Concepita come una tipica missione in stile “Sussurri” o “Ora Zero”, quella del “Presagio” è diventata ben presto un’attività di estrema importanza per la storia dell’Oscurità ma non solo: la sua presenza ha reso la stagione indimenticabile e ha fuso assieme degli asset narrativi posti alla base delle missioni principali in un modo che era stato tentato prima ma sempre fallito.
Siete pronti a penetrare dentro la Glicone, la nave fantasma riemersa dall’Oscurità?

Concept iniziale
Pur usando come punto di partenza le missioni già citate, l’idea dietro Presagio nasce dal classico trope della nave fantasma, unito a quello dell’ammutinamento. Inizialmente, ci riferisce Matt Hand (lead designer della missione), la base era quella di creare una nave Cabal adibita al trasporto dei prigionieri e dei gladiatori di Calus, vittima però di un ammutinamento. La rivolta a bordo, infatti, avrebbe portato prigionieri e schiavi al controllo, causando poi il naufragio. In seguito, questo canovaccio ha lasciato il passo a una situazione più complessa, emersa proprio per la grande linearità narrativa richiesta dalla Stagione dell’Eletto. Da sempre, la community di Destiny ha richiesto che una narrazione in-game e un uso della lore più immediati e comprensibili – una richiesta che progressivamente la Bungie sta esaudendo e che in quest’ultima stagione è stata forse assecondata in modo più deciso. Per rendere la lore e la storia corrente più comprensibile, però, è stato necessario rendere il materiale raccontato più lineare – un effetto collaterale che portato a una conseguenza non immediata ma inevitabile: l’abbandono temporaneo della narrativa legata all’Oscurità.
Nonostante ciò che avviene nell’impero Cabal sia principalmente causato dall’avanzare dell’Alveare (e quindi di una forza legata all’Oscurità), gli eventi legati alle Piramidi e alle conseguenze del loro arrivo sono stati completamente lasciati da parte, congelati proprio perché si tratta di elementi complessi e impossibili da rendere attraverso l’esemplificazione richiesta dalla community.
Così, il progetto iniziale della missione Presagio, viene abbandonato e diviene subito chiaro che deve essere l’Oscurità la vera protagonista di questa storia.
Nel brainstorming di varie entità artistiche della Bungie, una frase quindi emerge tra tutte le altre: “what if the ship came back wrong?”, ovvero (per esteso) “cosa accadrebbe se in questa nave ritornata da chissà dove ci sia qualcosa che non va?”

Un solitario corridoio della Nostromo, la nave protagonista di “Alien”.

Ispirazioni
Scelta la strada dell’Oscurità, emerge immediatamente la necessità di spostare l’ambientazione sul versante horror. E, altrettanto rapidamente, il richiamo della fantascienza unita all’horror proviene da un caposaldo del genere cinematografico: Alien (Ridley Scott, 1979). L’idea di essere braccati da entità predatorie in un ambiente chiuso e claustrofobico come quello di una nave spaziale, senza la possibilità di emergere all’esterno, è un classico divenuto tale proprio grazie ad Alien, la magistrale commistione di eminenze geniali del genere, come Ridley Scott, Carlo Rambaldi, Moebius e H.R. Giger. Questa ispirazione ha prodotto negli anni altre fonti che la Bungie ha usato per Presagio, come l’horror splatter ormai divenuto cult di Event Horizon (Poul W. S. Anderson, 1997). Proprio quest’ultimo film ha in comune con la missione Presagio l’elemento forse più importante: una nave fantasma, che ritorna da chissà dove e che porta con sé il cuore più oscuro delle tenebre.
Un’altra fonte importante di ispirazione, soprattutto per l’idea dell’invasione fungina di cui parleremo più in là, è il film Annihilation (Alex Garland, 2018), che presenta l’inquietante tema visivo della trasformazione, di un’anomalia di qualche tipo che trasmuta i corpi e crea aree inabitabili. Per quanto riguarda la fase finale, con il boss rinchiuso dentro un’area in fiamme attorno a un boiler gigantesco, l’ispirazione è tratta dal background del personaggio di Freddy Kruger di Nightmare on Elm Street (Wes Craven, 1984).
Con queste idee bene a mente per il concept, la scelta del nemico da affrontare è ricaduta sui poco sfruttati Infami, cavie di un esperimento folle – anch’esso un classico del cinema sci-fi horror.

La concept art della Flotta di Cassini.

La flotta di Cassini, il concept perduto
Esistono concept art e in generale interi studi fatti dagli artisti della Bungie in fase embrionale del progetto Tiger (Destiny 1) che abbiamo visto in passato essere scartate. Parte di questo materiale è stato progressivamente recuperato e sfruttato negli ultimi tempi, a fronte forse di un potente calo creativo francamente tangibile nel franchise: un esempio è il Rasputin Exo, oppure Europa stessa e la città di Eventide.
Non tutti lo ricordano, ma esiste un’altra di queste concept art, abbandonata all’inizio e rappresentante un mistero intenso, una possibile destinazione scartata da tutte le iterazioni correnti di Destiny: si tratta del concept della Flotta Cassini.
Una nave fantasma, risalente all’Età dell’Oro, rimane fluttuante nello spazio, colpita dal Crollo proprio nel momento in cui stava per abbandonare il sistema solare. Questa nave fa parte di un’intera flotta che al segnale della Mente Bellica dell’arrivo di un nemico alieno e immensamente potente, stava cercando di mettersi in salvo – probabilmente una flotta legata al progetto Esodo o alla famosa quanto leggendaria Prima Flotta.

Virare a tribordo! Tenersi pronti al fuoco. Timone, portaci fuori di qui!” – Cap. Drystan Cor, prima flotta
“Tormento di Drystan”, arma.

