Qualche giorno fa ho scoperto dell’esistenza di questa nuova perla indie, in uscita domani 16 luglio su Steam. Before I Forget, titolo sviluppato da 3-Fold Games, è un viaggio narrativo che unisce, con commovente dolcezza, la nostra anima a quella di una donna affetta da una forma precoce di demenza: Sunita.

Noi di 17K Group abbiamo potuto esplorare in anteprima i meandri terribilmente fragili di una mente che va sgretolandosi progressivamente, in un loop angosciante, ma fortemente veritiero e realistico.

Cercherò di evitare qualsiasi spoiler o dettaglio che possa intaccare l’esperienza di gioco, dato che l’esperienza videoludica sarà concentrata in una sessione di una sola ora. Il mio consiglio, insieme a quello delle sviluppatrici, è di giocare il titolo tutto d’un fiato, in modo da poter assimilare e comprendere nitidamente ogni singola emozione da loro trasmessa.

La trama: frammenti di ricordi

Il comparto narrativo si plasma attorno a una storia alla quale non siamo abituati.

12 luglio 2001: Sunita si trova in una delle stanze della sua casa, è confusa e non riesce a capire dove si trovi. Di fronte a lei, su una bacheca in sughero, giacciono diversi bigliettini cancellati, tranne uno al centro, colorato e privo di sbavature: trova Dylan.

“Ah, Dylan saprà. Lo troverò”.

Egli, figura ignota, saprà spiegare a Sunita l’origine di quel posto: la loro dolce casa, in cui hanno vissuto momenti preziosi, pregni di amore, sogni, progetti e realizzazioni. La storia ruoterà attorno alla ricerca di suo marito tra una stanza e l’altra, nelle quali spesso rischierà di sentirsi disorientata e impaurita. Ogni singolo ambiente sarà pervaso da ricordi che aiuteranno la donna, in un puzzle emotivo che cercherà di risvegliare la sua fragile memoria.

Before I Forget

Il comparto narrativo si plasma attorno a una storia alla quale non siamo abituati, in cui dovremo affrontare la nostra stessa mente, rivelatasi una trappola ingestibile. Siamo padroni dei nostri ricordi e spesso ci ostiniamo a restare ancorati alle frivole esperienze del passato, ai rancori e alle mancanze che logorano lentamente il presente. Ma cosa accadrebbe se non riuscissimo a ricordare nulla, neanche la nostra identità? Preferiremmo continuare a rimuginare sul passato o dimenticheremmo perfino la nostra casa? È inconcepibile svegliarsi tra lenzuola che non percepiamo come nostre; lenzuola che hanno assorbito lacrime, sorrisi, momenti di viscerale amore. Sunita ha alle spalle un passato glorioso, colmo di sacrifici, soddisfazioni e vittorie, e adora follemente i suoi Ma e Baba. È proprio grazie alla sua famiglia e a sua zia, in particolar modo, che ha scoperto la profonda passione per le stelle. Questo amore si è trasformato ed evoluto in ciò che l’ha resa una donna di carriera eccezionale, stimata e ben voluta da tutti.

Before I Forget

Il gioco non vuole immergerci in un clima prettamente angosciante: la malattia è messa in primo piano, giustamente, ma le sviluppatrici vogliono farci percorrere questo viaggio in modo formativo ed emozionante. Potremo osservare le sfumature tetre della demenza, contornate dalle dolci tonalità pastello di una vita ricca di amore e serenità. Sunita, insieme a noi, ricorderà solo alcuni frammenti tramite input ben precisi, che si tratti di fotografie, frasi o canzoni; sia il giocatore che la protagonista vivranno un’incognita da colorare con ricordi vividi, scoperti insieme, in una fusione unica e incredibilmente emozionante. Questa esperienza fa riflettere su un dettaglio fin troppo importante; abbiamo un grande dono che diamo per scontato e di cui ignoriamo il valore: poter ricordare. Possiamo raccontare di quella volta in cui abbiamo riso fino a sentirci stremati, di quei baci che sembravano non voler finire mai o di quel litigio colmo di risentimento. Possiamo ricordare il profumo inebriante del cornetto appena sfornato, del ragù domenicale o, perché no, del solito chiasso dei vicini in una serata estiva.

Godiamo di un privilegio dal valore inestimabile che è integro e vivo sotto ogni singolo aspetto ma che, purtroppo, non siamo in grado di gestire; preferiamo concentrarci sulle cose frivole, quelle che si rivelano inutili e a lungo andare deleterie.

Cos’è la demenza

Eziologia del nemico più pericoloso: la nostra mente.

