La continua corsa verso l’iperrealismo nei videogiochi potrebbe indurci a sottovalutare la flessibilità prodigiosa di questo mezzo, capace di donare qualsiasi forma e colore non solo all’intrattenimento ludicamente inteso, ma anche ai pensieri e alle emozioni che dimorano nella nostra testa. É proprio per questo che il team indipendente Beethoven & Dinosaur, con il sapiente e ormai infallibile supporto di Annapurna Interactive, ha debuttato nel caleidoscopico scenario videoludico con The Artful Escape: opera prima che non ricorre a sofisticati meccanicismi del gameplay, preferendo invece offrire un’esperienza intima, quasi onirica e dal sapore tutto musicale.

The Artful Escape è infatti un’avventura a scorrimento bidimensionale che rappresenta un inno alla musica e all’arte stessa, un cantico che esplora e celebra per mezzo di incalcolabili citazioni, i più iconici prodotti generati dalla creatività e dalla personalità dei più grandi artisti dell’ultimo secolo. Diventa quindi indispensabile, prima di procedere con la recensione, sottolineare come questo titolo non sia il più indicato per tutti coloro che sono alla ricerca di un gioco sfidante o articolato, dal momento che il fruitore verrà sottoposto a nulla più che del basilare platforming e qualche semplice sessione di rythm game.
Come anticipato: lo scopo degli sviluppatori è senza dubbio quello di riprodurre un viaggio, quasi mentale, che sia frutto della commistione tra rock ‘n roll, allucinazioni da trip LSD e quella fantascienza tipica dei romanzi di Urania.

Cambia te stesso e cambierai il mondo

The Artful Escape ci farà vivere le 24 ore che hanno cambiato per sempre la vita di Francis Vendetti. Il protagonista è infatti un talentuoso artista e giovane erede del patrimonio musicale dello zio Johnson Vendetti: una leggenda del Folk che con la sua musica ha riqualificato la piccola cittadina di Calypso, in Colorado, luogo immaginario dal quale avrà inizio la nostra avventura. Non è un caso che quest’ultimo sia deliberatamente ispirato all’iconica figura di Bob Dylan, padre del Revival Folk e grandissima voce politica degli anni ’60 e successivi. Per Francis, però, la battaglia si sposta dal piano esogeno della denuncia alle ingiustizie del mondo a quello più interiore della ricerca della propria identità. Come contrastare il peso delle aspettative degli altri?

Sono infatti passati 20 anni dall’uscita di “Pines”, il disco che ha rivoluzionato il mondo della musica Folk, e toccherà al nipote d’arte ricordare il successo dello zio, riproponendo per l’occorrenza gli stessi pezzi che negli ultimi due decenni hanno scosso gli animi di chi li ha ascoltati. Nel cuore del giovane Vendetti, però, risuona un ritmo metallico ed elettrico, grida a tutto volume un altro tipo di musica. A darcene la conferma, in apertura al gioco, sarà Violetta, una misteriosa e schietta ragazza che assisterà ai nostri strimpellamenti e ci lascerà poco dopo con ulteriori dubbi sul nostro percorso e sulla nostra vocazione.

Manca un solo giorno all’esibizione e dopo una breve esplorazione delle splendide terrazze di Calypso, arriverà per il nostro protagonista il momento di ritirarsi. Durante la notte, però, il giovane interprete riceverà la visita di un alieno che gli riferirà di essere stato selezionato per aprire il concerto di Lightman, il più grande musicista della galassia ed eccentrico artista che ci inviterà frettolosamente a seguirlo nella “materia grigia che giace tra le orecchie dell’universo”: lo Stupefacosmo. Inizierà così il nostro folle viaggio nei meandri dello spazio, in un luogo che cambia forma a seconda di chi lo vede e che potrebbe permettere a Francis di essere, finalmente, la versione più vera e sincera di se stesso.

“Like a Rolling Stone”

Abbiamo già evidenziato come The Artful Escape non sia esattamente il tipo di gioco che richiede particolari abilità o concentrazione, tutto quello che dovremo fare sarà scuotere ogni angolo degli svariati pianeti che potremo attraversare con la nostra musica e affrontare, nel frattempo, del semplicissimo platforming che si baserà unicamente su salto e doppio salto. Non sarà obbligatorio strimpellare la nostra chitarra per tutta la durata del viaggio, ma questa particolare azione, oltre a permetterci di raggiungere le sponde più lontane, ci consentirà di interagire con l’ambiente circostante e gli splendidi fondali alieni arricchiti da una maestosa flora e fauna extraterrestre che ricorda moltissimo quella proposta qualche anno fa da Planet Alpha.