Il nome “Cassini” viene dalla località dove i relitti fluttuano nello spazio, ovvero nei pressi di Saturno. La “Divisione di Cassini” è infatti la regione che separa con un vuoto gli anelli più brillanti del pianeta (gli A e B). Sappiamo per certo che questa concept art è stata l’ispirazione visiva del relitto della Glicone, in quanto viene mostrata nell’articolo ufficiale della Bungie che parla del making-of della missione – anche se, a ben vedere, le similitudini erano già ovvie.
Fatte le debite premesse, ci avventureremo adesso alla scoperta della verità dietro gli avvenimenti confusi che hanno portato alla morte l’equipaggio della Glicone e hanno scatenato forze oscure a bordo. La domanda, infatti, è una sola: che cosa è accaduto veramente all’interno della Glicone?

Il segnale di soccorso
Zavala ci avvisa che un misterioso segnale di soccorso si è attivato, ai limiti dello spazio degli Insonni, nei pressi della Riva Contorta. Il segnale porta il marker di un Guardiano e già la cosa è sospetta. Come viene detto nel vidoc, i Guardiani non lanciano mai segnali, ma di solito vi rispondono.
Una volta giunti sulla località, in mezzo alla fascia di asteroidi, troviamo una nave Cabal da trasporto, la Glicone Volatus. Il vascello è abbandonato e alla deriva, il portellone del vano cargo aperto, nessuna forma di energia rilevata.
Una volta a bordo, il nostro Guardiano e la sua squadra vengono coordinati da Osiride e supportati da Caiatl. Si fanno strada attraverso i tunnel di servizio, seguendo le tubature e la rete elettrica, per aggirare gli ostacoli dovuti allo stato di disattivazione della nave ma non solo: a bordo ci sono i segni di una strage e una flora ostile ha preso il controllo degli ambienti, bloccandone i sistemi.
La domanda presto ritorna: che cosa è accaduto realmente a bordo della Glicone?
La lore del “Registro del capitano” è la chiave per far luce sulla situazione.

Calus, un mistero svelato
La lore riguarda ed è vista dagli occhi di Catabasi, un Guardiano che risponde a un invito imperiale da parte di Calus, che gli chiede di raggiungerlo sul Leviatano per ricevere un’offerta di lavoro. Questo ci conferma subito due cose dopo l’arrivo delle Piramidi nel sistema e l’oscuramento di alcuni pianeti: Calus è ancora vivo e il Leviatano è scampato alle Piramidi.
Catabasi è in anticipo, un elemento importante, poiché Calus non è ancora pronto per riceverlo e questo ci dà l’occasione di una vita per vederne finalmente le fattezze reali, su cui a lungo ci si è interrogati.

Un gruppo di consiglieri mi osserva, intento a estrarre lastre meccaniche da altre tre identiche statue di Calus tutt’intorno. Lavorano attorno a un’imponente gabbia di leghe filigranate e circuiti intrecciati, inserendovi le lastre con concentrazione liturgica, finché la gabbia non diventa una tomba attorno a un trono perlaceo, su cui siede una figura solitaria.
“Annotazione 1 – La sagoma di Caronte”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Gli Psionici, da sempre i servitori di Calus, stanno allestendo una gabbia dove il suo corpo si trova imprigionato per necessità. La descrizione continua dopo un breve intermezzo in cui Calus si scusa per il suo stato ma afferma che in pochi lo hanno visto così.

I consiglieri posano altre spesse lastre sulla viva forma dolente di Calus e, alla fine del lavoro, mi passano accanto sfiorandomi appena ed escono dalla stanza con le mie inibizioni. Dei meccanismi all’interno delle lastre si attivano, mentre una luce violacea filtra dalle loro fessure. Riflessi madreperlacei scorrono lungo il telaio e si radunano in una coppa simile a un trono di nobiltà infangata. Al di sotto del trono, dei tubi riversano un viscoso vino reale nella struttura sigillata. Calus mi attraversa con lo sguardo, con occhi spenti come gesso, mentre l’ultimo consigliere fissa al suo posto una maschera. Globi la illuminano in profondità, come occhi selvaggi nel buio della notte. Siamo soli.
“Annotazione 1 – La sagoma di Caronte”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

La forma di Calus è descritta come avvizzita, quasi trasparente, minuta e gelatinosa. Come avevamo dedotto tempo fa, l’incontro con l’Oscurità durante l’esilio sul Leviatano lo ha ridotto in uno stato fisico precario, che lo ha costretto a ricorrere a degli automi, avatar della sua gloriosa immagine precedente. Anche lo stato mentale di Calus ha ricevuto un duro colpo dal primo contatto con quella forza oscura che da quel momento sembra ossessionarlo.

“Quando l’Oscurità mi trovò alla deriva nel cosmo, respinto dal popolo che io stesso avevo creato, pensai di aver trovato una confidente. No, un idolo. Mi promise di tornare da me, per elevarmi. Avremmo danzato assieme tra le stelle, abbeverandoci alla loro estasi morente come un’entità sola, fino alla fine. Ma la sua piccola, gelida flotta giunse e se ne andò. Era opulente, e in tanti ebbero di che gustare a volontà. Eppure io sono vuoto. Nulla. Intrappolato nel limbo delle sue bugie.”
“Annotazione 1 – La sagoma di Caronte”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Calus, e la sua ossessione, sono il motore dietro la vicenda della Glicone. La sua idea è quella di prendere contatto direttamente con l’Oscurità, perché renda lui conto delle promesse fatte e non mantenute – come se potesse ragionare con una simile potenza astratta. Per fare questo, hanno bisogno di una nave e di altri oscuri mezzi… e per la nave, Calus ha bisogno di Catabasi.

