NOTA: le immagini presenti in questo articolo derivano da sessioni di gioco, riprese direttamente indossando il visore Oculus Quest 2. La qualità delle stesse apparirà differente da ciò che è in realtà, in virtù di una esperienza diversificata in ambito VR.

MystIl nostro Road to VR avanza imperterrito, con non poche novità, attraverso l’impiego di altre periferiche come mezzo di trasporto lungo il panorama videoludico. La tecnologia è comunque al servizio dei videogiocatori e come tale funge anche da macchina del tempo. Prendendo in considerazione il nuovo Oculus Quest 2, abbiamo avuto modo di mettere le mani (letteralmente) su un titolo che ha fatto breccia nel cuore dei più nostalgici, capace di far riaffiorare quelle sensazioni ormai impresse solo nei ricordi e di far rivivere quei momenti incastonati nella nostra clessidra di pietra. Grazie all’estro di Cyan siamo finalmente tornati su quella spiaggia di Myst, tanto veemente desiderata, in un contesto tutto da scoprire e ovviamente tramite la localizzazione italiana.

Lì dove tutto è finito, tutto ha inizio

Diciamocelo, gli anni ’90 sono stati caratterizzati da un enorme balzo futuristico, videoludicamente parlando, capace di donare all’utente finale gli strumenti per cominciare a volare con la fantasia e vederla impressa su schermo. Lasciati alle spalle i vari Breakout, Galaga e tutto ciò che era FFF (fun for family), piano piano il concetto di avventura testuale (qualcuno ha detto Zork?) cominciò ad evolversi in maniera più marcata. Se da un lato sui vecchi home computer vi era già la possibilità di farsi trasportare in luoghi remoti, la fantasia era comunque relegata a quella parte immaginaria del videogiocatore.

Con le sole frasi a comporre le azioni e le direzioni da seguire, in un tripudio di “non conosco il comando“, l’intera vicenda era un susseguirsi di linee di codice monocromatiche e poca immersione visuale. Partendo proprio da lì, la naturale evoluzione si concretizzò con i vari story-based di Maniac Mansion e le opere della LucasArts: l’idea di far vivere un’esperienza completa all’alter ego in carne e ossa. Le avventure grafiche rappresentarono un punto di non ritorno, ma ci voleva qualcosa di ancora più immersivo, qualcosa che il videogiocatore doveva provare in prima persona. La branca dei puzzle game si sdoppiò in favore di universi paralleli da esplorare: mondi remoti visitabili nel quale ogni singolo passo verso l’ambiente successivo era sbarrato da un enigma da decifrare.

Enigmi facili, dicevano…

La sfida verso l’ignoto solleticò il palato di molti. I fratelli Miller lo sapevano benissimo e l’unico limite fu proprio la fantasia. L’impatto tra scoperta e narrazione esplose nella nascita di Myst. Concepito come una serie di immagini che componevano una strada ben definita, l’opera di Cyan si snodava in un percorso che non conduceva per mano il pioniere. Ciò che molti, all’epoca, probabilmente ignoravano è che l’essenza di Myst sarebbe sopravvissuta e immutata per molti anni a venire, irrompendo prepotentemente fino ai giorni nostri. Il passato riemerge con una vena di solitudine, ma capace di stringere ancora il cuore in una morsa nostalgica. Myst è un generatore intrinseco di mondi paralleli, capace di strappare il videogiocatore dalla sua comoda sedia e di trascinarlo fuori dall’immaginario collettivo, lontano dalla vita reale.

Oscurità

Buio. Una fenditura nell’oscurità fa scivolare freddi raggi di luce. Un tomo sta precipitando nell’abisso. In lontananza la voce flebile di uno straniero farfuglia parole apparentemente senza senso. Il libro è lì, dinnanzi a noi, immobile. Lo raccogliamo e ben presto tutto si fa più nitido. La spiaggia, il porto e la brezza marina che quasi lambisce il viso. Strane strutture si stagliano verso la costa, accerchiate da alberi.

Myst
Una crepa nella volta celeste. Un libro che cade. Qualcosa cambierà sicuramente…

Un po’ spaesati ci si dileggia all’esplorazione della piccola isola. Sì, non è possibile lasciare il luogo. Tutto è circondato dal mare e l’unica imbarcazione disponibile è relegata in fondo alle limpide acque. Non si hanno informazioni, quel forte senso di alienazione comincia ad insinuarsi sotto la pelle. La paura dell’ignoto è scongiurata solo dalla calma che si respira. L’unica possibilità per dipanare i dubbi sarà quella di scoprire i misteri del luogo, dove solo l’esplorazione darà i suoi frutti. Ben presto ci si accorgerà che ciò che l’occhio vede, la mente crede.

Myst
Pronti a vacare la soglia? Non si potrà più tornare indietro.

Tempus fugit

Il concept di Myst è semplice quanto complesso. Chi si approccia per la prima volta a un titolo come questo dovrà mettere in cantiere la possibilità di restare bloccato in sezioni di mappa per un tempo immemore. L’isola di per sé non è enorme ed esplorarla completamente, oltre a essere rilassante, porterà via poco tempo. Quello stesso lasso verrà utilizzato per scoprire misteri, raccogliere informazioni e tentare di varcare la soglia di nuovi universi. Sì, Myst è un concentrato di universi riunito sotto l’ala di un posto ameno e ricco di tranquillità, ma al di sotto di esso si annidano i più fervidi segreti.

