Hideo Kojima. È la sua storia a parlare per lui. Da Metal Gear Solid, ha sempre cercato di alzare l’asticella senza mai (o quasi) rinnegare se stesso. Unico neo, forse, la mancata realizzazione di quel tanto agognato Silent Hill di cui tutti noi abbiamo giocato la teaser demo: P.T. Kojima non è tipo da arrendersi e dopo essersi separato da Konami ha fondato la Kojima Production’s. Il primo titolo ad uscire dalla neonata software house fu Death Stranding prima in esclusiva temporanea su PlayStation 4 per poi raggiungere anche l’utenza PC. Il 10 giugno 2021 durante il Summer Game Festival fu rivelata con un trailer la Director’s Cut di Death Stranding per PlayStation 5. Noi andremo ad esaminare come si comporta questa versione, se invece volete una recensione del gioco uscito nel 2019, la trovate a questo link.

In questo universo l’effetto segue la causa

Una delle più grosse preoccupazioni a seguito dell’annuncio di questa nuova versione pensata per PS5, era data dall’eventualità che i nuovi contenuti potessero snaturare l’esperienza che il titolo offriva. La stessa in grado di dividere la comunità videoludica, ma d’altronde stiamo sempre parlando di Kojima, ragion per cui dobbiamo metter in conto la sua visione a volte utopista a volte troppo avanti rispetto agli altri suoi colleghi. In fondo ad un certo punto, in Death Stranding l’effetto segue la causa, il timore che questo effetto fosse mitigato dai contenuti della Director’s Cut era molto alto. Giocando, ci basterà attendere il secondo capitolo per scorgere subito i primi contenuti della Director’s Cut: ovvero il fucile Maser e la Fabbrica abbandonata. Per quanto riguarda l’arma, le sue scariche ci serviranno contro i MULI e i terroristi. L’efficacia del fucile dipende dalla precisione, ragion per cui qualora non voliamo sprecar munizioni dobbiamo cercare di colpire alla testa.

Death Stranding
il fucile Maser in azione contro i MULI

La fabbrica, inizialmente avrà solo gli esterni esplorabili in quanto l’accesso agli interni rimarrà bloccato. Per aver accesso a quest’area dovremo necessariamente completare qualche ordine ma soprattutto avremo i MULI a farci “compagnia” e quale miglior occasione per testare l’impatto del fucile nell’ecosistema di gioco. Molti potrebbero aver qualche perplessità sull’aver introdotto un’arma al secondo capitolo, ma per le caratteristiche della stessa é un buon compromesso e non va a stravolgere l’esperienza originale vista nel 2019. Parlando di armi, non possiamo evitare di introdurre il poligono di tiro. Anche qua non inficia affatto l’opera, quanto piuttosto serve a creare un po’ di competizione con altri giocatori on line: un punteggio migliore porta anche all’ottenimento di medaglie. Anche l’esoscheletro che ci verrà dato nelle fasi iniziali non è proprio un enorme aiuto: lo sostituiremo presto con uno che ci verrà dato dal gioco progredendo. Tranne forse per il Maser, questi contenuti come altri si guadagnano giocando esattamente come andava giocata la versione uscita PS4/PC e questo fa guadagnare al titolo di cui stiamo scrivendo credibilità. Viceversa se avessimo sbloccato i contenuti subito senza fare tutta quella fase di esplorazione mista a grinding, non solo avrebbe perso in credibilità e non avrebbe più l’esperienza del titolo “normale” ma sarebbe stato un altro gioco.

“Buongiorno Mr. Porter siete un po’ in ritardo?”

Una delle chicche di questa Director’s Cut e quella di riuscire a riportare anche su console PlayStation, contenuti che richiamano un gioco storico che manca da tantissimo sulla console Sony: Half-life. Storico titolo prodotto da Valve Software, il cui ultimo passaggio risale a PlayStation 2 per quanto riguarda il primo titolo e PlayStation 3 per quanto riguarda il secondo e i successivi episodi. Non solo lui ma anche il recente Cyberpunk 2077. Piccole collaborazioni che vanno a impreziosire ulteriormente il titolo. Come si sbloccano questi contenuti? Nel caso di Half Life occhio ai messaggi e soprattutto a quelli contraddistinti dalla lettera greca (lambda) che contraddistingue la saga di Gordon Freeman. Per gli altri, attenzione a quelli segnati in giallo mentre per quanto concerne i restanti alcuni di essi amplieranno la lore del titolo, scongiurando tutte quelle paure di un’avventura troppo semplice da affrontare. Qualunque cosa in più va cercata e non incide ma arricchisce il gioco. Dovrete sempre vedervela con i terreni ostici, avrete sempre a che fare con le consegne in mezzo a C.A. MULI, terroristi e un mondo da ricollegare…insomma Death Stranding. A proposito delle Creature Abbandonate, le boss fight, potranno essere riaffrontate una volta terminato il gioco. Altra new entry del titolo, son le personalizzazioni disponibili per la tuta e zaino di Sam e delle nuove combinazioni di colori per il Bridge Baby.

