Quando nel 2009 uscì il primo capitolo di Borderlands, Gearbox aveva appena sfornato un gioco che sapeva dire la sua, dotato di una forte identità all’interno del mondo degli sparatutto e uno dei primi incentrati su un gioco fortemente cooperativo degli ultimi anni. Gli sviluppatori avevano però omesso un tratto non irrilevante, ovvero narrare una grande storia o una che fosse memorabile.

Presa nota di questo difetto, Gearbox si è migliorata di volta in volta, mettendo alla luce un favoloso Borderlands 2, con una trama molto più interessante, ambiziosa e con una grande profondità. Avevano superato loro stessi, ma per varie ragioni non avevano ancora raggiunto il massimo possibile, un pò perché la natura di Borderlands non ci faceva credere che fosse possibile andare oltre, un pò perché alcune cose non funzionano alla perfezione nel mondo degli shooter.


UN TESORO INATTESO


Verso la fine del 2013 venne annunciata una collaborazione tra Gearbox Software e Telltale Games, per un gioco conosciuto come “Tales from the Borderlands“. Inizialmente fui molto scettico al riguardo, le prime cose che pensai furono: “Ma è davvero necessario questo gioco? Ho guardato il trailer e questi due protagonisti mi sembrano totalmente estranei a quello a cui il mondo di Borderlands mi ha abituato“.
Passò quasi un anno e a novembre 2014 uscì il primo episodio di Tales, “Zer0 sum”. Dopo averlo giocato rimangiai tutte le parole e svanì ogni dubbio: il feeling, la sceneggiatura, il mondo… TUTTO era stato colto e reso alla perfezione.
I giochi Telltale sono avventure grafiche, dunque hanno una natura completamente diversa da quella di uno shooter/rpg a cui Gearbox mi aveva abituato, eppure qualcosa stava funzionando, mi son sentito coinvolto sin da subito e non vedevo l’ora di sapere cosa sarebbe successo, scena dopo scena. Al termine del primo episodio ero meravigliato, senza parole, di fronte ad un gioco sorprendentemente bello che prometteva di dare grandi risultati nell’anno a seguire. Così è stato.


Passato un altro anno, alla fine dell’ultimo episodio ero totalmente soddisfatto da cosa Telltale ci avesse offerto, pur essendoci stati dei ritardi notevoli sulla tabella di marcia, mentre guardavo i due protagonisti avviarsi verso la ricompensa tanto ambita e mentre guardavo i titoli di coda scorrere, accompagnato da “My Silver Lining” di First Aid Kit, non riuscivo a fare a meno di ripensare a tutto quello che era successo, a che viaggio era stato e soprattutto di quanto avrei voluto che la storia continuasse.


CHARACTER DESIGN DA URLO


La storia raccontata attraverso i 5 episodi di Tales from the Borderlands ruota intorno ad una coppia, Rhys e Fiona, due individui che ci vengono introdotti come persone qualunque nella vita quotidiana di Pandora, un mondo che ha due facce: quella corporativa della Hyperion e quella brutale del pianeta, entrambe accomunate dalla ferocia e il disprezzo verso il prossimo, in un mondo dove nessuno esita a usare la tua faccia come un gradino per salire più in alto. Conosciamo già Pandora grazie agli altri giochi della serie, ma nessuno ha mai potuto raccontarci il punto di vista di persone normali in questo chaos e Tales from the Borderlands è riuscito a farlo alla perfezione.
Con Borderlands 2 Gearbox ha cominciato a caratterizzare ogni comparsa in modo unico e significativo, opera che Telltale ha saputo portare avanti in modo lodevole, caratterizzando ulteriormente chi è stato già visto e fornendoci tanti nuovi personaggi resi nei minimi particolari.


Rhys è il classico dipendente di una grande corporazione, intento a perseguire una carriera ispirata al suo mito, Jack il Bello, ma il suo percorso è pieno di ostacoli e di insidie: dai suoi colleghi pronti a pugnalarsi alle spalle a vicenda ad un’ambiente popolato da criminali dal grilletto facile accomunati dall’odio per la Hyperion. La storia rende Rhys più forte, più sicuro di sé, in grado di farsi strada attraverso i problemi grazie al carisma e a delle parole ben ponderate. Il suo compagno Vaughn lavora come contabile, è timido, fifone e inizialmente disperato, ritrovatosi in un inferno senza volerlo ne uscirà da tutta questa storia come un vincitore e come una persona molto forte.


