Abbiamo avuto occasione di mettere le mani su Toem, il gioco di debutto dello studio indipendente svedese Something we made disponibile a partire dal 17 settembre su PC (sia su Steam che su Epic Store), Playstation e Nintendo Switch.
Il gioco si presenta come una piccola avventura in bianco e nero disegnata totalmente a mano, dove verremo incaricati da nostra madre di compiere lo stesso viaggio compiuto da lei anni prima, per vivere così in prima persona il misterioso fenomeno magico denominato Toem.

All’apparenza potrebbe sembrare un gioco infantile pensato per i soli bambini, con un incipit simile a quello di molti altri giochi già visti in passato, ma fin dai primi minuti potremo capire che in realtà c’è molto più di quello che sembra, e che gli sviluppatori lo suggerivano già sul sito ufficiale del gioco affermando che vogliono spingere il giocatore a “fermarsi e annusare i fiori” nel corso dell’avventura, invitandolo così a prenderla con calma senza farsi prendere da alcuna fretta o mania di correre e completare il gioco.

Il nostro personaggio, una creatura umanoide dal muso allungato, inizierà il suo viaggio armato solo del suo zainetto, un walkman e la macchina fotografica regalatagli dalla madre, strumento che sarà per noi essenziale per risolvere gli enigmi e proseguire nella nostra avventura fino alla vetta del monte Kiiruberg, luogo in cui avviene il TOEM.

Dove la nostra avventura ha inizio, la nostra stanza, un inizio che sembra ricalcare quello di viaggi che potremmo fare in giochi come Pokemon, ma che poi scopriremo essere totalmente l’opposto di quello che ci aspetta.

Bus e Timbri

Oltre alla zona di partenza, dove è situata la nostra casa e che fungerà da breve tutorial, dovremo attraversare quattro diverse zone, ognuna ispirata a un bioma diverso, prima di raggiungere la nostra destinazione finale. Sarà in queste zone che si svolgerà il fulcro della nostra avventura, e qualunque cosa faremo, dalle passeggiate in pineta a quelle sulle spiagge bagnate dal mare, il nostro obiettivo rimarrà sempre quello di aiutare gli altri, fotografando o trovando per loro determinati un oggetto o un personaggio specifico.

Le persone che incontreremo non saranno dei semplici playholder che dovremo aiutare, ma, oltre ad avere spesso linee di dialogo comiche ma mai banali, avranno tutti qualcosa di unico e caratteristico che li evidenzierà e che contestualizzerà la loro presenza in quel luogo, come per esempio il pescatore barbuto alla ricerca dal Re dei Pesci. In cambio del nostro aiuto otterremo dei timbri da applicare sulla “Tessera della comunità”, una tessera che, oltre a tenere traccia dei nostri progressi e delle quest scoperte, fungerà da lasciapassare tra le località. Una volta che avremo raggiunto un determinato numero di timbri in ogni zona potremo infatti sbloccare l’accesso a quella successiva sotto forma di biglietto gratuito per l’autobus fino alla fermata successiva.

Non sempre sarà possibile completare le zone alla prima visita, poiché potrebbe essere necessario prima aver raggiunto un obiettivo o aver scattato una foto in una zona diversa. Questo però non si trasformerà mai un eccessivo backtraking o in un logorante “ping pong” tra le zone, neanche nell’eventualità che il nostro obiettivo sia il completare il gioco al 100%.

Ma prima scattiamoci un selfie

La prima foto che scatteremo sarà a nostra madre prima di partire. Nell’interfaccia sono presenti tra le varie funzioni anche i tasti per far cambiare espressione al nostro personaggio e quello per evidenziare i soggetti chiaramente visibili.

Come già detto il cuore del gameplay starà nell’aiutare gli altri con la nostra macchina fotografica. Nonostante la tipologia più diffusa di missione sarà quella che ci vedrà scattare foto a soggetti che rispettino la descrizione dataci dal committente (che potrebbe anche essere la Tessera della comunità stessa, senza perciò necessità di interagire con altri personaggi una volta arrivati in una nuova zona), a volte potranno capitare quest più articolate, che potranno richiedere l’utilizzo di strumenti trovati in giro per la mappa o ottenuti completando altre quest.

Nonostante le missioni siano per la maggior parte molto simili tra loro non sono mai eccessivamente noiose o ripetitive, e non sempre sarà così banale trovare il soggetto necessario per ottenere il timbro: non in poche occasioni saremo costretti ad aguzzare l’ingegno, cercando di capire come attivare un certo evento, come per esempio ottenere accesso a una sfilata di moda. Saremo incoraggiati a guardarci in torno, a interagire con l’ambiente che ci circonda e a cercare di capire se quello che cerchiamo è nella zona in cui ci troviamo oppure altrove.

La tessera della comunità, dove troveremo il resoconto delle missioni sbloccate, completate o che dobbiamo ancora scoprire. Al centro c’è lo spazio dove apporre i timbri, mentre a destra potremo vedere quante missioni ci mancano prima di poter avere diritto al biglietto del bus, quante per il completamento dell’area e dove inserire la foto scattata alla location più importante della zona.

