Vi siete mai chiesti che fine fanno i pensieri e le nostre emozioni quando vengono accantonati o messi in disparte? Sicuramente questa è una domanda sia strana che difficile, ma se vi fermate qualche secondo a ragionarci sopra scoprirete che la risposta potrebbe risultare alquanto sorprendente. Sappiamo già (grazie ad anni di studi e ricerche) che il cervello umano è una delle macchine più complesse al mondo. Capire in totalità ogni sfaccettatura cerebrale che contraddistingue ogni singolo individuo è un po’ come cercare di capire se sia nato prima l’uovo o la gallina. Tuttavia, proprio questa curiosità morbosa che caratterizza la nostra specie ci spinge sempre più spesso a trovare (o almeno a immaginare) soluzioni alquanto bizzarre.

Se da una parte abbiamo risposte articolate e logiche grazie alla scienza, la controparte non sta sicuramente in disparte. Utilizzando il sempre più famoso lato artistico, spesso le persone riescono a creare opere fantastiche basate proprio su domande relativamente astratte. Il mondo videoludico spesso ci ha dimostrato che architettare da zero idee complesse o astratte risulta alquanto semplice. Basta pensare alla moltitudine di opere sempre più incentrate sui principi umani più conosciuti, che spesso ci danno più insegnamenti e risposte di interi studi scientifici. Proprio in questa categoria possiamo collocare anche una delle opere più strane (ma sicuramente anche più geniali) del 2005, ovvero quella piccola perla chiamata Psychonauts.

Proprio come scritto nelle prime righe di questa recensione, spiegare in totalità una materia estremamente complessa come la psicologia non è certamente facile. Tuttavia, si può sempre creare intorno all’argomento un castello splendido e affascinante, soprattutto da scoprire ed esplorare. Tim Schafer infatti cercò proprio di dare un senso alle cose complesse attraverso la semplicità del mondo artistico; in questo caso, grazie al mondo videoludico. Psychonauts nacque con l’idea di spiegare in maniera elementare cosa si cela dentro il cervello umano, mettendoci davanti ad argomenti complessi da affrontare con una metodologia facile da digerire per le masse.

Con il secondo capitolo di Psychonauts i ragazzi di Double Fine hanno tentato nuovamente di seguire il filo logico nato con l’opera nel 2005. Tuttavia i tempi sono decisamente cambiati, così come il mondo. Molti argomenti sono ancora più difficili da affrontare in maniera “puerile” senza imbattersi in qualche soggetto particolarmente sensibile. Psychonauts 2 quindi nasce come una scommessa. Un progetto che tenta di riportare in auge i vecchi tempi cercando al contempo di dare anche degli insegnamenti. Sarà riuscito il team del buon Tim Schafer a consegnare alle masse un prodotto valido, o questo secondo capitolo non è nient’altro che un buco nell’acqua? Andiamo a scoprirlo nella nostra recensione!

Psychonauts in the Ocean

Come ogni singola volta che ci tocca parlare della trama di un videogioco, risulta alquanto difficile spiegarne la profondità senza spoiler. Di solito questo vale ancor più quando il prodotto in questione ha alla base una storia abbastanza complessa da raccontare. Proprio per questo motivo parlare di qualsiasi dettaglio che caratterizza il racconto di Psychonauts 2 è molto rischioso per noi, oltre che difficile. Perciò ci limiteremo a toccare dei piccoli punti, ma che saranno comunque in grado di darvi un’idea generale del mood del gioco senza rovinarvi l’esperienza. Perché possiamo garantirvi che la storia di Psychonauts 2 è davvero da vivere!

Esattamente come nel primissimo capitolo riprenderemo i panni di Razputin Acquatto, un ragazzo dotato di poteri psichici. Dopo le avventure del primo Psychonauts, Raz riesce finalmente a compiere il suo sogno e ad entrare a far parte del noto gruppo degli Psychonauts.

<<ndr. Per non farvela troppo lunga, il team degli Psychonauts è composto da una serie di agenti in grado di controllare al meglio i propri poteri psichici. Questa organizzazione nasce con lo scopo di aiutare le persone psichicamente deboli. Infatti, tutti i vari agenti avranno le abilità necessarie per entrare in maniera diretta all’interno della psiche dei soggetti problematici (immaginatevi una sorta di psicologo che agisce proprio sul campo)>>.

