La 94° edizione degli Oscar 2022 si è da poco conclusa e nonostante l’attenzione sia stata capitalizzata dallo schiaffo di Will Smith a Chris Rock in difesa della moglie Jada Pinkett, non dovrebbero passare inosservati gli spunti positivi e, allo stesso modo, i commenti di coloro che mettono in discussione l’assegnazione del premio come miglior film a CODA (tradotto tristemente in italiano in: I segni del cuore), il film diretto da Sian Heder e “remake” della pellicola realizzata da Eric Lartigau uscita nel 2014: La famille Bélier.

Il capo d’accusa più condiviso è imputato al sempre più discusso politicamente corretto, l’orientamento sociale che si immola nel tentativo di difendere determinate categorie della società considerate svantaggiate e discriminate, che recentemente ha monopolizzato i media e la comunicazione, risultando per alcuni incalzante e non sempre necessario. Che si sia d’accordo o meno con questa posizione, il risultato è che si è sentito sempre più spesso parlare di parità dei sessi, razzismo o identità di genere: argomenti estremamente delicati che stanno sempre più integrandosi nella moderna cultura sociale; ma quanto spesso si parla delle disabilità?

Sono una CODA e vorrei che si iniziasse tutti ad investire parte delle energie che sentiamo di dedicare alle cause di espressione individuale appena menzionate per cercare di comprendere la difficoltà che le persone sorde incontrano quotidianamente – e da troppo tempo – nella propria vita; difficoltà che persistono unicamente a causa della disinformazione e del disinteresse degli udenti nei confronti di questa realtà.
Che il politicamente corretto sia un fenomeno di massa alimentato dalla sempre più rapida ed estesa rete di comunicazione è un dato di fatto, ma non sembra esserci spazio in questa battaglia mediatica per tutti coloro che non riescono né possono comunicare. Soprattutto per questo, vorrei sfruttare il successo di questo film per fare un po’ di luce sulla comunità silenziosa.

CODA: Child Of Deaf Adults

Forse il titolo originale della pellicola non si prestava bene ad essere mantenuto in italiano, ma la scelta di trasformare questo importantissimo acronimo in “I segni della libertà” è una prima testimonianza della superficialità con la quale si considera la sordità.
CODA significa infatti Child of Deaf Adults – in italiano: figlio/a di genitori sordi – e si riferisce a tutte le persone udenti che hanno uno o entrambi i genitori sordi. In Italia esiste un’associazione CODA che si occupa di promozione sociale e di tutelare i figli udenti di genitori sordi fin dal 2014. Il termine, pertanto, appartiene già alla nostra cultura e non dovrebbe essere sostituito per la semplice comodità dello spettatore.

Come già anticipato, CODA è il remake americano del film francese La famiglia Bélier uscito nel 2014: questa è stata una delle ragioni per cui la sua vittoria come migliori film agli Oscar del 2022 ha suscitato parecchio scalpore. Comunque la si pensi – ci teniamo infatti a precisare che l’intento di questo articolo NON è quello di giustificare o condividere l’assegnazione della statuetta – è importante che si sia a conoscenza di due questioni fondamentali. La prima è che La famiglia Bélier è stato recitato da attori udenti totalmente estranei alla lingua dei segni, mentre in CODA è stata coinvolta direttamente la comunità sorda in modo tale da riuscire a ricreare un’atmosfera più reale e fedele possibile; la seconda, invece, è che nel film francese sono presenti battute e spezzoni divertenti che possono essere considerati tali unicamente dal punto di vista di un udente. A tutti gli effetti, la produzione di Lartigau nasce dalla volontà di intrattenere il grande pubblico senza preoccuparsi troppo del punto di vista della minoranza protagonista, la quale, giustamente, ha lamentato la mancanza di correttezza e inclusività nei confronti dei non udenti.

Senza perdersi in ulteriori paragoni, dovrebbe essere riconosciuto da tutti lo sforzo creativo effettuato da Sian Heder, non solo per la volontà di riprodurre fedelmente una quotidianità estremamente difficile da spiegare e comprendere, ma anche e soprattutto per aver posto al centro dell’attenzione la categoria protetta direttamente interessata. In questo modo è stata (ri)aperta quella porta cinematografica che nel tempo sembra essersi completamente chiusa nei confronti dell’espressività più gestuale e “muta” – celebre, tra l’altro, nelle produzioni in bianco e nero della prima televisione – arrivando così ad impedire lo sguardo in direzione dell’inclusività comunicativa.

Perché nessuno si interessa alla sordità?

L’uomo è un animale sociale e la comunicazione è senza dubbio tra i più naturali impulsi che derivano dall’istinto di sopravvivenza. Le relazioni tra persone possono esistere unicamente in funzione della parola: un diritto universale che dovrebbe essere riconosciuto e garantito a tutti proprio come siamo convinti che lo siano il diritto alla libertà d’espressione o alla parità di trattamento. Nonostante la condivisibile banalità di questa affermazione, la realtà dei fatti è ben più crudele di quanto ci si aspetti.

