Gris è un videogioco indie del 2018 sviluppato da Nomada Studio e pubblicato da Devolver Digital, ma molto probabilmente questo già lo sapete.

In effetti, il motivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo non ha nulla a che fare con una mero elenco di informazioni di cui siete già a conoscenza; parlare dell’esperienza di Gris in modo oggettivo e imparziale non è lo scopo dell’approfondimento di oggi. Analizzare qualcosa di profondamente importante per il mondo dei videogiochi e i suoi affezionati fruitori: questo è ciò che mi spinge a scrivere le prossime righe dedicate a Gris, ma in realtà a molto di più del singolo titolo di Nomada Studio. Come molti altri giocatori in tutto il mondo, ho cominciato ad avvicinarmi ai videogiochi con un unico intento: il puro, sano divertimento per la mia giovane mente. Ho preso in mano il joystick della Playstation 2, spalancando la bocca di fronte alla meraviglia del mondo dinamico e sorprendente di Ratchet & Clank; ho speso pomeriggi interi a vedere mio padre giocare a Medal Of Honor, condividendo con lui la metà destra del joystick per sparare a qualche nemico ogni tanto, senza avere troppa ansia di gestire, da sola, il campo di battaglia; ho consumato le demo (all’epoca su copie fisiche) di titoli sparatutto, giochi di corse sfrenate, horror che di giorno mi facevano ridere e poi di notte mi facevano nascondere sotto le coperte. Conosco tutt’ora la sensazione di prendere il pad in mano per non pensare più di tanto, per “scaricare la mente” da tanti, troppi pensieri.

Ma poi, diventando più grande, ho scoperto che i videogiochi sono molto più di semplice divertimento. Ho capito che l’arte è parte imprescindibile di questo mondo e insieme a lei, proprio al suo fianco, è parte fondamentale anche l’espressione dell’umanità, quella vera, quella più fragile, la più complessa fra tutte. Ed è il motivo per cui ora sono qui, a scrivere questo articolo. Ma cosa c’entra tutto questo con Gris? Ho passato parte della mia vita a sorprendermi di quanti siano i media capaci di rappresentare la vita vera, che sia in parte o in modo completo, con un linguaggio piuttosto che con un altro. Vedere come ciò che creiamo può essere universale e reale a modo proprio è qualcosa che mi affascina da fin troppo tempo. Non solo. Tramite Gris ho realizzato ancora di più quanto il mondo abbia voglia, o meglio fame, di videogiochi che sappiano parlare della fragile esistenza umana. In modo semplice, delicato, magari silenzioso come in Gris, magari rumoroso, ma privo di colori, in modo metaforico o, ancora, in modo diretto e spietato. Non importa come: i videogiocatori hanno voglia di sapere che questo mondo ha tempo da dedicare anche alle esperienze videoludiche che parlano dell’unica cosa che ci accomuna tutti: l’esperienza umana nella sua essenza più semplice e più amara.

Puntare verso qualcosa di grande – Gris come esempio

So che l’uomo è capace di grandi cose. Ma se non è capace di grandi emozioni, beh, mi lascia freddo.

-albert camus

Come tutti, ho perso qualcuno, ho sofferto per qualcosa, ho vissuto brutti momenti della mia vita; Gris è uno di quei titoli che sa far scaturire tutto questo dall’anima dei giocatori, riuscendo così a diventare un’esperienza universale, tempestata di emozioni. Ho sentito tante, tantissime persone vivere questo gioco e rimanere sbalorditi, toccati nel profondo, e solo dei prodotti ben ideati possono riuscire ad arrivare al cuore di così tante persone. E allora perché non crearne di più? Abbiamo sempre un immenso bisogno di sparatutto, picchiaduro, giochi d’azione, d’avventura, remake, remastered e tutto il resto; ma sentiamo anche la necessità di vedere che l’industria dei videogiochi vuole puntare anche su titoli che nascono e vengono sviluppati per essere un’esperienza umana a tutto tondo, espressione di ciò che ci attanaglia fin da quando siamo arrivati sulla Terra: le emozioni.

In Gris il fulcro della storia non è una narrazione cosparsa da sentimenti umani; sono proprio questi sentimenti a essere il vero soggetto del titolo videoludico di Nomada Studio. Senza testo, con qualche suono solo verso la fine della narrazione, immersi nei colori e nella musica di un mondo ideato per essere surreale, eppure allo stesso tempo capace di prendere le forme che hanno composto la nostra vita: questo è Gris. Titoli del genere vanno incoraggiati, dobbiamo far sentire che non è un tipo di esperienza sporadica che ci va di vivere quando capita; dobbiamo chiedere a gran voce che, come nel cinema e nelle serie TV, venga dato più spazio al lato videoludicamente creativo che è pura arte, non solo perché esprime emozione, ma perché esprime un pensiero. Lo crea e lo rifinisce con un’estetica inimitabile, trattando il dolore e la sofferenza, il processo tramite il quale si comprendono e si curano le ferite dell’animo umano.

Io, come tanti altri, spero che l’industria dia più spazio a titoli del genere, che si renda conto di quanto questa componente dei videogiochi segni profondamente ognuno di noi, al pari di tante splendide triple A. Non molto tempo fa, guardando agli anni ’80, per esempio, pensare di creare un titolo completamente dedicato agli stadi di un trauma di una giovane donna sarebbe passato come un suicidio a livello di marketing. Eppure siamo qui e nel 2019 Gris ha vinto ai Game Awards nella categoria Games For Impact. Cerchiamo di riempire sempre di più questa categoria, con il nostro sostegno; il supporto a questi videogiochi può significare tanto per un’espansione del genere. Non dimenticatevelo.

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.

-George Bernard Shaw