Crash Bandicoot 4: It's About TimeQuando l’argomento della discussione è Crash Bandicoot, tutti fanno riferimento al fatto che sia uno dei brand ad aver fatto la storia del videogioco negli anni novanta, ed è difficile dar loro torto visto che il marsupiale arancione è stata la mascotte della prima console targata PlayStation. La serie ha continuato a evolversi passando tra le mani di svariati sviluppatori che hanno proposto col passare degli anni la loro versione di innovazione all’interno del brand, raccogliendo spesso risultati positivi almeno dal punto di vista commerciale fino alla ultima, pesantissima, rivoluzione attuata da Radical Entertainment che ha sviluppato due capitoli della saga a dir poco controversi. Sembra comico, ma il cambiamento fu troppo Radical e i titoli vennero mal visti dal pubblico che non li ha accolti con il solito calore. Anno dopo anno Crash Bandicoot ha perso sempre più considerazione da parte di Activision, relegando il marsupiale a una vita di giochi mobile e l’arrivo degli Skylanders (e dei loro grandiosi profitti) sembrava aver messo definitivamente la pietra tombale su Crash. Tutto ciò fino a quando proprio gli Skylanders avevano iniziato a perdere considerazione da parte del pubblico e Activision si è inventata una grossa operazione nostalgia pronta per riportare in alto Crash Bandicoot e Spyro The Dragon. L’operazione, come ben sappiamo oramai, ha funzionato e il ritorno di Crash è stato per qualche anno sulla bocca di tutti, quindi è toccato a uno dei team più talentuosi del roster di Activision l’onore o l’onere di portare un nuovo capitolo della saga da zero. Così è nato Crash Bandicoot 4: It’s About Time, un titolo che si propone di restare legato alla struttura dei capitoli storici della saga, ma soprattutto anche di portare una nuova gioventù all’intero band, così da farlo sopravvivere all’interno di una generazione videoludica che ormai riesce a guadagnare solo con action game aventi elementi RPG, FPS o i vari GaaS e FTP.

Crash Bandicoot 4: It's About Time

L’elemento narrativo all’interno della saga di Crash Bandicoot è sempre stato scostante e in particolare nei primi tre giochi l’intreccio fa da sfondo anonimo agli avvenimenti. In It’s About Time, invece, abbiamo un’inversione di marcia, partendo da un inizio anonimo in pieno stile trilogia fino ad arrivare al tentativo di raccontare in maniera avvincente una storia semplice con l’utilizzo di personaggi secondari, gag divertenti e colpi di scena. Il numero all’interno del titolo di gioco ci suggerisce dove si colloca, all’interno della timeline, la nostra storia con Neo Cortex, Uka Uka e N. Tropy che riescono a scappare dalla prigione nella quale sono stati rinchiusi durante le battute finali di Crash Bandicoot 3: Warped, grazie all’apertura di uno squarcio all’interno del tessuto temporale. Come al solito, il nostro eroe sta schiacciando un pisolino sulla N.Sanity Beach, arredata ad hoc per ospitarlo, quando viene svegliato da Aku Aku che percepisce lo sconvolgimento degli equilibri. Dopo un breve tutorial, dunque, faremo la conoscenza di Lani-Loli, la prima delle maschere quantiche, che spiegherà ai due la situazione: lo squarcio creato dai cattivi di turno ha fatto in modo che vari universi paralleli si collegassero tra loro e che per richiuderlo, nonché tornare alla normalità, sarebbero dovuti partire alla ricerca delle maschere quantiche.Crash Bandicoot 4: It's About Time

La struttura di gioco richiama quella classica della prima trilogia e di tutti i giochi usciti fino al 2004 che possiamo definire a warp room, con una serie di livelli selezionabili attraverso delle stanze giocabili o meno. Questa tipologia di gioco richiama fortemente i titoli platform degli anni ’90 e 2000, tant’è che la mappa di Crash Bandicoot 4: It’s About Time è un misto tra quella presente nel primo Crash e quella di Pandemonium (titolo, tra l’altro, sviluppato anche da Toys For Bob).
Questo modello, al contrario di quello utilizzato all’interno di titoli come Twinsanity e Il Dominio Sui Mutanti che avevano una mondo semi aperto, all’interno della saga ha sempre coinciso con un’incidenza del fattore narrativo prossima allo zero ma gli sviluppatori sono riusciti a dare rilevanza e continuità all’intreccio grazie all’utilizzo di numerose cutscenes e al level design che spesso ci da la sensazione di percorrere una sola strada come se la fine del precedente livello fosse solo una breve pausa tra due pezzi dell’avventura.
Una delle evoluzioni più forti portate da Crash 4 è proprio il level design: nonostante gli ambienti di gioco siano lunghi corridoi nei quali dovremo raggiungere un punto B dal punto A, il level design risulta un enorme passo avanti per l’intera saga grazie all’utilizzo di piattaforme, ostacoli, cambi di prospettiva, aree nascoste e all’interazione continua con i poteri delle maschere quantiche.

