WHO

Ha probabilmente risuonato in lungo e in largo la controversa decisione presa dalla WHO (World Health Organization) in merito all’inserimento all’interno della lista di patologie psichiatriche la Dipendenza da Videogiochi.

Innanzitutto è bene chiarire la posizione assunta dalla WHO e di come questa “patologia” prenda come riferimento quei casi estremi di persone che spendono praticamente giorni, settimane o anche mesi davanti ai videogames perdendo il contatto con la realtà e, appunto, manifestino un’ossessione patologica per una specifica forma di divertimento.

Similmente al gioco d’azzardo compulsivo, sostiene WHO, anche il “gaming compulsivo” entrerà a far parte delle patologie note come “ludopatie” che altro non sono che vere e proprie dipendenze come quelle date da alcol, fumo e droga.

Questo non significa certo che chiunque sia appassionato di videogiochi venga da adesso in poi registrato come malato mentale allo stesso modo come chi compra un gratta-e-vinci ogni tanto non è considerato un ludopatico o chi beve una birra a cena un alcolizzato.WHOSi può ritenere, almeno in questa ottica “estrema“, positivo inserire certi comportamenti “eccessivi” all’interno di un protocollo terapeutico che possa aiutare determinati individui a “dissuefarsi” di una passione tramutatasi in vera e propria “dipendenza patologica“.

La versione aggiornata della “International Classification of Diseases” o “ICD” contenente anche questo nuovo “gaming disorder” sarà presentata ufficialmente a Gennaio 2019 in concomitanza con il 144° Executive Board Meeting e revisionata durante la 72° World Health Assembly a Maggio 2019.

La risposta dell’industria videoludica a questa prossima riforma dell’ICD non è tardata ad arrivare e numerose organizzazioni del settore hanno unito le forze per rendere pubblico un messaggio condiviso:


I videogames di ogni genere, su ogni piattaforma e supporto sono usufruiti in tutta sicurezza da più di due miliardi di persone in tutto il modo con valore educativo, terapeutico e ricreativo ampiamente dimostrato e largamente riconosciuto.
Siamo molto preoccupati di aver visto il “gaming disorder” ancora contenuto all’interno della 11° versione dell’ICD della World Health Organization nonostante la significativa opposizione da parte della stessa comunità medica e scientifica.
I motivi dietro questa inclusione restano ancora altamente contestati e inconclusivi.
Speriamo vivamente che la WHO possa riconsiderare il gran numero di evidenze che le sono state messe davanti prima di proporre l’ultima versione dell’ICD-11 per l’approvazione a inizio anno.
Comprendiamo che la nostra industria e tutti i supporter del mondo continueranno a levare le loro voci contro questa scelta e ci appelliamo al WHO nel non prendere decisioni che possano significare problemi ingiustificati per tutti i sistemi sanitari del mondo.


WHODal canto suo anche la Entertainment Software Association ha annunciato che un articolo scientifico è in arrivo proprio per confutare la decisione presa dalla World Health Organization:


Ben 36 rinomati e rispettati esperti di sanità mentale, importanti sociologi e docenti di università e centri di ricerca – fra cui la Oxford University, la John Hopkins University e l’Università di Sidney – si opporranno, in un articolo scientifico presto disponibile, al piano della World Health Organization per creare una classificazione del “gaming disorder”.

L’articolo “A Weak Scientific Basis for Gaming Disorder: Let us err on the side of caution” sarà pubblicato all’interno del “Journal of Behaviour Addictions”.
I ricercatori hanno infatti osservato che:

  • Rimane molta confusione nel definire, persino fra coloro a favore dell’introduzione, cosa esattamente sia il “gaming disorder”.
  • Continuiamo a sostenere che le basi su cui si basa questa teoria siano ancora inconsistenti.
  • Formalizzare un disordine mentale con l’intenzione di migliorare la ricerca non considera il più ampio contesto sociale non-clinico.
  • Non sono stati ancora utilizzati dei robusti standard scientifici per provare questa teoria.
  • Il panico morale potrebbe influenzare la formalizzazione ed essere a sua volta aumentato da questa.
  • Una dipendenza dovrebbe “essere chiaramente e senza dubbio stabilita prima di formalizzare nuovi disturbi all’interno dell’ICD”

Resta quindi da vedere come la WHO vorrà procedere a seguito di queste contestazioni rimanendo fedele all’idea originale o dando ascolto alle contestazioni messele di fronte dall’industria videoludica.
WHO

Fateci sapere cosa ne pensate di questo quanto mai spinoso argomento, se avete mai avuto a che fare con casi che possono rispecchiarsi in questa “dipendenza patologica da videogiochi” o se ritenete che non esista all’effettivo un tale tipo di patologia.

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