Dopo l’annuncio di Tell Me Why, parafrasando un famoso sketch di un trio comico italiano che non citeremo (ma che tanto avete già intuito), abbiamo definitivamente capito che Dontnod Entertainment aveva e ha sempre avuto gli attributi cubici nel raccontare storie dotate di un certo carattere e capaci di avere un impatto, a livello emotivo e sociale, sulle persone. La loro ennesima avventura narrativa, genere nel quale possono essere ormai considerati veri e propri maestri, non si limita a percorrere la via “facile” di Life is Strange (specie alla luce della seconda stagione, parentesi che, a parere del sottoscritto, si è conclusa con una vera e propria débâcle), ma al contrario sperimenta con temi nuovi, pionieristici e coraggiosi, fino ad oggi mai affrontati in questo modo nell’industria dei videogiochi, gettando nella mischia questioni legate alla sessualità e all’identità di genere.
Dontnod, in questo caso, è riuscita a imbastire un intreccio che va oltre la semplice dichiarazione d’intenti a livello politico (espressa, in maniera goffa e affrettata, in Life is Strange 2), tornando a far pesare l’ago della bilancia più dalla parte dell’introspezione psicologica dei personaggi, che poi è quel che le riesce meglio.

Tell Me Why racconta la storia dei gemelli Tyler e Alyson Ronan, due ragazzi di 21 anni (il gioco è ambientato nel 2015) che vivono nelle foreste dell’Alaska, in una piccola comunità, sorta a partire da una tribù di nativi Tlingit, nei fiordi sulla costa del Pacifico attorno alla città di Juneau. Per via del loro turbolento passato familiare, i due hanno trascorso quasi metà delle loro vite separati da chilometri e chilometri d’acqua, costretti a rifarsi una vita in affidamento o in adozione, per poi ricongiungersi su di un traghetto all’inizio dell’avventura, al fine di mettere un punto alle vicende che li hanno visti protagonisti e che hanno coinvolto anche la madre, Mary-Ann, tragicamente scomparsa una decade prima.

Dontnod è stata bravissima a mettere bene in chiaro una cosa, gestendo ogni altro elemento di conseguenza: la transizione di Tyler, avvenuta in assenza della sorella e che lo ha portato a riabbracciarla da uomo, non ha nulla a che vedere con le vicende pregresse, ed è anzi stata inserita nella trama in maniera assolutamente naturale, che vi sarà subito chiara dopo il primo paio d’ore. Se avessero anche solo suggerito un legame tra le due cose, gli sceneggiatori sarebbero stati letteralmente sommersi da una marea incalcolabile di critiche, piovute già a priori sul primo trailer d’annuncio del gioco, e invece la questione – come poi vedrete – è stata gestita magnificamente, senza fare ricorso né a facili stratagemmi per giustificarla né a manifesti politicizzati. Anche quando sembrerebbero poterlo fare, gli autori non cedono mai a quella tentazione, e la storia raccontata da Tell Me Why, nel suo insieme, non pone su un piedistallo la vicenda personale di uno dei due fratelli Ronan, come se il resto dell’intreccio fosse solo un pretesto per raccontarla.