L’esperimento
Fatta squadra con un Cabal che Catabasi chiama affettuosamente “Batho” e con Qinziq, una Psionica, Catabasi ruba una nave alla Legione Rossa: la Glicone Volatus.
Con l’equipaggio così formato e la nave in loro possesso, Catabasi procede con il piano di Calus e si dirige verso la Riva Contorta, dove cattura un gran numero di Infami. Se all’inizio non si sa per quale ragione, Catabasi apprende da Batho che tutto questo servirà per permettere a Calus di riprendere Torobatl, grazie al potere dell’Oscurità.
Calus sa dunque che Torobatl è caduta e che la sua gente è in fuga, braccata dall’infezione dell’Alveare, ed è per questo quindi che ha deciso di giocare l’ultima carta, l’ultimo azzardo, perché non ha più il tempo che credeva di avere.
Catabasi, attraverso Qinziq, scopre così il motivo reale dietro il piano di Calus e il mezzo con cui otterranno il contatto. Lo porta nelle sale della Glicone dove stanno sperimentando con gli Infami catturati, iniettando loro un liquido scuro ed esponendoli all’Oscurità, per potenziare quello che Qinziq chiama un “naturale collegamento all’Oscurità, reso più forte”. Prosegue dicendo che le menti degli Infami sono come quelle degli Psionici, tutte collegate tra loro, ma che a differenza della loro specie, esse venivano “riempite” dalla volontà di un Barone – in questo caso, Fikrul. Questo dato importante ci svela che gli Infami dispongono di una mente collettiva, un elemento mai reso noto prima d’ora.

“ ‘Restano fissi sull’ultimo pensiero che è stato loro imposto. Uccidi per Fikrul. Per il principe perduto. Ma…’ Qinziq preme la mano sulla vasca. Fissa l’occhio sull’infame e questi si quieta. Le sue parole escono a fatica. ‘… con il dovuto sforzo, la loro psiche è un tramite. Attraverso il quale molteplici espressioni possono… fondersi.’ Rilascia l’infame, esausto, che sprofonda di nuovo nel liquido; i suoi occhi sono colmi di terrore.
[…]
‘In che modo può esserci utile?’
‘Calus infonderà in loro l’Oscurità e noi ne estrarremo tutto ciò che sanno.’
‘Come?’ insisto.
‘Lo vedrai una volta giunti all’anomalia’.
“Annotazione 4 – “Pozzo dell’assenza”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Calus vuole dunque raggiungere una delle anomalie rimaste in luogo dei pianeti consumati dall’Oscurità durante il finale della Stagione degli Arrivi, per poter connettere gli Infami così alterati (tramite la somministrazione massiccia di etere oscuro) a una fonte diretta dell’Oscurità. Il suo scopo è quello di ottenere una linea di comunicazione con l’Oscurità e richiedere ciò che secondo lui gli era stato promesso.

Il ruolo della Corona del Tormento
Calus arriva a bordo della Glicone, una volta che è tutto preparato per l’esperimento. Con sé porta la Corona del Tormento, l’artefatto che Savathûn ha usato per tentare di infettare il Leviatano con i suoi inganni e le sue orde. Gahlran, il Cabal scelto per indossarla al momento del suo ritrovamento, era stato addestrato e condizionato mentalmente dagli Psionici per resistere alla manipolazione di Savathûn, ma non è stato sufficiente: il suo defezionare ha costretto Calus a chiedere nuovamente il nostro aiuto, che è alla base della storia del raid “Corona del Tormento”, terminato con la caduta di Gahlran.
La Corona è stata ricoperta d’oro proveniente dal Castellum, per il puro edonismo di Calus, ed è stata accuratamente convertita in uno strumento malleabile. Tramite essa, infatti, Calus proverà a collegare gli Infami all’anomalia di Marte, attorno alla quale orbitano con la Glicone. “La grandezza ci attende”, suggerisce l’Imperatore, pieno di sé.

“Rivolgo il mio sguardo alle immense vetrate della sala, mentre la tomba di Marte si mostra. Propaggini tentacolari di Oscurità emanano dal nucleo dell’anomalia, attirandomi… chiamandomi verso le profondità del nucleo con sussurri simili a ganci nella carne nervosa. Osservo questo brulicare così seducente. ‘Sì…’”
“Annotazione 6 – Eccesso d’avarizia”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Calus dunque dà inizio all’esperimento. Gli Psionici si connettono alla Corona, usandola come medium per collegare le menti già interconnesse tra loro degli Infami prigionieri, per poi orientarle tutte verso il letterale nulla cosmico dell’anomalia, che si estende tentacolare verso la Glicone. La nave trema, scossa da forze che minacciano di dilaniarla.

“La realtà circostante si disgrega. Restiamo sospesi di fronte al brulicare. Riempie tutto il campo visivo; più oltre, il Nulla. Il tempo si ferma e il cosmo si piega per soddisfare la mia volontà. Ora.
“Annotazione 6 – Eccesso d’avarizia”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Nonostante questi sintomi inquietanti, dopo il contatto non avviene assolutamente nulla. Calus, infuriato, esplora e dilania le menti di tutti gli Infami presenti, continuando a cercare la risposta alla sua domanda, la soddisfazione della sua richiesta: assurgere alla grandezza promessa dall’Oscurità, evadere dalla prigione del suo corpo in decadimento, diventare il dio delle sue ambizioni sfrenate.
Calus ripete l’esperimento nei giorni passati, finché il velo della realtà non viene squarciato e la Glicone scivola dentro l’anomalia, in uno spazio nullo, dove qualcosa li raggiunge e prende il controllo della nave, scorrendo dentro la mente collettiva degli Infami.
In questo frangente, tutti si accorgono di qualcosa…

“Dov’è l’imperatore?”
“Annotazione 8 – Il muro dell’Acheronte”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

