Sembrano passati pochi mesi da quando mi servivo delle pagine virtuali di 17KGroup per raccontarvi la storia di Crash Bandicoot e della sua N.Sane Trilogy, lanciando un occhio sul futuro di un franchise che porta sulle spalle la mia stessa età.
La trilogia, come già accennavo qualche anno fa, è stato un prezioso banco di prova servito non solo a riportare interesse nei confronti della saga  tra i nostalgici aficionados, ma anche a far conoscere le avventure del marsupiale arancione a tutti i bambini che, un po’ come noi nati negli anni ’90, si sono visti introdurre da Crash all’interno del mondo dei videogiochi.
Activision ha di gran lunga vinto la scommessa fatta con la trilogy e ha trovato un’ulteriore conferma dell’interesse generale grazie al successo di Crash Team Racing Nitro Fueled che, al netto dei suoi problemi e delle critiche ricevute a causa delle microtransazioni, ha fatto capire a tutti che i tempi per un nuovo capitolo della saga di Crash Bandicoot erano più che maturi. In questo articolo, dunque, vi parlerò delle mie personali aspettative su Crash Bandicoot 4: It’s About Time e proverò ad analizzare il materiale mostrato da sviluppatori, influencer e colleghi della stampa provando a dare un mio giudizio su ciò che ho potuto vedere.

LA SCELTA DELLO SVILUPPATORE, CHI È TOYS FOR BOB?

Dopo Vicarious Vision per la triolgy e Beenox per Nitro Fueled, non potevano mancare all’elenco degli sviluppatori del marsupiale arancio più famoso del mondo i ragazzi di Toys For Bob, un team che è riuscito a diventare un fiore all’occhiello di Activision grazie alla propria esperienza e ai risultati portati a casa.
Il nome dello studio, che deriva dalla grande passione per i giocattoli di due dei membri fondatori, abbinato al parco titoli sviluppato e al target al quale è rivolto, racconta molto sulla creatività dello studio.
Parte fondamentale di esso è anche il clima che si crea nel loro ufficio, come raccontato nei loro canali. Vi basti pensare che i loro uffici sono situati in un ex hangar militare a San Francisco che per l’occasione è stato rimesso a nuovo, reso dog-friendly e decorato a tema Tiki. Le giornate, pare, passano tra lavoro, videogiochi e impegno nel sociale per supportare la comunità locale, senza togliere il tempo alla birra artigianale, altra grande passione dello studio, che è composto da un team multietnico aperto a ogni tipo di diversità e che ripudia la discriminazione.  Queste informazioni vi sembreranno non necessarie ma vi assicuro che sono fondamentali, perché un gruppo di lavoro unito che può lavorare libero da pressioni e pensieri tiene l’asticella qualitativa sempre più alta.

Per dimostrare queste parole non dovremo tornare indietro fino a Pandemonium, che faceva il suo ingresso nelle nostre console casalinghe quasi in contemporanea con il primo giorno di Crash. Ma, valutando i lavori più recenti, possiamo considerare la creazione del format Toys to Life e degli Skylanders una dimostrazione valida della loro capacità di pensare fuori dagli schemi e di proporre titoli che potessero entrare nel cuore dei più giovani, portando nelle casse di Activision anche risultati sul piano economico arrivando addirittura a competere con Call of Duty per introiti generati. Il loro ultimo lavoro, la Reignited Triolgy che ha riportato alla vita Spyro The Dragon in maniera analoga a come è stato fatto per Crash Bandicoot da Vicarious Visions, è un enorme biglietto da visita per quanto riguarda il valore artistico del team. A mio personalissimo parere, non è una cosa semplicissima prendere un gioco sostanzialmente “vuoto” a causa dei limiti delle vecchie console come Spyro The Dragon e donargli quel tocco di carattere fiabesco che ha spinto più in avanti la qualità di tutto il lavoro. In particolare, la personalizzazione accurata donata a ogni drago presente nel primo titolo mi ha fatto innamorare di questo team già da qualche anno.

La scelta fatta da Activision per lo sviluppo di Crash Bandicoot 4: It’s About Time, dunque, non può che risultare azzeccata e i frammenti del titolo mostrati durante questi mesi, dei quali parleremo più avanti, hanno sensibilmente alzato le mie aspettative sul titolo.

