Le temperature torride che hanno investito l’Europa non sono l’unica cosa bollente ad averci travolti in questi giorni. La polemica riguardante il nuovo adattamento di Neon Genesis Evangelion da parte di Netflix ha attraversato l’internet come un fiume in piena. O come una colata piroclastica, giusto per restare in tema caldo. La portata dell’indignazione è stata colossale, tanto che persino la stampa non specializzata è arrivata ad occuparsene. Per citare ZeroCalcare:

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Io penso che manco l’11 settembre 2001 un argomento ha mai tenuto così banco nella mia bolla. #evangelion

Un post condiviso da @ zerocalcare in data: 23 Giu 2019 alle ore 2:36 PDT

Avrete già sicuramente sentito parlare dei dettagli della vicenda, in caso contrario vi rimandiamo a quest’ottima analisi de La Stampa, riproposta anche da Dagospia, che analizzano l’intera questione Cannarsi, le problematiche sorte sul doppiaggio e l’adattamento della serie. Visto che altri ne hanno già abbondantemente discusso e analizzato, non parleremo di Gualtiero Cannarsi e della sua distorta e allucinata visione di ciò che dovrebbe essere l’adattamento. Vorrei soffermarmi invece su un altro aspetto della vicenda, sulle conseguenze dell’indignazione popolare e dei suoi risvolti. La polemica ha montato, ha travolto ogni tipo di social, e, a quanto pare, ha vinto. Il 28 giugno Netflix ha infatti annunciato che il doppiaggio italiano di Evangelion è stato sospeso in seguito alle proteste degli appassionati.

La rete, come suo solito d’altronde, si è nuovamente divisa. La (stra)grande maggioranza ha gridato vittoria, alzato i pugni al cielo come gesto di giubilo ed elogiato la scelta di Netflix, intervenuta a salvare la dignità di Evangelion dalle folli mani di Cannarsi. Una piccola minoranza invece ha espresso il proprio dissenso, schierandosi contro la decisione della piattaforma, rea di essersi piegata alle lamentele del pubblico. Che ruolo può avere l’arte quando, per questioni economiche, si assecondano gli umori dei consumatori, modificando così il prodotto per accondiscendere ai loro capricci?

Vi ricorda qualcosa? Una polemica direi classica all’interno delle community del gaming e dell’industria videoludica. Nulla di nuovo sul fronte occidentale.

Stando a questa frangia minoritaria, Cannarsi ha imposto una propria visione d’autore, apprezzabile o meno che sia, e Netflix non ha alcun diritto a calpestare questa visione nel nome delle masse urlanti. Questo vale a prescindere dal fatto che si condividano o meno i punti di vista di Cannarsi sull’adattamento e la traduzione. È una questione di principio che trascende il giudizio qualitativo sul lavoro in questione. La paura è che le masse indistinte tengano, permettetemi il termine visto che siamo in tema, per i testochili le varie compagnie o aziende. Non è tanto una questione di rifiuto del diritto del consumatore ma quanto che questo diritto sia in mano alla rete, all’internet. È l’imprevedibilità della rete a spaventare, la sua totale mancanza di controllo. Un piccolo gruppo di persone su internet può sollevare un polverone che manco mezzo milione di persone che manifestano per strada.

Siamo davvero sicuri di voler rimettere questo potere nelle mani di quelle che spesso sono un pugno di utenti? Come detto dal nostro buon Stefano Sacchi in questo articolo dove analizza, tra le altre cose il fenomeno della Participation Inequality, le componenti attive di una community sono sempre una ristretta minoranza del totale di persone che usufruisce di un determinato prodotto. Oggi le masse inferocite hanno chiesto e ottenuto il cambio di un adattamento, domani cosa potrebbero ottenere? Chiedere la sostituzione di un attore in un film perché questo non va incontro ai gusti del pubblico? Un nuovo finale per un libro o una serie TV che non ha soddisfatto i fan? D’altronde quali sarebbero stati i risvolti nell’impossibile caso in cui HBO avesse acconsentito alle lamentele dei fan e avesse deciso di riscrivere l’ottava stagione di Game of Thrones? A quel punto avrebbe dovuto ascoltare anche altri fan che hanno smesso di apprezzare il lavoro di Benioff e Weiss ben da prima degli scempi assoluti dell’ultima stagione. Inoltre, per chiarire possibili obiezioni: no, il caso Kevin Spacey è fondamentalmente diverso, se non opposto. Il pubblico è rimasto inascoltato dopo essersi lamentato della rimozione dell’attore da importanti progetti gia in corso e non è stato in grado di esercitare alcun potere a riguardo.

