In questo articolo, leggermente diverso dagli altri, parleremo di un breve saggio sulla filosofia.

Filosofia, ho detto? Ebbene, non tratteremo questioni contorte o puramente speculative quali l’origine dell’uomo sulla terra o la radicalizzazione del suo Io interiore. Massimo Villa ha descritto la filosofia del gamer nel suo Gioco dunque sono, edito dalla casa editrice Il Melangolo.

Gioco dunque sono è un viaggio temporale di 120 pagine che parte dagli anni ’70, decennio in cui tutto cominciò a prendere forma. Massimo ha esperienza, conoscenza e, soprattutto, passione; vede il mondo videoludico con occhio critico e razionale, in ogni sua sfaccettatura. Ciò che mi conforta è che non stiamo parlando di una persona fortemente ancorata alla nostalgia dei vecchi arcade, bensì di un uomo in costante crescita assieme al passatempo che lo ha accompagnato per anni.

Gioco dunque sono

Il parere della lettrice, nonché gamer accanita

Ho letto romanzi, storie d’amore viscerali, thriller fortemente ansiogeni, ma non ho mai letto alcun tipo di trattato sul gaming. Questa è stata la prima volta e gli Dei solo sanno quanto io debba ringraziare Massimo Villa. Perché? Perché ha descritto le origini del gaming nella loro straordinaria bellezza, a partire dai nostalgici cabinati, le prime vittorie e le prime sconfitte. 120 pagine scorrono in modo estremamente fluido, un po’ come le ciliegie (citate proprio da lui in un capitolo) e alimentano la curiosità del lettore. Massimo ha parlato delle sue meravigliose esperienze e, facendo un tuffo nel passato ricco di dettagli, ha menzionato tantissimi titoli, ognuno dei quali più rilevante dell’altro. Il suo modo di narrare gli avvenimenti ricorda molto uno di quei professori liceali moderni che ascolteresti per ore: i concetti sono chiari e cristallini, ma costruiti in modo tale da creare un legame con chi lo sta ascoltando (in questo caso, leggendo).

È capitato più volte che mi scappasse un sorriso o che cominciassi ad annuire leggendo, proprio per ricollegarmi con quanto detto in precedenza, magari sorpresa che lui avesse pescato dai meandri dei ricordi eventi che pensavo di custodire solo io nel cuore. Massimo è la personificazione di un videogamer che non bada all’età, di una persona che trae dai videogiochi valori intrinsechi fondamentali e di cui vuole parlare con occhio razionale, ma al tempo stesso appassionato.

Il libro non è monotematico, poiché l’intreccio non annoia mai il lettore: si parla di giochi diversi in ogni capitolo e sono presenti anche un paio di interviste, o meglio, condivisioni di pensieri. La filosofia del gamer andrebbe fatta leggere a chi non conosce il mondo videoludico, a chi pensa di conoscerlo troppo e soprattutto da loro: insegnanti e genitori. Massimo non si erge su un piedistallo emettendo sentenze, non fa delle sue esperienze il fulcro della perfezione, e ciò lo rende umano, avvicinandolo a noi con immensa semplicità.

Ho anche particolarmente apprezzato la traduzione, con spiegazione annessa, di determinati termini tecnici prettamente da gamers (esempio: lag, lootare, respawn, ecc.). È una lettura adatta a tutti, grazie alla sua fruibilità e al suo tocco ironico, che rendono il complesso più stimolante e piacevole; inoltre, non sarà affatto difficile riflettere sulle proprie esperienze e sviluppare il proprio pensiero in merito.

Proprio per questo motivo, oltre a una semplice recensione, ho scelto di condividere i miei pensieri con Massimo e con voi: è da notare bene che ogni singolo paragrafo si collega direttamente ad alcuni capitoli del libro.