Questo, a onor del vero, è stato solo il primo dei tanti elementi della trama, principali o di contorno, capaci di sciogliere in noi ogni dubbio e permetterci di porre Tell Me Why ad un livello superiore rispetto a quanto recentemente prodotto entro i confini di quel canovaccio ludico. Si percepisce forte e chiaro, nell’avventura, il ritorno a uno stile un po’ più vicino a quello dell’originale Life is Strange, nel quale Dontnod non si era preoccupata tanto di creare una cornice narrativa infiocchettata in modo da scontentare nessuno, quanto di andare dritto al punto e raccontare una storia semplice e genuina, fatta di pochi risvolti, ma molto ben gestiti. Ecco, da quel punto di vista, qui il discorso è più o meno lo stesso.
L’elemento a nostro avviso più riuscito è proprio il rapporto tra i due gemelli, connessi da un legame inscindibile e un grande affetto reciproco, che solo la distanza – e nient’altro, tantomeno la trasformazione fisica di Tyler – ha rischiato di spezzare. Alyson, dal canto suo, ci è sembrata a tratti vagamente simile, anche nell’aspetto fisico, a una Maxine Caulfield cresciuta di qualche anno (il che porta a pensare che siano nate a partire dallo stesso concept): insicura, empatica ed altruista, capace di completarsi a vicenda con il fratello, dotato di un carattere più schivo, quasi da lupo solitario, come lui stesso si definisce. Entrambi, sia nell’ambito del loro legame sia presi singolarmente, sono dotati di un’ottima caratterizzazione, coerente e non banale, capace di esplorare profondamente i loro lati più forti e quelli più fragili, creando – o almeno, per noi è stato così – un immediato allineamento emotivo tra loro e chi, al di qua dello schermo, impugna il pad.

Vorremmo tanto potervi suggerire qualcos’altro, ma per evitare qualsiasi spoiler dobbiamo limitarci a una leggera sinossi del primo episodio (che basta e avanza per introdurvi nel mood). Per il resto, possiamo però dirvi che Tell Me Why, nel suo insieme, è costruito in maniera più “semplice” dei Life is Strange, con meno personaggi di contorno e una storia, in generale, più intima e personale, che viene strutturata e si sviluppa perlopiù attorno a una sorta di “famiglia allargata”, concetto tipico delle popolazioni di nativi americani.
La conduzione del racconto, pur semplice e a tratti volutamente semplicistica, non stufa mai e porta a seguire le vicende tutto d’un fiato, complice un ritmo soppesato alla perfezione e anche – suo malgrado – la decisione di snellire ulteriormente l’esperienza dal punto di vista ludico. L’esplorazione è ridotta ai minimi termini, e anche le poche meccaniche di contorno rimaste, come da tradizione, sono intimamente legate alla narrativa. Vediamo di spiegarci.

I due gemelli protagonisti, Alyson e Tyler, sono legati da una profonda connessione, una sorta di “voce” interiore, nata quando entrambi erano bambini e che consente loro di parlare telepaticamente, esprimendosi nel momento in cui devono fare qualche riflessione o compiere una scelta. Quando tutti e due sono presenti sulla scena, è talvolta possibile – con la pressione di un tasto – interrogare l’altro gemello sul da farsi, sbloccando opzioni di dialogo aggiuntive e facendo sì che determinati momenti della trama seguano un andamento un po’ differente. Questa meccanica, come accennavamo, è fortemente legata allo svilupparsi del racconto, ma rimane talvolta trattata in maniera superficiale, poco libera e fin troppo connessa a determinati snodi narrativi: sarebbe stato bello, ad esempio, se Dontnod ci avesse concesso l’opportunità di utilizzare i due fratelli contemporaneamente, in modo da poter gestire momenti e contesti più articolati e magari sbrogliare questa o quella situazione “a distanza”, dandosi suggerimenti reciproci senza poter vedere direttamente cosa sta succedendo in un’altra stanza.

La “voce” permette anche ai ragazzi di riportare alla luce determinati ricordi della loro infanzia, ambientati ora nella loro casa (uno splendido chalet con vista sui fiordi ghiacciati e sulle foreste), ora nel vicino centro abitato, in modo da riunire i puntini (come detto, la storia segue un fil rouge di stampo investigativo), o, in alternativa, limitarsi a rafforzare il loro legame alla vista di quelli felici. La componente ludica di Tell Me Why comprende poi qualche enigma legato al libro dei goblin”, una raccolta di storie che Tyler e Alyson avevano scritto da bambini insieme alla madre: non aspettatevi nulla di eccessivamente complesso – impiegherete non più di qualche decina di secondi a individuare gli indizi sparsi fra le pagine – ma se non altro anche quest’elemento è molto ben legato al contesto generale, specie sul finale dell’avventura. La raccolta delle tredici statuine collezionabili, disseminate – e caratterizzate – non a caso ma con un senso logico, non vi porterà via troppo tempo, dal momento che è molto semplice scovarle tutte, escluse forse una o due.

