Little HopeSuperata la classica notte delle streghe in quel che fu il 31 ottobre scorso, precisamente con la festa di Halloween, mai evento fu propizio per presentare il secondo episodio targato The Dark Pictures Anthology. In questo frangente, Supermassive Games si lascia alle spalle la lugubre location oceanica, caratterizzata da una tomba galleggiante come Man of Medan e continua il suo percorso lungo una strada buia e tenebrosa, fino a giungere nei pressi di Little Hope. Distaccandosi dalla trama del precedente capitolo, la nuova puntata verte soprattutto a introdurre personaggi inediti le cui vicende ruotano attorno ad un destino comune, dove la sensazione di terrore è insita in quella claustrofobica situazione che caratterizza il genere horror. Dopo il non appassionate concentrato di situazioni espresso in Man of Medan, Supermassive Games tenta di riscattarsi con questa avventura grafica. Sarà riuscita a regalare momenti da brivido?

Little Hope
Pronti per il nuovo capitolo dell’antologia?

Che immane tragedia

Ebbene, non sempre le cose possono andare per il verso giusto. Bastano piccole azioni per scatenare reazioni a catena incontrollabili. Il cosiddetto effetto farfalla non è soltanto una parte intrinseca della teoria del caos, bensì una forza incontrollabile che esula da qualsiasi ragionamento logico. Sebbene restare sulla retta via consiste nel conoscere la meta di arrivo, un’improvvisa deviazione potrebbe condurre verso una meta sconosciuta. È proprio quello che accade all’autista di un autobus imboccando, suo malgrado, un piccolo cambio di direzione.

Little Hope
Era una serata tranquilla, come molte altre.

Una notte come le altre. Una lieve nebbia circonda la strada che taglia un tratto forestale. L’autobus è appena ripartito da una piccola sosta in una tavola calda incrociata sul tragitto. Due fari in lontananza non fanno presagire nulla di buono. La via è deserta e l’unico contatto umano visibile si avvicina all’autista, indicandogli di proseguire verso un’altra strada. Il poliziotto non si presenta come un tipo loquace, né tantomeno precisa la natura dell’inconveniente. Guarda all’interno dell’automezzo e si rivolge direttamente al conducente. Un probabile incidente ha reso impossibile proseguire per la destinazione. Riluttante, ma pur sempre senza alternative, l’autista porta con sé i passeggeri e l’autobus verso un percorso ignoto: una deviazione inevitabile, ma necessaria.

Little Hope
C’è sempre qualcosa che può andare storto.

È questione di un attimo. Pochi secondi prima della tragedia. Un cartello dava il benvenuto nella cittadina storica di Little Hope. Qualcosa sembra essere sbucato all’improvviso dal ciglio della strada. Troppo tardi per evitare l’impatto. Una manovra disperata e il bus si ribalta, perdendosi nella notte.

Little Hope
State per giungere alla ridente cittadina di Little Hope, si tratta solo di una piccola deviazione.

Prospettiva asimmetrica

Cambio di scena. Si assiste ad un evento temporale differente. In Massachusetts una classica famiglia americana è intenta a risolvere i propri problemi legati alla vita quotidiana. Ciascuno dei membri ha i propri demoni da combattere. Niente di ultraterreno, solo la mera vita che riserva sorprese a seconda del contesto.

Little Hope
Sembra una casa come tutte le altre. Una famiglia come tutte le altre.

Anche in questo caso basta un piccolo gesto, apparentemente innocuo, per innescare una reazione a catena. L’intento ingenuo di preparare del buon caffè si tramuta in una tragedia. È sufficiente lasciarsi ingannare dalla fragilità di una povera bambina, rea di aver abbandonato la sua bambola accanto alla fiamma. L’incendio impiega relativamente poco tempo ad alimentarsi. La famiglia, intenta nelle più disparate azioni, perde la vita tragicamente. Tranne uno.

Little Hope
Anche le più ingenue azioni possono innescare reazioni a catena incontrollabili.

