L’arco finale della Stagione dell’Eletto non ha riservato grandi sorprese sulla linea narrativa già impostata dagli inizi. Tuttavia, la sua esecuzione è stata molto ben realizzata e ha incluso il ritorno di vecchie conoscenze (come Saladin), la conclusione della storia di Uldren/Corvo e il riemergere di una fazione avversa che pochi conoscono ma la cui ombra si allunga sulla Città da parecchie stagioni: il Conclave. E su tutto, il solito nome che aleggia nell’aria: Savathûn.
Ma andiamo a sviscerare uno per uno le parti della chiusura dell’arco di stagione.

Caiatl e il Rituale della Prova
Della situazione Cabal adesso sappiamo molto, molto di più rispetto a qualche anno fa. Pressocché, il nostro sapere su cosa ha spinto i Cabal a lasciare i loro sistemi periferici era questo:

“Malgrado tutta la loro forza e potenza, nonostante tutti i loro scavi su Marte e le loro muraglie protettive costruite con una severità degna di una burocrazia di conquistatori, ho il sospetto che stiano fuggendo da qualcosa. Che dentro alle loro dure corazze e dietro i loro scudi con mille strati, giace un affilato spiraglio di terrore. Ma di cosa? Che cosa li sta inseguendo? Dovremmo forse aver paura anche noi?”
Grimorio, “Frammento di Spettro: Cabal 2.

Anche se le intenzioni dei Cabal in Destiny 1 erano poco più che nebulose, incluso il loro misterioso quanto inspiegabile interesse verso il sistema solare (non erano a conoscenza della presenza del Viaggiatore a quei tempi), fin da subito è stato accennato che il loro potente impero fosse diviso e probabilmente minacciato da qualcosa.
La programmata espansione Forge of the Gods di Destiny 1 avrebbe dovuto espandere queste idee di base, spiegando molte cose e – molto probabilmente – introducendo la Guerra Rossa poi diventata base del vanilla di Destiny 2.
Tramite riscritture e infinite retcon, abbiamo finalmente avuto le risposte ai dilemmi e alle incongruenze del passato. L’impero Cabal, già diviso da un colpo di stato (Ghaul contro Calus), da una possibile guerra civile (Caiatl che ne prende le redini dopo la caduta di Ghaul, contro la fazione del padre Calus), è sull’orlo del collasso a causa di un nemico potente, inarrestabile: l’Alveare.
Attraverso Umun’arath, come sappiamo, Xivu Arath è riuscita a creare una testa di ponte per i sistemi interni dei Cabal, che prima di allora erano stati impenetrabili dalle forze dell’Alveare. Corrompendo la generale di tutti gli eserciti Cabal, Xivu Arath riesce a farle completare un rituale che apre un portale dell’Alveare all’interno di Torobatl, la capitale dell’impero, iniziando dunque un’invasione nel nucleo più interno e meno protetto dei territori Cabal. Questo è il colpo di grazia, che costringe Caiatl a una decisione drastica: fuggire e riorganizzarsi, nonostante nella lingua dei Cabal (l’Ulurant) non esista una definizione della parola “ritirata”. Giunti nel sistema solare, Caiatl lancia una disperata richiesta ai resti della Legione Rossa, per riunirsi nella lotta all’Alveare e, ovviamente, una richiesta di alleanza nei confronti dei Guardiani.

I Guardiani hanno ucciso Ghaul”, disse Caiatl.
“Sì”, disse Taurun.
“Pare che abbiano ucciso perfino nemici più grandi.”
“Altre divinità dell’Alveare. Uno dei grandi vermi.”
“E un congiunto di Xivu Arath”, aggiunse Caiatl.
“Forse, allora, il prezzo di questa iniziativa non pesa più dei benefici”, rifletté Taurun.
“Ci serve ogni risorsa a nostra disposizione”, disse Caiatl.
“Capitolo 9: Tregua”, dal libro della lore “Imperatrice”.