Massimo Villa con il suo libro “Gioco dunque sono”

Una scelta ardua dal 1996, tra Blizzard ed Eidos

Tristram, successivamente nota come Vecchia Tristram, era una piccola e umile città nel regno occidentale di Khanduras: Diablo, signore del dolore e della menzogna, era imprigionato sotto le sue fondamenta: Massimo introduce così l’intramontabile concetto di dungeon, con i suoi sotterranei e le sue incognite che, già a quei tempi, trasmettevano ansia e adrenalina a livelli smisurati. A proposito di livelli, Diablo ne prevedeva sedici; probabilmente furono proprio quei luoghi oscuri a scatenare la passione per i dungeon crawler. Lo scrittore, tuttavia, specifica che non fu questo titolo il fautore di quel genere di videogiochi: ai tempi dell’Amiga 500 (di cui ho un vago ricordo, ma posso dire di averla vista di persona, neanche fosse un gingillo soprannaturale!) circolava Dungeon Master, un labirinto pieno di mostri da sconfiggere. Ciò che con Diablo apparve per la prima volta fu l’avvento dell’isometria, ovvero la visuale a volo d’uccello, dato che precedentemente si poteva giocare solo in prima persona.

Contemporaneamente si fece strada una donna pixellosa ma già allora particolarmente affascinante: Lara Croft. Anche in questo caso Massimo ci racconta le sue origini, attraverso dettagli molto interessanti e che, onestamente, non voglio né posso replicare qui, per via degli spoiler. Ricordo ancora di quella volta in cui, puntualmente, rinchiudevo il maggiordomo nella cella frigorifera, ma quello era il secondo capitolo di Tomb Raider. Cominciarono così a farsi largo diversi generi videoludici: c’era chi sceglieva di superare ostacoli e sparare alla Indiana Jones e chi, con più coraggio (talvolta masochismo), sceglieva di percorrere i meandri dell’Inferno. Ciò che ricordo con grande nostalgia sono i floppy disk: già solo inserirli all’interno del case era una goduria, con quel piccolo click che suonava un po’ di vittoria. Come potete notare, Massimo ha risvegliato innumerevoli ricordi da voler condividere con voi; d’altronde è stato lui in primis a raccontare la sua infanzia videoludica.

Gioco dunque sono

Il mondo videoludico si fonde con l’arte e la storia

Sono stati diversi i titoli citati da Massimo: i vari Assassin’s Creed, Risiko, Total War, Civilization e Sea of Thieves.

L’emblema di arte e storia, unite in un fulcro imponente, è probabilmente il tanto amato (quanto odiato) Assassin’s Creed. Sebbene determinati eventi non coincidano o non siano puramente fedeli alla realtà, questo titolo videoludico è stato in grado di affascinare migliaia di giocatori, avvicinandoli alla storia e, quindi, alla curiosità per essa. È stato proprio Massimo a spiegare una differenza estremamente rilevante fra il videogioco e le lezioni in classe: a scuola siamo sommersi da tabelle, date, numeri e informazioni confusionarie che si dissolvono nella mente poco dopo averle ascoltate. Assassin’s Creed è la storia interattiva: ci porta all’interno degli avvenimenti, ci mostra le bellezze artistiche di un tempo, e, cosa ancor più affascinante, ci permette di ammirarle da ogni inquadratura possibile.

Passiamo ora a un titolo attuale, ovvero Assassin’s Creed: Odyssey, ambientato nella splendida Grecia e che vede come rivali Sparta e Atene. Trattandosi di un open world, non tutto è totalmente coerente con i dettagli reali: basta studiare storia dell’arte per ricordare che quella determinata colonna non è dorica, bensì corinzia, o che quella chiesa avrebbe originariamente previsto un’abside.

La prima volta in assoluto in cui cominciai ad appassionarmi alla storia fu grazie ad Assassin’s Creed II. Il protagonista, Ezio Auditore, con la sua iconica lama celata, mi ha accompagnata a Firenze, facendomi scoprire dettagli e aspetti di cui ignoravo l’esistenza.