L’orrore
Da questo momento, Calus è scomparso e la Glicone viene deformata e alterata dalle forze che l’attorniano. Gli Infami vengono rianimati da una nuova volontà e guidati da qualcosa di sconosciuto. Inizia una terrificante caccia, che mette con le spalle al muro Catabasi, Batho e Qinziq, richiedendo le vite di tutti quelli a bordo, una dopo l’altra. L’orrore si scatena senza fine, tra le mura di metallo che si contorcono nell’oscurità di una realtà ormai fuori controllo: l’inferno è giunto a reclamare l’intera nave.
L’equipaggio, pur opponendosi con tutte le forze, non possono nulla contro questo nemico: ogni Infame ucciso sembra ritornare in vita senza l’ausilio dei poteri di Fikrul, un evento confermato dai dialoghi in-game, dove Osiride si mostra sorpreso. Il potere tipico degli Infami sembra essersi interfacciato con l’Oscurità, creando una nuova e pericolosa forma di vita.
Bloccati e senza via d’uscita, il gruppo di sopravvissuti combatte fino all’ultimo, facendosi strada fino alla Sala d’Osservazione, con un piano in mente: disconnettere la Corona del Tormento, per infrangere il legame che tiene bloccata la Glicone in questa realtà parallela. Mentre Qinziq cerca di disconnettere la Corona, Catabasi e Batho la coprono ma vengono raggiunti dalla mente-tramite che controlla gli Infami, rendendosi conto che questa sarà l’ultima battaglia.

“Qinziq lancia un grido. Roteo sui tacchi e la vedo avvolta da fiamme nere, mentre il cosmo sfreccia intorno a noi. Condivide con noi il suo dolore per esistere ancora qualche istante, invano.
Guardo di nuovo Batho. Dietro di lui, nel nulla, scorgo un’immensa sagoma che regge un incensiere fiammeggiante e capisco: noi moriremo qui.”
“Annotazione 10 – Sangue nel barile”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Catabasi non è sicuro se Qinziq prima di morire sia riuscita a riportare nell’universo conosciuto la Glicone. Rimane l’unico sopravvissuto dell’equipaggio e per mesi si nasconde nei vani segreti dei contrabbandieri, vivendo nei cunicoli dei condotti di servizio, lontano dagli occhi degli Infami, ormai connessi tra loro dal Locus della Comunione, il gigantesco infame armato di incensiere in fiamme che li controlla tutti e fa da tramite con qualcosa che è stato riportato indietro dall’anomalia di Marte.
Catabasi muore più e più volte e il suo spettro, Gilgamesh, lo riporta invita sempre più difficilmente, a volte aspettando per dei giorni per via del fatto che trovare una zona di respawn sicuro è diventato arduo.
Fino a che, con somma sorpresa di un ormai demoralizzato Catabasi, lo Spettro gli rivela che qualcosa è cambiato.

“ ‘Tu, il Viaggiatore. Mi avete intrappolato in questi rintocchi mortali. Ora è tempo di liberarci. Dobbiamo recidere il collegamento alla Luce, o gli infami continueranno a ucciderti per migliaia di vite.’
[…]
‘Possiamo sopravvivere.’ Catabasi stende la mano verso di me. ‘Ti prego…’
‘Non voglio sopravvivere, Catabasi.’ Mi allontano da lui. ‘Voglio la salvezza.’
‘… Ti ha preso’, singhiozza debolmente Catabasi, comprendendo appieno.’
“Annotazione 12 – la lama del debitore”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Gilgamesh è stato conquistato dall’Oscurità e per un disperato Catabasi rimane solo una cosa da fare.

“‘Non dici altro che menzogne!’ Catabasi afferra il suo fucile.
Azionamento a leva.
Un colpo nel nulla.
Lo Spettro è una memoria morta.”
“Annotazione 12 – la lama del debitore”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Il Locus della Comunione.

Cosa è accaduto realmente sulla Glicone?
Infine, anche Catabasi cade, dopo mesi di caccia. Il suo corpo ritrovato avvinghiato dalle misteriose piante fungine che hanno conquistato la nave, la sua arma (la stessa con cui ha ucciso il suo Spettro) ritrovata ai suoi piedi.
Ma cosa è accaduto veramente su questa nave maledetta?
L’esperimento di Calus sembra aver traslato la Glicone in un piano diverso, probabilmente all’interno dell’anomalia di Marte, dove tramite la Corona, il collegamento degli Psionici e la collettività intrisa di Oscurità degli Infami, qualcosa ha avuto modo di scivolare dentro la Glicone, usando il Locus della Comunione come medium.
Le parti del diario del capitano sono narrate da vari punti di vista, e uno di questi è probabilmente quello del Locus stesso, un infame di nome Akriis che viene colto nel momento in cui si risveglia sotto l’influsso dell’Oscurità.

“La mente al di sotto grida verso la superficie.
Nulla, infami, un figlio… Caduti… Eliksni… Re…
Akriis non si piega.
Alzati, ordina la voce sepolta nei sussurri.
Akriis non si piega, ma Akriis è morto.
Resta la scorza.
[…]
Gli Infami ululano per annunciare il passaggio nel Nulla.
Attraverso il Locus, odono i sussurri e ubbidiscono.
“Incontra la salvezza”.
“Annotazione 9 – Carne eretica”, dal libro della lore “Registro del capitano”.

Si comprende che il Locus sia entrato in contatto con qualcosa nel momento in cui la nave si sia trovata oltre il confine dell’anomalia di Marte, qui dichiaratamente nominato “il Nulla”, con la “N” maiuscola.
In questo spazio nullo (forse il famoso spazio a energia di punto zero), l’infame viene risvegliato e l’imprinting di cui parla Qinziq rimosso: adesso non deve più eseguire in modo ossessivo l’ultimo ordine di Fikrul, ma qualcos’altro gli viene sostituito. Questo qualcosa inizia a lottare con la coscienza dell’infame che per un attimo si risveglia dopo essersi liberata dell’influsso di Fikrul. Così, si ricorda di essere Akriis, probabilmente figlio di qualcuno di importante, un membro della specie Eliksni, e possibilmente del Casato dei Re.
Ma l’entità con cui viene in contatto alla fine sconfigge Akriis, “uccidendone” la mente, e sostituendola con un nuovo imprinting che ci suggerisce subito che stiamo parlando dell’Oscurità: accettare la “salvezza”.
L’accettazione di questa “salvezza” proposta dall’Oscurità avviene anche per Gilgamesh, che decide così di rinunciare alla Luce, prima di venire distrutto da Catabasi.

