Del caso Activision-Blizzard se n’è parlato parecchio, salvo poi essere passato quasi tutto in secondo piano dopo l’acquisizione della società da parte di Microsoft avvenuta nel corso del gennaio di quest’anno.

Nata da diverse denunce da parte dei dipendenti di “comportamenti inappropriati” (come molestie, nonché discriminazioni ed abusi di tipo omofobo e sessista), la vicenda, ricordiamo, era sfociata in un’indagine lunga due anni da parte del DFEH e di altri enti governativi americani.

A seguito dello scandalo che aveva colpito la società, 20 persone vennero licenziate ed altrettanti dipendenti subirono altri tipi di provvedimenti, seguiti, successivamente, da una dozzina di altri licenziamenti o colpiti da provvedimenti simili.

La situazione si è aggravata ancora di più quando, dopo un’inchiesta del The Wall Street Journal, è emerso che Bobby Kotick (CEO della società) era consapevole degli innumerevoli atti di molestie sessuali, discriminazioni ed abusi nella compagnia e, non solo avrebbe protetto i responsabili di tali azioni, ma si sarebbe reso egli stesso protagonista di diverse vicende incresciose. Come se ciò non bastasse, tra le tante orrende storie emerse nel corso del tempo, soltanto un paio di mesi fa la testata The Verge ha riportato che una dipendente di Blizzard sarebbe stata retrocessa dopo aver denunciato degli abusi commessi da alcuni colleghi.

In questi giorni, qualcosa sembra essersi mosso, anche se non esattamente in modo del tutto positivo.

Dopo infatti quasi un anno di cause legali, il Giudice Distrettuale Dale Fischer ha approvato, come riportato dal The Guardian e confermato da Activision stessa, l’ammontare di un risarcimento pari a 18 milioni di dollari che la società americana dovrà versare quale fondo nel procedimento instaurato dal EEOC (la commissione per le pari opportunità statunitense), e che servirà ad indennizzare tutti quei dipendenti che avranno provato di aver subito molestie od altri tipi di abusi dal 2016 in poi, oltre a coloro che hanno portato avanti la causa tramite la commissione per le pari opportunità. 

Nonostante i portavoce del EEOC si siano detti lieti del risultato, ovviamente organi regolatori come il DFEH e il CWA (Communications Workers of America) hanno aspramente criticato l’ammontare del risarcimento, ritenendolo inadeguato, visto che una simile cifra basterebbe ad indennizzare circa una sessantina di dipendenti, a fronte di centinaia e centinaia di denunce.

Tuttavia, le beghe legali della compagnia sono ancora ben lontano dal potersi considerare concluse. Pur avendo sistemato la questione del EEOC, Activision-Blizzard deve ancora fare i conti con i procedimenti portati avanti da molti ex dipendenti, la causa instaurata dello stesso DFEH, nonché le accuse e richieste di risarcimento da parte degli azionisti.