A livello tecnico, poi, c’è qualche piccolo appunto da fare: complice forse un periodo di rifinitura un po’ travagliato, specie considerato quanto successo negli ultimi mesi, Dontnod non è riuscita a ripulire il gioco come era lecito aspettarsi. Pur mostrando grossi passi avanti in termini di animazioni, modellazione degli scenari e resa generale rispetto ai Life is Strange, Tell Me Why incespica in un’ottimizzazione non perfetta, che restituisce qualche strano bug e soprattutto diverse incertezze nel frame rate, anche su Xbox One X. Nulla, per fortuna, che arrivi a renderlo ingiocabile, anche considerato che per un titolo di questo tipo si può passare tranquillamente sopra a certe problematiche – specie alla luce dei già menzionati miglioramenti all’engine – ma per dovere di cronaca si tratta di questioni che vanno sollevate (anche se non dubitiamo che la gran parte dei problemi più gravi possano essere risolti tramite update post-lancio).

Nulla da dire, invece, in ottica doppiaggio, davvero ben fatto: le voci di Tyler e Alyson, da bambini e adulti, sono azzeccate e in linea coi personaggi, specie nel timbro e nell’espressività (anche grazie all’ottima interpretazione dei doppiatori). Da rivedere, invece, alcuni passaggi della traduzione italiana, un po’ troppo grossolani (tra strafalcioni semantici ed errori di contesto, come personaggi apostrofati al plurale piuttosto che al singolare e così via).
L’accompagnamento sonoro è volutamente più minimale rispetto al passato, sebbene in alcuni frangenti emergano diversi brani su licenza davvero orecchiabili e azzeccati, capaci di esaltare il significato simbolico di certi momenti, fra cui la “crescita” dei due gemelli, rimasti sempre profondamente uniti fra loro. Un discorso a sé lo merita il prezzo, che a nostro avviso è un filo troppo elevato: 29,99 euro per soli tre episodi, peraltro di durata simile a quelli a cui siamo stati abituati in passato, cominciano ad essere un po’ troppi, il che ci spinge a consigliare Tell Me Why solo a chi ha davvero apprezzato le passate avventure di Dontnod e mastica titoli di questo tipo molto spesso. In alternativa, beh… nulla vi vieta di attendere un piccolo sconto, o di sfruttare il Game Pass, nel quale sarà incluso fin dal day one. In ogni caso, lo studio d’oltralpe sembrerebbe aver trovato un equilibrio nelle modalità di distribuzione, forse anche grazie alla consulenza di Microsoft: il gioco verrà infatti pubblicato in tre episodi a distanza di una settimana l’uno dall’altro (27 agosto, 3 e 10 settembre), evitando ai giocatori di dover aspettare mesi interminabili per capire come va a finire la storia.

PRO CONTRO
  • L’impronta del primo Life is Strange si sente più qui che in Life is Strange 2
  • Certe tematiche vengono inserite e trattate in maniera impeccabile, specie nell’ambito del rapporto fra Tyler e Alyson
  • Ottimo doppiaggio e musiche azzeccate
  • Passi avanti a livello tecnico (pur con qualche piccolo problema di ottimizzazione)
  • Ludicamente ancor più scarno rispetto al passato, anche se con meccaniche molto ben legate alla storia
  • Prezzo un po’ troppo alto in relazione ai contenuti
  • Qualche incertezza nella traduzione italiana
Conclusione
Tell Me Why
8.5
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Nato nello scorso millennio con una console fra le mani e rimasto confinato per molti anni nel mondo distopico della Los Angeles del 2019, ne è infine venuto fuori per divulgare al mondo intero le sue più grandi passioni: il videogioco in tutte le sue forme, il cinema (quello vero) e Dylan Dog.