Non è mai semplice parlare della storia di qualcuno. Siamo abituati a elencare le cause e le conseguenze di un determinato periodo storico cercando d’imparare dagli errori perché non si ripetano.
Una lezioncina impreziosita da tante, troppe ore a pensare in quale modo cambiarla e migliorare il presente.
A tal proposito, questa solfa è diventata stucchevole ma, nella quotidianità, in un periodo così ottenebrato da pessime scelte e da discutibili interpreti, pare sia diventato normale trovare una scusa per lavarsi la coscienza.
Il mondo di Dishonored è in continuo tumulto, corrotto da chi dovrebbe proteggerlo e preservarlo nella sua interezza, a partire dalle libertà conquistate e dal progresso che delinea la trama stessa fino a diventare importante.

Nel primo capitolo, uscito nel 2012, a palesarsi fu la rassegnazione a causa di un’orrenda pestilenza che colpì Dunwall, il capoluogo dell’isola di Gristol, capitale dell’Impero. Una città industriale famosa per la caccia alle balene, nonché centro nevralgico dell’intera trama del primo Dishonored.
Colpita da un’orrenda pestilenza che decima la popolazione cittadina, come avviene per altre città dell’Impero, l’imperatrice Jessamine Kaldwin è costretta a chiudere l’intera città per preservare i cittadini. Come già visto nella storia e nella letteratura romanzata dagli autori di fine 1300 e inizio 1400, fu la popolazione povera e miserabile abitante degli agglomerati urbani a farne le spese.
Costretta a prendere misure più aggressive, l’imperatrice Jessamine incaricò personalmente i suoi generali di chiudere quella parte della città per limitarne i danni, seppure la pestilenza ormai fosse ampiamente diffusa, e chiese aiuto agli altri signori delle isole, che non risposero alle sue richieste e isolarono Dunwall dal resto del mondo, fino a comprometterne l’economia.
Preoccupata per l’andamento della situazione ormai ingestibile, l’imperatrice ordina a Corvo Attano di trovare degli alleati a Serkonos e nel suo luogo di nascita, la lontana Karnaca. Non riuscendo però a trovare neppure lì qualcuno disposto ad aiutarli per combattere la peste, appare tutto evidente: Dunwall è sola, destinata a crollare. Tutto può andare a pezzi da un momento all’altro. La storia di Corvo Attano, protettore reale e tutore di Emily Kaldwin, la figlia dell’Imperatrice e legittima erede al trono, inizia dal tradimento.

La nascita della vendetta…

Del passato di Corvo Attano si sa poco, se non che giunse da Serkonos all’isola di Gristol divenendo immediatamente la guardia del corpo della famiglia reale. Un maestro di spada, agile e capace di non essere visto da nessuno. Entrò a fare parte della nobiltà una volta cresciuto, divenendo in seguito un punto di riferimento per chiunque, oltre che un consigliere e amico dell’Imperatrice Jessamine. Ebbe perciò un’adolescenza di soddisfazioni, seppure la sua solitudine sia evidente soprattutto nel preludio dell’inizio della sua storia.

Corvo è un personaggio mite e leale. Tiene a Jessamine quanto a Emily, tanto che lei, nel secondo capitolo della serie di Dishonored, lo considererà un “Padre”.
A fare da cornice al senso dell’onore di Corvo e dell’amore che prova per quella famiglia che però non è sua, è la corruzione e l’invidia che è alimentata dalla peste. Una tragedia può essere un pretesto per prendere il potere. L’Imperatrice, nominando alcuni generali e nello specifico Hiram Barrows, apre a un momento che cambierà le sorti di Dunwall per sempre.
Non sarà il progresso, fiero testimone della grandezza dell’Impero delle Isole a essere protagonista, ma il sangue del tradimento. Una volta che Corvo tornerà consegnando un messaggio degli alleati vicini, a colpire saranno gli assassini di Daud, uno spietato sicario che infilzerà l’imperatrice davanti alla figlia. Accusato dell’omicidio e del conseguente rapimento di Emily Kaldwin, Corvo Attano diventerà un capro espiatorio agli occhi della popolazione, seppure sia una vittima silenziosa degli eventi condannato a morte.
“Tu eri nel posto sbagliato, al momento giusto”: le parole di Hiram Barrows, divenuto Lord Reggente, non lasciano spazio a interpretazioni. Un complotto era ordito da tempo e i traditori attendevo il momento giusto per eliminare chi avrebbe potuto parlare dopo quanto era accaduto nella Torre di Dunwall. A delineare la storia di Corvo Attano, nel primo capitolo della serie di Dishonored, sarà quello che comporterà questo tradimento e gli avvenimenti che si troverà a vivere.

