Il processo evoluzionistico che caratterizza l’intera umanità è sicuramente difficile da capire a fondo. Anni e anni di studi non sono mai riusciti a scoprire appieno cosa spinge un essere a superare ogni suo limite. Molti vedono questo sviluppo graduale verso la (mai trovata) perfezione come un semplice meccanismo di autodifesa. Alti invece considerano il processo sopracitato un andamento meccanico, quasi istintivo, che aiuta una creatura a diventare migliore in maniera quasi naturale. Tuttavia risulta innegabile che senza il principio dell’errore il concetto stesso di evoluzione non avrebbe un fondamento stabile. Pensateci! L’umanità ha trovato spesso miglioramenti soltanto quando i vari errori commessi in passato sono stati analizzati e compresi fino in fondo. In parole povere, l’essere umano “sale di livello” soltanto quando fallisce il suo compito.

Questo concetto ovviamente viene applicato in ogni singolo ramo che caratterizza la società odierna. L’arte sicuramente viene condizionata dal fatto che l’individuo spesso sbaglia prima di dare vita alle proprie opere (che spesso toccano vette così alte da essere dei veri e propri capolavori). Certo, molti nascono con un talento naturale che aiuta a rendere perfette le proprie creazioni. Tuttavia, nessuna esecuzione risulta senza imperfezioni sin dal primo tentativo. Il detto “devi cadere per imparare a rialzarti” può sembrare un semplice clichè, ma la verità che si nasconde dietro quelle parole è molto profonda.

Se dovessimo portare questi concetti (discussi poco sopra) all’interno del mondo videoludico, forse i vari esempi renderebbero ancora di più giustizia a queste parole. Il nostro tanto amato panorama nel corso di questi lunghi anni ci ha dimostrato che persino i titani più grossi possono cadere come mosche (specie quando non riescono a guardare al di là dei propri limiti). Già solo in questi ultimi 10 anni abbiamo visto grandi compagnie cadere dall’Olimpo per colpa dell’avarizia, dell’ignoranza, e spesso anche per colpa dell’orgoglio. In un’industria nella quale ogni singolo passo fa più rumore di un urlo sparato in una stanza vuota, non riuscire a vedere i propri errori spesso porta a non evolversi mai (e condanna l’individuo a un declino inevitabile).

Tuttavia gli esempi possono tranquillamente presentarsi al contrario, in quanto spesso e volentieri tantissime compagnie accettano i propri limiti, guardando i vari errori commessi in passato per poi dare vita ad opere decisamente più evolute. Proprio per questo motivo Bandai Namco durante questo 2021 è riuscita a mostrare le sue capacità in maniera non indifferente. Dopo opere come God Eater e Code Vein, che riuscivano a sperimentare ma mai ad evolvere una formula già nota, il team riprova a scalare i gradini del Monte Olimpo videoludico grazie a una nuova opera. Ma sarà riuscito questo Scarlet Nexus a imparare dal passato? O il risultato finale non è nient’altro che un concreto passo falso? Andiamo a scoprirlo nella nostra recensione!

See the (Scarlet) Nexus in my dreams!

Partiamo subito col dire che la narrazione presentata in Scarlet Nexus risulta fin da subito qualcosa di “già visto”. Per essere chiari: questa cosa non rende l’opera dei ragazzi di Bandai Namco da buttare o brutta, anzi, il livello narrativo risulta alquanto soddisfacente. Per non creare fraintendimenti vi possiamo dire che il videogioco in questione si pone come una tipica narrazione da manga/anime seinen (un genere dove spesso i temi più maturi prendono il dominio). Quindi, se siete estimatori di opere come Attack on Titan (da quale Scarlet Nexus prende più di un’ispirazione), Parasyte, GANTZ e roba simile, il comparto narrativo dell’opera Bandai non vi sembrerà per nulla nuovo. Noi stessi una volta alle prese con l’opera ci siamo ritrovati a pensare: “Ho già visto questa cosa!” un bel po’ di volte.

