Correva l’anno 1995, quando in casa Nintendo si vociferava sull’utilizzo della realtà virtuale in tema di videogiochi. Nacque così il VR-32, nome in codice Virtual Boy. Fu il primo tentativo di portare la tecnologia stereoscopica sotto forma di console portatile. Un passo importante per la casa giapponese, cercando un’evoluzione sostanziale in previsione di un futuro che non fosse legato alla sola visione letteraria o cinematografica. Seguendo proprio la scia filmica (ricordando la novità di un prodotto nato dalla penna di Stephen King) di quell’epoca, Virtual Boy venne messo sul mercato il 21 Luglio 1995 con grandi prospettive e molto entusiasmo.

Il dispositivo utilizzava un sistema di lenti che trasformavano in maniera tridimensionale le immagini, proiettate negli occhi del videogiocatore. Purtroppo, data la tecnologia dell’epoca, generava solo fotogrammi dallo spettro rosso, affaticando di non poco la vista di chi lo utilizzava. Come se non bastasse, essendo etichettato come una console portatile, questa non aveva il peso e le dimensioni per essere trasportata con maneggevolezza e comodità. Il tutto portò inesorabilmente al fallimento commerciale del Virtual Boy, con la conseguente chiusura del progetto dopo soli cinque mesi dal suo debutto (compresi i titoli supportati) e l’uscita dello stesso Yokoi da Nintendo.