Ci sono molti casi in cui però questo è successo. La lista è corposa ma per comodità ne sceglieremo uno dei più eclatanti:quello relativo a Mass Effect 3. Iin seguito alle forti lamentele sul finale, considerato scialbo e senza alcuna reale distinzione tra le varie scelte effettuate, BioWare ha rilasciato il famoso Finale Extended Cut che andava ad aggiungere cutscene e materiale alle sequenze finali del gioco. Anche in questo caso si sono levate voci di dissenso. Non credo che possa esistere qualcuno che non ironicamente preferisca il finale classico rispetto a quello Extended Cut di Mass Effect 3, eppure diversi l’hanno difeso non perché migliore (seriamente e mi ripeto, credo sia semplicemente impossibile pensarlo) ma proprio perché era il finale voluto dagli sviluppatori. Era la loro interpretazione della storia, di come sarebbe dovuta andare a finire e il pubblico non aveva alcun diritto di chiedere una modifica. Sarebbe come chiedere ad un artista di modificare la propria visione espressa in un pezzo d’arte perché non ci soddisfa. Assurdo. I diritti del consumatore non possono e non devono ledere l’espressività artistica né la sua interpretazione. Tantomeno se questo potere viene dato ai social a suon di like e di condivisioni.

…giusto per capire come venne recepito il prodotto. I meme sono spesso un ottimo indice e forniscono la perfetta autopsia sociale dell’opinione circa il finale di Mass Effect 3.

Eppure, le cose sono un filo più complicate di così. Perché se è vero che sia assurdo che la rete, o il pubblico più in generale, controllino lo sviluppo di un’opera e “la rimandino indietro” chiedendo modifiche in caso di non apprezzamento, è anche vero che questo tipo di proteste ha permesso, in casi in cui effettivamente avevano ragione di essere, di ottenere un risultato positivo.

Consideriamo poi una cosa. Nonostante cerchino ogni volta di farci credere il contrario, di base, chi occupa posti di comando in queste aziende non è proprio l’ultimo che passava di lì per caso. Quando queste modifiche vengono fatte è perché molto spesso vanno effettivamente fatte. Aziende di questo tipo sono estremamente stratificate e complesse e spesso le decisioni vengono prese non perché sono le migliori in termini assoluti ma perché costano meno, rientrano nei tempi di produzione ecc. Mere e semplici logiche di produzione interna.
Quando BioWare ha rilasciato il finale alternativo non l’ha fatto (soltanto) per placare le ire dei fan ma perché sapeva che quello originale era sbrigativo e incompleto. Le esigenze di pubblicazione e dei costi data dal publisher risponde alla domanda “allora perché han rilasciato il gioco se lo sapevano?”.
Inoltre, forse qualcuno sperava che magari la cosa sarebbe potuta passare sottobanco. Illusi.

Caso simile, seppur diverso, quello di Netflix e di Evangelion. Netflix è una compagnia enorme, con miriadi di progetti e programmi tra le mani ed è impossibile che controlli in modo approfondito ogni prodotto per ogni locazione, sarebbe un lavoro semplicemente immane. Dovrebbero farlo proprio per evitare casi simili, è vero, ma è anche umanamente comprensibile del perché ciò sempre non avvenga. Poiché ridoppiare la serie (e non solo in Italia ma anche per le altre localizzazioni.
Le proteste per il nuovo adattamento sono trasversali su tutto il globo anche se non tutti sono stati così sfortunati da trovarsi un Cannarsi a riadattare il tutto) costava meno che acquistare i diritti del doppiaggio originale, Netflix ha scelto la strada più economica, forse per errori di valutazione che hanno sottostimato l’impatto culturale di Evangelion, forse per altre ragioni che però ci portano solo nel campo delle speculazioni. Fatto sta che una volta deciso di ridoppiare il tutto, Netflix ha affidato il lavoro a VSI ed è tornata mesi dopo a riprendersi il nuovo doppiaggio.
Non sappiamo se Netflix si sia accorta di ciò che Cannarsi avesse fatto e che abbia lo stesso deciso di pubblicare il tutto per non saltare la deadline della data di rilascio o se semplicemente nessuno abbia controllato che cosa VSI avesse effettivamente consegnato.

