nintendo-switch

Il 2020 ha segnato la fine della ottava generazione di console che ha visto l’approdo nelle nostre case della ibrida di Nintendo e il consolidamento delle diverse strategie di vendita di Sony e Microsoft.

Tuttavia, il conseguente lancio delle nuove piattaforme si è dovuto scontrare con la pandemia di Covid-19, che ancora sta costringendo a vivere con misure di sicurezza sanitarie.

Soprattutto nel 2020, infatti, la diffusione del coronavirus ha portato ad uno stop di molte imprese e/o al rallentamento di altre, tra cui l’estrazione dei materiali per la costruzione dei chip semiconduttori.

Una tale carenza di materie prime si è fin da subito tradotta in una carenza di chip e, di conseguenza, nell’impossibilità di produrre a pieno ritmo le console e le schede grafiche di nuova generazione.

Una situazione che, pur avendo colpito tutto il mondo dell’elettronica, si sta facendo particolarmente sentire quindi nel mondo del gaming, anche per colpa del bagarinaggio che assottiglia ancora di più il già carente numero di console e schede, e che stando al CEO di Intel durerà fino al 2023.

La grave situazione in cui versa il settore tecnologico sembra non aver risparmiato nessuno, colpendo a quanto pare anche un colosso come Nintendo.

Secondo quanto riportato infatti dal portale Nikkei Asia, la carenza globale di componentistica si tradurrà per la Grande N in una produzione di console inferiore del 20% alla fine dell’anno fiscale (che ci conluderà a marzo 2022).

Nel rapporto si può leggere che, nonostante il colosso giapponese avesse inizialmente pianificato la produzione annua di 30 milioni di unità, entro la fine dell’anno fiscale le console effettivamente prodotte ammonteranno “soltanto” a 24 milioni.

Ovviamente, ciò andrà ad impattare anche sul numero disponibile del recente modello Switch Oled di Nintendo, favorendo il bagarinaggio che già si è fatto fin troppo sentire per le console di casa Sony e Microsoft.