La fine di Calus?
Il destino di Calus è a tutt’oggi ignoto. Se finalmente abbiamo avuto una risposta sul suo aspetto fisico e il suo stato fino all’inizio di questa vicenda, dopo l’incidente della Glicone non se ne sa più nulla.
Amsot, lo scriba che segue l’esperimento, registra questo rapporto, riferito in uno dei dialoghi tra Osiride e Caiatl.

“L’Imperatore Calus ci ha lasciati. La sua ombra incombe. I Legionari spargono delle voci, dicendo ‘Si è fuso con l’Oscurità. Egli è morto. Egli combatte per salvarci.’”
Osiride, dialogo in-game dalla missione “Presagio”.

Caiatl risponde a questo rapporto dicendo che è una falsità, un trucco. Suo padre, secondo lei, si nasconde da qualche parte. L’Imperatrice è una Cabal molto pragmatica e non crede a molte delle contaminazioni esoteriche e paracausali di questa situazione e reagisce in modo molto irruento al solo nominare del padre. Per cui, possiamo facilmente intuire che la sua ipotesi non sia corretta, o almeno non del tutto.
Catabasi, in uno dei dialoghi recuperati e decriptati, ce lo conferma:

“Non pensavo fosse vero. Tutto quel parlare dell’Oscurità – ma lei lo ha visto. Qualcosa laggiù ha scrutato dritto negli occhi affamati di Calus. E poi quelle pesti di Uldren hanno iniziato a urlare… e allora ho capito… ho capito che non sarei dovuto venire qui.”
Catabasi, dialogo in-game dalla missione “Presagio”.

È possibile, dunque che Calus abbia finalmente ottenuto quello che voleva: al prezzo altissimo di aver sacrificato tutto il suo equipaggio e permesso agli Infami di trasformarsi in un tramite con l’Oscurità, Calus ha completato quel dialogo iniziato negli anni del suo esilio con l’Entità. Con quale esito… solo il futuro ce lo potrà dire, ma seguendo l’antica regola “se un personaggio non si vede morire, allora non è morto”, possiamo anticipare che sentiremo ancora parlare di lui e che semplicemente, gli asset e gli obiettivi di questa stagione non permettevano di mostrare il suo destino. Un indizio ci giunge dall’udire le sue parole assieme a quelle di altri personaggi deceduti durante la missione (ne parleremo in seguito), che può indurci a credere che se non proprio morto, Calus non appartiene più al nostro piano fisico.

Lo schema universale del monomito, il “Viaggio dell’eroe”.

Il simbolismo della catabasi
Il nome “catabasi” è di origine greca, dal termine “katabasis” (κατάβασις in greco), che implica una discesa, spesso rappresentata con il mitologico viaggio nel mondo dell’oltretomba, che accomuna moltissime leggende del mondo antico e fa parte integrante del Viaggio dell’eroe, il sistema del monomito di Joseph Campbell. È esattamente questo ciò che avviene a bordo della Glicone, un viaggio “oltre la soglia”, su una nave che è andata oltre il limite del nostro universo e delle sue leggi ed è tornata, portando con sé qualcosa di quel mondo proibito e oscuro. La discesa negli inferi (che non è necessariamente una discesa all’inferno, come da tradizione cattolica) è confermata da un altro elemento mitologico, citato nel nome dello Spettro di Catabasi: Gilgamesh. Come è noto, l’antico eroe sumero (archetipo poi clonato dall’Eracle greco) è legato a uno dei tanti elementi mitologici della discesa nell’oltretomba, come parte del suo “viaggio dell’eroe”. Il suo fidato alleato e amico fraterno Enkidu si è trovato infatti a discendere nel mondo degli inferi, ma il suo ritorno legato a dettami ben precisi, è fallito allo stesso modo di quello descritto nei miti orfici. Nella mitologia sumera, inoltre, Enkidu non è il primo a discendere nell’oltretomba: la dea Ishtar compie lo stesso viaggio nella parte cosmologica della mitologia – dea che ha a che fare con Gilgamesh in seguito e che, per pura combinazione, dà il nome anche al famoso Collettivo su Venere.

Statua rappresentante Gilgamesh.

Nella lore del “Registro del capitano”, ritroviamo nomi come “Acheronte” et similia, che rinnovano il chiaro riferimento geografico delle regioni degli inferi greci.
Tutti gli elementi sono dunque presenti come background di una spedizione sia narrativa sia letterale in una dimensione oscura, dominata da forze avverse. Il viaggio nell’altrove, nell’oltre, è un tema più volte affrontato in Destiny, poiché l’oltre più importante, impossibile e inconoscibile si trova dietro un limite invalicabile: la morte. Destiny fa del superamento del limite narrativo della morte uno dei suoi temi principali: i Guardiani sono effettivamente non morti; l’Alveare costruisce un sistema per isolare la morte e sconfiggerla; Clovis Bray crea gli Exo per risolvere il problema della mortalità umana e trascendere i limiti fisici; gli Ahamkara assumono un nuovo stato di vita dopo la morte. E così via.
Per un videogioco, il tema della morte è labile e interdipendente dalle sue meccaniche e difficoltà intrinseche. Non si muore mai veramente, non nel nostro senso del termine. Il viaggio al di là delle possibilità umane è dunque anche un viaggio metareale, con doppio significato, narrativo e filosofico.