E sappiamo come è andata a finire…

Una volta montata la polemica, Netflix stessa è stata messa davanti all’evidenza compiuta: Cannarsi aveva svolto un lavoro completamente al di fuori di ogni regola o logica dell’adattamento, totalmente astruso e inadatto ad una piattaforma di streaming volta a un pubblico di massa. Netflix ha scelto di rimuovere l’attuale doppiaggio italiano di Evangelion perché sapeva, o è stata messa a conoscenza della cosa dalle lamentele, che la situazione era non tragica ma tragicomica. Hanno riconosciuto il reale stato dell’adattamento italiano e, poiché era anche economicamente fattibile agire, hanno scelto di muoversi di conseguenza.
Non certo perché qualche scalpitante individuo su Twitter ha lanciato hashtag indignati.

Netflix stessa non è nuova a lamentele del genere ed è anzi conosciuta per produrre un contenuto di buona qualità ogni tre pessimi. Vogliamo ricordare perle del calibro di Death Note? Sono ancora lì al loro posto e, almeno per quanto ne sappiamo, Netflix non ha alcuna intenzione di rigirare il film per venire incontro alle proteste dei fan.
A dimostrazione che ancora una volta la situazione è sempre più complicata di come ci piace immaginarla.

Internet non ha il potere di manipolare le grandi aziende o chi per esse, ha il potere però di sollevare critiche, legittime o meno, che possono, ripeto e sottolineo il possono, essere accolte, in modo legittimo o meno, di volta in volta, a seconda dei casi.
La critica è sensata e ci sono soldi, tempo e modo di farlo? Vediamo cosa si può fare. Mancano soldi, i tempi sono impossibili e non c’è modo? Statece, le cose restano così come sono.
Così come HBO non rigirerà mai per ovvi e chiari motivi l’ottava stagione di Game of Thrones nonostante la sua pessima qualità, così Netflix non inseguirà le lamentele dei fan se queste non sono legittime e, soprattutto, attuabili da un punto di vista economico. Cannarsi e il suo adattamento assurdo e astruso erano sacrificabili e così, giustamente, è stato fatto. D’altro canto, se la rete non fosse insorta Netflix avrebbe comunque silurato Cannarsi? Certo che no, era un costo che non era interessata ad affrontare. D’altronde Netflix vende un servizio, il suo scopo non è certo la diffusione culturale di un’opera come Evangelion. Non sono ovviamente i principi, l’etica o la morale lo scopo ultimo di queste aziende.

Si può compiere lo stesso ragionamento nei confronti di Principessa Mononoke, guarda caso, sempre frutto di un intervento di Cannarsi.

Il dibattito dal punto di vista prettamente etico è ancora aperto e non basterà questa vicenda a metterci sopra la parola fine. Affrontando la questione con un’ottica più pragmatica non si può che lodare l’azione di Netflix. Doveva vigilare e controllare i lavori sulla localizzazione ed intervenire in tempo. Non l’ha fatto ma ha scelto, e ha avuto modo, di prendersi la propria responsabilità e porre rimedio agli errori commessi. Una pubblica ammissione di colpa. Non c’è in questo caso manipolazione da parte del pubblico, capriccio o lamentela futile quanto invece un’azienda che ha in qualche modo cercato di rimediare alle proprie mancanze. Perché Evangelion merita di più che un nuovo doppiaggio e adattamento fatto per risparmiare, finito nelle mani di un arrogante borioso come Cannarsi. Così come lo meritiamo tutti noi.

Per una volta, grazie Netflix. E ora speriamo (è un’illusione? forse, ma lasciateci sognare) di poterci finalmente gustare Neon Genesis Evangelion con l’ottimo se non eccellente doppiaggio originale di Dynit. Sul quale ai tempi ha lavorato lo stesso Cannarsi. I curiosi casi della vita.

Per chi non vuole compromessi, c’è sempre PornHub.

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Classe '94, è un grandissimo appassionato di Halo, Borderlands e A Song of Ice and Fire. Adora leggere, scrivere, disegnare ed, ovviamente, videogiocare. Studente di Illustrazione vorrebbe un domani lavorare nel mondo dei videogiochi. Collaboratore di Halopedia ed ora del 17K è pronto a dare il massimo per aiutare i meno fortunati a conoscere il verbo di Halo, oltre che ad indirizzarli a diventare dei veri Cacciatori della Cripta e ad venerare l'Unico Vero Re, Stannis della Casa Baratheon.