I PRIMI GAMEPLAY, LE IMMAGINI E I TRAILER DI CRASH BANDICOOT 4

Fatta la conoscenza degli artigiani che ci porteranno nel mondo di Crash Bandicoot 4: It’s About Time non ci resta che lanciarci di petto in un’analisi del materiale messo a disposizione da parte degli sviluppatori che purtroppo non abbiamo ancora avuto la fortuna di provare con un pad alla mano. La prima impressione che ho avuto durante la visione del trailer di presentazione è stata quella di abbandonare l’impostazione narrativa dei primi tre titoli per raccontare una storia colorata, divertente e decisamente più dettagliata con personaggi, in particolare le nuove maschere, con caratteri ben distinti. La decisione di riprendere dal finale di Crash Bandicoot 3: Warped! è assai difficile da giudicare al momento, da una parte c’è estremo interesse nei riguardi dello sviluppo della storia ma dall’altra parte l’inclusione, ancora una volta, dei viaggi temporali all’interno di un gioco della saga ha creato in me il vivo timore che l’effetto more-of-the-same possa essere eccessivamente marcato. Nonostante questo, però, gli spunti creativi non mancano affatto sia sul pianno artistico che per quanto riguarda gameplay e level design.

La prima cosa che salta all’occhio di chiunque, visti i gameplay e i vari filmati, è l’utilizzo delle nuove maschere all’interno dei livelli, esse potranno essere utilizzate per far apparire o scomparire oggetti, cambiare la gravità oppure fermare il tempo. Analizzando, però, i due livelli della demo Snow Way Out e Dino Dash posso affermare con tranquillità che nonostante siano un elemento importante e decisivo all’interno dei livelli il gameplay non si limita solo all’utilizzo qui e la del potere giusto.

Il design di Snow Way Out nonostante proponga delle sessioni platform tradizionali riesce attraverso continui cambi di prospettiva, stanze segrete e corridoi molto larghi a portarci in una variante meno banale del classico parto dal punto A e arriva al punto B senza farti uccidere. Dino Dash, invece, nonostante sia impostato in maniera più lineare ci propone una variante di gameplay che probabilmente ci accompagnerà per tutto il gioco; sto parlando della scivolata sulla corda vista anche nel trailer che mi ricorda vagamente il tie-in di Tarzan uscito per Playstation 1 e cerca di dare al livello un po’ di brio e velocità.

La cosa che ritengo più importante, però, è l’inclusione dei livelli visti dalla prospettiva del Dottor Neo Cortex. Stando a quanto dichiarato, infatti, dopo aver completato un qualsiasi livello con Crash sarà possibile rigiocare una versione dello stesso nei panni del malvagio dottore che ripercorrerà aree differenti dello stesso livello, con un gameplay completamente reinventato, con l’intenzione di mettere i bastoni tra le ruote al nostro vecchio marsupiale. Non so a voi, ma a me l’idea gasa un sacco riportandomi a quando ero bambino e ripercorrevo le epoche di Warped pensando “chissà cosa starà facendo Neo Cortex in questo preciso istante”.  Non mi esprimo riguardo alla difficoltà, ovviamente, perché non avendolo potuto provare non so se le morti sono dovute come nel caso della Trilogy a una gestione inadeguata dei salti oppure alla difficoltà vera e propria del gioco ma apprezzo sia l’inserimento della modalità a vite infinite che del contatore di morti, bramando il giorno in cui riuscirò a terminare il gioco con quel numeretto che conta 0.
Piccola nota, a margine, non piace che si tenda a dimenticare tutto il percorso fatto da Crash su Playstation 2 ma con ogni probabilità è una scelta che premia per quanto riguarda il settore marketing avvicinando al prodotto sia i nostalgici che i bambini che probabilmente sono ignari dell’esistenza di tutti gli altri titoli della saga.

Insomma, questo assaggino Crash Bandicoot 4: It’s About Time sembra convincermi e neanche poco, nonostante i limiti della mia valutazione, alzando moderatamente il livello di hype con la speranza che il titolo completo possa rispettare le mie alte aspettative.