PlayStation 4 Sony

Pare che le beghe legali e le Class Action non risparmino proprio nessuno nel mondo videoludico, nemmeno un colosso come Sony PlayStation.

Che si tratti della divisione gaming di Sony, del caso Cyberpunk 2077, di Activision Blizzard o della contesa tra Apple ed Epic Games, una cosa è certa: praticamente ogni compagnia videoludica ha avuto a che fare con i tribunali, sia per questioni prettamente economiche o, nei casi più gravi, per condotte inappropriate (tra cui molestie sessuali, minacce e discriminazioni di genere e/o raziali) sul posto di lavoro.

Dopo una class action per monopolio, PlayStation si sta ora ritrovando in una situazione abbastanza delicata per via di una causa collettiva intrapresa nei propri confronti e promossa dall’ex PlayStation IT Security Analyst Emma Majo, che ha accusato il colosso del gaming di favorire un ambiente lavorativo a dir poco tossico e discriminatorio.

Tale Class Action, in particolar modo, come riportato dal portale Axios, muove l’accusa verso Sony di “tollerare e coltivare un ambiente lavorativo discriminatorio nei confronti di impiegati di sesso femminile e verso coloro che si identificano in tale genere”. Questo punto, come descritto nel documento completo, si riferisce principalmente alla netta differenza di salario tra impiegati di sesso maschile e di sesso femminile ad una quantità/qualità di lavoro equivalente.

Come se ciò non bastasse, vengono contestate le politiche interne di Sony che “conducono ad iniquità di genere, favorendo impiegati di sesso maschile per quanto concerne le promozioni” e che, pertanto, “negano alle donne opportunità di avanzamento all’interno di Sony“.

Ovviamente, Sony viene anche accusata di non prendere “sufficienti misure o provvedimenti” contro o per evitare tali ingiustizie.

Infatti, all’interno del documento si può leggere che: “Che esistano o no lamentele e/o rapporti, l’assenza di controlli effettivi, di standard, di un sistema di valutazione, nonché di provvedimenti tali da evitare che la classe dirigente ignori, trascuri, minimizzi o copra tali vicende, rendono impossibile intervenire con efficienza davanti alle discriminazioni sul lavoro“.

Stando quindi alle accuse, le pratiche di discriminazione sono istituzionalizzate all’interno della società, fino ai massimi livelli della dirigenza, al punto, come si può leggere nel documento, da essere oramai prassi nelle varie sedi.