Vivendo nella pace per anni, Corvo non si è mai trovato in una situazione così delicata, soprattutto agli occhi della nobiltà. Hiram Barrows aveva premeditato quel tradimento per ottenere il potere e aveva ingaggiato Daud per spazzare via l’unica fonte di speranza effettiva per Dunwall, portandosi al centro della questione per liberare Emily e mostrarsi agli occhi del popolo come un liberatore della città dalla peste. Un piano ben orchestrato che avrebbe dunque fatto saltare molte teste, siccome Emily Kaldwin gli avrebbe consegnato le chiavi dell’Impero.
Corvo è destinato al cappio, ormai è solo questione di tempo. Destinato a quello, si risveglia nella cella. Una guardia gli consegna un tozzo di pane, e al di sotto di esso, trova la chiave e un messaggio. Leggendolo, trova conforto in quelle parole: non tutti lo vedono come un traditore, ma una vittima degli eventi, un pugnale smussato a causa di chi lo vuole morto. Gli viene spiegata la veridicità della situazione e di quello che a Dunwall potrebbe accadere.
Corvo Attano è un servo dell’Impero e della famiglia reale, un amico e un mentore di Emily al punto che vede in quella possibilità l’unica strada percorribile. Il gioco inizia da qui, da lunghi corridoi grigi in cui la gente muore per il minimo capriccio.
L’impronta ludica inizia a palesarsi nel tutorial, che è molto esplicativo e riesce a convogliare l’impronta di gioco e la direzione cruda in cui vuole andare. Corvo ha la possibilità di uccidere, col pugnale che raccoglierà una volta fuori dalla cella, o stordire le guardie in difesa della prigione.

A volte, eliminare un nemico sarà la scelta più semplice, ma forse quella più totalizzante ai fini dell’esperienza per raggiungere un finale buono, meno cupo, in linea col personaggio, è proprio un approccio non letale.
Certo, ognuno sceglie il proprio e ha le sue motivazioni, ma nel mio scelgo sempre di non uccidere. A essere determinante all’interno di Dishonored, nel contesto e nella complessità della trama, come fiera morale dell’insieme, è proprio quel senso di umanità che il videogiocatore può scegliere.
Uccidere per vendetta, o non farlo affatto.
Essere spietato, crudo e violento; o scegliere, a seguito di una propria moralità, di usare la daga e i poteri come ultima risorsa per sgominare chi vi si para davanti.
Seppure Corvo Attano sia un servo leale della famiglia reale, posso immaginare che sia un uomo saggio, che non uccida e non faccia della violenza una risorsa necessaria, ma un fine ultimo quando sceglie di utilizzare ogni mezzo per evitare che il sangue sgorga a fiumi.

In tal senso, a Dunwall e nelle isole è all’ordine del giorno. Gli uomini che cavalcano la corruzione e scelgono di utilizzare una tragedia per conquistare il potere ne sono i fautori. Le vittime sono coloro che muoiono per questa scelleratezza e chi ne paga le conseguenze è colui che può osservare il mondo sbriciolarsi giorno per giorno o fare qualcosa.
Corvo Attano seguirà i Lealisti, che non si sono piegati alle offerte dell’attuale Lord Reggente. Nel segreto, nascosti all’Hound Pits Pub, creano un’alternativa al potere ottenebrato che ora comanda Dunwall per riportare l’imperatrice Emily Kaldwin sul trono delle Isole.
A essere integrativo nella trama, poi, sono due visioni che Corvo vive. In sogno riceverà la visita dell’Esterno, una figura ancestrale che gli donerà dei poteri che il videogiocatore potrà utilizzare durante l’esperienza. Corvo, come prima abilità, imparerà la Traslazione, utile per spostarsi da un luogo sopraelevato all’altro, o per sfuggire e incalzare i nemici all’improvviso.

Ma oltre questo, in un contesto più personale, Corvo Attano è un protagonista unico nel suo genere. Non è un eroe, ma un personaggio comune come tanti altri, costretto a vivere una condizione di sconforto e perdita causata da individui egoisti, leali soltanto ai loro interessi.
Insomma, una chiarificazione dell’attualità che viviamo ogni giorno, anche nella straordinarietà della situazione, che appare come elemento che lascia presagire quanto il mondo è mutato, a causa di un male profondo che ora minaccia ognuno di noi. La nostra quotidianità è minata e cambia, si muta, è differente. In tal senso, è simile al mondo di Dishonored, ora come ora, ma con meno sangue e un progresso che ora appare marginale.

