Sin dal suo arrivo sul mercato, Little Nightmares è riuscito a imporsi come uno dei videogiochi horror più spaventosi e inquietanti che si siano mai visti, anche grazie all’inconfondibile firma dei suoi autori, i talentuosi Tarsier Studios. Il team svedese, all’epoca, seppe dar vita a un’avventura bidimensionale (con grafica 3D) dai connotati puzzle che riusciva a tenere i giocatori col fiato sospeso dall’inizio alla fine, imbrigliandoli in una tela fatta di momenti carichi di suspense e un’atmosfera ansiogena e terrificante. Visto un simile successo, la lavorazione di un sequel era più che pronosticabile, anche per via del numero incalcolabile di indizi disseminati tra il finale aperto del primo, che lasciava con un numero incalcolabile di punti di domanda, e soprattutto i suoi DLC, che aprivano diversi spiragli alla lavorazione di un secondo capitolo. A distanza di quattro anni dal titolo originale arriva dunque Little Nightmares 2, che, forte di una formula ormai già ben rodata, punta a bissare il successo avuto nel 2017 inserendo qualche novità nel calderone: cerchiamo, dunque, di capire se (e quanto) è riuscito nel suo compito.

Little Nightmares 2

Il più grande punto di forza di Little Nightmares 2, come del resto avvenuto per il suo predecessore, sta nella riuscitissima commistione fra le vicende narrate, il design e la caratterizzazione delle ambientazioni e la marcatissima narrativa ambientale. Svestiti i panni di Six, nel secondo capitolo il giocatore impersona Mono, un bambino con uno strano sacchetto di cartone in testa, che si risveglia di notte, solo e abbandonato in una foresta sconosciuta. Ben presto il nostro si riunisce, apparentemente per caso, proprio alla bambina dall’impermeabile giallo: Mono e Six, costretti dal comune destino a collaborare, dovranno loro malgrado intraprendere un viaggio a tinte macabre e misteriose, durante il quale, in pieno stile Little Nightmares, non mancheranno di capitare nelle grinfie di creature terrificanti e abominevoli, che, come da tradizione, capiteranno loro tra capo e collo a più riprese. Ci fermiamo qui: della trama in sé e per sé non vogliamo dirvi più nulla, per evitare di rovinarvi la sorpresa. Ci basta avervi anticipato qualcuna delle premesse narrative, anche perché venirne a conoscenza è di vitale importanza per permetterci di introdurre e approfondire i cardini dell’offerta ludica, oltre a permettere a voi di comprenderli.

Little Nightmares 2

Little Nightmares 2, infatti, introduce nella formula portata avanti dal predecessore proprio Six, che, da personaggio non giocante, può collaborare con Mono in diverse sequenze scriptate. La sua presenza non trasforma le fasi in cui lei viene in nostro aiuto in momenti che suggerirebbero la necessità di un altro giocatore umano: la risoluzione degli enigmi combinati, infatti, rimane sempre su un livello molto meccanico e basilare, che si basa perlopiù sull’attivazione di una leva o di un pulsante, senza che questa diventi mai un’operazione davvero complessa o a cui fare ampio ricorso per superare determinate sezioni. Una co-op illusoria, insomma, che ribadisce la natura rigorosamente single-player dell’avventura: la presenza sullo stesso schermo dei due bambini dalle dimensioni lillipuziane, come presto scoprirete, ha fini decisamente più legati alla narrativa in sé e per sé che a particolari dinamiche di gameplay.

Questo fatto, di per sé, non danneggia più di tanto la gestione del racconto e la varietà di situazioni che vi viene proposta, anzi, se possibile le rafforza, introducendo qualche interessante variazione sul tema della classica corsa a perdifiato per sfuggire al nemico o al boss di turno, espediente con cui venivano spesso risolte le situazioni più adrenaliniche nel primo capitolo. Anche Little Nightmares 2 si affida a una formula molto simile, ma prova ad evolverla un po’ introducendo puzzle più complessi, basati, per esempio, sull’utilizzo di una torcia per bloccare un nemico in procinto di afferrarci o sul dover prestare attenzione al suono di un pianoforte in modo da coprire i nostri movimenti. In questi momenti il gioco riesce a dare il meglio di sé, mettendo a dura prova il sangue freddo del giocatore e riuscendo con una certa facilità a fargli drizzare i peli sulle braccia, inoculandogli nelle vene una tensione tale da farlo sobbalzare al minimo errore. L’opera dei Tarsier Studios, nonostante l’inizio un po’ in sordina, riesce in certi frangenti ad essere spaventosa tanto quanto quella che l’ha preceduta, portandovi a interrogarvi con orrore sulla reale natura dei mostri umanoidi che vi trovate ad affrontare.

Little Nightmares 2

Allo stesso modo in cui Little Nightmares 2 è capace di azzeccare alla grande la costruzione di un’atmosfera malconcia e “sporca” (anche grazie alla totale assenza di colonna sonora, ridotta ai rumori ambientali) e il modo brillante in cui vengono risolte certe sezioni, tende però a inciampare – a volte piuttosto rovinosamente – in altri elementi, soprattutto quando Mono si trova da solo, separato dalla compagna. Soprattutto (ma non solo) in queste fasi, il gioco si lascia andare un po’ troppo al trial&error, senza per questo dare al giocatore sufficienti indizi visivi per evitare di finire in questa o quella trappola attivata da un trigger a caso. Inizialmente, in realtà, quegli indizi sarebbe anche possibile trovarli. Nelle prime fasi, per fare un esempio blando, Mono trova delle pigne con cui far scattare delle tagliole poco più avanti, seminascoste dalle foglie, che altrimenti, passandoci sopra normalmente, lo ucciderebbero. Peccato, però, che questo schema virtuoso non venga riproposto quasi mai nelle altre zone, innescando spesso la solita tiritera dell’”imparare fallendo” che mal si adatta a un videogioco come Little Nightmares.

