“La mente è un paracadute, funziona solo se si apre” affermava Albert Einstein, il celeberrimo padre della teoria della relatività. Ma se non bastasse il professore che ha spiegato una delle leggi più importanti della fisica contemporanea a capire Twin Mirror, allora parafrasiamo le parole di Joker da The Killing Joke, e scopriamo assieme che i ricordi in realtà sono pungenti e crudeli, spinti dalla bramosia di punzecchiare la nostra serenità, minando così una felicità apparente, di cui non abbiamo mai un concreto assaggio. E allora ce la creiamo da soli, edificando delle barriere per proteggerci dal mondo e dalle sue incoerenze.

Non è semplice lasciarsi il passato alle spalle…

Dontnod ha esplorato i disagi adolescenziali di Max e Chloe in Life is Strange, si è spinta a Londra durante l’influenza spagnola e ha affrontato le tematiche delicate e originali di Tell Me Why.

Con Twin Mirror ha scelto di spingersi oltre i suoi canoni, com’è tipico di chi ricerca da tempo uno stimolo ulteriore per presentare agli appassionati un lavoro che ci siamo presi il tempo di analizzare con la dovuta perizia necessaria per dirvi che ne pensiamo. Se vi aspettate dunque un titolo sulla falsariga delle passate produzioni Dontnod, magari con la stessa intensità e profondità di trama e dei personaggi più memorabili, allora non perdeteci troppo tempo, poiché potrebbe non fare per voi. 



Se però ricercate un’esperienza che vada ad analizzare il palazzo mentale e le sue incoerenze, potrebbe essere il titolo adatto a voi, soprattutto per la sua longevità che si attesta sulle sei ore, ma anche sulle otto ore se si sceglie di approfondire completamente il nuovo titolo targato Dontnod.

Il nostro protagonista è Samuel Higgs, un giornalista ponderato e sereno non molto apprezzato nella piccola e pacifica cittadina di Basswood, in cui torna per il funerale del suo migliore amico Nick, morto a causa di un brutale incidente stradale, dopo averla abbandonata per due anni a causa di un suo articolo di denuncia che lo ha costretto ad allontanarsi.

Sin dalla prima scena, il personaggio di Samuel viene immediatamente analizzato mentre osserva da una zona panoramica il luogo in cui è cresciuto col suo migliore amico, ricordando gli istanti vissuti con Nick e un passato che cerca di dimenticare a ogni costo. Senza fare spoiler aggiuntivi sulla trama principale, possiamo però assicurarvi che l’introspezione di Samuel è ben amalgamata nel contesto narrativo, rendendolo così un personaggio interessante ma privo del carisma che abbiamo ritrovato in altre produzioni Dontnod.

Investigare ci piacerà particolarmente…

Infatti un elemento che ci viene presentato dopo alcuni istanti è il Palazzo Mentale, un luogo in cui Sam riflette senza interferenze esterne e dove la sua mente si può rasserenare, in cui può pensare agli accadimenti del passato, alle sue emozioni e a ciò che lo riguarda direttamente, difficilmente interpretabile per chiunque non sappia nulla sul suo conto.

Attraverso questa meccanica veniamo a conoscenza dei drammi passati da Sam, del perché è stato costretto ad allontanarsi da casa, dei suoi affetti che ha tentato di allontanare in maniera apatica e distaccata, non riuscendo però nel tentativo poiché il legame che nutre è troppo forte, nonostante cerchi in tutti i modi di allontanarlo per non esserne più coinvolto.

Da questo comprendiamo una natura del personaggio estremamente ferita da un evento che scoprirete nel corso della breve esperienza di Twin Mirror, che vi consigliamo di vivere tutta in una volta, tenendo fede al fatto che non è Life is Strange, ma un vero e proprio inizio per Dontnod dopo un complesso ritorno col prosieguo diretto del franchise principale, che in passato non ci entusiasmò particolarmente.

Inoltre, il Palazzo Mentale ci consente di approfondire gli indizi raccolti nelle aree di gioco. L’esplorazione perciò avrà un ruolo importante per scoprire attentamente cosa circonda il protagonista, di cui apprenderemo man mano le incertezze e le paure, soprattutto quelle diretto verso se stesso.

Quando ci troveremo a dover analizzare ogni oggetto per scoprire il suo utilizzo e a investigare mettendoci nei panni di un detective che ci ha ricordato l’esperienza della Serie Arkham, sviluppata da Rocksteady Studios, in vari anfratti nella scoperta della storia di Sam, avremo modo di conoscere un altro aspetto della sua mente, contorta a tal punto da andare nel panico se messa alle strette in momenti di difficoltà.

Sam entrerà in un circolo della sua mente in cui dovrà ritrovare se stesso, spingersi oltre quello che vive e prova. Nella nostra avventura su Twin Mirror abbiamo dato un senso allo smarrimento del protagonista, che rincorre il suo “Io” interiore con la speranza di raggiungerlo.

E Io, il grillo parlante che lo consiglia sul da farsi e il modo in cui sostenere le situazioni, diventa in qualche modo un protagonista alternativo e molto più intrigante di Sam stesso, tanto da averci spinto a chiederci chi sia davvero e quale sia il suo scopo effettivo, qual è il suo ruolo e perché tiene a Sam, e la spiegazione è presto spiegata: cerca di prendersi cura di lui e non farlo sentire solo, soprattutto quando si ritrova a ricordare i momenti più difficili della sua vita, come il rifiuto di Anna e la sua assenza a casa, al fatto che Nick si sia fidanzato con lei, a un marea di momenti che purtroppo lo fanno sentire solo, lontano dalla realtà e dalle emozioni di una vita serena, dalla costante ricerca di una felicità che però non riesce a trovare anche se ha messo chilometri di distanza dalla cittadina natale e da quei problemi che ha cercato di mettere alle spalle.

