Salve a tutti, sono NessunoY59 ed oggi sono qui a presentarvi la mia nuova rubrica per il 17K! Alcuni di voi mi conosceranno per il racconto-parodia Halo: Combat Regressed ma state tranquilli, non sono qui (per ora) per propinarvi robe nosense, anzi! Siamo qui per affrontare un tema serio.

Lo scopo di questa rubrica sarà quello di approfondire, delineare e chiarire aspetti di Halo che a primo avviso possono risultare poco chiari o nascosti, cercando quindi di dimostrare che Halo non è uno sparatutto banale e superficiale ma che racchiude dentro di se profondi significati, mai scontati o di poco conto.

Come primo argomento da trattare ho scelto la figura del Master Chief Petty Officer John-117. Mi sembrava doveroso iniziare dal protagonista della nostra amata saga, inoltre vorrei fugare una volta per tutte le voci che lo descrivono come un personaggio piatto, amorfo, senza sentimenti. Una semplice marionetta insomma.

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Le Origini:

Prima di iniziare, dobbiamo fare un salto indietro, chiedendoci da che contesto è nato il personaggio di John. Halo, ideato da Bungie alla fine degli anni ’90, ricalcava come modello gli sparatutto di quell’epoca, portandone però una netta evoluzione sia nei termini di gameplay, di storyline e di grafica, oltre ovviamente ad aprire in modo definitivo le porte al genere FPS su console. Se ci facciamo caso tutti i protagonisti degli sparatutto dell’epoca, Wolfenstein 3D, Doom, lo stesso Half Life per citarne alcuni, sono poco caratterizzati: conosciamo infatti poco di loro se non qualche dettaglio, muti e silenziosi, guidati dall’alto da una mano invisibile, quasi come se non avessero una volontà propria. Questo perché l’intento delle Software Houses era quello di far immedesimare nel miglior modo possibile il giocatore nel personaggio, per garantirgli un livello di immersività totale.

La Prima Trilogia:

Anche Halo ricalca, in parte, questo schema, allontanandosene però già subito. È vero, durante le sessioni di gioco Master Chief non parla mai, se non nelle cutscene ed anche in quelle occasioni sentirlo pronunciare più di due parole in croce è quasi un miracolo. Tuttavia grazie anche ad Halo: La Caduta di Reach, uscito qualche settimana prima di Combat Evolved, abbiamo sotto mano la storia del protagonista, sappiamo chi è e che cosa ha passato per diventare la macchina semina morte che conosciamo.

Nonostante ciò questo approfondimento del personaggio è avvenuto principalmente nei libri, infatti in tutta la prima trilogia John rimane un personaggio poco sviluppato, silenzioso e sempre pronto a muoversi come se non fosse guidato da una propria volontà, ma da quella di Cortana. Cosa sappiamo di John? Che thel e johnè un soldato capace, leale, coraggioso e determinato. La descrizione del perfetto soldato. Un soldato che non fa domande, discretamente indifferente alla morte dei suoi compagni ed alle urla delle sue vittime.

Eppure, in minor modo in Halo 2 e soprattutto in Halo 3, cominciamo ad approfondire meglio l’epica figura del MCPO John-117, il Master Chief Petty Officer. Il rapporto con Cortana, inizia a svilupparsi definitivamente nel secondo capitolo andando oltre al semplice rapporto di “lavoro” che si evince in Halo: CE, evolvendosi poi in Halo 3 diventandone la sottotrama principale. La ricerca ed il salvataggio della preziosa IA ci mostra il legame profondo che ormai si è instaurato tra i due, un forte legame di affetto e fiducia. Questo rapporto poi in Halo 4 viene reso in modo chiaro e lampante ma del Chief di Halo 4 parleremo dopo.

Il rapporto con Cortana non è tuttavia l’unico segno di umanità di John: i due casi più interessanti che mi vengono ora in mente sono la morte del Sgt.Johnson con il relativo dolore del Chief ed il rapporto costruito tramite tante battaglie con Thel’Vadam, l’Arbiter. Legami forti a cui nemmeno un soldato d’acciaio può farne a meno.vlcsnap-2014-03-04-18h12m43s154

Il BackGrund, la Trilogia di Nylund:

È soprattutto grazie alla trilogia di Eric Nylund (La Caduta di Reach e Primo Attacco in primis) che noi possiamo conoscere in modo approfondito la figura di Master Chief, poter studiare la sua storia. Cosa sappiamo di lui? Nato su Eridanus II, all’età di sei anni viene rapito dalla Dottoressa Halsey ed arruolato a forza nel programma Spartan-II. Probabilmente conoscerete tutti la prima descrizione che ci viene data del nostro eroe: un bambino che, in cima ad un cumulo di terra, si impone sugli altri compagni in un gioco per la conquista della collina.