L’Entità
Una cosa che colpisce nettamente della missione è il momento in cui il nostro Guardiano la intraprende e i vari dialoghi tra Osiride e Caiatl evidenziano la presenza di un’Entità di qualche tipo, che Osiride nega sia “l’Oscurità” stessa. È logico supporre che la Bungie stia iniziando ad operare una distinzione tra l’Oscurità intesa come forza e le entità che la sfruttano – esattamente come fin dall’inizio è stato chiaro che noi siamo entità separate dalla Luce che usiamo come una forza d’azione.
Questo pensiero è confermato da uno dei dialoghi tra Osiride e Caiatl, che commentano un rapporto dello scriba Amsot.

“‘Lo scriba Amsot enuncia: “L’Imperatore ci ha dimostrato che stiamo dando la caccia a un miraggio. L’Oscurità non è altro che un grande amalgama di pensieri privi di forma. Un vasto intreccio di caos in decomposizione.”
Calus cerca l’Entità che parla attraverso l’Oscurità.’
‘L’Oscurità è una forza primigenia? Da brandire… come la Luce? Sembra semplice…’
‘Possibile che si possa brandire contro Xivu Arath?’
‘E precipitare così dentro la trappola di un predatore in agguato? Come Umun? Come Eramis. Non credo. Ma uno strumento può essere distrutto. Una forza può essere arrestata, e coloro che la brandiscono possono essere disarmati.’
Osiride e Caiatl, dialogo in-game della missione “Presagio”.

A questo punto, è chiaro che si può attribuire alla misteriosa identità dell’Entità la medesima della donna velata di Controllo Chiarezza – un essere ignoto, che conosciamo solo attraverso i nomi che altri gli hanno dato, incluso Clovis Bray. La donna velata è onnipresente in ogni tipo di iconografia legata alle Piramidi, per cui possiamo connetterla con il Vagliatore stesso. Se le Piramidi sono una possibile emanazione di una civiltà intera basata sul culto e lo sfruttamento dell’Oscurità, l’Entità potrebbe esserne a capo, come il Viaggiatore lo è filosoficamente nel nostro caso. Questa ipotesi è suffragata da vari elementi, come la ripetizione del termine “salvezza” e la presenza di una comunicazione che avviene tramite “sussurri” – tutti elementi chiave legati alle Piramidi, alla statua della donna velata/Controllo Chiarezza e alla filosofia dell’Oscurità. Inoltre, lo spazio delimitato dall’anomalia è in teoria dominato da una Piramide, che ne genera quel campo nullo che sappiamo occultare in un’altra dimensione i pianeti scomparsi, in questo caso Marte. I rapporti decriptati da Caiatl confermano che la voce dell’Entità si genera dall’anomalia.
Osiride ci suggerisce che l’anomalia di Marte è connessa ad altre anomalie, alcune al di fuori del nostro sistema solare, e Caiatl sottolinea che una di queste anomalie è proprio il famoso “vuoto” che Calus incontrò durante l’esilio con il Leviatano, che lo ha trasformato per sempre. Da esso, un’Entità gli spiegò con la voce di varie persone conosciute (inclusa la sua) come entrare in comunione. La medesima cosa avviene al nostro Guardiano, quando sale a bordo della Glicone, tramite le voci di Ghaul, di Calus, di Cayde-6. E, a ben ricordare, è lo stesso identico stratagemma usato da Riven all’entrata del raid “Ultimo desiderio”. Le voci di personaggi morti sono i sussurri che vengono descritti da un rapporto decriptato da Caiatl:

“I morti sussurrano dentro i muri. Non c’è modo di tornare indietro”
Caiatl, dialogo in-game dalla missione “Presagio”.

La comunicazione sembra essere da sempre il cruccio di queste entità paracausali come il Viaggiatore e ciò che si cela dietro l’Oscurità. Abbiamo visto in passato che da sempre il Viaggiatore ha cercato di comunicare con noi, usando gli Oratori prima e poi le visioni che abbiamo affrontato in Destiny 2 dopo la morte dell’ultimo Oratore. Anche l’Oscurità ha imbastito con l’umanità e altre specie che ha contattato (come l’Alveare) un dialogo, non sempre compreso, come nel caso del “Lungo e lento sussurro” impiantato nel codice degli Exo da Controllo Chiarezza. Se l’uso delle voci di personaggi morti che conosciamo è oggettivamente terrificante, perché crea un senso di familiarità con l’orrore e ci lega alla morte, qui ha anche un significato profondo, che ancora una volta ritroviamo nella mitologia.
In molte religioni, come quella greca, cristiana ed ebraica, l’uomo non è in grado di comunicare direttamente con gli dèi, per via di una chiara differenza che si dipana a più livelli: biologica, esistenziale, dimensionale, filosofica. Nel mito di Zeus e Semele, per esempio, abbiamo il padre degli dei che viene spinto dall’amante mortale a rivelarsi nella sua forma divina piena – un atto che disintegra tra le folgori la donna. Nella fantascienza, l’importanza di stabilire un dialogo, un contatto tra l’umanità e una civiltà aliena è un tema ricorrente, che spesso va al di là degli ovvi problemi lessicali e idiomatici, scontrandosi con differenti riferimenti culturali (la lingua è infatti un costrutto che si basa molto sul contesto), low e high context e altro.
Secondo questo principio, sia il Viaggiatore sia la misteriosa entità che si cela dietro l’Oscurità, devono ricorrere a dei tramite per riuscire a mettersi in contatto con noi. Nel caso di quest’ultima, usare le voci di persone che conosciamo è uno dei mezzi possibili. Quello che pensavamo fosse un trucco di Riven per ingannarci era forse l’imitazione di un’imitazione… e se nel suo caso Riven utilizzava dialoghi propri con voci altrui, nel Presagio abbiamo stralci di dialoghi significativi, presi pari pari dal nostro passato. Le voci di Calus, per esempio, sono tutte mirate ad apprezzarci, prometterci potere e tutte le attenzioni che non abbiamo avuto dalla “nostra gente”. Le voci di Sagira e di Cayde sono rievocate per produrre un senso di colpa, per farci riflettere sul fatto che forse con il potere dell’Oscurità avremmo potuto salvare i nostri amici caduti e che, certamente, essi sono morti mentre noi brandivamo la Luce. Queste sono tutte argomentazioni che le voci dietro le Piramidi hanno sempre sostenuto, che il Vagliatore ha sempre sostenuto e che portano avanti la sua personale agenda: convincerci a passare dalla sua parte. Infine, la voce di Uldren è forse il caso più emblematico: si tratta di Uldren che viene imitato da Riven – l’imitazione dell’imitazione, che ci ricollega al discorso precedente.