Find Dylan

La demenza è un termine generico che rappresenta un declino delle facoltà mentali, tale da impedire la normale quotidianità alla persona che ne è affetta; la perdita di memoria è tra i sintomi principali. Il morbo di Alzheimer e la demenza vascolare sono tra le tipologie più comuni di demenza; è però importante non confondere questo termine generico con la demenza senile, in quanto la malattia da cui è affetta Sunita può presentarsi anche in soggetti giovani, proprio come lei. La perdita di memoria, come gli altri sintomi, si presenta quando le cellule cerebrali subiscono danni irreversibili, in particolar modo quelle presenti nell’ippocampo, sede neurologica principale dell’apprendimento e della memoria.

Demenza

Nel caso del morbo di Alzheimer, ad esempio, elevati livelli di alcune proteine rendono difficile alle cellule cerebrali comunicare tra loro e mantenersi sane. Nei casi più gravi di demenza, non esistono vere e proprie cure, salvo alcuni farmaci in grado di migliorare temporaneamente i sintomi; Sunita dovrà assumere il Donepezil, farmaco che agisce sui livelli cerebrali del neurotrasmettitore acetilcolina. Ciò che colpisce maggiormente di questa esperienza ludica è il modo in cui la giovane vive la malattia: è convinta di stare bene, di non aver bisogno di farmaci, eppure si sente in un corpo estraneo, non riconosce la sé del passato e si sente in una gabbia soffocante che può trascinarla negli abissi da un momento all’altro. Chi soffre di Alzheimer, o di qualsiasi altra forma di demenza, percepisce il dolore emotivo in modo estremamente intenso; dall’esterno potremmo pensare che sia facile, d’altronde il malato non ricorda nulla, ed è come se vivesse in un loop eterno in cui non esistono pensieri, dubbi o preoccupazioni.

Ci sbagliamo tutti, ci sbagliamo di grosso.

Chi non riesce a ricordare sa che qualcosa non va, si sente in una gabbia oscura e tetra in cui la propria mente è il nemico peggiore che si possa avere: un giorno riesci a ricordare il nome di tuo nipote, un altro giorno tuo figlio ti guarda con gli occhi gonfi di lacrime perché non riesci a riconoscerlo. Non riesci a ricordare la persona che hai dato alla luce, che hai cullato fra le tue braccia odorandone la pelle diafana. Un giorno sai chi sei, l’altro ti senti semplicemente l’ospite temporaneo di un involucro di carne e ossa.

Sunita e Dylan

Il malato vive in un mondo grigio, privo di colori, in cui le sviluppatrici hanno voluto introdurci con dolcezza e profondo dolore al tempo stesso. Non importa chi siamo stati in passato, non importa cosa abbiamo fatto: nessuno di noi meriterebbe di vagare senza meta in quel tunnel infinito, inquietante e claustrofobico. Nessuno di noi meriterebbe di essere aggredito dalla propria mente e nessuno di noi dovrebbe continuare a pensare alle cose stupide, a quei ricordi che non ci servono, a quelle persone che non meritano alcuno spazio nei nostri pensieri. Meritiamo di vivere, vivere per ricordarci di quei momenti meravigliosi in cui la vita sembrava più bella, piena di odori, sensazioni e colori brillanti. Meritiamo di correre e respirare a pieni polmoni, ridere, sorridere e godere dei momenti semplici e genuini; meritiamo, soprattutto, di avere qualcuno come Dylan al nostro fianco, in un rapporto di profondo amore reciproco.

Un piccolo quadro dipinto con idilliaca dolcezza

Tenui sfumature pastello in un gameplay decisamente godibile.

Trattare una tematica così complessa e delicata è estremamente rischioso: basta poco per rendere l’esperienza videoludica pesante e forzata, pur di spingere il giocatore a empatizzare con la protagonista. Il tema principale può risultare tattico, poiché sembra scontato che ci si possa emozionare e commuoversi, per poi promuovere a pieni voti il gioco a prescindere dal resto. Ho potuto constatare che Before I Forget, nel complesso intreccio tra comparto narrativo, gameplay ed elementi tecnici, è stato gestito in modo magistrale. L’esperienza si rivela genuina, semplice e fluida, senza troppi dettagli pesanti che avrebbero rischiato di renderla claustrofobica. Questo tipo di eleganza e dolcezza nella drammaticità mi ricorda molto What Remains of Edith Finch, indie che ha saputo raccontare vicende drammatiche in modo poetico e coinvolgente. I tenui colori pastello ci accompagneranno dal menu principale per tutto il corso di una sessione di gioco in cui ogni ricordo, dapprima grigio, si colorerà di timide e piacevoli sfumature a ogni interazione.