Il gioco ci propone per la campagna principale trentotto livelli e cinque battaglie contro i boss divisi tra circa dieci epoche che saranno attraversati dai fratelli marsupiali pronti a salvare gli universi. Oltre alla campagna tradizionale, traboccante di gemme colorate e reliquie da recuperare nella prova a tempo come oramai un classico, avremo la possibilità di rigiocare tutti i livelli in modalità N.Vertita e le cassette flashback che racconteranno la storia antecedente al primo capitolo della saga, quando il nostro eroe e sua sorella erano solo delle cavie di Cortex. Il gameplay del gioco resta nelle fondamenta fedele al classico della trilogia, scongiurando dunque i pugni e calci alla Crash of The Titans, ma propone delle variabili in grado di rendere il titolo più dinamico e meno banale come la già citata interazione con le maschere quantiche; ognuna di esse ci concederà dei particolari poteri come la super scivolata o il rallentamento del tempo, comprese delle scivolate in pieno stile Tarzan (vi ricordate il gioco per la prima PlayStation?) e camminate sui muri alla Prince of Persia. Tutti elementi di gameplay che abbinati alla struttura dei livelli ci pongono davanti un gioco divertente, sì, ma con una serie di sessioni veramente ostiche sopratutto per i giocatori che intendono completare il gioco alla massima percentuale. Se qualcuno volesse provare l’impresa, il nostro consiglio è quello di rilassarvi e cercare di non voler fare tutto-subito, magari attivando la modalità, perché la fretta è amica della frustrazione e in alcuni livelli è molto semplice arrivare a quel sentimento. L’ultima variazione al classico Crash Bandicoot portata da It’s About Time consiste nell’utilizzo di personaggi secondari per alcuni dei livelli e no, non stiamo parlando della nostra cara Coco che potrà sostituire Crash come nella trilogia, ma di veri e propri livelli dedicati ai personaggi secondari con caratteristiche uniche e un gameplay diverso da quello che avremo giocando nei panni dei wombati. 

Crash Bandicoot 4: It's About TimeUna delle parti che personalmente ci ha sorpreso di più, non tanto per il valore assoluto di esso ma per le aspettative che avevamo nei confronti della parte ludica e narrativa, è il lato artistico. Piccola premessa, con “lato artistico” intendiamo tutta quella parte del videogioco che provoca piacere visivo oltre che ludico; parliamo dunque di elementi come il character design, la colonna sonora, lo scenario etc…
Giocare con l’immagine di un personaggio intrinseco di ricordi come Crash Bandicoot è sempre una lama a doppio taglio: le principali critiche ai titoli della saga mutante è indirizzata al character design dei personaggi e questo, probabilmente, i ragazzi di Toys For Bob l’hanno studiato, dato che hanno mantenuto lo stile originale dei primi tre giochi portando lievi accorgimenti dovuti ai quasi trent’anni passati dall’esordio del marsupiale. I paesaggi all’interno dei livelli sono incredibilmente suggestivi, la scelta delle epoche da rappresentare all’interno del gioco è stata veramente azzeccata come ad esempio il mondo di gioco ambientato in un deserto in pieno stile Mad Max Fury Road, poco meno brillante invece è stata la colonna sonora che nonostante sia di qualità non è riuscita a reggere il confronto con quelle storiche risultando apprezzabile ma non memorabile.

Divertente, bello da vedere, una sfida continua carica di lore e adatta a grandi e bambini non è un azzardo definire Crash Bandicoot 4: It’s About Time il miglior titolo della saga per valori assoluti. La sua struttura e la qualità degli elementi messi in gioco, nonostante siano una ventata d’aria fresca nel brand, non sembrano portare alcun tipo di novità e per i mangia platform può considerarsi “un titolo come tanti”, ma il mondo videoludico non ha bisogno di un’eccessiva ricerca dell’innovazione e dunque ci facciamo bastare un gioco bello anche se non innova. Se non avete apprezzato la trilogia principale da ragazzini e cercate qualcosa di eccessivamente diverso da essa probabilmente vi state dirigendo verso il prodotto sbagliato, ma se siete fan di vecchia data verrete sicuramente soddisfatti da questo prodotto e dalla sua lore che accarezzerà in maniera delicata i vostri ricordi.
Il livello di sfida, i colori e il design lo rendono adatto soprattutto ai più piccoli che si troveranno tra le mani un prodotto che probabilmente li formerà come videogiocatori regalando ore meravigliose

PRO CONTRO
  • Trama adatta a grandi e piccini
  • Level design e comparto artistico di alta qualità
  • Livello di difficoltà alto…
  • … forse troppo
  • Niente più che un platform vecchio stile