Con la recente uscita di Ori and the Will of the Wisps, prosieguo di Ori and the Blind Forest, recensito sul 17K Group ormai una settimana fa, si è delineata la storia di Ori, di Nibel e Niwen, dei suoi amici e dell’intero progetto di Moon Studio concernente la propria evoluzione narrativa.
Per l’appunto, notando questo traguardo, raggiunto attraverso un imponente insieme di fattori che si dipanano attraverso l’esperienza, fino a giungere alla conclusione di questa fiaba videoludica. A rendere evidente l’impronta autoriale sono le composizioni musicali, la direzione artistica, l’interazione ludica e lo scompartimento dei livelli che sono stati proposti.

Ora, va detto: Ori and the Will of the Wisps cambia alcune carte in tavola e le mischia, rivolgendosi a un pubblico ancora più ampio, riuscendo a scalfire un paradigma destinato ai “Pochi”, a quella cerchia di affezionati di Ori and the Blind Forest, il quale fu una sorpresa, l’inizio della fiaba, una meta che si collega, a seguito delle sue potenzialità evidenti, a un progetto che è culminato in un picco di meccaniche ben elaborate attraverso un’evoluzione di un insieme profondo e legato al ricordo, prendendosi la libertà di spolverare con peculiarità e originalità un racconto dolce, la base fondante di Ori and the Will of the Wisps.

Collegando entrambe le produzioni, ci accorgiamo dunque di un’evoluzione in Ori and the Will of the Wisps, a una maturità ulteriore, al racconto che si fonda e si fonde in una fiaba più decisa, permeata da composizioni che non si possono dimenticare con facilità, a una danza di Ori in ogni sezione proposta.
A essere edificante, poi, è l’aggiunta delle creature al racconto, dei personaggi utili per il prosieguo dell’avventura, capaci realmente di essere parte integrante del mondo poiché respirano la stessa aria insalubre di Ori, un tempo suadente e fresca, ora schiava delle tenebre.

Il personaggio della settimana è Ori. E dopo questo lungo preludio, non poteva che essere tale, come suggerisce il titolo della mia nuova rubrica. Ori è uno spirito della luce, un guardiano della luce, un essere strappato dal vento, accolto fra le braccia di Naru. Educata all’amore, è un’essenza potente, totale, persino familiare. Un legame dell’infanzia che sottolinea la maturità protratta e trovata in Ori and the Will of the Wisps.
Ma procediamo con ordine.

Figlia del vento…

Ori, nel primo capitolo della sua storia, è uno spirito della luce, un guardiano. Viene strappato dal vento dall’aria, la sua reale dimora, e cade in una terra rigogliosa e piena di vita: Nibel. Raccolta da Naru, una creatura premurosa, cresce con un amico che le consentirà di essere se stessa.
Il sesso di Ori non è specificato, il che suggerisce che l’interpretazione che possiamo darle, o dargli, è molto libero, soprattutto durante l’esperienza. Infatti, nella localizzazione in italiano è una “Lei”, seppure nelle descrizioni in inglese non venga identificato il suo genere.

Tuttavia, ciò suggerisce che il suo genitore sia l’Albero della Vita di Nibel, che dona la luce al mondo, l’acqua ai fiumi e ai laghi, il vento alle montagne e il fuoco a ogni essere vivente. Una chiara rappresentazione della vita in ogni suo istante, realtà di un mondo immenso, celato ancora in Ori and the Blind Forest, ma rappresentato con più decisione in Ori and the Will of the Wisps.

Ori cresce con Naru, che le farà da madre adottiva. Le insegnerà a procurarsi il cibo dagli alberi nei pressi del loro rifugio, prima vera ambientazione di Ori and the Blind Forest. Assieme, quando noteranno che quei frutti simili ad albicocche non cresceranno più, si spingeranno in luogo più distante. Costruiranno un ponte per raggiungere l’ultimo albero che può donare loro quei frutti della terra tanto dolci quanto necessari per la loro sopravvivenza.
Infatti, se dovessimo concentrarci maggiormente sulla definizione di “Frutto”, scopriremmo che a legare la trama di Ori and the Blind Forest sia proprio questo: trovare le luci perdute per ridare all’albero, fonte di vita, la sua naturale bellezza. Una bellezza che, a causa della furia, della paura e della privazione di Kuro, verrà perduta a causa dell’oblio e dell’odio in cui Nibel verrà inghiottita da un vento primordiale che consumerà parte della linfa vitale dell’Albero dello Spirito.

