Blizzard

Della questione Activision Blizzard ne abbiamo già parlato, ma per quanto siano notizie che fanno venire la pelle d’oca già a noi che semplicemente ve le riportiamo, è una di quelle questioni che bisogna continuare a seguire per non che tutto cada nel dimenticatoio.

La vicenda, bene o male, la conosciamo tutti: a seguito di diverse denunce da parte dei dipendenti, sfocate in un’indagine lunga due anni da parte del DFEH e di altri enti governativi americani, nel corso dell’ultimo anno sono venuti a galla “comportamenti inappropriati” (come molestie, nonché discriminazioni ed abusi di tipo omofobo e sessita) ormai istituzionalizzati all’interno di Activision Blizzard.

Il CEO della società Bobby Kotick, poco dopo lo scoppio della notizia, aveva prontamente annunciato che chiunque si fosse reso responsabile di tali condotte o avesse ostacolato in qualche modo le ricerche dei colpevoli, avrebbe risposto delle proprie azioni. E come promesso, poco dopo tale annuncio la società ha iniziato a prendere provvedimenti disciplinari verso i suoi dipendenti, compreso il licenziamento di 20 persone e altri tipi di provvedimenti per circa altrettanti dipendenti.

La situazione, tuttavia, si è aggravata ancora di più quando, a seguito di un’inchiesta del The Wall Street Journal, è emerso che Kotick non solo era ben conscio degli innumerevoli atti di molestie sessuali, discriminazioni ed abusi verso alcuni dipendenti della compagnia, ma avrebbe persino protetto i responsabili di tali azioni, con anche la complicità del consiglio di amministrazione. Come se ciò non bastasse, lo stesso Bobby Kotick si sarebbe reso protagonista di diverse vicende incresciose.

In queste ore si aggiunge un nuovo tassello ad un puzzle che si fa man mano più inquietante ed orribile.

Secondo quanto riportato dalla testata The Verge, una dipendente di Blizzard sarebbe infatti stata retrocessa dopo aver denunciato degli abusi commessi da alcuni colleghi.

Christine, questo il nome della dipendente il cui cognome non è stato riportato per difendere la sua privacy, ha tenuto nella giornata di ieri una conferenza stampa proprio davanti alla sede di Blizzard Entertainment ad Irvine, in California, durante la quale ha spiegato che sebbene lavorare in Blizzard fosse “il lavoro dei suoi sogni”, durante la sua carriera è stata soggetta a molestie varie (anche fisiche), nonché inviti da parte dei suoi superiori a consumare rapporti sessuali.  

Nonostante Christine abbia riportato quanto accaduto alle risorse umane, la questione è stata prontamente liquidata dagli stessi, i quali hanno giustificato e minimizzato il comportamento dei colleghi definendoli “giocosi” e nient’affatto illeciti.

Anche Lisa Bloom, famosa avvocatessa che ha difeso moltissime vittime di stupri e molestie sessuali, nonché legale di Christine, ha preso parte alla conferenza, ricordando tutte le cause intentate contro Activision Blizzard per le sue politiche sulle molestie e abusi. L’avvocatessa Bloom ha inoltre criticato il ruolo del consiglio di amministrazione e dichiarato che la somma di 18 milioni di dollari stanziati quale fondo per le vittime dalla stessa società sia troppo esigua, visto l’alto numero di denuncianti.

La conferenza si è conclusa con l’appello dell’avvocatessa a tutte le vittime di farsi avanti, nonché con l’annuncio di tre precise richieste alla società: un canale che consenta alle vittime di abusi di presentare e veder gestiti più velocemente i propri reclami (con un aumento del fondo a 100 milioni di dollari), delle scuse formali da parte dell’amministrazione della società e la richiesta che una terza parte neutrale indaghi sulle politiche in materia di moleste di Activision Blizzard con conseguente riparazione del danno – anche di carriera – causato alle vittime.