Demoni Interiori

Andrew, studente universitario diciottenne, si risveglia accanto al bus ribaltato con ancora le ombre del suo sogno che stanno per svanire. Stranamente l’incubo della casa in fiamme e della sua famiglia, persa tra le urla, riecheggia ancora nella sua mente. Nonostante il sogno vivido, ci si rende conto dell’incidente occorso all’autobus e dei pochi membri all’interno. Si ritrova quindi con un docente universitario e altri tre studenti (di cui uno attempato) a capire come risolvere la situazione e spiegare un enigma ancora più grave: l’autista sembrerebbe essere scomparso nel nulla.

Risvegliarsi dopo un incidente causa anche temporanee amnesie.

Tra liti di gruppo, soluzioni alternative e bivi psicologici, la piccola cominita tenta di sopravvivere alla notte e alla trappola causata da una situazione paragonabile ad una clessidra di pietra. Intorno a loro vi è una strana nebbia che tenta di condurli in una direzione ben precisa e tutto ciò che li circonda sembra opprimerli. Strani latrati, gemiti gutturali e inquietanti ombre seguono l’indomito gruppo in ogni passo, facendoli tremare alla prima occasione utile. Little Hope non è solo un luogo storico, ma risulta un posto ricco di presenze che non vogliono abbandonare la cittadina. Il dilemma principale è capirne l’effettiva pericolosità.

Un luogo abbandonato nella nebbia non è sinonimo di sicurezza.

Spirito libero

Si apre il sipario. Il Curatore ci dà il benvenuto nel suo studio. La sua calma e flemma risultano quasi invidiabili. Il tono della sua voce, rassicurante, ci fa sentire a nostro agio. Sotto la luce soffusa delle candele, seduto sulla comoda sedia, l’uomo ci introduce brevemente le insidie rappresentate da Little Hope, un posto dimenticato, ma che riserva trappole. Tuttavia nulla potrebbe apparire scontato e talvolta seguire l’intuito potrebbe essere abbastanza pericoloso.

Dopo una breve introduzione, il Curatore avrà il compito di farci sentire a nostro agio.

Con queste premesse, il giocatore entra di diritto nel cuore dell’esperienza. Proprio come accaduto su Man of Medan, le vicende di un manipolo di eroi dipendono esclusivamente dalla scelta del burattinaio (in questo caso il videogiocatore). Ogni opzione dovrà essere ponderata in pochi secondi e a seconda della situazione l’esito sarà ineluttabile.

Il destino dei personaggi sarà sempre nelle nostre mani. Il Curatore si assicurerà di ricordarcelo.

Buona la prima

Data la natura estremamente pretenziosa, che dipende esclusivamente dalle scelte del giocatore, la storia verrà modellata di conseguenza. I vari bivi narrativi e le situazioni più concitate variano dalla semplice opzione decisionale ad una prova di abilità nell’innescare azioni automatiche. Alcune volte fallire miseramente non vorrà dire compromettere la vita di un membro, ma giocare sotto questo aspetto induce un aumento di concentrazione da parte di chi vive l’avventura.

Le scelte multiple causeranno degli effetti talvolta scontati, ma non sempre.

I cinque membri del gruppo sono caratterizzati da una propria personalità, andando spesso a scontrarsi con le decisioni intraprese e quindi sviscerando la loro debolezza o carisma. Tutta l’avventura si basa su un concetto ben preciso: assistere ad un film interattivo dove il ruolo del fato è affidato a noi. Nonostante Little Hope sia incentrato prepotentemente sotto l’aspetto narrativo, l’effetto avuto una volta arrivati ai titoli di coda sarà quello di replicare l’esperienza con le stesse scelte fatte precedentemente. Se presa sotto questo aspetto, al netto di errori fatali, la storia sarà esattamente come vorremmo viverla senza cambiare nulla nelle run successive.

Ogni personaggio ha un suo carattere. Bisognerà stringere dei legami sulla base delle scelte effettuate. Ponderare le azioni è molto importante per sbloccare dei tratti sopiti.

Visioni mortali

Little Hope è un posto strano. Niente è come sembra. Portando per mano i personaggi nel corso dell’avventura, di rado ci si imbatterà in alcuni aiuti particolari. Strane visioni si alterneranno con la realtà, facendo presagire un prossimo futuro o un probabile evento incombente. Bisognerà interpretare al meglio tali aspetti soprannaturali, in modo da trovarsi preparati.

Le cartoline sparse per Little Hope forniranno delle visioni su eventi futuri o probabili.

