Metamorphosis è un videogioco creato dalla Ovid Works e ispirato al mondo letterario, surreale e moderno dell’autore Franz Kafka. Il titolo, uscito per PS4, Xbox, PC e Nintendo Switch, è interamente dedicato all’avventura del nostro protagonista, Gregor Samsa, all’interno di un mondo nuovo e spaventoso in cui si ritrova catapultato non nella sua forma umana, ma in quella di insetto. Alla ricerca della verità dietro quello che gli è capitato, pronto ad aiutare il suo amico Josef in difficoltà con la legge, l’intera vicenda sarà carica di sorprese e di responsabilità che ricadranno proprio su Gregor.

Questa recensione si riferisce alla versione per PS4, provata proprio nei giorni passati. Se siete interessati a conoscere un titolo singolare per quanto riguarda l’esperienza di gioco e il mondo in cui viene narrata, continuata a leggere la nostra recensione di Metamorphosis.

Metamorphoisis: il risveglio non è mai stato così amaro

L’inizio di Metamorphosis, che analizzeremo poiché contiene le caratteristiche principali del gioco, è perfetto per la rappresentazione dell’essenza di questo titolo. Ci svegliamo immediatamente nei panni di Gregor che si muove per la stanza un po’ confuso a causa del suo brusco risveglio. Superata la porta della sua camera, tutto comincia ad apparire piuttosto strano. I corridoi, scuri e inquietanti, sono pieni di quadri che rappresentano Gregor o persone a lui vicine. Ma non nel modo che ci aspetteremmo. Non solo le immagini si ripetono, diventando mano a mano più frequenti in questo corridoio che sembra infinito, ma quando ci avviciniamo i volti diventano i profili di alcuni insetti di specie diverse. Lo stesso protagonista si sente sempre più confuso e smarrito, fino a quando diventerà palese che qualcosa è cambiato radicalmente, non solo intorno a lui, ma anche in lui. In maniera progressiva il corridoio diviene sempre più irreale e la nostra altezza, quella di Gregor, viene ridotta incredibilmente. Non molto tempo dopo ci renderemo conto di esserci trasformati in un minuscolo insetto…

Come anticipato, l’inizio di Metamorphosis riesce a incarnare perfettamente l’identità dell’intero titolo. L’idea di partenza risulta originale e molto interessante; il mondo, enorme, surreale, sviluppato in modo tale da spingerci costantemente alla ricerca di nuovi passaggi da seguire, spaventati da un ambiente che non è affatto “tagliato per noi”, è costruito piuttosto bene. A livello artistico il lavoro è veramente ben fatto, calcolando che si tratta pur sempre di un indie che ha dei limiti tecnici (ed economici) dettati proprio dalla sua natura. Avventurarsi nelle stanze giganti, arrampicarsi su oggetti improbabili e passare tra gli scaffali di una credenza risulta profondamente divertente, e scoprire che in questo mondo non siamo soli rende il tutto più interessante: chiedere aiuto o informazioni a degli amici insetti si rivelerà tra le attività migliori per strapparci qualche risata dalle conversazioni improbabili che ne verranno fuori. In definitiva, l’idea centrale di Metamorphosis c’è e funziona. In un misto tra simpatia e stupore, la storia di questo titolo firmato Ovid Works ha molto da dare e, in egual misura, molto che sarebbe potuto essere migliore di quello che è stato presentato nel risultato finale.

Quello che funziona: storia, lato artistico, parte del gameplay

Per quanto riguarda i lati positivi di Metamorphosis, se parliamo della sua storia andiamo in parte sul sicuro; basandosi sulle opere di Kafka e volendosi addentrare in generale in un’atmosfera surreale e onirica, questo titolo riesce a trasmettere veramente tanto. Ci fa entrare nel suo universo videoludico e sa come farci empatizzare con gli altri personaggi. Come è ovvio che sia, empatizziamo con lo sventurato Gregor e con il suo migliore amico Josef, ma allo stesso tempo riusciamo a sviluppare una sorta di empatia anche nei confronti degli insetti che incontriamo nel viaggio verso la Tower, l’unica possibilità per Gregor di tornare umano. L’ambientazione del gioco è creata in modo eccezionale, riesce a dosare perfettamente l’aspetto onirico, assurdo e l’aspetto più oscuro, enigmatico. Sicuramente il lato artistico è tra i punti più forti di Metamorphosis.