Caiatl e la sua consigliera Taurun, sanno che potrebbero ingaggiare una lunga guerra contro i Guardiani, forse vincendola. Ma non avrebbe aiutato la loro causa, che era di limitare le perdite già ingenti e di trovare alleati. Ma del resto, allearsi era una cosa non da Cabal, sicuramente. Così, Taurun suggerisce la soluzione a Caiatl:

Allora, esigeremo che i Guardiani si pieghino a noi”.
“Capitolo 9: Tregua”, dal libro della lore “Imperatrice”,

Le trattative con Zavala, dunque, sono un’astuta manovra strategico-diplomatica per indurre a uno stallo, in cui i Guardiani si trovino costretti a dichiararsi ostili, per poi proporre da parte offesa (i Cabal) un antico rituale che, una volta eseguito e superato, possa portare a un’alleanza senza che questa venga vista come una debolezza dal popolo dei Cabal.
Lo stratagemma funziona perfettamente e i Guardiani diventano dunque alleati dell’Impero di Caiatl nella feroce guerra contro il nemico comune: Xivu Arath e l’Alveare.
Nonostante la narrativa generale dei Cabal sia piena di buchi di trama e situazioni poco sensate, e mettendo da parte l’illogica conseguenza dell’alleanza (che i Cabal diventino cioé la prima specie alleata a noi invece che quella dei Caduti, come sarebbe dovuto essere da tempo), Destiny compie un deciso e importante passo avanti: l’evoluzione di una trama sfilacciata e confusionaria verso un unicum più coerente, soprattutto grazie all’introduzione di un personaggio che finora mancava nel franchise, ovvero il nemico/alleato con cui si può dialogare, Caiatl. Quest’ultima è un grande personaggio, con uno spessore notevole e in grado di fornire spunti e agganci per la trama futura, una volta che il dialogo è instaurato e che i nostri nemici cessano di diventare “il mostro della settimana”, lo spessore delle future vicende è assicurato. Questo è davvero un passo in avanti rispetto a come sono stati trattati in passato nemici importanti come Ghaul e lo stesso Oryx, ridotti a macchiette sullo sfondo di un mondo non ancora del tutto sfruttato.
Una possibile apertura su questo nuova gestione della storia è l’ipotesi che Caiatl possa essere addirittura l’ospite diplomatico d’onore per i prossimi Giochi dei Guardiani – una prospettiva decisamente interessante.

La redenzione di Uldren attraverso il Corvo
Che Uldren fosse un personaggio tormentato è noto fin dai tempi di D1. Riscritto già un paio di volte, doveva essere il Cayde-6 del Supercut di Joe Staten, con il nome originario di “Corvo” già all’epoca.  Andal Brask era il capo dell’Avanguardia dei Cacciatori, con un carattere completamente diverso. Nella retcon della trama post-intervento Activision, il Corvo scompare e diventa Uldren Sov, fratello di Mara Sov, mentre Andal viene ucciso e relegato nella lore del passato, creando così Cayde.
Il personaggio di Uldren, dunque, è da sempre stato un outsider, spostato dalla luce dei riflettori e posto in una situazione d’incertezza narrativa e di scarsa complessità, con un ruolo di alleato/antagonista.
Tutto questo cambia con l’arrivo di Forsaken che, seppur distruggendo definitivamente quel personaggio incerto (cosa positiva), dà il colpo di grazia a una speranza di vedere sviluppato Uldren in modo molto più coerente e serio. Tuttavia, la storia di Uldren diventa di grande spessore nella lore inserita nel DLC, raccontandoci le sue sfumature, il suo rapporto con il compagno Jolyon, il suo valore estremo come stratega, pilota, ranger, cacciatore e guerriero nello scontro con la più potente degli Insonni, Sjur Eido e molto altro. Uldren diventa un personaggio a tutto tondo, perfetto per una storia che non vedremo mai.
Corrotto da Savathûn e manipolato da Riven, Uldren viene usato come device narrativo per chiudere la storia di Cayde, ritenuto dalla produzione ormai uno svantaggio nella continuazione della storia che Destiny 2 ha intrapreso.
Dopo la sua morte, torna come Guardiano, privo di memoria come da copione e incapace di comprendere il perché dell’odio che il suo viso provoca negli altri Guardiani. Vive come un reietto, in isolamento, finché il Ragno non lo prende con sé, sfruttandolo fino alla sua liberazione grazie al nostro intervento nella Stagione della Caccia.

Il Corvo salva Osiride da una fine certa durante la medesima stagione, guadagnandosi la fiducia del vecchio Guardiano e, di contro, lentamente anche la nostra. Prova il suo valore nel tempo, nonostante l’odio che subisce per avere il volto di un uomo odiato. Per questo, viene coinvolto nella vicenda della Stagione dell’Eletto, svelando un complotto da parte degli Psionici per assassinare Zavala e salvandogli la vita per ben due volte.
La vicenda del Corvo è un chiaro momento di “oltre la quarta parete” per Destiny 2. Uldren è un personaggio che ha polarizzato la community di Destiny, nota per essere spesso tossica in determinate situazioni. Il suo essere strumentale per la fine di un altro personaggio che ha polarizzato la community (Cayde-6) ha creato una situazione di odio che la narrativa di Destiny ha gestito in modo brillante. 