Ancora una volta i vari agenti appartenenti al gruppo si troveranno in pericolo, scoprendo che dietro le azioni negative compiute da certi elementi durante il primo capitolo si cela un segreto molto più cupo. Starà ancora una volta a noi (e ovviamente a Raz) salvare la situazione. Ed è qui che preferiamo fermarci con i dettagli sulla storia. Siamo consapevoli che in queste righe vi abbiamo detto tutto e niente, ma purtroppo la complessità di ogni singolo dettaglio è davvero molto difficile da spiegare senza rovinarvi in maniera drastica l’esperienza.

Possiamo però confermarvi che ancora una volta la natura comica dell’opera è più che presente: ci saranno innumerevoli momenti nei quali non smetterete di ridere! Tuttavia vogliamo anche avvertirvi che dietro la semplicità si cela una profondità narrativa molto importante: l’argomento della salute mentale viene trattato in maniera molto seria, facendoci capire tantissime cose, specie se in qualche modo vi siete mai confrontati nella vostra vita con dei problemi di natura psicologica. La parte ilare dell’opera di Schafer è soltanto un involucro che nasconde un tesoro molto più grande al suo interno.

Di che colore è il tuo cielo?

Ritentare nel 2021 di apportare novità interessanti a un genere potenzialmente datato non è di certo un’impresa facile. Proprio per questo motivo tantissime volte le varie software house falliscono nel tentativo di consegnare al pubblico un prodotto valido. Spesso cercare di mordere più di quello che si può masticare è sbagliato e forse per questo motivo Double Fine non ha osato in maniera eccessiva con questa sua opera. Psychonauts 2 a livello ludico si inserisce nel genere Action-Platform che tra la fine degli anni ’90 e la metà degli anni 2000 era uno dei generi più in voga. Questa tipologia di gioco nella sua semplicità cerca di intrattenere il giocatore con fasi esplorative create per spingere al collezionismo sfrenato, magari per sbloccare costumi, trucchi e anche finali alternativi, alternando il tutto con semplici fasi action doveil button mashing non mancherà di certo.

Psychonauts 2 è esattamente ciò che abbiamo descritto sopra, ovvero un prodotto che non vuole certamente reinventare la ruota: il titolo Double Fine infatti non ha tantissime differenze rispetto al primo capitolo, ma questo di certo non è un male. Nel 2005 Psychonauts riuscì ad imporsi sicuramente come un pilastro per il genere (anche se il gioco in parte viene sottovalutato per una serie di tragici eventi) senza esagerare nello stravolgere il concetto base degli Action-Platformer. Sono bastati pochi elementi per contraddistinguere l’opera Double Fine da altri titoli simili.

Psychonauts 2 usa lo stesso filo logico: è un titolo senza tante pretese e innovazioni ludiche in cui il tutto si basa sul divertimento del giocatore. I poteri di Raz serviranno quasi sempre per sperimentare nuove tattiche di combattimento e soprattutto per scoprire segreti ben nascosti all’interno dei livelli del gioco. Pur cercando di “emulare” una struttura semi-open world, esattamente come il primo capitolo anche il sequel risulterà abbastanza lineare nel design generale dei livelli, portandovi semplicemente a deviare da un percorso lineare soltanto per scoprire qualche piccolo segreto, per poi riportarvi sulla rotta iniziale.

Tuttavia, se c’è una caratteristica chiave che eleva il titolo di Tim Schafer più in alto dei classici Action Platformer, quella è il level design del gioco: ancora una volta ci troviamo davanti a un risultato quasi perfetto, sia per l’immaginazione usata nel differenziare tutti i livelli, sia per l’originalità di ogni singola ambientazione. Vi ricordate la domanda che nel primo capitolo vi veniva fatta da uno dei personaggi chiave, ovvero: “Di che colore è il tuo cielo?. Per quanto possa sembrare una frase di poco conto, i creatori della serie si sono basati su questo semplice concept mentre sviluppavano i livelli del gioco.

Per farvi capire meglio cosa intendiamo, vi basti pensare che ogni singolo problema psicologico che affronteremo all’interno di Psychonauts 2 verrà ricreato in maniera originalissima nel level design per rendere meglio l’idea. Per farvi un esempio concreto, quando avrete a che fare con una persona patita del gioco d’azzardo, la sua mente si trasformerà in un vero e proprio casinò. Tuttavia, poiché questa persona è anche un medico, il suo trauma (o, come in in questo caso, dipendenza) si unirà alla passione, creando collegamenti ilari, ma anche decisamente originali.