Fiona è invece parte di una famiglia di truffatori e ladri, assieme a sua sorella Sasha è cresciuta addestrata da Felix, un genio criminale, ma di buon cuore. Fiona è originaria di Pandora e non è affatto estranea alla violenza gratuita del pianeta, nel corso della storia impara che nonostante tutto, non tutti vogliono farti del male e che collaborare è possibile, sia coi criminali del pianeta, sia coi predoni corporativi della Hyperion.
Telltale ha saputo costruire una storia che non è ossessivamente costruita intorno a Rhys e Fiona, ma che coinvolge lo spettatore e gli fa instaurare un rapporto con ogni personaggio. Personalmente a fine stagione sono rimasto particolarmente colpito non tanto dai due protagonisti quanto da Sasha e Vaughn.


UN’ULTIMA AVVENTURA PER JACK


Jack il Bello è il fiore all’occhiello di Borderlands; il personaggio più riuscito finora, compare anche in questo gioco, che costituisce il culmine del ciclo narrativo a lui dedicato. Jack, antagonista di Borderlands 2, in seguito sconfitto dai Cacciatori della Cripta, ritorna in forma di IA grazie al professor Nakayama, lo scienziato ossessionato dal Bello e intenzionato a fornirgli l’immortalità, che riesce a ottenere solo in versione digitale.
Insediatosi negli innesti cerebrali di Rhys, quest’ultimo potrà decidere se lasciarsi guidare dal suo idolo o se ripudiarlo. Le vicende porteranno Jack a tentare di reclamare il suo impero perduto, un mondo in cui il nome “Jack il Bello” è un ricordo per nulla lontano e in grado di attirare l’attenzione di tutti, Hyperion o banditi che siano, un mondo in cui ha lasciato un segno indelebile sia per i suoi abitanti che per i giocatori.
A Jack è affidata una scena particolarmente intensa dell’episodio 5, in cui vengono esposti i paradossi di questo mondo, dove per assurdo il tuo successo è misurabile dall’ammontare di disastri che ha causato il tuo passaggio e nonostante quello che hai fatto non ti vuoi fermare. Quella che ci viene mostrata in Tales è un’altra faccia di Jack, più umana, prolissa, strategica e razionale del villain con la battuta pronta che ci viene mostrato in Borderlands 2 e Pre-Sequel, in pieno contrasto col suo attuale stato che lo confina nel mondo digitale.


UN SEGNO INDELEBILE


Tales from the Borderlands è uno spinoff, ciò non gli ha impedito di intersecarsi in modo significativo con quanto accaduto finora. Quello che Telltale ha fatto è stato lasciare un segno indelebile nell’universo di Borderlands, qualcosa che non può essere ignorato e che alzerà inevitabilmente lo standard quando andremo a guardare Borderlands 3: se ci guardiamo alle spalle e ammiriamo tutto quello che è successo, ci rendiamo conto che un nuovo capitolo non potrà essere meno grande di quanto accaduto finora, è davvero ambizioso quello che è stato costruito e quello che deve ancora venire deve completare tale ambizione.
Tales è il gioco che conclude il ciclo narrativo dedicato a Jack il Bello e al dominio Hyperion su Pandora, assieme a Borderlands 2 e Pre-Sequel imposta le fondamenta di quello che sarà il prossimo grande capitolo della serie, con un evento di dimensioni bibliche all’orizzonte e con una Pandora decisamente cambiata durante il corso di questi anni.


POTERE DECISIONALE

 

Un possibile difetto di questo gioco, dovendone proprio cercare uno, è il potere che viene dato alle scelte del giocatore. Come ogni gioco Telltale le scelte del giocatore contano fino a un certo punto, per lasciare spazio poi ad una storia comunque pensata per seguire un certo percorso; lo stesso vale per Tales from the Borderlands, dove però bisogna evidenziare che quasi mai le cose vengono lasciate al caso e scelte talvolta irrilevanti hanno comunque delle conseguenze inaspettate.

Se questo modo di realizzare una sorta di Role-Play su un’avventura grafica può risultare fastidioso per alcuni, è invece da ritenere fatta in buona fede una volta che si ha la visione completa del sistema: Tales from the Borderlands è un gioco che rifinisce, lucida e valorizza quanto già visto nel suo universo, pertanto può dare solo una limitata potenza alle scelte del giocatore, che sono più fini a se stesse che non a creare un’esperienza più in stile RPG o Sandbox.

PRO CONTRO
  • Apice della narrazione per Borderlands
  • Character design eccezionale
  • Storia accattivante e con plot twists
  • Follia di Borderlands resa alla perfezione
  • Tabella di marcia non rispettata (ma ne è valsa la pena)
  • Scelte solo parzialmente rilevanti