Trascorre le giornate da solo. Gli altri guardiani sono fonte imprevedibile di dolore e confusione, e considerano lui allo stesso modo. Alcuni reagiscono con manifesta ostilità. Altri vengono sopraffatti da patemi personali e inspiegabili. Lui non sa perché. Questa è la lezione più dolorosa sull’essere rinati: è meglio stare soli. E così, è sempre solo. Eccetto per il suo unico compagno, lo Spettro.”
“Amnestia-S2”, nave.

Paradossalmente, i Guardiani del sistema solare, la fonte di Luce, di speranza nella difesa di tutto ciò che rimane all’umanità contro l’estinzione, sono in realtà un elemento di forte negatività in questa storia. Come in gran parte della community di Destiny, molti Guardiani odiano il Corvo, dicendo che lo avrebbero aggredito a vista; si esegue un tipico transfert sulla sua (nuova) persona, di colpe che non ha, per via di un dolore che non ha causato. L’impossibilità di mostrare pietas o anche solo di riconoscere l’innocenza e il distacco rispetto a un passato doloroso, è un duro colpo alla considerazione della popolazione che gioca al franchise. La critica qui è chiara: gli hater devono crescere e rendersi conto che odiare non è la via. Il Corvo è costretto a tenere l’elmo indosso per evitare di svelare quell’identità che scatena le ire di chi non è riuscito ancora a venire a patti con il cambiamento… ma sono in realtà gli hater a nascondersi, a fuggire alla verità: che cioé, non sono abbastanza umani da comprendere che la vita non è una linea retta che attraversa il bianco e il nero senza sfiorarli, ma una tangente che tocca entrambi e ne rimane influenzata.

Come detto sopra, va ribadito che è proprio la motivazione dietro l’odio a esserne l’origine: Cayde-6. Questo induce alla riflessione, perché per difendere qualcosa che pensiamo ne valga la pena, a volte causiamo più dolore di quanto ne combattiamo. Il terribile stato in cui è costretto a vivere il Corvo dopo essere tornato come Guardiano ne è la prova ma, soprattutto, la sua sofferenza è causata dalla community intera e tutti noi ne condividiamo la colpa collettiva. Hideo Kojima, in passato, utilizzò lo stesso espediente della Bungie per riscattare l’odio contro un suo personaggio, Raiden, ribaltando la narrativa e impugnandola come un coltello contro gli hater.
La scena in cui Zavala porge la mano al Corvo, subito comparata a quella in cui Uldren spara a Cayde, è il momento in cui il cerchio si chiude: l’Avanguardia accetta il Corvo ma soprattutto Zavala (un amico di Cayde) accetta il Corvo, di fatto consegnando il passato al passato e facendo un importante passo avanti. Ci domandiamo se, a questo punto, la parte di hater della community sia disposta a fare altrettanto.

L’avvento del Conclave
Un nemico molto più subdolo e con un’agenda completamente diversa da quella di Caiatl si è rivelato da tempi non sospetti e ha continuato a dimostrarsi minaccioso anche in questa stagione. Stiamo parlando del Conclave, ma in generale degli Psionici.
La specie degli Psionici è stata conquistata dai Cabal e integrata tra i propri ranghi, ma è solo in tempi recenti, all’ascesa del trono di Caiatl, che gli Psionici hanno potuto ottenere la libertà della schiavitù. Tra le molte analogie con l’Impero Romano e quello Cabal, la vicenda degli Psionici di certo suonerà familiare. Sappiamo tuttavia, che tra di loro, gli Psionici conservano un forte legame, che va al di là dei ranghi, delle fazioni e degli interessi dei Cabal.