Anzitutto, è bene aver presente che in un dialogo tra una persona udente e una sorda, le incomprensioni derivano puntualmente dall’incapacità del primo di gestire la situazione. Una persona sorda, infatti, è generalmente in grado di leggere il labiale ed è abituata a interpretare, pur senza sentirlo, il messaggio vocale del suo interlocutore. Il problema si presenta nel momento in cui è il non udente a doversi esprimere: tralasciando il fatto che una persona sorda possa scegliere di utilizzare o meno la sua voce, l’atto comunicativo si conclude tendenzialmente nell’incapacità dell’udente – per disabitudine o anche per pigrizia – di comprendere senza mezzi ausiliari le richieste della persona sorda. Questa routine, derivante dalla mancanza di iniziativa e spesso anche di sforzo da parte degli udenti genera da sempre una fortissima discriminazione ed è inevitabilmente la causa principale della grave emarginazione che vivono ancora oggi, nel 2022, le persone sorde.

A mero titolo esemplificativo, in Italia la lingua dei segni LIS è stata riconosciuta dallo Stato solamente il 19 Maggio 2021. Nonostante sia passato quasi un anno dal riconoscimento, comunque, non sono ancora state attuate delle misure per introdurre attivamente nella società questo splendido mezzo di comunicazione. Inoltre, non esistono canali per le emergenze dedicati ai sordi: per esempio, al di là della mancanza di personale dedicato all’interno di tutti i servizi statali, se una persona sorda avesse la necessità di contattare il pronto soccorso, non sarebbe in grado di farlo in autonomia. La discriminazione comunicativa, per altro, si verifica quotidianamente nelle scuole, sprovviste di assistenti di sostegno o di programmi standard dedicati ai giovani sordi e in tutte le situazioni di ordine amministrativo e burocratico: per sbrigare la maggior parte delle commissioni della vita di tutti i giorni, una persona sorda ha bisogno di un interprete e questo, quando e se disponibile dato lo scarso numero, deve essere remunerato direttamente da chi ne ha bisogno attingendo ad una pensione che non garantisce una copertura adeguata per tutte le necessità (ivi compresi gli impianti acustici). Infine, senza pensare solo alle azioni più importanti per la gestione della propria vita, le discriminazioni continuano anche sul versante dell’intrattenimento con, ad esempio, la mancanza di una programmazione al cinema con sottotitoli dedicata (gli spettacoli in lingua originale sono molto limitati) o l’impossibilità di seguire attivamente i social più utilizzati senza i quali la maggior parte delle persone “normali” si sentirebbe quasi persa.

Nell’immagine il segno della complicità, un esercizio fondamentale che dovremmo abituarci a realizzare ogni giorno andando incontro a tutte le persone che, non per scelta, si trovano ad affrontare enormi e invalicabili difficoltà.

Cosa possiamo fare per aiutare la comunità sorda?

Con gli esempi proposti precedentemente, è stata solo scalfita la superficie del macigno di problematiche che una persona sorda è costretta ad affrontare ogni singolo giorno per vivere in autonomia la propria vita (macigno che, ricordiamo, colpisce gravemente anche tutti i CODA). Stiamo parlando di difficoltà che trovano una ragione unicamente nella totale mancanza di iniziativa e supporto nei confronti di questa disabilità (che non vuole essere paragonata alle altre, precisiamo). Eppure basterebbe un minimo di iniziativa individuale, soprattutto da parte di tutti coloro che operano in settori e servizi in contatto con il pubblico. Sebbene non sia frequente trovarsi in situazioni in cui si presenti la necessità di interfacciarsi con una persona sorda, la semplice consapevolezza che esista questa condizione porta inevitabilmente ad accorgersi di quanto in realtà sia diffusa.

In un momento storico di fervente rivoluzione in cui siamo bombardati quotidianamente da eventi spiacevoli e dove risulta sempre più semplice e spontaneo partecipare e supportare le battaglie delle minoranze, vorremmo proporre qualche soluzione individuale che potrebbe portare ad una naturale e genuina integrazione di quel 12% della popolazione italiana con ipoacusia (fonte AIRS – Associazione Italiana Ricerca Sordità):

  • Imparare l’alfabeto in Lingua dei Segni Italiana (LIS), uno sforzo minimo ed estremamente divertente che non mancherà di rivelarsi utile anche ad uso personale. Iniziativa che trova un riscontro particolarmente efficace nei più piccoli e che risulta facilmente accessibile grazie ai tanti tutorial e video presenti sul web. Integrare qualche termine più utilizzato, successivamente, sarà sicuramente molto apprezzato.
  • Parlare lentamente scandendo le parole, a costo di sentirsi stupidi, questo piccolo gesto aiuterà in modo decisivo una persona sorda a sentirsi a suo agio e a comprendere con facilità ciò che si vuole comunicare.
    NB: NON chiedete a un non udente se può leggere il vostro labiale, non serve essere sordi per comprendere delle parole ben scandite.
  • Provate a segnare, sul serio, vi sconvolgerebbe sapere quanti segni che hanno distinto l’italiano medio nel mondo sono effettivamente utilizzati nella lingua dei segni.
  • Se portate la mascherina, allontanatevi un po’ e abbassatela.
  • Usate una pagina di testo sul telefono per scrivere usando un linguaggio semplice.
  • Non usate il termine: sordomuto, sordità e mutismo sono due disabilità differenti e una persona sorda può scegliere di non utilizzare la voce per svariati motivi senza che debba necessariamente essere classificata come muta.
  • SENSIBILIZZATE! Parlatene, confrontatevi e guardatevi intorno perché non sarà difficile imbattersi ogni giorno in qualcuno che soffre di qualsiasi forma di ipoacusia.