Ma come già detto poco sopra, il risultato finale offerto dalla storia del gioco non è affatto male. La varietà di situazioni risulta abbastanza godibile così come anche il character design dei vari personaggi (principali e non). Una grande pecca purtroppo va attribuita al ritmo con il quale il racconto viene presentato: spesso e volentieri ci sono troppi momenti morti tra un capitolo e un altro, il che rende il racconto noioso o addirittura incomprensibile. Ci sono anche dei giganteschi buchi di trama (che evitiamo di spoilerarvi, ma una volta che vi imbatterete in essi capirete a cosa ci stiamo riferendo) che appesantiscono ulteriormente il comparto narrativo generale. Ma al di fuori di queste pecche riteniamo Scarlet Nexus un prodotto più che sufficiente da un punto di vista puramente narrativo. Niente di eccezionale, ma svolge il compito a dovere portandosi a casa non solo la sufficienza, ma anche qualche pacca sulla spalla. Aggiungiamo anche che l’evoluzione del team di sviluppo nel cercare di dare al giocatore un’esperienza narrativa migliore (specie dopo il disastro combinato con Code Vein) si nota abbastanza. Tuttavia, c’è ancora bisogno di qualche ritocco per toccare vette leggermente più alte.

Per farvi un piccolo preambolo della trama senza entrare troppo nei dettagli (e giusto per avere un’idea di cosa si parla all’interno di Scarlet Nexus), vi basti sapere questo: nel gioco vestirete i panni di due protagonisti, Yuito Sumeragi e Kasane Randall. I ragazzi in questione sono nuove reclute della OSF (Other Suppresion Force), ovvero un’organizzazione che ha il compito di dare spazio alle persone speciali per creare una divisione in grado di difendere l’umanità dal pericolo degli estranei (creature di un’altra dimensione che vogliono distruggere l’umanità). I nostri hanno motivi ben diversi per unirsi alla divisione OSF, tuttavia una serie di eventi li spingeranno a diventare molto uniti. Infatti, nel corso delle vicende presentate dal gioco vedremo una serie di situazioni molto interessanti, in grado di tenerci incollati allo schermo (almeno fino a quando la narrazione non deciderà di andare a farsi benedire… per non dire altro). Starà quindi a voi giocatori guidare Yuito e Kasane nella loro avventura e scoprire i misteri e i complotti che risiedono dietro il mondo di Scarlet Nexus.

[NdR – Abbiamo evitato volutamente di entrare nei dettagli dell’argomento “Brainpunk”. Per metterla in parole semplici e senza creare polemiche inutili, il termine ci sembra alquanto forzato, poiché non comunica niente di diverso rispetto alla controparte Cyberpunk. Infatti la parola utilizzata dal team di sviluppo per descrivere le tematiche di Scarlet Nexus è semplicemente un neologismo che vuole far colpo senza però avere un impatto reale (come fece a suo tempo lo “stile” portato in vita prima da Dozois e poi standardizzato da Bethke)]

I have a combo system…and I’m afraid to use it

Esattamente come la sua struttura narrativa, anche il gameplay di Scarlet Nexus funziona, ma risulta pieno di buchi. Il titolo si presenta alla base come un classico action RPG con un combat system in tempo reale in parte basato sulle combo. Il gioco ci permetterà di sfruttare una serie di attacchi melee che dovranno essere combinati con i vari poteri speciali dei nostri protagonisti (i poteri saranno improntati principalmente sulla telecinesi). Scarlet Nexus ci darà anche la possibilità di sfruttare a dovere i poteri dei nostri compagni, che ci doneranno dei buff temporanei (come fuoco, resistenza superiore o rapidità) per affrontare al meglio le varie situazioni che l’opera ci parerà davanti. Durante il corso di tutta l’avventura i nostri PG si evolveranno e grazie a un particolare albero delle abilità potremo aggiungere al nostro arsenale altre combo o buff specifici.

Ancora una volta, ci ritroviamo di fronte a un prodotto che non vuole osare tantissimo, ma che semplicemente vuole offrire un’esperienza piacevole e divertente. Senz’ombra di dubbio Scarlet Nexus riesce benissimo nell’impresa proposta, offrendo un gameplay relativamente vario e quasi sempre divertente. La possibilità di affrontare le parti action sarà sempre ben gradita dal giocatore in quanto i nemici saranno quasi sempre diversificati e le situazioni, nella prima parte del gioco, saranno molto varie.

Tuttavia le pecche si iniziano a sentire dopo una ventina di ore di gioco: infatti Scarlet Nexus rimane lineare e piatto, a lungo andare. La dose di adrenalina iniziale e la voglia di sperimentare le varie combinazioni dei poteri si ridurrà a un semplice button mashing, creando una sensazione di noia. Principalmente questo problema dipende moltissimo dalla longevità del titolo: per finire l’avventura sono infatti necessarie ben 50 ore (circa 25 ore a run), tempo che sinceramente abbiamo trovato eccessivo per un gioco simile. I vari “effetti negativi” verranno inoltre condizionati da una linearità generale del level design, da una serie di missioni secondarie alquanto piatte e inutili e infine dalla mancanza di attività secondarie di spessore. Mettere porzioni esplorabili liberamente nel gioco non renderà il tutto più gradevole in quanto la città e i vari distretti di New Himuka risultano eccessivamente vuoti e privi di vita.