Quando ero giovane avevo la libertà, ma non la vedevo. Avevo il tempo, ma non lo sapevo, e avevo l’amore, ma non lo provavo. Ci sono voluti molti anni per capire il significato di tutti e tre. E ora, al tramonto della mia vita, questa comprensione si è mutata in appagamento.

Ezio Auditore

Fu una sensazione strana, adrenalinica, non perché ci fosse una connessione particolare con lui, anche perché Ezio Auditore è un personaggio fittizio che non ha nulla a che vedere con la realtà. Caterina Sforza, Machiavelli, Lorenzo De’ Medici, sono invece alcuni dei tanti personaggi realmente esistiti: sentire il loro nome e poterli “incontrare” in un videogioco fu, per me, un’esperienza indescrivibile, un po’ come quando in Odyssey ho potuto parlare con Socrate e perdermi nei suoi soliti discorsi contorti! Inoltre, se prima dovevamo accontentarci di Google Earth per provare piccoli tour virtuali in giro per il mondo, ora possiamo godere a 360° dell’intera Grecia, seppur in alcuni aspetti fittizia.

I videogiochi sono fondamentali sotto questo punto di vista: essi sono in grado di fornire insegnamenti dal punto di vista artistico, storico, ma soprattutto morale. Massimo lo sa bene e ha anche parlato del Discovery Tour presente nel gioco, attraverso il quale potremo visitare siti archeologici e monumenti in veste di pellegrini, usufruendo della voce di un narratore.

Per quanto questa saga, in particolar modo procedendo con i capitoli, abbia perso di valore per quanto riguarda la trama, la sua maestosità artistica e storica è incomparabile. Se frequentassi ancora la scuola (ahimè, sono passati sei anni dal diploma) proporrei una lezione guidata usufruendo del Discovery Tour. Gli alunni hanno bisogno di stimoli visive, in quanto la fonte di studio sarebbe associata a un mezzo di gratificazione personale: in questo caso il videogioco, visto come strumento di studio, è a dir poco perfetto.

Assassin's Creed Odyssey

Un altro ricordo che Massimo mi ha fatto tornare in mente sono i vari simulatori; uno in particolare che da piccola ho giocato fino alla nausea è stato RollerCoaster Tycoon. L’ormai vecchio gioco Atari ci trasformava nei gestori di un parco divertimenti e, in base alla modalità selezionata, potevamo scegliere in che modo gestire i soldi. Il nostro compito era partire da zero, cominciare a scegliere quali mattonelle usare, dove posizionare l’area ristoro e quali venditori scegliere, per non parlare dell’immensa lista di giostre.

Le opzioni interattive erano pressoché infinite, ma il momento più bello arrivava col collaudo delle montagne russe costruite pezzo per pezzo da noi. Spesso e volentieri mi capitava di restare bloccata perché i seggiolini non avevano abbastanza velocità per proseguire (in pratica una scena del terrore per quei poveri passeggeri), così dovevo modificare e capire bene in che modo lavorare.

Tra le varie cose era anche possibile, nonché indispensabile, tenere pulito il parco: bisognava assumere gli addetti alla pulizia, altrimenti il terreno sarebbe stato cosparso da schifezze di ogni tipo. Insomma, il mondo videoludico offre una varietà di contenuti divertenti, interessanti e sicuramente formativi.

Giochi online, incredulità e… LAG

Il modo in cui Massimo ha parlato delle sue esperienze con i giochi online è stato straordinario. C’era un tempo in cui eravamo costretti a comunicare tramite i famosi squilli con il telefonino e, progressivamente, è diventato possibile giocare insieme a uno sconosciuto dall’altra parte del mondo.