Inoltre, rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare, Metamorphosis non è lento nel modo in cui affronta la storia (tende ad esserlo per altre ragioni, che approfondirò nella prossima sezione). In sostanza, le caratteristiche primarie del videogioco firmato Ovid Works sono di buona qualità, si nota il lavoro di chi ha sviluppato l’idea e ha cercato, nel miglior modo possibile, di concretizzarla narrativamente e artisticamente. Il gameplay riesce a farsi apprezzare, pur non essendo innovativo in nessun modo. Ma, se osservato in relazione alla narrazione (che è il fulcro vero e proprio), sa essere grazioso e delicato, a tratti anche piuttosto divertente.

Purtroppo però queste caratteristiche promettenti non possono mascherare dei lati poco convincenti, i “contro” che inficiano inevitabilmente il voto finale della nostra recensione.

Quello che non funziona: buona parte del gameplay, la ripetitività

Al fianco dell’artisticità e della simpatia suscitata da Metamorphosis si trovano sicuramente dei lati negativi che hanno, in parte, rovinato l’esperienza videoludica. Da citare immediatamente la questione della ripetitività: come detto qualche riga in alto la narrazione è interessante e anche spiritosa ma purtroppo, da una buona metà del titolo in poi, le singole avventure diventano fin troppo simili tra loro; le azioni da svolgere sono troppo spesso le stesse, quasi identiche, il che purtroppo finisce per intaccare l’esperienza di Metamorphosis. Magari avere un po’ più di varietà avrebbe permesso di avvertire molto meno questo senso di monotonia, che più che intaccare veramente l’esperienza videoludica finisce per infastidire il giocatore. Altro punto dolente: il gameplay. Vi domanderete come sia possibile che lo abbia citato sia nelle caratteristiche positive che in quelle negative, ma la risposta è molto semplice: inizialmente il gameplay risulta piacevole, ma a lungo andare tende a deludere.

L’idea di correre, saltare, arrampicarsi per tutto il mondo di gioco è allettante, diciamoci la verità. In effetti per la prima ora è stato divertente mettersi nei panni di un insetto che deve muoversi in un mondo non adatto alle sue dimensioni così ridotte. Ma, a lungo andare, non basta. Sicuramente creare dei puzzle ambientali da risolvere, tra macchie di miele che ci permettono di attaccarci a quasi tutte le superfici e “quest” secondarie per i nostri amici insetti, è divertente, ma sarebbe potuto essere molto di più. L’impressione che viene data da questi tre elementi che ho appena citato è che non ci sia stato modo o tempo per spingersi oltre la “beta” questo gameplay. In buona sostanza, quello che è il risultato finale sarebbe stato in realtà un ottimo punto di partenza su cui sviluppare delle modalità di gioco migliori. Per esempio, farci passare più e più volte tra gli umani, senza avere mai paura di essere scoperti, non è un elemento a favore del gameplay. Scegliere di inserire delle fasi più “stealth” avrebbe sicuramente reso tutto molto più realistico e avrebbe spinto il giocatore a impegnarsi maggiormente, creando un aspetto più “challenging” che sarebbe stato certamente molto gradito. Inoltre le intere fasi svolte principalmente seguendo la dinamica camminata-conversazione-camminata verso il punto di partenza hanno accentuato ulteriormente sia il senso di ripetitività che la poca varietà di gameplay.

Concludendo, Metamorphosis è un prodotto videoludico ben confezionato, una piccola perla che sarebbe potuta essere, probabilmente, molto più preziosa di quanto sia effettivamente.

PRO CONTRO
  • Lato artistico ben sviluppato
  • Narrazione interessante basata sulle opere di Kafka
  • Gameplay poco raffinato e funzionante
  • Ripetitività insensata