Per concludere, vi basti sapere che il gioco decollerà in maniera più che ottimale, ma dopo tante ore precipiterà inesorabilmente. Insomma, si partirà da sensazioni tipicamente da Devil May Cry per poi arrivare alle sensazioni lasciate da un qualsiasi musou, risultando quindi piuttosto ripetitive. Sicuramente c’è un grosso potenziale nella parte puramente videoludica del progetto, ma durante questo capitolo non abbiamo visto il vero volto di Scarlet Nexus.

Tecnicamente Parlando

Anche se la nuova generazione di console è ormai presente sul mercato da più di 8 mesi, ci ritroviamo ancora in una fase transitoria per quanto riguarda l’uscita dei titoli. Esattamente come gran parte dei prodotti videoludici usciti in questi mesi, anche Scarlet Nexus si propone come titolo cross-gen. Ovviamente questa caratteristica porta sia pregi che svantaggi all’opera dei Bandai Namco.

Sotto il punto di vista puramente grafico il titolo non fa urlare al miracolo, adottando il già noto Unreal Engine 4, un motore grafico che spesso e volentieri mostra dei limiti mostruosi nelle mani sbagliate. Non è il caso di Scarlet Nexus, ma possiamo garantirvi che il titolo presenta una moltitudine di texture non curate. Il gioco è stato provato da noi su 3 macchine diverse, tutte di casa Microsoft, ovvero: Xbox One S, Xbox Series X e Xbox Series S. Come c’era da aspettarsi, il sistema old gen sicuramente risulta il più svantaggiato, non riuscendo a garantire risoluzioni alte (parliamo di 1080p classici) e un frame rate bloccato a 30 fps, purtroppo non del tutto stabili. L’esperienza risulta sicuramente godibile ma non eccezionale, dimostrando che persino un titolo come Scarlet Nexus è ormai capace di mettere in crisi la vecchia macchina Microsoft. Per quanto riguarda le due ammiraglie Next-Gen (o per meglio dire Curent-Gen) il discorso cambia drasticamente: non solo Series X e S offrono risoluzioni maggiori (4K nel primo caso e 1440p nel secondo), ma anche la pulizia generale delle texture è migliore, così come il draw distance e il frame rate, che sale fino a toccare i 60 fps, purtroppo anche in questo caso non stabili.

Dal punto di vista audio il gioco presenta un buon doppiaggio sia in Giapponese che in Inglese. È del tutto assente il voice-over italiano, ma ad accompagnare i giocatori meno esperti in queste lingue ci saranno i sottotitoli in italiano. Anche a livello di soundtrack è stato fatto un buon lavoro, in quanto Scarlet Nexus presenta una varietà di temi musicali piuttosto accattivanti. Alcuni brani sono stati creati ad hoc per il titolo dalla band nipponica The Oral Cigarettes; questa particolarità ci ha ricordato molto la metà degli anni 2000, dove gruppi come Maximum The Hormone o Girugamesh davano “voce” alle main theme delle serie anime più in voga.

In conclusione

Scarlet Nexus è stato una sorpresa decisamente gradita. Non siamo sicuramente di fronte a un esponente degli action RPG in grado di cambiare l’andamento generale del genere. Tuttavia, il titolo Bandai Namco offre una buona dose di godibilità e un gameplay decisamente divertente. Certamente le varie pecche non permettono all’opera di elevarsi oltre un certo punto, ma dietro al progetto si nascondono buone potenzialità per un probabile seguito. Quindi, se siete appassionati di anime o delle tematiche cyberpunk (ma anche di titoli action RPG), Scarlet Nexus potrebbe essere un buon acquisto per trascorrere i mesi estivi.

PROCONTRO
– Gameplay adrenalinico e divertente…
– Storia interessante…
– Varietà dei nemici gradevole
– Ottima soundtrack
– … ma che a lungo andare risulta noioso e ripetitivo
– … ma troppo lenta in certi punti e piena di buchi nella trama
– Forse un po’ troppo lungo
– Le attività secondarie risultano inutili
Conclusione
Scarlet Nexus
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