Grazie all’impiego del visore per la realtà virtuale, la soggettiva resta invariata, ma si potranno sfruttare una serie di migliorie che negli anni ’90 non era possibile. Oltre ad una risoluzione maggiore, l’immersività su Myst è amplificata dal senso di profondità. Chi si è dilettato con i vari Secret of Monkey Island o Phantasmagoria (in FMV), ai tempi d’oro, è già abituato a una dinamica dei puzzle game, ma in questo caso specifico tutta quell’esperienza acquisita andrebbe rivista. Su Myst non vi sarà l’utilizzo di un inventario: tutto il necessario è sull’isola. Con l’ausilio dei controller di movimento, ogni puzzle ambientale sarà facilmente fruibile al tocco. Leve e pulsanti avranno l’interazione opportuna, così come il movimento potrà essere selezionato sulla base della propria esperienza in gioco.

Myst
Eccoci ritornati su quella spiaggia mai dimenticata del tutto.

Appena varcata la soglia preclusa nel libro non si potrà tornare indietro. Gli enigmi che si paleseranno davanti ai nostri occhi avranno un livello di sfida considerevole. Da questo punto di vista, gli sviluppatori, nella primissima schermata di gioco, annunciano un bivio da seguire. Chi ha già avuto modo di perdersi nei meandri di Myst può provare l’ebrezza aggiuntiva dei puzzle casuali, generati non nella stessa sequenza del gioco originale, oppure seguire esattamente le orme degli anni passati e riprovare la stessa esperienza in chiave VR (consigliata a chi si approccia per la prima volta, ndr). Entrambi i casi rappresentano un ingresso verso l’ignoto.

Tecnologia, arte e abilità

Entrare nuovamente nel mondo (o mondi, che dir si voglia) di Myst è un tuffo nel passato. Messi da parte i fazzoletti, l’intera esperienza può essere vissuta in piedi o comodamente seduti sul divano, fermo restando che la durata della batteria del visore non sempre si confà alla voglia di terminare l’avventura. Il nuovo restiling, dedicato all’ambito VR, non ha subito stravolgimenti artistici rispetto alle vecchie versioni, se non la sostituzione dei volti di attori in carne e ossa in una controparte renderizzata tramite motore di gioco. Il movimento nella mappa può rappresentare un primo scoglio da superare. Ci si potrà districare tra il teletrasporto e il movimento libero. Entrambe rappresentano valide soluzioni per lo spostamento, ma bisognerà tenere conto della propria soglia di sopportazione in riferimento al motion-sickness.

Esplorare l’isola di Myst è rilassante e fa perdere la cognizione temporale…

La sensazione di chinetosi potrebbe sopraggiungere prepotentemente durante il movimento libero. Nella nostra prova, i primi minuti sono stati un po’ traumatici, ma col passare del tempo l’organismo si è abituato, capace anche di assorbire anche l’accelerazione dei movimenti. Purtroppo Myst per Oculus Quest 2 soffre di suddetta particolarità e sarebbe opportuno effettuare piccole sessioni di gioco in modo da alleviarne i sintomi.

Lo premiamo quel pulsante?

Non avendo una gestione dell’inventario a schermo, la fluidità nel risolvere enigmi è sicuramente vantaggiosa, ma come la tradizione insegna ci sono alcuni elementi che meriterebbero di essere appuntati su qualche superficie. Nella vecchia versione, numeri, date ed elementi importanti potevano essere ricopiati su un foglio di carta, in modo da procedere con le deduzioni e risoluzioni, stando anche lontani dal mondo di Myst. Indossando il Quest 2, in questo caso, bisognerà attivare la nostra memoria implicita (o usare semplicemente la funzione di cattura schermo del visore, ndr). Sicuramente stuzzica il livello di sfida, ma può risultare abbastanza frustrante ritornare sui propri passi per qualcosa che non ci si ricorda o che abbiamo erroneamente memorizzato.

Bisognerà cominciare a utilizzare la memoria per concentrarsi sugli enigmi…

L’interazione con l’ambiente è limitato (ovviamente) ai pezzi inerenti alla risoluzione dei vari enigmi disseminati, anche se sarà possibile leggere i vari tomi per scoprire la narrazione e tutto ciò che ruota attorno agli universi di Myst. La sensazione di scalare fisicamente scale a pioli aumenta moltissimo l’immersione nel luogo, così come ruotare, premere e muovere oggetti. Il testo e la localizzazione italiana aiuterà sicuramente chi è meno avvezzo alla lingua originale. Il vecchio prodotto poteva contare anche sui dialoghi in italiano, questa nuova versione invece possiede solo la traduzione relegata ai sottotitoli (ma non è comunque un grandissimo problema). Quello che probabilmente è mancato risiede proprio nell’essere troppo fedele all’opera originale. Il titolo in VR risulta eccessivamente ancorato a quella vecchia concezione, diventando quasi un porting (vedasi anche le varie compenetrazioni) che un titolo pensato e studiato per la realtà virtuale.

Alcune sessioni richiedono sforzi non indifferenti

Visivamente parlando, entrare nell’universo di Myst, con gli occhi nostalgici, è come essere pervasi da una sensazione di puro godimento. Tuttavia, nonostante la pulizia generale delle texture, alcune di queste risultano un po’ piatte e sottotono. Al netto di queste piccole imperfezioni, Myst per Oculus Quest 2 risulta il coronamento di un sogno perdurato da quasi trent’anni: la naturale evoluzione di un titolo ambizioso nato da quelle fondamenta del puzzle-solving e ritornato in grande spolvero sotto il peso di lustri.

PRO CONTRO
  • Evocativo ritorno su Myst
  • Atmosfera incredibile
  • Concettualmente fuori dal tempo e dallo spazio
  • Enigmi contestualizzati e dal notevole grado di sfida
  • Localizzazione italiana
  • Graficamente migliorabile
  • Presenza di motion-sickness
  • Alcune feature mancanti
Conclusione
Myst
8.0
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.