Esplorando il mondo di gioco o interagendo con gli altri personaggi potremo ottenere diversi oggetti estetici da applicare al nostro personaggio come cappelli, ombrelli e occhiali. Questi accessori a volte non hanno solo un valore estetico: per interagire con i fantasmi avremo bisogno di un particolare tipo di occhiali, mentre indossando delle scarpe da ginnastica potremo muoverci molto più velocemente che indossando degli zoccoli di legno. Inoltre, determinati indumenti potrebbero essere necessari per completare alcuni obiettivi o per esplorare zone diversamente impraticabili, come le vette innevate delle montagne.

Per accedere a una festa esclusiva avremo bisogno di un determinato swag .

La nostra macchina fotografica sarà dotata fin da subito di una funzione di zoom dinamico, utile non solo per fotografare i soggetti distanti o più piccoli, ma anche in alcune situazioni in cui dovremo mettere a fuoco alcuni soggetti, senza necessariamente fotografarli, mentre andando avanti nell’avventura avremo accesso a un cavalletto, per scattare foto “da remoto”, e a una trombetta, utile per esempio per liberarci la strada da eventuali ostacoli.

Inoltre avremo immediatamente a disposizione un album fotografico dove collezionare fino a 128 scatti che potremo poi esportare e condividere con i nostri amici, mettendoci cosi alla prova in personali sfide allo ricerca dello scatto migliore.

All’interno dell’album ci sono tre sezioni. La prima conterrà tutte e 128 le nostre foto, nella seconda troveremo le nostre foto preferite e nella terza c’è la raccolta delle foto scattate agli animali (ce ne sono 54).

Comparto artistico e tecnico

Nonostante la mancanza di colori l’ambiente non è mai tedioso: il team scandinavo è infatti riuscito a rendere l’ambiente vivo e “colorato” nonostante la scelta di realizzarlo in scala di grigi. Una nota di merito va ai giochi di luce, che simulano quella che filtra attraverso gli alberi o che richiamano la nostra attenzione su determinati dettagli. Questa scelta stilistica ci permetterà di immergerci a pieno nell’ambientazione, dichiaratamente ispirata alla Scandinavia.

La colonna sonora di Toem si integra in maniera sublime al contesto, con delle musiche che esprimono il concetto alla base del gioco, ovvero il relax mentre ci si immerge nel viaggio che compie il personaggio. Proprio grazie al walkman di cui saremo in possesso fin dall’inizio inoltre potremo decidere noi che pezzo della colonna sonora ascoltare, sbloccandone di nuovisotto forma di audiocassette.

l gioco gira da una risoluzione dai 320×320 ai 1920×1080, risoluzione a cui abbiamo giocato su un vecchio PC portatile. L’unico bug che abbiamo incontrato nella nostra esperienza è stato risolto prontamente con un hotfix subito dopo il lancio, mentre non abbiamo mai avuto problemi di stabilità o eventuali glitch grafici, il che fa di Toem un gioco estremamente stabile e affidabile.

Il grigiore della città è ben rappresentato dalla grigia palette dei colori.

Conclusioni

Toem ci ha conquistato non solo per la sua semplicità e immediatezza, ma anche per la cura con cui è stato realizzato. Nonostante per completare il viaggio ci vogliano poco meno di 3 ore e per completare il gioco al 100% siano necessarie circa 4 ore, abbiamo trovato la durata giusta e coerente con il concept del gioco, che come già detto intrattiene, diverte, ma soprattutto rilassa e riesce a non risultare mai noioso o ripetitivo.

Il gioco può essere apprezzato appieno sia dai più grandi, che sapranno cogliere meglio l’ironia dei dialoghi e il messaggio di fondo, che dai più piccoli, che verranno conquistati dal clima fiabesco della storia, i quali però dovranno essere guidati nella comprensione dell’avventura, dato che al momento manca una traduzione in italiano del gioco.

Il nostro suggerimento è quello di prendere Toem non solo come un semplice gioco, ma per quello che è realmente, ovvero un’esperienza, un viaggio da godersi senza fretta, mentre nei panni del nostro personaggio senza nome compiamo il viaggio che ci renderà adulti, e tra uno scatto e l’altro ci avviciniamo al mistero del Toem. Something we made secondo noi ha messo l’asticella molto in alto con questo debutto, e non vediamo l’ora di provare il loro prossimo prodotto.

PRO CONTRO
  • Gameplay unico nel suo genere
  • Musica e ambientazioni realizzate in maniera certosina
  • Il gioco intrattiene per la sua durata…
  • …ma qualcuno potrebbe storcere il naso, essendo solo di 4 ore
  • Richiede un buon livello d’inglese per capire al meglio tutti i dialoghi.

 

Requisiti minimi:

  • un processore e un sistema operativo a 64 bit
  • Sistema Operativo: Windows 7 o superiore

Conclusione
Voto
8.5
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Nato a Milano nel 1998, sono uno studente di ingegneria informatica, appassionato di tecnologia, videogiochi e sport. Il mio primo videogioco è stato Wolfenstein 3D, trovato mentre smanettavo sul PC di mio zio a 5 anni. Da quel momento è esplosa la mia passione per i computer e il gaming, e io non mi sono più fermato.