Oltre questa particolare caratteristica il gioco vi spingerà tantissimo a collezionare ogni singola cosa all’interno dei livelli. A differenza di altri titoli simili, i vari collezionabili serviranno non solo per sbloccare oggetti extra, ma anche come vera e propria esperienza per far evolvere le caratteristiche di Raz.

In definitiva, dunque, Psychonauts 2 pur non osando più di tanto riesce comunque ad essere un prodotto videoludico degno di nota. Non siamo sicuramente davanti a una innovazione mai vista per il genere, ma il divertimento di certo non mancherà.

Tecnicamente Parlando

Ed ecco che dopo tante parole di lode verso l’opera di Tim Schafer è arrivato anche il momento di tirare in ballo qualche difetto. Se sotto il punto di vista narrativo e ludico il titolo riesce a cavarsela egregiamente, la stessa cosa non si può dire del comparto tecnico e soprattutto di quello grafico. Sia chiaro, sappiamo bene che non stiamo parlando di un videogioco ad alto budget e nemmeno di un prodotto esclusivamente destinato alla nuova generazione. Tuttavia proprio queste due “pecche” castrano non poco l’impatto generale di Psychonauts 2.

Abbiamo provato la nuova opera di Double Fine e Xbox Game Studios sulle due console next gen targate Microsoft, ovvero Xbox Series X e Series S.

<<ndr. Vogliamo precisare che pur non essendo un’esclusiva, Psychonauts 2 sarà disponibile per next gen soltanto sulle console di casa Microsoft>>.

In generale ci siamo trovati davanti un titolo solido, soprattutto a livello di frame rate, che si è tenuto inchiodato a 60 fps. Tuttavia a livello grafico abbiamo notato svariate volte delle sbavature non indifferenti su alcune animazioni non proprio ottime e su texture che moltissime volte vengono caricate in ritardo, anche se di pochissimo. Non sappiamo se effettivamente la colpa di questi difetti sia dovuta alla natura cross-gen del titolo o al suo budget ristretto, tuttavia graficamente per certi aspetti il gioco risulta alquanto datato. Che sia chiaro, non siamo di fronte a un’esperienza talmente vecchia da risultare fastidiosa o obsoleta, ma diciamo che da un prodotto così ci saremmo aspettati qualcosina di più. Ovviamente tutti i vari difetti potrebbero essere corretti in futuro attraverso le patch, per cui non è sicuramente il caso di disperarci.

Se dal lato grafico il titolo non eccelle, possiamo garantirvi che sotto il punto di vista audio Psychonauts 2 è una piccola perla. Raramente ci siamo innamorati così tanto della soundtrack di un gioco, ma quella di Psychonauts 2 è davvero sublime. Peter McConnell è riuscito a creare esattamente quello che si era proposto all’inizio dello sviluppo, ovvero una colonna sonora talmente memorabile sia da essere immediatamente riconoscibile, sia da essere goduta in ogni singolo istante. Vi possiamo garantire che dopo aver giocato Psychonauts 2 la vostra voglia di andare a cercare canzoni simili a quelle presenti nella OST del gioco crescerà “OVER 9000!. Prima di chiudere con le caratteristiche tecniche, vorremmo fare un plauso anche al doppiaggio, totalmente in inglese, che ancora una volta non ne sbaglia una, esattamente come nel primo capitolo. Ogni singolo personaggio è molto credibile e ogni situazione viene resa perfettamente grazie ai vari doppiatori.

In conclusione

Psychonauts 2 non osa e non vuole osare, e in questo caso fa più che bene! L’opera di Double Fine non aveva bisogno di chissà quale evoluzione in quanto era già perfetta col primo capitolo. Il secondo Psychonauts prende tutto quello che c’era di buono nel primo capitolo, smussa qualche angolo imperfetto e consegna ai giocatori un prodotto degno di nota. Se siete quindi alla ricerca di un Action-Platformer con una storia ben raccontata, il prodotto di Tim Schafer fa decisamente al caso vostro. Sicuramente non siamo di fronte al Game of the Year 2021, ma di certo Psychonauts 2 è una delle sorprese più piacevoli di questo anno videoludico già pieno zeppo di sorprese!

PROCONTRO
– Trama raccontata in maniera sublime
– Il Level Design rasenta il geniale
– Ottima longevità
– Sountrack e doppiaggio a livelli altissimi
– Tecnicamente per niente perfetto
– Non osa per niente innovare o apportare novità sostanziali per il genere