Questo tipo di stratagemma era presente anche sul vecchio capitolo e sotto forma di totem su Until Dawn. In Little Hope non è cambiata la sostanza, ma la forma appare sotto l’immagine di una cartolina. Basterà trovarla in giro per lo scenario e far scaturire la visione. Tuttavia ci sarà anche il Curatore ad aiutarci, a patto di voler esplicitamente il suo contributo quando ci verrà chiesto. Con il proseguo delle disgrazie abbattutesi sui nostri protagonisti, la figura ricorrente del Curatore fungerà da intermezzo per ricordarci i progressi e, perché no, concederci delle indicazioni come fonte di favore.

Little Hope
Ogni tanto il Curatore potrebbe offrirci il suo aiuto. Spetterà a noi accettare o meno.

Tutta l’avventura si snoda in aree dedicate. Niente open world, ma un binario oculato dove i personaggi possono interagire con gli elementi circostanti. Ci si imbatterà sovente in indizi o documenti che approfondiscono la comunità di Little Hope, così come man mano che la storia prosegue, tutta la vicenda risulterà più chiara.

I gatti neri portano sfortuna?

Solita formula

Sebbene il cambio di location abbia portato i suoi frutti, bisogna fare alcune considerazioni importanti per Little Hope. Il concetto di base resta lo stesso del precedente capito: partecipare in prima persona ad un film interattivo. I bivi narrativi e le scelte multiple sono rimasti pressoché invariati, tranne per una curva di apprendimento più semplificata. L’intera esperienza risulterà piena zeppa di eventi temporizzati (i cosiddetti non sempre apprezzati Quick Time Events) dove il giocatore avrà a disposizione una manciata di secondi per reagire a determinate situazioni, tutto tramite pressione di uno o più tasti sul controller, ma senza avere la diretta interazione col personaggio controllato.

Little Hope
I Quick Time Events saranno la chiave per alcune situazioni più… concitate.

Oltre alla possibilità di azione indiretta, vi sarà la possibilità di scegliere quale approccio sarà più corretto seguire, sempre tenendo in considerazione la propria visione sulla vicenda. Molte volte l’esito di tale preferenza avrà degli effetti significativi sull’intero arco narrativo, ma non bisogna cadere nella disperazione. Una volta completata l’avventura, sarà possibile rigiocare la storia da un capitolo preciso, oppure intraprendere una nuova sfida, magari con scelte più oculate (ma si sa, spesso si utilizza per assurdo la percezione de: “Buona la prima“).

Mai separarsi dal gruppo, specie con una nebbia fitta.

Orrore o incredulità?

Inutile dire che al giorno d’oggi proporre un titolo dalle tinte horror è forse la scelta più rischiosa. Nel tempo abbiamo conosciuto ogni parte del terrore trasmesso dalle immagini e suoni, sia in campo cinematografico che videoludico, passando ovviamente dalle opere letterarie. Le similitudini sono inevitabili. Tra il recente Shortcut e l’atmosfera di Silent Hill, si ha l’impressione di ripercorrere la strada battuta da altri prodotti, soprattutto se alcune scene ricordano, quasi con plagio, In the Mouth of Madness.

Luci accese nella nebbia. Forse è una buona idea indagare.

Spaventare è diventata un’impresa ardua e Man of Medan ne ha dato ampia dimostrazione. Ciononostante Little Hope si mostra inizialmente come il classico cliché per teenagers, dove un gruppo di personaggi si avventura verso l’ignoto e viene costretto alle torture più disparate.

Little Hope
C’è qualcuno?

Come già detto, Little Hope è un posto strano, dove tutto non è ciò che sembra. Per questo motivo il comparto narrativo funge da melodia in crescendo per ciò che erroneamente rappresenta inizialmente: una trama scontata. La confusione potrà essere avvertita nella seconda parte della vicenda, dove le cose si faranno più interessanti, e tentare di carpire il bandolo della matassa donerà la giusta dose di curiosità per avanzare. Ovviamente non mancheranno i tipici jumpscare nelle sequenze “telefonate“, mentre alcuni sono stati inseriti nei punti giusti, offrendo qualche lieve sussulto. Il vero protagonista sarà sempre e comunque Little Hope.

Almeno così non c’è il rischi di perdersi.