Noi psionici abbiamo alleanze diverse, ma all’interno dei ranghi dei cabal restiamo uniti, lavoriamo per il nostro futuro. Lei riconoscerà il mio contributo, così come io riconosco il suo”, dice Qinziq.”
“ANNOTAZIONE 3 – Lussuria e riappropriazione – Parte II”, dal libro della lore “Registro del capitano”

In questa lore, Catabasi nota degli Psionici che “qualsiasi sia la loro ambizione, va ben oltre questa nave, questo momento, questi cabal.” 
Abbiamo sempre ritenuto gli Psionici una delle specie più interessanti e allo stesso tempo pericolose del mondo di Destiny. In passato, prima della conquista Cabal, esistevano Psionici in grado di controllare le menti di popoli interi con i loro poteri psichici, al punto da sopprimere il culto del “calice a Y” e sostituirlo con il loro. In passato, sono riusciti a costruire macchine predittive, dispositivi cioè in grado di prevedere dei possibili futuri. La Macchina Oxa è uno di questi, uno strumento ormai leggendario, ricreato anche da Otzot, una Psionica dotata di un intelletto superiore che ha partecipato alla deposizione di Calus ma che per suo ordine è stata incaricata di usare la macchina per gli scopi dell’impero. Proprio le basi tecnologiche e scientifiche necessarie alla costruzione della Macchina Oxa sono state usate per predire il futuro in cui Zavala sarebbe stato eliminato, uno dei leitmotiv del finale di Stagione.
Ancora più interessante da esplorare, è la forma di inconscio collettivo che collega tutte le menti degli Psionici. Ne abbiamo sentito parlare già in passato, ma ne abbiamo avuto una dimostrazione di prima mano nella lore di stagione che vede Saladin interrogare un membro di una cellula terroristica Psionica di cui parleremo qui. Saladin lo minaccia di morte per poi farlo precipitare da un dirupo e… per un attimo, sente e vede dall’interno della sua mente.

Nella frazione di secondo prima che la gravità iniziasse ad agire, i loro sguardi si incontrarono. Saladin per un attimo vide se stesso riflesso nella pupilla a Y della creatura: un feroce orco coperto di metallo, colmo di violenza. Un lento primate, infuso di poteri divini. Una mente fragile, maledetta con l’immortalità.
Saladin percepì il terrore della creatura. Ma percepì anche la schiera dei suoi antenati che si apriva sotto di lui. Percepì le loro mani che lo raggiungevano e lo avvolgevano in un vuoto rassicurante. Udì il coro della loro eterna armonia che lo chiamava. Una caleidoscopica serie di emozioni irruppe nel suo cuore, emozioni che mai aveva provato da umano.
Per quel breve istante, fu in pace.
“VI – Vertigini”, dal libro della lore “Dal fronte”

Inotam, Trinità dell’oblio.

Abbiamo dunque dei solidi argomenti che legano gli Psionici tra loro in una comunione sia mentale sia sociale. Nella crisi dei Corridoi del Tempo (di cui raccontiamo l’avvincente vicenda qui), abbiamo anche la manifestazione di un altro potere di unificazione degli Psionici: apprendiamo che un gruppo di tre gemelli (o in generale dei gemelli) è in grado di fondersi in un’unica entità, esattamente come fanno le tre sorelle responsabili del sabotaggio della Meridiana: Niruul, Ozletc e Tazaroc, che si congiungono dando vita a  Inotam. Le dimensioni di questa Psionica sono differenti, come quelle delle Scuoiatrici e di Kargen, sottintendendo che anche quei personaggi hanno subito un processo simile e che sia dunque pratica comune tra gli Psionici.
Questi fattori di unificazione, questi legami a più livelli, sono culminati nella nascita del Conclave. Si tratta di un’organizzazione segreta che vive dentro i circoli interni dei Cabal, consistente in soli Psionici. Non sappiamo quale sia la sua estensione, ma possiamo desumere che tutti gli Psionici ne siano in qualche modo coinvolti, a giudicare dalle parole di Qinziq, in modo diretto o solamente come consapevolezza della sua esistenza. Cosa che rende il Conclave un’organizzazione pericolosa e potente, con notevole influenza.
È infatti all’origine di due tre dei più importanti attentati alle forze della Città sulla Terra e all’organizzazione dei Guardiani: il sabotaggio della Meridiana ai fini di cancellare la linea temporale in cui la Legione veniva sconfitta nella Guerra Rossa; il dirottamento dell’Onnipotente per la rotta di collisione con la Città; il tentato assassinio di Zavala durante le trattative di pace con Caiatl. Queste tre azioni separate ma in realtà tutte consequenziali, da sole basterebbero per porre il Conclave (ma in una discussione più ampia tutti gli Psionici) a un livello di minaccia estremamente alto – specialmente se consideriamo che tutti e tre questi tentativi hanno dietro un’attenta pianificazione e sono stati portati quasi a termine.