Già in tenera età John era forte, veloce, estremamente intelligente, il tutto condito da un corredo genetico perfetto: l’ideale per un futuro Spartan. Un altro fattore che contraddistingue il nostro protagonista è la sua fortuna, identificata subito da Halsey già durante John__Squad_Leader_by_LadyLaconiail loro primo incontro. Gli aspetti che emergono dal carattere di John su Reach ci aiutano a completare il quadro del suo carattere: egli è un bambino combattivo, vivace, estremamente determinato e competitivo. Per lui quello che conta è vincere e ciò all’inizio lo isola dai suoi compagni, mettendolo in difficoltà durante l’addestramento. Sarà anche grazie al Capo Mendez, l’addestratore dei giovani Spartan, che John imparerà a collaborare ed a giocare di squadra con il suo piccolo gruppo: Sam-034 e Kelly-089, i primi due veri amici del giovane John. Negli anni dell’addestramento emerge un altro importantissimo elemento dalla personalità del futuro Master Chief: il carisma e la leadership. Non tutti sono portati ad essere dei leader ma John non era tra questi. La sua attitudine al comando, la devozione verso i suoi compagni e l’obiettivo della vittoria finale li valsero a soli 8 anni il ruolo di capo-squadra.

A soli 14 anni, nel 2525, gli Spartan-II subiranno il processo di accrescimento: di 75 membri, solo 33 sopravviveranno. 30 moriranno e 12 resteranno invalidi a tal punto di non poter proseguire con il programma. Questo è il primo lutto che gli Spartan subiranno, la prima vera grande perdita nella loro vita. Eppure l’indottrinamento operato da Halsey e da Mendez impedisce loro di realizzare che cosa effettivamente sia loro capitato. Quei poveri quattordicenni davanti alle bare dei loro compagni non capiscono il peso e il segno di ciò che hanno appena vissuto. Sanno solo che loro hanno “vinto” quella sfida, gli altri no. Eppure ciò li segnerà profondo, unendo ancora di più i sopravvissuti, rafforzando il loro legame. halsey_and_her_loyal_spartan_ii_s_by_drassenov-d5x688fGli Spartan, quindi anche il nostro John, sono indottrinati dall’ONI, ridotti a meri strumenti di morte da schierare prima contro l’Insurrezione e poi contro la nuova minaccia del Covenant. Essi sono stati creati per la guerra, con l’unico scopo di servire l’umanità, letali e devoti al loro intento. La vittoria ad ogni costo, il sacrificio per la razza umana, questi valori muovono gli Spartan e gli accompagnano in ogni missione. Eppure ogni (per fortuna rara) perdita di un compagno, ogni pianeta perso e distrutto, ogni umano morto per mano del Covenant sconvolge nell’animo anche l’apparentemente insensibile Master Chief. Singolare è il fatto che egli stesso chiede di essere presente sul ponte per assistere alla vetrificazione delle colonie ormai perdute. Come per dire a se stesso “Ricordati del perché combatti, del perché loro (l’ONI) ti ha fatto questo”

Eppure perché sembra che il nostro eroe resti impassibile alla morte dei suoi compagni? Il motivo è abbastanza semplice: gli Spartan sono estremamente focalizzati e concentrati sulla loro missione attuale e, appena conclusa, gliene viene assegnata un’altra. Non hanno praticamente il tempo di pensare, di metabolizzare il lutto subito. Anche durante la caduta di Reach accade lo stesso con però una variante: la “morte” di Linda. Quando la Spartan viene ferita mortalmente durante, seppur velato dalla situazione e dal contesto, il dolore di John per la perdita viene fuori come mai prima di allora. Forse anche perché Linda-058 è speciale: John è particolarmente legato a lei e, appena tornato sulla Autumn, la depositerà in una capsula criogena (In Halo: CE, è possibile vedere una stanza contenente uno Spartan accanto alla nostra nel livello La Pillar of Autumn) nonostante essa sia praticamente morta. don_t_die__linda_by_drassenov-d5vs7sbEppure lui spera che possa ancora essere salvata, non ci crede ma lo spera con tutto se stesso. Ma neanche in questa occasione c’è il tempo di piangere sulla bara gelata di Linda, bisogna tornare sul ponte da Keyes per fare rapporto ed assistere impotenti alla caduta di Reach ed alla perdita di tutti i gli altri Spartan. E subito via, senza avere un momento per pensare, ibernati per il viaggio che ci porterà a combattere su un mondo alieno, conosciuto come Halo.