Menu principale

Essendo un’avventura prettamente narrativa, proprio come nel precedente titolo di Giant Sparrow, il gameplay consisterà nell’esplorazione dell’ambiente e nell’interazione con i vari hotspot disponibili, in modo da riunire i tasselli del proprio passato (e presente). Potremo osservare meglio gli oggetti ruotandoli attraverso il movimento del mouse o della levetta analogica col controller. Come già anticipato, la sessione di gioco durerà solo un’ora, un breve lasso di tempo in cui insieme alla protagonista dovremo scoprire la nostra identità, lasciandoci andare ed esplorando una casa totalmente ignota sia per Sunita che per noi.

Il comparto tecnico è impreziosito dalla musica di Dave Tucker grazie alla dolce melodia, seppur malinconica, del pianoforte. Potremo, tra l’altro, vivere l’esperienza videoludica attraverso il commento di sottofondo delle sviluppatrici, che si può attivare tramite la schermata di caricamento. Claire Morwood e Chella Ramanan, game developers di 3-Fold Games, ci guideranno con pensieri profondi e viscerali, tenendoci per mano e facendoci vivere un’avventura semplice, ma pregna di emotività. Gli hotspot saranno dotati dei loro commenti (e non solo), accessibili tramite i simboli che vedrete nella foto sottostante. Ogni interazione specificherà anche la durata del discorso e, per qualsiasi esigenza, potrete semplicemente metterlo in pausa in qualsiasi momento: basterà premere nuovamente il tasto sinistro del mouse sulla nuvoletta.

Commentary

Purtroppo il gioco sarà disponibile solo in inglese, motivo per cui vi consiglio di impostare i sottotitoli (nella stessa lingua, ahimè), in modo da facilitare la comprensione delle vicende e dei dialoghi.

Nel caso voleste provare la versione disponibile sulla piattaforma Steam, vi elenco i requisiti di sistema:

  • Sistema operativo: Windows 7
  • Processore: 2.20GHz Processor
  • Memoria: 2 GB di RAM
  • Scheda video: Intel HD4000 o equivalente
  • DirectX: Versione 9.0c
  • Memoria: 1 GB di spazio disponibile

Tributo a Sunita Appleby, figura simbolicamente reale

Before I Forget ha colpito così tanto la mia immaginazione da ispirare i versi di una dolce poesia che sento di voler condividere con tutti voi:

Aiutami a ricordare, prima che dimentichi.
Dammi la tua mano, carezza la mia pelle.
Eravamo così giovani, io e te;
Eravamo cacciatori di sogni, avidi avventurieri.
Mi porgesti il tuo ombrello, quel giorno;
Quel giorno in cui la pioggia era bella,
Ora, quelle gocce d’acqua si fondono alle mie lacrime.

Perché sto piangendo?
Chi sono?

Dammi la tua mano, carezza la mia pelle.
Dimmi che sei qui, dimmi che andrà tutto bene.
Mi sento confusa, persa… sola.
Dove sei? Non posso dimenticarti.
Non voglio che tutto questo sparisca.

Perché tremo?
Io sto bene.

Dammi la tua mano, carezza la mia pelle.
Permettimi di guardarti, per l’ultima volta.
T’ho amato follemente e follemente t’ho cercato.
Non posso dimenticarti, il mio cuore saprà sempre chi sei;
Le tue dita sui tasti del pianoforte me lo ricorderanno.
Io ti ricorderò.

Stavolta sarò io a prendere la tua mano.
Sì, la prenderò io.
Carezzerò la tua pelle.
Non ti scordar di me, ch’io ti ho impresso nell’anima.

Diamoci la mano, carezziamoci la pelle.

Before I Forget

Questa piccola perla formativa mi ha fatto pensare immediatamente a questa canzone; trattandosi di un evidente spoiler, consiglio di ascoltarla solo dopo aver concluso il gioco.                         

Considerazioni finali

Non abbiamo bisogno di esperienze lunghe e intricate per poter provare emozioni. Le sviluppatrici di 3-Fold Games sono riuscite a trasmettere profonda empatia e dolcezza in un’esperienza fortemente angosciante sulla quale riflettere e da cui trarre un’importante insegnamento. Una sessione di un’ora non può cambiarci la vita, forse nemmeno un titolo più longevo, ma posso reputarmi soddisfatta e gratificata da questa piccola perla che ha suscitato emozioni così forti in me. Non sono riuscita a trovare difetti tecnici particolarmente rilevanti, tranne qualche bug casuale o il volume del pianoforte troppo alto in alcuni frangenti: tutto ciò, tuttavia, non ha assolutamente intaccato l’esperienza di gioco.

 

PRO CONTRO
  • Tematiche delicate e particolarmente formative
  • Gameplay godibile e ben realizzato
  • Piacevole musica di sottofondo
  • Sessione di gioco troppo breve
  • Volume della musica troppo alto in alcuni frangenti