Con la morte di Inotam, ovvero delle tre sorelle che l’avevano creata, la leadership del Conclave viene ereditata da Amtec. Proprio lei è dietro il dirottamento dell’Onnipotente e, pare, il mandante dell’attentato a Zavala. Caiatl è ben conscia di questo e nelle sue parole finali della cutscene ci fa capire che è a conoscenza sia dell’esistenza del Conclave sia del legame tra tutti gli Psionici. Con Amtec ancora a piede libero e la cellula responsabile dell’attentato a Zavala ricercata, la storia del Conclave non è per nulla conclusa e in futuro ne sentiremo ancora parlare.

Saladin e Xivu Arath
Con il progresso della storia stagionale abbiamo potuto notare un altrettanto progressivo inasprimento dell’atteggiamento di un personaggio in particolare: Lord Saladin. Per tutta la campagna legata alla stagione, Saladin ha mostrato un odio radicato contro i Cabal, che supera persino i sentimenti forti mostrati contro la SIVA e Rasputin, entrambi responsabili dell’estinzione dell’intero ordine dei Signori del Ferro e della scomparsa dei suoi compagni d’arme, amici e fratelli.
Questo odio feroce, seppur si possa arguire proveniente dall’invasione e successivo massacro della Guerra Rossa, sembra in realtà ingiustificabile. Gli scrittori della lore ci hanno più volte indicato questo contrasto, a cominciare dalle cutscene, ma anche da sottili indizi, come la lore “Dal fronte” che unisce Caiatl e in parte Saladin, catalogata sotto il genere “Crepuscolo e alba”, una particolare parte della lore che riguarda personaggi in bilico sul confine tra Luce e Oscurità, come il Ramingo, i Nove e altri simili.
Un passaggio, tra l’altro, che mostra Saladin torturare e minacciare di morte uno Psionico per farsi rivelare informazioni fondamentali sul Conclave, seguito da una vera e propria esecuzione sommaria.

Saladin sbottò e afferrò lo psionico per i polsi incatenati. Lo trascinò fino all’orlo della Muraglia e lo tenne sospeso sul precipizio. Si meravigliò di quanto fosse leggero senza armatura, come un uccellino.
“VI – Vertigini”, dal libro della lore “Dal fronte”.

Lanciato nel vuoto, lo Psionico gli mostra come lui vede Saladin, ovvero come una scimmia sadica e immortale, brutale.
Come anticipato, gli scrittori hanno sottolineato il contrasto tra il vecchio e nuovo Saladin anche tramite dei dialoghi serrati con il Corvo, che invece rappresenta la parte opposta di questo equilibrio. Il Corvo, infatti, predica un futuro di riconciliazione, essendo lui un punto d’incontro tra Caduti e umani, ma anche dotato d’immensa capacità empatica, che lo spinge a considerare i Cabal dei disperati e bisognosi di aiuto. Saladin non è d’accordo, chiaramente, e si oppone con ferocia a questi scenari di pace.
Cosa è successo veramente a Saladin Forge?
La nostra ipotesi prevede un ritorno a un antico testo, i Libri del dolore, che come sempre sono la fonte di verità e rivelazioni sul futuro quanto lo erano sul passato.

“Oryx fu in guerra con l’Ecumene per un centinaio d’anni. Passati i cento anni, uccise il consiglio dell’Ecumene sulla ghirlanda frattale e dal loro sangue rinacque Xivu Arath dicendo: “Io sono la guerra, e sono stata evocata con la guerra.”
“XXIX – Scolpito nella rovina”
Libri del dolore, verso 3:9

Xivu Arath, la sorella di Oryx e di Savathûn nonché una delle due ultime Alveare ascendenti a capo della specie, è nota per sfruttare una particolare sottocategoria della Logica della Spada, per così dire: l’adorazione della guerra. Questo principio viene rafforzato dalle parole che udiamo quando Umun’arath riesce infine ad evocarla con il rituale su Torobatl.

LA MIA CASA È LA GUERRA.
LA MIA VOCE È UN INNO DI BATTAGLIA.
VENERANDO LA GUERRA, VENERI ME.
SONO QUI PER ESIGERE IL MIO TRIBUTO.
DA TROPPO TEMPO ATTESO.
“Capitolo 6 – Inno di battaglia”, dal libro della lore “Imperatrice”.