Non si sfugge al destino

Portare a termine l’impresa su Little Hope richiederà almeno una manciata di giri di orologio, assestandosi mediamente sulle cinque ore nel caso di esplorazione accurata alla ricerca di indizi, oppure con un’ora in meno data la disperazione nel cuore nel tentativo di far terminare tutto in fretta (dipende da come ci si approccia). Consigliamo vivamente di entrare a Little Hope almeno tre volte, così da chiudere il cerchio e sperare in finali alternativi.

Ci saranno tanti indizi disseminati nel corso dell’avventura.

Se la modalità “giocatore singolo” è risultata fin troppo appagante, Supermassive Games ripropone la stessa formula dell’esperienza condivisa. Si potrà iniziare l’avventura in compagnia di amico online, dove le scelte saranno prese in maniera indipendente dai giocatori, oppure trascorrere una serata in famiglia. Quest’ultima possibilità, identificata come Serata al Cinema, entra di diritto nel concetto di “family game“. Da due a cinque giocatori, ogni conoscente potrà prendere possesso di un personaggio della vicenda, avendo in condivisione il solo controller. Ci si potrà cimentare, in questo modo, in una storia ancora più profonda, dove le azioni verranno decise da altri membri della famiglia o amici.

Little Hope
Sicuramente è una buona lettura prima di andare a letto.

Quadro completo

Tecnicamente parlando, Little Hope rappresenta un passo avanti dopo lo scivolone commesso con Man of Medan. Sia dal punto di vista narrativo che di scrittura dei personaggi, quest’ultimo capitolo alza sensibilmente l’asticella. Anche la regia è molto più incisiva rispetto al precedente episodio, seppur alcuni momenti mancano sia di ritmo che di dialoghi abbastanza coerenti. I difetti sono da attribuire soprattutto a sbavature tecniche, dove alcune volte il doppiaggio in italiano, abbastanza convincente, è assente in alcune scene (vi è dunque l’audio in inglese), nonché texture che soffrono l’effetto pop-in e vengono caricate in ritardo, contando anche la nostra prova su Xbox One X. Non da meno l’utilizzo di filmati, registrati tramite l’impiego del motore di gioco, messi in scena con una compressione altissima tale da mostrare artefatti che si distanziano dalla qualità video generale.

Ma mano che l’avventura procederà, nuovi segreti appariranno nella sezione specifica.

Come di consueto, l’impiego di attori impegnati in ambito cinematografico ne aumenta la qualità in termini visivi. Tra tutti spicca la recitazione di Will Poulter (Le cronache di Narnia: Il viaggio del veliero, Maze Runner e Midsommar) nei panni di Andrew, uno dei protagonisti con maggior spazio. Ovviamente una menzione d’onore spetta a Pip Torrens, nel ruolo del Curatore, che col suo modo di fare risulta essere il personaggio più affascinante, seppur nelle poche apparizioni sporadiche. Sono risultate convincenti anche le creature che infestano Little Hope, capaci di trasmettere uno strano senso di inquietudine. Peccato per alcuni momenti poco coerenti, complice una piccola scrittura stereotipata delle situazioni, che rendono alcune sequenze poco realistiche e a tratti irritanti.

Little Hope
Ci sarà anche il tempo per visionare una galleria e ascoltare le interviste degli sviluppatori.

Ultima ciliegina sulla torta, una volta completata la storia, il Curatore ci offrirà la visione di alcuni contenuti bonus, quali interviste agli sviluppatori o allo stesso Poulter, nonché la visione della raccolta immagini. Ovviamente ci sarà anche una sezione dedicata ai misteri di Little Hope, un luogo così affascinante, quanto tetro e portatore di strane sensazioni. Una località fuori dal tempo e dallo spazio, dove alcuni segreti restano ancora sepolti.

PRO CONTRO
  • Esperienza terrificante visitando Little Hope
  • Comparto narrativo intrigante
  • Appagante gestione dell’audio ambientale
  • Divertente modalità “Serata al Cinema”
  • Tanti bivi narrativi da percorrere
  • Prezzo contenuto
  • Presenza di alcuni problemi tecnici su texure e doppiaggio
  • Dialoghi un po’ troppo superficiali
  • Ritmo narrativo migliorabile
Conclusione
The Dark Pictures: Little Hope
8.2
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.