Dopo la sua prima apparizione nel reboot del 2014, Godzilla torna a spadroneggiare sulla Terra con Godzilla II: King of the Monsters. La pellicola, nei cinema italiani dal 30 maggio 2019, è diretta da Michael Dougherty e vede il ritorno del titano e della Monarch, l’agenzia cripto-zoologica impegnata nella ricerca e nello studio dei MUTO (Massive Unidentified Terrestrial Organism). Il lungometraggio si lega a doppio filo anche al più recente Kong: Skull Island, ponendo un altro bel masso nella costruzione del MonsterVerse di Legendary. Le fondamenta di quest’ultimo possono ora consolidarsi e divenire una solida fortezza, oppure cedere sotto lo stesso vigoroso peso dell’impresa.

Godzilla II: King of the Monsters
Un sottomarino della Legendary sbuca nella vasca da bagno di Godzilla per portargli l’anteprima del sequel.

Gli eventi di Godzilla II: King of the Monsters alzano il sipario offrendoci una rapida panoramica del mondo dopo i disastrosi eventi del 2014. La scia di distruzione lasciata dagli scontri tra Gojira e i due MUTO ha segnato profondamente la geografia di molte città, azzerandone la voglia di esistere anche solo nell’immaginario del più fantasioso degli ingegneri edili. Al loro posto sorgono ora bacini ricchi di vita, la quale prospera rigogliosa grazie alle radiazioni lasciate proprio dai mostri. Tuttavia la cosa ha segnato le giornate nonché l’animo dei rispettivi cittadini. Allo shock seguito alla scoperta dell’esistenza dei titani, milioni di persone persero non solo le loro abitazioni ma anche i loro cari. Tra questi troviamo non solo gli ecologisti, ora indecisi se festeggiare per la natura che sboccia o far causa a Godzilla, ma anche la paleobiologa della Monarch Emma Russell (Vera Farmiga) e suo marito Mark Russell (Kyle Chandler). Perso il figlio Andrew proprio a causa dei MUTO, la coppia ne uscirà segnata al punto da spaccarsi, lasciando fragilmente nel mezzo la giovane figlia Madison (Millie Bobby Brown). Se da un lato avremo Mark a biasimare profondamente sé stesso e Godzilla per la morte del figlio, dall’altro avremo una sì sofferente Emma, che però ha canalizzato il suo dolore nella creazione del dispositivo di controllo ORCA. In fondo si sa che un buon hobby può far miracoli, quindi perché non dedicarsi al bricolage terapeutico creando lo strumento ideale per controllare i titani e renderli docili? O all’occorrenza liberarne il potere distruttivo, in barba alla pacatezza globale. Avere il potere di giganteschi mostri arroganti nel proprio mazzo è l’obiettivo questa volta non di ragazzini dai capelli appuntiti bensì del gruppo di eco-terroristi comandato dall’ex colonnello dell’esercito britannico Alan Jonah (Walter Charles Dance).

Te devi fida’. Sono animato da nobili intenzioni!

Con questa premessa la pellicola apre contemporaneamente le porte sia al lato umano che al lato titanico della narrazione, dotandoli di una propria identità ma intrecciandone indissolubilmente gli sviluppi, in particolare quelli legati a deflagrazioni da un tot di megatoni al chilo. Il risultato sarà un ottimo bilanciamento tra gli elementi narrativi, ma sempre con lo strapotere dei mostri a farla da padrone. Infatti per quanto solidi, il governo mondiale, la Monarch, gli eco-terroristi, e la stessa famiglia Russel, non saranno altro che comprimari nella tempesta di schiaffi, pacche, e raggi atomici presenti nei 130 minuti circa di film. Il loro sviluppo sarà tutto sommato buono, ma senza dubbio sbrigativo non per mancanza di intento ma per rispetto di telecamera puntata sui titani.