A compensare la linearità dell’avanzamento nel gioco, verremo sottoposti di tanto in tanto a delle brevi esibizioni nelle quali sarà necessario replicare una serie di comandi seguendo, in quelle che potremmo definire vere e proprie boss-fight, l’ordine suggerito dalle singolari e maestose creature che incontreremo nel corso della nostra avventura. Anche in questo caso, la difficoltà proposta risulta irrisoria: eventuali errori nella combinazione dei tasti, infatti, non causeranno alcuna penalità e, come nel caso delle sessioni di platforming, ogni possibilità di game over viene scongiurata. Infine, nelle fasi più avanzate del gioco e coerentemente con lo sviluppo della trama, sarà possibile personalizzare a piacimento il proprio outfit, selezionando i nostri capi preferiti tra un ragionevole numero di opzioni che ci permetteranno di modellare il nostro Io da palcoscenico e dare così vita al vero artista che c’è in noi.

Se da un lato la timidezza del gameplay potrà far storcere il naso, dall’altro lato risulta innegabile che questa particolare scelta rappresenti la soluzione più idonea ai fini dello scopo ultimo del titolo, il quale, come già Journey o Gris ci hanno illustrato, si impegna nel far concentrare l’attenzione del giocatore sul pellegrinaggio onirico di Francis, lasciando che siano solo la musica e le splendide ambientazioni ad accompagnare il suo tormento adolescenziale.

Un cosmo stupefacente

La semplicità del gameplay si rispecchia in modo cristallino nella trama, anch’essa pacatamente lineare e prevedibile. Come si suol dire, però: “l’importante non è la destinazione, bensì il viaggio” e per descrivere ciò che vi aspetta non potrebbero esserci parole più adatte. The Artful Escape è a tutti gli effetti una crociera nell’animo angosciato di un adolescente impegnato nella definizione di se stesso e nella demolizione della paura di deludere le aspettative degli altri, rappresentate allegoricamente per mezzo di creature fantastiche e situazioni immaginarie che spingono lo spirito del protagonista su un’altalena di emozioni tra vette di adrenalina e la più profonda insicurezza.

A tal proposito, una manciata di immagini non bastano a descrivere il comparto artistico di The Artful Escape. Ogni dettaglio di questo titolo sembra infatti voler strappare la scena alle vicende del nostro protagonista con la sua vibrante vitalità; le sfumature dinamiche che accompagnano il viaggio di Francis nello Stupefacosmo prendono vita, sotto i nostri occhi, orchestrate da un plettro. Ogni fotogramma risulta impossibile da descrivere a parole perché incompatibile con la limitata interpretazione della realtà ed è proprio attraverso queste psichedeliche allucinazioni che il gioco definisce la sua identità.

Come se non bastasse, a completare quella che può definirsi una vera e propria esperienza multisensoriale, non manca una direzione sonora equilibrata e convincente che accompagna questa novella in movimento rispettandone i tempi e permettendo al libero aribtrio del giocatore di comporre in alcune occasioni la propria colonna sonora. Lo stesso doppiaggio (in lingua inglese e con la partecipazione, tra i tanti, di Lena Headey, nota attrice di Cersei Lannister in Game of Thrones) risulta persuasivo e perfettamente aderente alla scrittura dei dialoghi che rimbalzano agilmente tra deliri randomici, sapiente ironia, storpiature e citazioni di ogni tipo, lasciandoci un irriverente imbarazzo della scelta ogni volta che avremo modo di scegliere le nostre risposte (le quali non influiranno sul corso degli andamenti, ma ci permetteranno di plasmare il nostro percorso di riscoperta artistica).

In conclusione

The Artful Escape non è certo un gioco per tutti, ma allo stesso tempo è un titolo che non bisognerebbe lasciarsi scappare. La sua breve durata (circa 3/4 ore), concorre a rendere l’esperienza complessivamente equilibrata e godibile, permettendo al giocatore di farsi trasportare completamente dalle vicende e lasciandosi finire tutto d’un fiato. A questo proposito, consigliamo senza ombra di dubbio di giocare col supporto di cuffie o di un buon impianto audio, in modo tale da rendere il viaggio ancora più epico ed efficace.
Non manca, per altro, la localizzazione dei testi in italiano, arricchiti da una felice traduzione che concorre ad elevare ancora di più il risultato finale.

Il titolo è disponibile dal 9 Settembre su PC, Xbox One e Xbox Series X/S ed è già incluso nel parco titoli gentilmente offerto dal servizio Game Pass, occasione, quest’ultima, che consigliamo vivamente di non lasciarsi sfuggire.

Pensate di essere pronti per questa surfata nello spazio?

PROCONTRO
– Ambientazioni e panorami suggestivi
– Dialoghi intrattenenti
– Comparto artistico lodevole
– Gameplay tiepido ed elementare
– Nessun livello di difficoltà