Come gira su PlayStation 5

Death Stranding su PS5 è disponibile in due modalità: la performance che fa l’upscaling in 4K e fino a 60 FPS o la Fidelity con 4K nativo, entrambe con supporto HDR e ultra-wide in 4k nativi oppure a 4k upscalti ma a 60 fps. Abbiamo testato entrambe le modalità e non presentato nessun problema, o meglio l’unico potrebbe essere rappresentato da quale scelta fare per godersi il titolo. Noi abbiamo optato per la performance. È disponibile anche la modalità Ultrawide già vista su PC in 21:9.

Death Stranding
È stato difficile non scattare continuamente foto

Durante la nostra run, non c’è stato alcun crush o rallentamento particolare, segno di un ottimo lavoro in fase di ottimizzazione oltre alla totale rimasterizzazione del titolo. L’SSD di PS5 fa girare il gioco tranquillamente rendendolo privo di caricamenti, ma chi riesce davvero ad eccellere è il DualSense. I grilletti si fanno sentire quando cercheremo di mantenere in equilibrio Sam ma soprattutto quando dovremo sparare con R2 che regola la propria tensione a seconda dell’arma utilizzata. Non particolarmente presente il feedback aptico: lo possiamo notare sui diversi terreni ma non è sfruttato a pieno come ci saremmo aspettati.

 

Nell’acqua salmastra gli spiriti fanno festa

È ora di tirare le conclusioni dopo questo viaggio con Sam Porter Bridges tramite questa Director’s Cut di Death Streading. Non avendo giocato alla versione PS4 e nemmeno a quella PC, possiamo indossare i panni di chi non ha mai visto il gioco, ma soprattutto abbiamo usufruito dei contenuti aggiuntivi solo dopo aver testato l’esperienza come se non fossero presenti. Occorre scindere l’utenza alla quale ci rivolgiamo in almeno tre categorie: chi non ha mai giocato il titolo, chi lo ha iniziato ma lo ho mollato e chi ha terminato la versione uscita su PlayStation 4 e vorrebbe provarla su PlayStation 5 con i nuovi contenuti. Per coloro i quali non hanno mai provato l’esperienza possiamo dirvi che, seppur su media diversi e in tempi diversi, quello che Kojima racconta assomiglia concettualmente a quello che Koji Suzuki scrisse con Ringu. Il pozzo da cui riemerge Sadako (o Samara se parliamo della versione americana The Ring), altro non è che un qualcosa che unisce i due mondi, quello terreno e quello dell’aldilà. In Death Stranding questo fanno (secondo le note) i BB. Queste sono solo alcune delle piccole, similitudini che troviamo tra le due opere. C’è un’altra che è sotto gli occhi di tutti. Per entrambe le opere l’incipit è banale (una videocassetta uccide dopo sette giorni dalla sua visione, un corriere che fa consegne in un mondo sconvolto da un’esplosione) e successivamente non seguono affatto una trama lineare. Questa scelta ha dei rischi abbastanza contenuti se si sceglie di attuarla in un romanzo, ma se si affronta la medesima scelta in un film o in un videogioco, il rischio di non esser capiti e di rimanere a predicare nel deserto è alto. Vale la pena per un utente che non ha mai giocato il titolo? Assolutamente si. Se in tutte le sue versioni Ringu è riuscito a far presa su un pubblico molto vasto, ci può riuscire anche Dead Streading con questa versione.

Death Stranding
Panorami del genere vanno immortalati

Discorso complesso invece per chi ha mollato il gioco: i nuovi contenuti potrebbero rendere leggermente l’avventura più piacevole, ma come abbiamo già avuto modo di scrivere non vanno a stravolgere il gameplay. Ovviamente si fanno sentire le funzionalità PS5 perfettamente integrate in questa versione del titolo. La situazione cambia per chi ha terminato il gioco su PS4 e vorrebbe anche questa Director’s Cut: in questo specifico caso, ci sentiamo di consigliarla assolutamente. Non solo per i contenuti in più, tanto per la qualità del titolo di Kojima Productions mette in mostra sulla console next gen di casa Sony. Se l’opera è piaciuta, una ragione in più per acquistare questa versione ottimizzata e completa. Sicuramente non cambieranno idea i detrattori del titolo il che è anche un bene, perché significa che non si è snaturato.

PRO CONTRO
  • I nuovi contenuti non minano l’esperienza di gioco originale
  • Resa ottima su PlayStation 5
  • Audio notevole, ma con le cuffie 3D ha una marcia in più
  • SSD e DualSense perfettamente integrati
  • Si poteva fare di più con i il feedback aptico