Ed è qui che si sviluppa il pregio principale di Godzilla II: King of the Monsters: il focus sulla massellanza dei mostri e le loro storie in pentametri giambici di ruggiti. Ridimensionato al suo posto il dramma umano (in barba alle molte città e relativi milioni di cittadini deceduti malamente a ritmo di comitiva turistica), i mostri possono finalmente danzare sereni in una crescente Sagra delle Castagne in Bocca, colante di bioluminescenza, fulmini e genio artistico. Ebbene si, perché di più bello di mostri giganti che si accostano con un rapporto velocità/massa elevato e di centinaia di inefficaci ma bellissime esplosioni c’è solo un comparto fotografico concretamente epico. Ogni scontro fa sua l’arte millenaria che l’uomo ha maturato nella rappresentazione di draghi e affini, contornandola con la maestosità dei MUTO e un sapiente uso del chiaroscuro e del cielo come fosse la tela di un pittore. Come se non bastasse, quando penserete di aver visto tutto alcune chicche visive vi lasceranno nuovamente col sorriso esposto ai 4 venti, sorprendendovi e lasciando la vostra forma mortale a dubitare della sua sanità mentale. Ergo, pesiamo bene le parole ed ‘epica’ è quella realmente più adatta.

Godzilla II: King of the Monsters
La pioggia agli irticolli piovigginando sale, e sotto il maestrale Godzilla e Ghidora se fanno male.

Tuttavia anche il lato audio non si lascia insultare rimanendo a tacere, e risponde tono su tono alle pretese dello spettatore. È infatti notevole l’impegno nel caratterizzare le voci di ogni titano rendendole non solo bellissime, ma anche plausibili per la loro figura. Su tutti, spicca il distintivo ruggito di Godzilla, sinonimo di preludio alle risse da bar irlandese ma su scala maggiore a cui assisteremo, subito seguito dalla voce della regina Mothra. In questo modo il lato acustico da un soffio di vita in più ai nostri cuccioli di cataclisma globale, delineandone una identità e una firma uniche, strettamente complementari alle combo su combo di iper-violenza. L’identikit di ogni creatura ora è completo in ogni sua parte.

Godzilla II: King of the Monsters
In Godzilla II i piani di volo li fanno i dei tiratori scelti in Spaceballs.

Sebbene non sempre convinca, anche la colonna sonora è molto efficace. Dona ancor più energia agli eventi su schermo, ma in alcuni momenti manca d’identità in funzione del titano su schermo, della situazione e del luogo. Ad esempio, qualche intonazione più orientale avrebbe giovato maggiormente alla profonda lore che gli sceneggiatori stanno costruendo, omaggiando poi l’ottima performance di Ken Watanabe chiamato nuovamente a vestire i nipponici panni del Dr. Ishiro Serizawa. Il ritorno dell’attore del paese dei mostri giganti e dei robottoni spaziali è apprezzatissimo, e stabilisce ancora una volta l’anello mancante tra l’Homo Sapiens comune e il genio giapponese, unico in gradi comprendere Gojira e il suo mondo.

Godzilla II: King of the Monsters
Stupido sexy Watanabe.

Il risultato finale di queste due ore di prepotenza su pellicola è potente, teatrale, rinvigorente, ed emozionante. Non sentitevi dunque in difetto se verserete sul sedile del cinema qualche virile lacrima, onorando l’ottimo lavoro svolto.

A conti fatti, il vincolo per godere appieno di un film di tale portata, cade proprio nel luogo di consumo. In fondo, per mostri grossi ci vogliono delle poltrone grosse e uno schermo grosso! L’immersione nella grandezza della storia si realizza infatti in fruizione di un impianto audiovisivo adeguatamente muscoloso per riprodurre non solo le melodie incalzanti della colonna sonora, ma anche per dare la giusta strizza che segue i vari ruggiti esternati dai Kaiju adirati o sofferenti. In questo modo Godzilla II: King of the Monsters raggiunge il suo pieno potenziale e il cuore degli spettatori, confermandosi poi un ottimo film del suo genere. Stesi anche i titoli di coda e i loro indizi sul futuro della serie, brillano in allegre fiamme radioattive le porte che conducono al prossimo, titanico, capitolo del MonsterVerse di Legendary.

La prossima volta, sarà uno scontro tra i sovrani dei regni più inalberati e contrariati del pianeta.