In Primo Attacco il legame che unisce gli Spartan-II torna a farsi sentire in modo preponderante: John, sfidano la sua fortuna ed un’intera armata Covenant farà ritorno su Reach, dopo aver distrutto Halo, per cercare chiunque tra i suoi compagni sia sopravvissuto. È una missione suicida ma al Master Chief questo non interessa, quello che conta è scoprire se qualche Spartan sia riuscito a scampare alla distruzione di Reach. Ed il piano ha successo, un pugno di Spartan-II insieme alla dottoressa Halsey ed all’Ammiraglio Withcomb viene portato in salvo dal pianeta ormai devastato.

Altro fatto singolare che ci mostra l’evoluzione di Chief come personaggio è una sua particolare riflessione sull’Insurrezione umana. Il capo degli Spartan, di coloro creati apposta per stroncare una ribellione umana, si interroga chiedendosi se, dopo tutto quello che ha fatto per l’umanità difendendola dal Covenant, sarebbe stato ancora in grado di puntare un’arma verso un altro essere umano. Basterebbe solo questo a far capire la profonda evoluzione che c’è stata negli anni nell’animo di Master Chief ed a fugare le voci che lo vedono come un personaggio piatto e senza spessore.

Halo 4:

Il John che incontriamo in Halo 4 è profondamente diverso da quello conosciuto nella prima trilogia e molto più simile a quello che abbiamo imparato ad apprezzare tramite i libri di Nylund. Innanzitutto parla, si esprime e comunica anche durante le sessioni diChief-and-cortana gioco e non solo nelle cutscene. In secondo luogo il rapporto con Cortana è stato sviluppato in modo molto approfondito evidenziando definitivamente il legame che gli unisce.

Cosa cambia rispetto ad Halo 3, oltre al fatto che John finalmente parla e si esprime? Cortana ormai sta morendo, è giunta al suo ciclo vitale e Chief è estremamente preoccupato per lei, vuole proteggerla, impedirle che le accada l’irreparabile. Ed è per proteggere la sua Cortana che per la prima volta nella sua vita il Master Chief Petty Officer John-117 non obbedirà ad un ordine diretto di un suo superiore.

Il “No” detto a Del Rio è una rivoluzione, un evento straordinario che purtroppo è stato poco considerato. Con quel “No” John afferma se stesso come persona, come essere umano dotato di una volontà e di una dignità, incrinando il ferreo controllo che l’ONI esercitava su di lui tramite l’indottrinamento e la disciplina militare.

Non possiamo certo dire come questo importantissimo fatto verrà sviluppato da 343i nei prossimi capitoli ma certo è che ormai John-117 è cambiato e difficilmente tornerà ad essere il soldato ubbidiente di prima. Il toccante addio a Cortana e la scena finale sbloccabile a Leggendaria con il primo piano degli occhi del Chief, con quell’espressione di sconfitta ma anche di grande rabbia, ci confermano ancora una volta il tormento interiore che il nostro eroe ha vissuto e sta tutt’ora vivendo.

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Conclusioni:

Vi chiedo scusa se ho scritto così tanto ma Chief meritava una discussione così approfondita e non banale, che lo evidenziasse per quello che è: un uomo strappato dalla sua innocenza, catapultato in un inferno nel quale la sua voglia di vincere e di mettersi in gioco, la sua innata leadership e la fortuna lo condurranno a diventare il capo degli Spartan-II, uomini e donne forgiati per la guerra, manovrati dall’ONI in modo da ottenere perfette macchine di morte. Macchine a cui non viene dato il tempo di pensare, focalizzati ed impegnati in battaglie, una dopo l’altra, senza tregua e senza riposo.

Ma anche le macchine hanno un cuore, nascosto sotto la coltre nera dell’indottrinamento e della disciplina militare. Ed ogni perdita, ogni vittima, ogni dolore nascosto contribuirà a crepare, ad indebolire questa morsa che stringe il cuore di John. Reach, Linda, Halo, Johnson e poi Cortana… Tutte queste ferite incrineranno il controllo esercitato sul nostro Spartan liberando così il suo lato più umano. John è un uomo determinato, competitivo, carismatico, onesto e leale ma allo stesso tempo estremamente tormentato dal dolore e dal ricordo di coloro che non ce l’hanno fatta. Cortana aveva sopperito a questa ferita ma ora che lei non c’è più…url

Ormai per conoscere come la figura di Master Chief si evolverà non ci resta altro che aspettare i prossimi capitoli di Halo! Ed ora eccoci qui, alla fine di questa prima edizione de Il Grande Viaggio, spero che l’idea vi sia piaciuta e che abbiate apprezzato l’analisi. D’ora in poi quando guarderete l’armatura scintillante del Chief magari coglierete qualcosa di diverso, di profondo e magari capirete davvero chi è l’uomo che si cela dietro la visiera dorata.

NessunoY59