Narrazione e sbavature: cosa non ci è piaciuto

La scrittura dei dialoghi è buona e matura, ben diversa dalle passate avventure grafiche targate Dontnod. In effetti non differisce poi molto dal passato, poiché influiscono sulle brevi scelte che compiremo, non così decisive ma allo stesso modo influenzanti come in Life is Strange, che non ci hanno disarmati come ci saremmo augurati. Spesso ci hanno resi partecipi ma, al contempo, ci hanno lasciati con l’amaro in bocca, come se ci aspettassimo qualcosa dal personaggio, una sferzata decisiva e importante che avremmo certamente apprezzato.

Se però dobbiamo fare un plauso alla produzione, è alla cura che Dontnod ha inserito nella scoperta del background di ciascun nostro interlocutore, che possiamo selezionare per scoprirne il passato e avere una maggiore chiarezza sul suo ruolo nella tumultuosa e sfortunata Basswood. È una meccanica oltretutto utile per non dimenticarci chi abbiamo di fronte, considerato il fatto che l’esperienza complessiva non è incisiva come ci saremmo augurati, e che ciò può giocare a sfavore se si ricerca una maggiore immersione nel viaggio nei ricordi di Samuel Haggins nel suo ritorno a Basswood, col peso di una narrazione che non attecchisce come avremmo sperato.

Se da una parte abbiamo apprezzato la caratterizzazione di Sam, dall’altra non ci sentiamo di premiare il titolo, poiché inizia a ingranare soltanto alla fine, lasciandoci dispiaciuti su quel che sarebbe potuto essere con qualche episodio in più e una decisa cura al dettaglio di cui Dontnod è certamente capace.

Un momento per crescere…

Una storia del genere, con molti spunti interessanti, capace davvero di poterci trasportare in una nuova veste creativa e uno stimolo per lo sviluppatore, non rappresenta però l’effetto sperato da quest’ultimo, che avremmo certamente lodato se l’occasione fosse stata colta senza tentennamenti, con la sola differenza che non sarebbe mai stato un nuovo Life is Strange, da cui Dontnod da qualche tempo non sembra proprio riuscire a distaccarsi poiché, come Sam, è troppo legata al passato, nonostante il buon lavoro svolto con Tell Me Why, che il nostro Marco Piccirilli ha recensito in passato per 17K Group, apprezzando soprattutto una piega che sembrava essere stata compresa da Dontnod stessa.

Nel mondo delle avventure grafiche è perciò complesso concepire una reale innovazione nelle meccaniche di gioco, e Twin Mirror non è di certo il candidato che spezza in qualche modo questa tradizione. Dontnod si è ispirata ai toni nostalgici di Alan Wake con qualche trovata, soprattutto quando Sam si trova a navigare nel corso dalla sua mente e a sfuggire a quelli che sembrano a tutti gli effetti degli attacchi di panico improvvisi, in grado di destabilizzarlo e portarlo successivamente a una situazione in cui non riesce a trovare una soluzione, e che solo il suo Io può aiutarlo a comprendere, e siamo un po’ tristi se immaginiamo il modo in cui sarebbe potuto essere maggiormente sfruttato, considerata la sua importanza nelle sei ore di gioco.

Che forse bastasse un episodio in più o due come in Tell Me Why per darci una maggiore chiarezza della trama per farcela comprendere appieno, anziché correre come se non si vedesse l’ora di arrivare ai titoli di coda? Sfortunatamente, siamo di questo avviso, e aggiungiamo inoltre che le nostre aspettative fossero ben altre, nel complesso, e che ci auguravamo che Dontnod riuscisse a lavorare sulle sue incertezze che si porta ormai dietro da Life is Strange.

Se non altro, la grafica di gioco è godibile. L’Unreal Engine svolge un lavoro pregevole, nonostante alcuni cali di frame rate. Quel che ci auguriamo, col nostro ingresso nella nuova generazione, è che Dontnod migliori le espressioni facciali dei protagonisti nelle sue avventure grafiche, che possono essere rese ancora più accattivanti e intriganti, considerato il livello qualitativo cui ci ha abituato nel corso della passata generazione, in tutte le sue declinazioni. Una nota positiva è la cura nell’illuminazione ambientale, come i raggi che filtrano dai rami, una buona gestione della telecamera e una concreta miglioria delle texture, ora pregevolmente meglio definite rispetto alle passate produzioni della casa sviluppatrice francese

PRO CONTRO
  • Intrigante viaggio emotivo nei ricordi di un individuo
  • Una buona veste grafica, con una discreta illuminazione ambientale
  • Vibes positivi ispirati ad Alan Wake
  • Trama piacevole e narrazione coinvolgente
  • Troppo breve
  • Con i personaggi si prova difficilmente empatia

 

Conclusione
Twin Mirror
7.0
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Appassionato di letteratura, videogiochi, cinema e fumetti. Alla ricerca continua dell'Infinito, concentrato sul presente. O sul prossimo articolo...