La storia di Ori, quando perderà Naru, inizia da qui. In una radura incantata, ancora protetta da una luce armoniosa, Sein, pronta a proteggerla da quel mutamento che renderà la foresta di Nibel cieca, perduta, devastata dalla cupidigia di ogni essere vivente che sarà spinto a sopravvivere, come Gumo.
Quando Ori incontrerà Sein per la prima volta, riceverà in dono la luce dell’Albero dello Spirito, madre di ogni essere vivente.

Incaricata di raggiungerlo al più presto, l’interazione del videogiocatore con Ori avrà fondamento da qui. L’agilità di Ori si palesa immediatamente: difficile non notarla. Come spiritello della luce, dipingerà l’intero quadro della direzione artistica. Ma, a essere lampante e importante, dimostrazione della progressione di Moon Studio, è quella danza armoniosa che determinerà ogni sua emozione.

La sua rapidità incanta, accompagna la melodia delle composizioni o dai rumori delle ambientazioni, non si separa da esse: Ori è il suo mondo quanto il suo mondo è Ori, e così vale per qualsiasi creatura, qualunque essa sia, all’interno dell’intera esperienza.
Quando Ori si ritroverà davanti a sé Gumo, una creatura sola che ha perso tutto quanto a causa della corruzione del mondo, comprenderà quanto le apparenze siano sfuggevoli e ingannino chiunque, persino un guardiano della luce, una creatura buona, comprensiva col mondo che la circonda.
Il videogiocatore muove Ori. Assieme a lei, o a lui, cresce. Ori, incontrando Gumo, scopre un amico, oltre a una creatura fragile, bisognosa d’aiuto quanto di comprensione e vicinanza. In una sezione di Ori and the Blind Forest, infatti, verranno mostrate altre creature simili a Gumo, probabilmente ciò che un tempo fu il suo popolo, testimone di un’antica civiltà.
Come per Naru, che perse la sua famiglia da piccola, quel che lega la foresta di Nibel a ogni essere vivente è il legame che ha con la sua casa. Ori ne ha una, e ovunque essa sia, è con Naru.
Nell’avventura narrata in Ori and the Blind Forest, capace di condensare ogni reale emozione, Ori cresce soltanto nella conclusione. Diventa più consapevole di un mondo che può essere salvato da una malattia o dalla corruzione da cui viene piegato fino a perdere la sua essenza di vita.

Quando Nibel viene tratta in salvo da Ori, ritorna a essere ciò che era prima: una terra di pace, armoniosa in ogni suo anfratto, di luce perpetua e piena di albicocche, per Naru. Golosa com’è, è sicuramente stata la prima creatura a essere lieta di gustarne delle altre, considerata la paura di perdere tutto quanto.
Ori, invece, fu contenta di stringere nuovamente Naru e Gumo. Kuro, il gufo, si scoprì essere legata alla foresta quanto all’uovo che cercò di proteggere per non perderlo per sempre come gli altri due, i suoi figli.
Un uovo che, poco tempo dopo, si schiuse, dando a Nibel una nuova vita.

La battezzammo Ku…

Maturità. Quando il videogiocatore inizierà Ori and the Will of the Wisps, avvertirà in Ori un effetto di consapevolezza. Quando nascerà Ku, la figlia di Kuro, si avvertirà immediatamente un parallelismo davvero curioso: quello che fu Naru per Ori, ora lo sono Ori, Naru e Gumo per Ku, figlia di Kuro, l’unica testimone di un’antica razza dominante in Nibel.
Crescendo a essere ciò che è lo Spirito dell’Albero per ogni elemento della terra, Ku scopre che è munita di ali. Osserva con meraviglia, sopra di sé, ogni volatile che sembra salutarla dal cielo. Zampettando ovunque, con l’aiuto di Ori, Naru e Gumo prova a volare, ma non ci riesce. Ha un difetto: un’ala spezzata, priva di piume. Eppure, non si arrende. Ori si prende cura di Ku, la rasserena. Ricorda di avere una piuma appartenuta a Kuro.
Come una madre, vuole portare felicità alla piccola Ku. Le lega all’ala la piuma, stringendola con forza. Ori, da Naru, ha acquisito un valore in più: la responsabilità. Ha il dovere di proteggere Ku, educarla e farla felice, poiché è uno spirito della luce, figlia dell’Albero dello Spirito, il narratore di Ori and the Blind Forest. Assieme, correndo verso una rupe, riescono a prendere il volo.