Durante l’esperienza del primo Dishonored, Corvo Attano non conoscerà soltanto individui corrotti e senza scrupoli. In tal senso, alcuni di loro sono i peggiori tra tutti, ma c’è chi è una speranza, seppure flebile e scontata, non la soluzione e neppure una causa molteplice di quello che Corvo vive per ritrovare Emily Kaldwin e riportarla sul trono che le spetta di diritto.

Un personaggio che Corvo incontrerà, durante il suo cammino oscuro e tetro, permeato di morte e sangue, è Nonna Cencia. Udendo le sue parole, pare che sia stata, molto tempo addietro, una nobile, una persona altolocata che, a causa della povertà, ha perso tutto quanto. Non è un personaggio malvagio, ma celato nella sua follia, nella complessità descrittiva delle sue azioni che, in un modo o nell’altro, somigliano a quelle di Corvo Attano.
Eppure, quest’ultimo ha un fine, un obiettivo. Deve ritrovare Emily, riportarla indietro e tenerla al sicuro, o cercare di farlo per un giuramento che è legato a se stesso quanto a chi lavora con lui per sconfiggere la tirannia del Lord Reggente.
Non è facile, però, determinare quale sia il motivo di tanta lealtà, se non che Corvo Attano, nella sua complessità, è legato alla ragazzina quanto lo era a sua madre. Una famiglia che è sempre stata la sua ed è l’unica che abbia mai avuto, nonostante provenisse da luoghi lontani, dove assassini e guardie del corpo diventano fondamentali per i ricchi e la nobiltà.

Andando nello specifico…

Dunwall, per questo, è una città del progresso ora però afflitta da un morbo. Per Corvo, quando la vide la prima volta, fu immensa e sorprendente: una città del progresso che però ha ancora tanto da migliorare e mostrare a se stessa, nonostante il periodo nefasto e crudele, soprattutto a causa di chi la guida, amministra e protegge. Il nemico interno è il peggiore, rispetto a quell’esterno.
Karnaca, il suo luogo di nascita, è una città che ha visto sangue e misticismo farsi largo tra la gente e sui più poveri. La differenza sostanziale è questa, nello specifico di chi vive uno spazio temporale che si amalgama nella propria storia. Quella di Corvo Attano è un sospiro appena percettibile, perché a delinearla è il videogiocatore con le proprie scelte, il modo in cui affronta l’intera esperienza.

Non per niente il progetto di Arkane Studios è così ben strutturato nella proposta ludica e nella narrazione. La vendetta è un compromesso per Corvo Attano per riavere ciò che ama, ma uccidere per lui non è la soluzione.
Coloro che cadranno preda della sua lama grondante di sangue non saranno mai civili o innocenti, o guardie colpevoli di svolgere il loro mestiere, ma i reali responsabili. A meno che il videogiocatore, come già ripetuto qualche paragrafo più in alto, non scelga un differente metodo d’approccio.
Se nel caso la sua volontà sia di uccidere chiunque gli si pari davanti, a cambiare non sarà soltanto il futuro di Corvo Attano e di Emily, ma l’intera Dunwall. A un certo punto dell’esperienza, il tutorial spiegherà come sia facile evitare un finale più cupo. A questo, però, sarà in esame al videogiocatore scegliere il metodo da seguire.

Un parallelismo con un personaggio cupo realmente esistito…

Anzitutto, dobbiamo essere sinceri con noi stessi: Dishonored ricorda dei momenti storici passati. In particolare, il periodo in cui regnò la regina Elisabetta, la quale aveva spie e governava con giustizia, parsimonia e amore nei confronti del suo popolo. Al suo seguito, però, aveva personaggi come Francis Walsingham, un politico e diplomatico inglese, ma non aveva poteri donati da una divinità ultraterrena per impedire che la regina Elisabetta non fosse assassinata. Anzi, era tutt’altro che un violento, se non con i traditori.

Un parallelismo ancora più profondo con Corvo Attano, ma ce ne sono tanti nell’intera costruzione del mondo e della trama di Dishonored. Ripercorre una fase complessa come la crisi industriale, che fu un periodo di tumulti interni che vide il modo a un bivio, di cui ancora si dibatte per veridicità storica. Ciò che però lascia sgomenti è la cura che Arkane Studios ha rivolto all’ambientazione e ai temi trattati nell’esperienza. Uno portante, totale, capace di coinvolgere il videogiocatore a leggere oltre i dialoghi e la lore: Corvo Attano non è uno spirito della vendetta.

Non è un’arma, un assassino senza scrupoli. Corvo Attano agisce per motivi suoi, di lealtà e onore verso chi lo ha accolto fino a farlo diventare parte integrante della famiglia reale, pur non avendo una goccia di sangue nobile.