Prima ancora di potermi registrare finalmente su MSN per parlare con gli amichetti della scuola, mi cimentavo con chat immaginarie su Paint. Ebbene sì, Paint. Un po’ come quando sei piccola e giochi con le Barbie, inventando storie intense e drammatiche parlando col tuo amico immaginario. La mia reazione iniziale dinanzi a quel “Michela sta scrivendo…” fu buffa: ero lì, di fronte allo schermo, fissandolo come se avessi visto un alieno o un dispositivo ultra-tecnologico dal potere soprannaturale. Reagii più o meno allo stesso modo, se non peggio, quando avviai il mio primissimo MMORPG: Shaiya, un fantasy online del 2007, sviluppato da Aeria Games. Tra un level up e l’altro conobbi la mia prima famiglia virtuale, nonché la mia prima gilda. Cominciai ad affezionarmi a persone sconosciute di cui non avevo neanche mai visto il volto, tra l’altro non utilizzavamo neanche alcun tipo di chat vocale (in quel periodo si usava TeamSpeak o Skype). Così andavamo in giro per le mappe insieme, cercando di migliorare il nostro equip aiutandoci a vicenda.

Incontrai una persona molto speciale, in quella gilda. Alessandra, conosciuta da tutti come Cat; aveva una personalità molto forte, ma era anche dolce, generosa, ed estremamente determinata, a volte impulsiva. Dopo aver smesso di giocare definitivamente non ci sentimmo più, se non raramente attraverso Facebook. Ebbi la mia prima batosta: la dolce Cat si era ammalata e, dopo una lunga ed estenuante battaglia in cui aveva dato tutta se stessa, non ce l’ha fatta. Shaiya mi ricorderà sempre lei, il suo animo un po’ dark ma luminoso quanto una stella in cielo.

Shaiya

 

Qualche anno dopo, tra i vari MMORPG approdai su Blade&Soul, titolo coreano di NCSOFT (citato da Massimo). Le cose cominciarono a farsi serie: partecipai ai primi raid, eventi decisamente deleteri per la mia scheda video, considerando gli innumerevoli effetti grafici delle skill castate, moltiplicati per un numero massimo di 12 giocatori. Il combat system richiedeva una vera e propria sessione di studio: ognuno aveva il proprio ruolo, nonché strategia da associare alla giusta tempistica, altrimenti avrebbe rischiato di far wippare (morire, quindi fallire) l’intero team. Attraverso la community ho conosciuto il mio attuale ragazzo: spero di poter scrivere un articolo apposito, poiché questo non è lo spazio adatto ai sentimentalismi. Oltre alla mia anima gemella, tuttavia, ho potuto sperimentare il terrore del lag: la connessione Internet era letteralmente penosa, e raramente riuscivo a giocare con un ping inferiore ai 200ms. La cosa divertente era partecipare ai raid con un ping quadruplicato, a causa dei server e dei vari dettagli tecnici che rendevano il tutto meno giocabile: spiegare agli altri di averli fatti morire a causa del lag era un po’ come dire che il cane ti ha mangiato i compiti, ergo nessuno ci credeva. Anche Massimo ne ha parlato alla fine del suo libro in modo davvero originale, citando il gioco Dead Again della Hellfire Co.

Conclusioni

Parlare di videogiochi è semplice, scrivere un saggio con occhio razionale e appassionato al tempo stesso è invece molto difficile. Massimo Villa ci è riuscito alla perfezione: mi ha coinvolta, attratta e sorpresa. È una lettura che consiglio a tutti, perfino a chi afferma di odiare i videogiochi o a chi è convinto che il mondo videoludico possa essere nocivo per la formazione intellettuale (e comportamentale) di una persona. Una cosa è certa: non si smette mai di imparare né di migliorarsi e per questo posso solo ringraziare 17KGroup e Massimo Villa.

Allora, siete curiosi di leggere questo libro? Fateci sapere nei commenti se lo acquisterete, potremmo dar vita a una conversazione molto interessante!

Gioco dunque sono

 

Autore: Massimo Villa
Editore: Il Melangolo
Genere: Saggio
Pagine: 120
Anno di pubblicazione: 2020