Il primo battito d’ali di Ku pare un fallimento, ma è il secondo a essere un successo: insieme volano sopra Nibel, spinti da un vento che sembra amichevole, ma che poi, in seguito, si dimostra qualcosa di diverso. Separati da un’oscurità di cui non comprendono la potenza, vengono separati all’improvviso e si ritrovano in una nuova terra consumata per sempre e spezzata dall’odio: Niwen.

Il compito di Ori, da qui in avanti, sarà ritrovare Ku. La responsabilità, che pare non averla abbandonata quando si trattava di salvare Nibel, torna a essere una motivazione esistenziale per ogni sua decisione. Infatti, la differenza con Ori and the Blind Forest è che Ori è più matura e consapevole in questa nuova produzione. Avendo già affrontato sfide da cui è sfuggita salvandosi per miracolo, ritrovare Ku e riportarla a casa, a Nibel, sarà l’unica cosa che le importerà da ora in avanti.
Evitando spoiler importanti, scelgo dunque di fermarmi qui, a parlare della narrazione di Ori and the Will of the Wisps, che merita di essere giocato a oltranza, ma non può essere raccontato subito.

Eppure, si possono cogliere le differenze che Ori matura da Ori and the Blind Forest: maturità, consapevolezza, vicinanza. Eppure, ciò che non cambierà mai, nella sua introspezione, sono le sensazioni che prova.
Da identificare con scrupolosa analisi in ogni movimento e decisione che la condurrà attraverso Niwen, ciò che poi scoprirà, alla fine di tutto, è la potenza che è al suo interno. Siccome è più complesso capire un guardiano della luce, che appare distante da qualsiasi altro, l’intera introspezione che lega Ori alla foresta di Nibel e al nuovo mondo di Niwen è la medesima: non assistere a un mondo che si getta nelle tenebre e si perde per sempre, come viene poi mostrato in Niwen, che è la conseguenza di un male che si è già propagato e non può essere fermato, a meno che non qualcuno non si impegni (e chissà chi).

A fondare la salvezza della terra è Ori, ma non è una predestinata. In origine, era una foglia dell’Albero dello Spirito, che, spinto dal vento, viene strappato all’aria e diventa un essere simile a una qualsiasi creatura di Nibel.
La scrittura del personaggio, che è profonda, si delinea attraverso delle scelte della casa sviluppatrice che lo portano a descriversi tramite i suoi movimenti.
Infatti, udiremo poche volte la voce naturale di Ori, che è dolce, un suono amalgamato con le composizioni musicali e del sonoro, come una nota che accompagna questa scelta pindarica per poi delinearsi in quello che affronta.
Difatti, sia in Ori and the Blind Forest che in Ori and the Will of the Wisps, ciò che si evince è la cura al dettaglio delle potenzialità di Ori. Se nel primo la sua progressione attraversa un sistema ludico differente, capace di aggiornarsi superata una determinata soglia di punti che possono sbloccare delle abilità, nel secondo la misura è differente, affinata e mirata alla rapidità.

Ori acquisisce potenziamenti, organizza un proprio inventario, muta il suo metodo d’approccio al combattimento, poiché matura, si affina e migliora. Ori diventa un’arma, oltre a uno spirito del mondo in continuo movimento, che farà della sua danza armoniosa una nota di meraviglia.
Perciò, questa crescita giunge adagio. In Ori and the Will of the Wisps, Ori impara valori nuovi, fondanti, affina già quelli che conosce.
Come parte di un mondo in continuo mutamento, sempre in movimento, è la rappresentazione della vita, la figlia dello Spirito dell’Albero, una foglia sfuggente che è sopravvissuta al vento impetuoso che l’ha portata via dall’aria.

Ori è un personaggio fiabesco, collocabile come “Protagonista della settimana” su 17K Group in un momento alquanto complesso per tutti noi. Eppure, ognuno di noi, nella sua quotidianità, può essere un piccolo, sfuggente guardiano della luce che protegge il mondo dalle tenebre.
Questo è il valore fondante dell’intera produzione di Moon Studios, che ha deciso di scrivere, descrivere e fondare un mondo che vive attraverso il proprio personaggio principale, nel corso della sua esistenza che osserva con meraviglia ciò che ha attorno, sente e respira.
Ben poche produzioni videoludiche, ora con l’avvento di Ori and the Will of the Wisps, hanno raggiunto dei traguardi d’introspezione così importante, delineante e ammaliante in ogni suo aspetto. Che esso passi da momenti di tristezza a felicità, di progressione o insensatezza, poco importa: a essere dominante, come morale della fiaba di Ori, è la sua concezione di umanità.

Grazie per averci seguiti, al prossimo articolo de “Il protagonista della settimana”.