Ringrazio infinitamente Lucia Lasorsa, responsabile di aver scritto le battute per il suo personaggio all’interno dell’articolo che vi avviate a leggere.

-Ciao Lucia, è un piacere averti qui, spero non sia stato difficile trovare il locale.-
-No, tranquillo, solo colpa della nebbia.-
-Birra?-
-Birra.-
-Sai, alla fine mi sono appassionato a quel gioco di cui parlano tutti… Hades. Immagino che anche tu l’abbia provato.-
-Veramente no, onestamente non ne ho ancora avuto il tempo. –

Hades Zagreus

-La storia è carina: il figlio di Ade vuole fuggire dall’Ade. Ok, se continuo così finisco per creare un po’ di confusione, ti spiace se chiamo la divinità Plutone, come la chiamavano i Romani?-
-Compromesso accettato, procedi pure.-
-Beh, in Ha questo Zagreus vuole raggiungere l’Olimpo e deve attraversare tutto l’Ade, affrontando guardiani e ricevendo l’aiuto di eroi della mitologia come Achille e il supporto di alcune delle divinità del pantheon greco: Zeus, Dioniso, Artemide… Insomma, tutta l’allegra famiglia (incestuosa). Mi è piaciuto molto vedere come hanno gestito l’aldilà: dal fatto che Plutone non è che una divinità che viene di tanto in tanto visitata dai suoi… diciamo collaboratori, come Thanatos, Megera e Cerbero, il cane del protagonista, al fatto che le anime dei defunti, siano eroi o meno, vengono definite “ombre”. Arriva persino a citare indirettamente il proemio dell’Iliade, pensa un po’!-

Hades hub

-Pensa te, sembra davvero interessante, dovrei provarlo, del resto adoro i Supergiant! Questo mi fa pensare anche a una serie di animazione che ho visto di recente su Netflix, Blood of Zeus, la conosci?
-Sì, ne ho sentito parlare, a te è piaciuta?
-Da morire! Sai, mi piace l’espediente narrativo grazie al quale la storia viene presentata come un vero mito classico andato perduto, lascia intendere subito la chiara intenzione di volersi inserire in quella tradizione in modo naturale, non come in God of War!

Blood of Zeus

-Che intendi dire?
-Beh, GOW è una serie di videogiochi action che ben si sposa con i molteplici massacri presenti nella mitologia greca classica, ma non è realistico un racconto mitologico in cui un semplice essere umano sfida l’Olimpo e riesce perfino a uccidere delle divinità e a prendere il posto di una di loro!
-Già, in effetti un umano così superbo da sfidare gli Dei dell’Olimpo sarebbe stato punito a causa della sua ubris!

-Precisamente. Per questo GOW non potrebbe mai inserirsi in maniera organica nella tradizione greca, anche per la rappresentazione di Ade… Scusa, Plutone e dell’Ade, visti in pratica l’uno come Demone fiammeggiante e il suo regno come l’Inferno, concetti, questi, molto più vicini alla concezione del re degli Inferi e dei suoi domini tipica delle religioni monoteiste. Beh, non c’è nulla di tutto questo in Blood of Zeus, che invece rispetta molto una tradizione in cui potrebbe inserirsi senza problemi.

Hades God of War


-Purtroppo ricordo bene il primo God of War, dove l’aldilà voleva essere una sorta di storpiatura della Gehenna ebraica.
-La Gehenna? Insomma, credevo fosse più vicino all’Inferno cristiano!
-Sì, ma anche no: se ci si rifà al modello dantesco nell’inferno le fiamme ci sono solo in due gironi e una malebolgia, nei primi due casi come tortura per ingordi ed eretici, nel terzo come prigione degli spiriti, ed è proprio lì che il Poeta parla di Odisseo, a suo dire un consigliere fraudolento che ha portato i suoi compagni alla morte a causa della sua, per l’appunto, ubris.

-Pare molto diverso da…
-Non dirlo.
Dante’s Inferno.
-Ovvio che lo sia! Credo che il team di scrittori abbia al massimo sfogliato la Divina Commedia… Almeno però hanno azzeccato l’aspetto del fondo dell’Inferno.
-Vero, ora ricordo: il fondo dell’Inferno è una tomba di gelo perché, o almeno così aveva detto il mio professore di italiano del liceo, non viene riscaldato dall’amore di Dio.
-Esatto. Per gli antichi greci, sebbene esistesse un aldilà, non esistevano distinzioni tra i defunti: vagavano semplicemente come ombre, per l’appunto, in una caverna infinita, completamente scissi dal mondo dei vivi.

Dante's Inferno

-Un’altra vita dopo la morte, concetto ripreso, anche questo, nella mitologia delle religioni monoteiste, ma modulato, anche questa volta, in modo diverso.
-Già, per gli antichi si trattava di una pallida imitazione della vita: nell’Odissea Achille stesso dice che avrebbe preferito essere un bracciante, ma vivo, anziché un sovrano tra i morti.

-Credo di ricordare qualcosa di simile a quello di cui hai parlato, tuttavia in Blood of Zeus hanno optato per un modello di Ade un po’ meno antico, dove le anime dei defunti venivano divise in base alle loro azioni durante la vita.
-Non è forse un po’ anacronistico? Pare molto simile al modello cristiano.
-Esattamente! O meglio, il modello cristiano ha preso molto da quello greco… O almeno, quello greco dopo che erano riusciti a teorizzare l’anima.

-Quindi hanno creato le versioni primordiali, per così dire, di Paradiso e Inferno.
Campi Elisi e Tartaro, con la differenza che se nell’Inferno ci sono i diavoli, nel Tartaro sono intrappolati anche i Titani. Il fatto più importante è però che, se per i cristiani ci sono Dio e il Diavolo a tenere sotto controllo i rispettivi domini, per i Greci è Plutone ad essere a capo dell’intero aldilà. E non un capo malvagio, come quello dell’Hercules della Disney per intenderci, ma una divinità che doveva gestire l’aldilà, col piccolo svantaggio di dover vivere nell’Ade anziché gozzovigliare sull’Olimpo con gli altri.

-Per le religioni monoteiste, invece, se non segui pedissequamente i loro dettami la vita nell’aldilà è un Inferno (letteralmente!), mentre se hai fatto il bravo ti puoi godere il Paradiso. Distinzione piuttosto semplicistica che non implica affatto la valutazione del comportamento morale di un essere umano di per sé, ma lo inserisce all’interno di un’ottica che predilige la sua capacità di essere un buon sottoposto che accetta di buon grado di seguire tutte le regole che gli vengono imposte dall’alto. Anche (e soprattutto) quelle che non comprende. Del resto, “fede” significa proprio questo: credere in qualcosa che viene imposto dall’alto lasciando da parte ogni parvenza di razionalità. Ma ora sto divagando!

-Forse un po’, ma è comunque piacevole parlare a ruota libera per un po’. A proposito, com’è la birra? Pensa che la fanno loro!
-Ottima! A proposito, dovevo dirti…-
Il barman sorride, vegliando sulla conversazione accesa dei due amici e, chissà, forse un nuovo cliente potrebbe entrare e intervenire, riaprendo la discussione su nuove argomentazioni, nuovi brillanti spunti.
Fissa la porta d’ingresso, colmo di aspettativa.