Seguendo questa traccia, possiamo ipotizzare che Xivu Arath abbia piegato il sistema dei tributi dell’Alveare e della Logica della Spada al suo particolare bisogno: che quindi, ovunque si inneggi alla guerra o se ne serva lo spirito, si doni (volontariamente o meno) un tributo a Xivu Arath, rendendola più forte e aprendole le porte.
Con questa logica bene in mente, possiamo pensare che dietro ogni mossa guerresca dei Cabal, anche le più avventate (come l’attacco all’Ultima Città) vi sia l’influenza di Xivu Arath, che sappiamo abbia infettato da tempo le file più interne della società Cabal. E, continuando su questa linea, possiamo ipotizzare che anche tra i nostri ranghi di Guardiani sia avvenuto lo stesso: e chi se non Lord Saladin è apparso come un faro nella notte per Xivu Arath? Un uomo consumato dalla rabbia, dal risentimento, melanconico forse, ma pronto a esplodere. La furia con cui Saladin ha propugnato la risposta ai Cabal è forse l’indice di una imminente infiltrazione di Xivu Arath tra le nostre fila?
Il concetto non è così remoto, vista la presenza dei Criptoliti nel nostro sistema, il cui scopo è esattamente quello di infettare con il virus ideologico della guerra chi vi si trova a contatto. Xivu Arath ha usato la tecnica dell’invasione tramite i Criptoliti anche su Torobatl ma, risalendo sempre a milioni di anni fa tramite i Libri del dolore, anche in altre situazioni. Con navi chiamate “seeder ships”, Xivu Arath e Savathûn hanno infiltrato le società di civiltà potentissime come quella dell’Ecumene, distruggendole dall’interno.

Con la resa dei conti in arrivo per gli ascendenti dell’Alveare, queste mosse fatte nell’ombra e i segni di una possibile invasione già in atto sono da considerare attentamente, soprattutto se teniamo conto del fatto che sembra sia stata Savathûn in realtà a rispondere all’appello di Umun’arath, e non Xivu Arath.

“Giunge la Principessa-Imperiale”, disse. “Per inchinarsi alla nostra nuova divinità.” [Sono Savathûn, sussurrante.]
Caiatl le si avvicinò. “Lasciatela andare”, ordinò alle guardie. Riluttanti, queste le obbedirono. “Quale divinità, Umun? Quali eresie ti sei inventata stavolta?”
Umun sogghignò. “La dea della guerra”, disse, e la terra tremò sotto i loro piedi.
[Ma la dea della guerra aveva schierato le proprie armate altrove. Era la sorella, compiaciuta, che bisbigliava all’orecchio della neofiglia Umun’arath.]
“Capitolo 5 – Nuove divinità”, dal libro della lore “Imperatrice”.

È dunque Savathûn, ancora una volta, a gettare fumo negli occhi e confondere le acque nell’intera vicenda. Se partiamo dal presupposto che stia agendo facendo le veci della sorella, è possibile anche che, ingannando chi l’ascolta, ella tragga potere da due logiche diverse: quella della guerra e quella dell’inganno. Sarebbe, infatti, il più ingegnoso piano partorito finora dalla sua mente raffinata e sottile. Questo apre diversi scenari, tutti inquietanti: forse, Xivu non esiste già più e Savathûn la sta impersonando, per esempio. O forse, è un altro dei suoi inganni, come tutti gli altri.
Quale che sia la verità, la vicenda dietro la caduta di Torobatl è uno dei nodi dai quali la strada verso The Witch Queen si dirama.

Altri nuovi echi di Savathûn li abbiamo avuti da qualche stagione ormai: il motivo del “Canto di Savathûn” è ormai noto a tutti in Torre e ora, persino il Corvo lo fischietta sull’HELM. L’idea che il Canto di Savathûn sia diventato un messaggio liminale della Witch Queen è un fattore noto: il concetto di viralità, che esiste nel regno della comunicazione da sempre, è legato all’inconscio, alla spinta a replicare qualcosa che fa leva nella nostra mente, infettando gli altri proprio come un virus, e che ci costringe ad assorbirne il messaggio volenti o nolenti. L’idea di essere virale è uno degli elementi chiave della manipolazione della realtà che Savathûn sta operando da milioni di anni. E ci allontana, come sempre, dalla verità della sua forma finale che potrebbe essere o non potrebbe essere rivelata nel prossimo, grande DLC. E, come detto già in passato qui, Savathûn potrebbe aver già vinto questa guerra, nonostante tutto.