L’anomalia sembra essere il punto di provenienza dei sussurri, come detto da Osiride, e il Locus è il nostro filtro dell’incomprensibilità, il portavoce che traduce per le nostre orecchie. Lo scopo di queste anomalie potrebbe essere quello di creare degli spazi dove l’Oscurità può pervadere il nostro universo con pieni poteri – un po’ come le zone di respawn limitato, dove la Luce non può giungere. La rete che di queste anomalie sembra essere estesa ben oltre la regione del nostro spazio e forse saranno fondamentali per mettere in atto il piano dell’Entità che si nasconde dietro esse.

Le piante oscure
Catabasi osserva che vi sono delle ondate che distorcono la nave, probabilmente distorsioni gravitazionali ma di entità paracausale, che rifoggiano il tessuto della realtà, riarrangiando gli ambienti della Glicone al punto da fargli redìgere delle mappe a ogni ondata. Osiride, rileggendo i dati dell’accaduto, riferisce “è come se ogni permutazione della nave si sia ritrovata nello stesso spazio, allo stesso momento”. In poche parole, le varie Glicone di dimensioni e tempi alternativi, sono confluite nello stesso punto e momento, a causa dell’anomalia.
Fin dall’inizio, inoltre, si nota che una forma di vita fungina ha preso a crescere in modo esponenziale sulla Corona del Tormento e da lì si è diffusa come un parassita rampicante in tutta la nave. Questo vegetale inquietante è la medesima forma di vita che vediamo sulla nave del Ramingo, tentacolare, fluttuante. Eve Astra, una delle sviluppatrici responsabili della missione, conferma che queste sono delle “piante attratte dall’Oscurità” e quindi non un prodotto diretto ma causato dalla presenza dell’Oscurità, il cui compito da design è agire da “cartina tornasole” per situazioni in cui non è piacevole finire dentro, per così dire. Eve non ha potuto rivelare altro durante il vidoc, quindi supponiamo che vi sia ancora qualcosa da scoprire, soprattutto se pensiamo che queste piante formano un legame tra la nave del Ramingo e la sacca dimensionale ascendente che rimorchia (letteralmente, collegano la sacca alla nave) e che sono alla base delle spore fungine usate per proteggerci durante l’esplorazione delle zone d’Oscurità. Questo buff contiene la parola “eggregora”, che ha un significato antico e sinistro, di cui parleremo di seguito e che si ricollegherà direttamente alla sacca dimensionale che il Ramingo porta ancorata al Relitto.

L’Eggregora
Un interessante elemento è il termine “eggregora” (dal greco “ἐγρήγορος”, da cui è derivato il termine “gregario”), usato per indicare l’effetto delle spore fungine generate dalle piante attratte dall’Oscurità. Questo termine indica, nella mitologia e nell’esoterismo, un’entità (con o priva d’intelletto e coscienza) che viene emanata da un pensiero singolo o collettivo, spesso di natura elementale. Nell’ebraismo, si indicano con questo termine gli angeli e i demoni da cui sarebbero discesi i Nephilim, per esempio. L’uso di questo preciso vocabolo potrebbe indicare che la collettività degli Infami abbia generato un tramite per evocare l’Entità, che avrebbe infine preso corpo nella nave, tra gli Infami stessi o addirittura nella vegetazione. Un classico tema di possessione, dunque, che aggiunge un elemento in più. L’uso delle spore fungine, in questo senso, crea un “legame” (“Egregore’s link”) con l’Entità o la forza che sta trasformando la Glicone, trasformandoci temporaneamente in un membro della collettività che può dunque attraversare le zone di oscurità senza esserne ucciso – essenzialmente perché le piante hanno assorbito energia oscura.


Come anticipato, però, facciamo un’interessante osservazione. Tramite varie versioni di concept art legate alla nave del Ramingo, il Relitto, notiamo che le piante fungine che generano le spore legate al buff, non solo sono lo stesso ancoraggio del rimorchio, ma sembrano letteralmente crescere da esso, nella direzione della nave. I Nove, che sono i responsabili di aver legato il rimorchio al Relitto, potrebbero dunque aver creato una gigantesca pianta oscura, ancorata a un qualche tipo di asteroide, che contiene un enorme deposito di spore. Queste, tramite il contatto con il dispositivo presente dentro la nave del Ramingo, potrebbero essere le responsabili dell’apertura del portale che guida i Guardiani in quel mondo ascendente, esattamente come li sostengono nell’attraversare le zone oscure altrimenti letali della Glicone. Al di là delle ipotesi, quel che è certo è che le piante e il simbolismo dell’eggregora, sono degli importanti indizi che legano Presagio, il Ramingo, le anomalie e i Nove… se teniamo anche conto che alcuni membri dei Nove sono stati letteralmente risucchiati con il loro pianeta (come Mercurio e Marte) dentro le anomalie dalle Piramidi. I misteri legati al rimorchio del Ramingo e i Nove sono innumerevoli. In alcune immagini dei modelli poligonali del rimorchio, possiamo notare come questa specie di asteroide sia in realtà un fossile di ammonite gigantesca. In altre immagini in-game, lo strano frammento è pervaso da un’energia e una luminosità davvero singolare. L’ipotesi che sia esso stesso una gigantesca radice di pianta oscura è molto intrigante.