Little Nightmares 2

Se non altro i checkpoint sono abbastanza ravvicinati, cosa che, tolti pochi casi sporadici, vi obbliga a ripetere al massimo uno o due minuti di gioco. Quest’elemento, perlopiù positivo, a volte può invece creare qualche piccolo problema, specie quando le sequenze “muori e impara” si accompagnano a sezioni della mappa che giocano molto sulla prospettiva o sull’esecuzione al millisecondo di un comando. Little Nightmares 2, infatti, vi obbliga a spostarvi in profondità più del suo predecessore, e questo di per sé è un elemento positivo, che suggerisce un design delle mappe e degli ambienti più studiato, in cui anche i collezionabili, che sbloccano un finale segreto, sono meglio inseriti e contestualizzati. Nonostante la maggior libertà, però, lo scopo finale dei livelli è sempre quello di trovare oggetti importanti per proseguire o sfuggire a una minaccia incombente ben precisa, che aleggia su di noi anche per diversi minuti. In certi casi, invece, sopraggiunge qualche inaspettata variazione, come quando bisogna dare scacco matto a un inquietantissimo re nero, o cercare una chiave in un peluche servendosi di un marchingegno a raggi X.

Gli sviluppatori, come dicevamo quando accennavamo all’evoluzione della formula ludica, sono riusciti a sfruttare la maggior ampiezza di alcune mappe per inserire sequenze che vi lasciano un po’ più di libertà, in realtà non così frequenti. Al di là delle semplici sequenze stealth in cui eliminare qualcuno usando un’arma contundente (si, potete farlo), che spesso si risolvono in due soli modi (successo o morte certa), può capitarvi anche di affrontare delle situazioni più particolari, che richiedono anche un discreto tempismo. In ogni caso, comunque, la vostra capacità di nascondervi o di far proseguire lo “scontro” è sempre legata all’attivazione di determinati script. Un esempio può essere lo spostamento di un nemico in un punto preciso e studiato, cosa che vi suggerisce di compiere una determinata azione e passare oltre. Si tratta, comunque, di semplici “necessità ludiche”, legate alla trama e alla progressione e che ci sentiamo di perdonargli, anche perché il predecessore stesso faceva affidamento (e con successo) su simili espedienti, lasciandovi, per larghi tratti, solo l’illusione della libertà, in nome di una maggior spettacolarizzazione di certi momenti.

Little Nightmares 2

Dove Little Nightmares 2 eccelle, e dove parlare di “luci e ombre” non è affatto un problema, è invece nella costruzione delle ambientazioni, sia artistica che funzionale Il gioco, senza troppi giri di parole, è splendido dal punto di vista visivo, e, grazie ad elementi come la prospettiva e la scala delle ambientazioni, riesce molto bene a enfatizzare ogni dettaglio degli scenari che vi trovate a percorrere, facendovi capire all’istante cosa dovete fare. Presto, insomma, imparerete a “parlare” la sua lingua e a ragionare secondo i suoi stilemi di design, capendo non solo come manipolare certi oggetti e raggiungere punti ben precisi, ma che anche l’elemento più insignificante, come un cervello in un barattolo da lanciare per aprire una porta, può tornare utile allo scopo.

Tarsier Studios, come dichiarato dagli stessi artisti del team, si è in parte ispirata a La Città Incantata e ad altri film dello Studio Ghibli per dare al sequel un “tono” leggermente differente: rimangono, comunque, più che evidenti i rimandi stilistici all’est Europa, in particolare all’architettura, alla società e al cinema sovietici degli anni ’70. Funzionalità ed estetica vengono mescolate in un insieme praticamente perfetto, capace di attirare l’attenzione su di sé fin dal primo sguardo, per poi farvi perdutamente innamorare in determinati momenti, malinconici e contemplativi, che vi resteranno nella memoria per tutta la vita. Per quanto la conta poligonale non sia incredibile, e il gioco non brilli particolarmente dal punto di vista meramente tecnico (deve girare anche su Switch, del resto), Little Nightmares 2 riesce a far sua una logica inoppugnabile: tutto ciò che c’è e si vede viene sfruttato in maniera perfetta. Peccato che quanto abbiamo appena detto non si applichi allo stesso modo in tutte le sue componenti, o staremmo celebrando un videogioco praticamente perfetto e senza difetti, cosa che (per fortuna, da un certo punto di vista!) non riesce ad essere.

Little Nightmares 2

 

PRO CONTRO
  • Atmosfera unica, a metà fra l’orrorifico e il sognante, con una narrativa ambientale superba
  • I puzzle sono semplici ma ben congegnati, con diverse variazioni sul tema
  • Ritmo molto ben gestito, con momenti più lenti inseriti a effetto e mai pesanti
  • Troppo trial & error: in questo caso, un passo indietro rispetto al primo capitolo
Conclusione
Little Nightmares 2
8.5
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Nato nello scorso millennio con una console fra le mani e rimasto confinato per molti anni nel mondo distopico della Los Angeles del 2019, ne è infine venuto fuori per divulgare al mondo intero le sue più grandi passioni: il videogioco in tutte le sue forme, il cinema (quello vero) e Dylan Dog.