Fallout 76

All’E3 2018 Gamespot ha avuto modo di intervistare Pete Hines, il vicepresidente di Bethesda, su quanto mostrato alla conferenza tenuta all’evento di Los Angeles. Riguardo a Fallout 76, Pete ha spiegato come il titolo non sia inteso né come un’evoluzione della serie né come una nuova strada intrapresa dallo studio, quanto piuttosto come entrambe le cose.

L’obiettivo è quello di mantenere l’esperienza “core” del gioco identica a quella di un Fallout tradizionale, ma di cambiare completamente il modo in cui è percepita l’interazione con le persone nel gioco: mentre fino ad ora la Bethesda si è sempre in un certo senso imposta sulle interazioni fra il giocatore e gli NPC, determinando a priori che tipo di personalità aveva un NPC o se questo era ostile nei confronti del giocatore, portando i giocatori a incontrarsi l’un l’altro nel mondo di gioco questa regola va a cambiare, introducendo un elemento di casualità e imprevedibilità; non avremo mai la certezza di incontrare un giocatore aggressivo o qualcuno che invece è disposto a collaborare o ad aiutarci in una situazione di pericolo.

Si è parlato anche di un sistema anti-harassing, pensato per evitare situazioni spiacevoli dove un giocatore si ritrova ad essere perseguitato dagli altri e ucciso in continuazione: l’idea è quella di rendere il medesimo feeling che si ha nei giochi singleplayer quando si ricarica un salvataggio precedente in seguito a una morte o perché una parte del gioco non è andata nel modo previsto, in pratica qualcosa che permetta di cambiare attività qualora le cose andassero nel modo sbagliato.

Infine, si è ribadito il concetto di morte in game come qualcosa di non estremamente negativo: non si perderanno i progressi né l’inventario.

Nell’intervista sono stati coperti anche tutti gli altri titoli presentati durante la conferenza.

Qui potete trovare la nostra copertura della presentazione di Fallout 76.

Qui invece potete trovare la nostra copertura completa della conferenza di Bethesda all’E3.