Una statua ritrovata in Romania, raffigurante Glicone, il dio serpentino dalla testa di leone.

L’importanza del nome “Glicone”
Un’altra ipotesi potrebbe essere l’influenza di Savathûn. Teniamo in considerazione il nome stesso della nave: Glicone. Non è casuale per nulla, in quanto si riferisce al dio che fa capo al culto omonimo, nato intorno al 140 CE. per mano di Alessandro Abonutico. Il dio, un serpente leontocefalo, definito la manifestazione fisica di Asclepio, è stato interamente inventato e il culto relativo costruito ad hoc da Alessandro, un vero e proprio truffatore e manipolatore delle masse. Il culto ebbe un discreto successo fino al III secolo, ed è indicativo di come si possa influenzare l’opinione pubblica e indurre molte persone a credere qualsiasi cosa, soprattutto in ambito religioso e di credulità popolari.
La scelta di questo nome non è casuale: si parla di falsi dèi, d’illusioni, inganni e menzogne. E chi se non la regina degli inganni potrebbe essere dietro quello che è accaduto sulla Glicone? È una ipotesi affascinante, ma come tutto quello che è legato a Savathûn, rimarrà probabilmente tale, ma non è saggio escluderla da alcun avvenimento di lore in Destiny, semplicemente perché non possiamo correre rischi. Ed è bene far notare che la Corona del Tormento è un dispositivo creato da Savathûn in persona e, nonostante le modifiche fatte da Calus e il suo entourage, in passato ha dimostrato essere impervia al ricondizionamento. Potrebbe essere stato un veicolo attraverso il quale Savathûn ha assistito al disastro della Glicone.
Infine, non è da escludere che il riferimento al falso dio sia comunque qualcosa che possa convivere con l’idea di falsa “salvezza” dell’Oscurità: qualcosa che ha sicuramente un doppio significato e che possiamo identificare come un inganno vero e proprio.

Il corpo di Catabasi, consumato dalle piante fungine attratte dall’Oscurità. Il Racconto dell’Uomo Morto penzola sotto di lui, in attesa di essere raccolto dal nostro Guardiano.

Conclusioni
Considerato quello che abbiamo detto finora e il singolare fatto che non ancora tutti i misteri della missione sono stati svelati e le aree relative sbloccate, la matassa da districare riguardo il Presagio è spessa e contorta. Quello che possiamo constatare senza alcun dubbio è che la Bungie ha finalmente compiuto un passo importante con questa missione, trasformando una semplice impresa Esotica in un anello fondamentale della catena narrativa più complessa. Nelle missioni esotiche precedenti, seppur dotate di grande atmosfera e incredibile attenzione al level design e nei dettagli, non vi era mai stato un simile aggregato di lore, narrativa con dialoghi in-game, elementi da scovare ed elementi indiretti che si riferiscono a personaggi importanti, addirittura risolvendo le loro personali storie rimaste in sospeso per anni. Non si tratta solo di piazzare easter egg o scansionabili, ma di costruire un’attività che, forse per la prima volta, soddisfa ogni criterio di attrazione del franchise nei confronti di tutti i tipi di palati della community. Gli eventi emersi dal Presagio sono, come suggerisce il nome stesso, uno scorcio di quello che ci aspetta e le sue conseguenze, sottintese o meno, saranno lì ad aspettarci nel futuro prossimo.

Uno degli scansionabili. Sono ancora molti i segreti della Glicone, considerando che alcune aree sono ancora precluse e sono state scoperte solo tramite dei fuori mappa – come quella che ha rivelato la presenza della Corona del Tormento, al di sotto del cadavere di Catabasi.

Ma cosa significa veramente il nome “Presagio”? È forse quello che ci auguriamo che sia, un modello per i contenuti futuri. È infatti importante notare come ogni tema affrontato in Presagio abbia un corrispettivo simbolico, narrativo e di design. L’idea della trasformazione, dei corpi, delle menti; la possessione, la perdita dell’umanità o della propria individualità; la disperata ricerca della comunicazione; l’orrore dell’isolamento, sia nello spazio che nella propria interiorità; il terrore dell’ignoto. Tramite il richiamo del mito, di elementi comuni a ogni civiltà, della filosofia e della costruzione spaziale, la Bungie è riuscita nell’intento di creare una formula vincente per raccontare la vera storia di Destiny, creando così un format che pensiamo potrà essere usato con successo anche in futuro: una storia principale molto lineare e chiara da seguire per tutti, per il maggior numero di contenuti a pagamento e che rappresenti il tema stagionale; ed infine, un’attività come quella del Presagio, che è del tutto opzionale e che racchiuda in sé ogni elemento fondamentale per una narrazione a più livelli di complessità – il contenitore ideale per una storia intricata e stratificata come quella della Luce contro l’Oscurità.

Infine, riprendendo sempre il nome “Presagio”, ci tornano alla mente le numerose domande lasciate in coda all’articolo della Bungie relativo. Chi o cosa è realmente questa Entità? Perché è così importante per farci comprendere l’Oscurità? Dove è Calus? Quello che è accaduto sulla Glicone potrebbe accadere in altri posti, come nell’Ultima Città?
Sono tutte domande lasciate appositamente in coda all’esperienza della missione, un vero “presagio” a cosa ci aspetta: l’arrivo di una forma diversa per l’avversario principale dei Guardiani e il soppesare con più attenzione i rischi, il valore di quello che potremmo perdere.
In un modo o nell’altro, come meccaniche narrative o filosofia dimostrativa, il Presagio sarà molto importante per il futuro di Destiny.

[Abbiamo discusso del Presagio e della Glicone anche in questa lunga live su Twitch con Lorenzo “Divus” Domenis. Per chi volesse godere di questo scambio di conoscenze, il video è stato caricato sul canale Youtube di Divus e a seguito inserito.]