Quando leggiamo un buon libro o un articolo presente in una rivista specializzata come questa, uno dei dettagli a cui prestiamo attenzione è, oltre al contenuto in sé, la forma, ed è questo che ci spinge poi a fare delle considerazioni su quell’autore e il suo stile di scrittura.

Quante volte avrete pensato: “Questo tizio/questa tizia scrive davvero bene!”? Quello che però probabilmente non sapete (per via del fatto che si tratta di qualcosa che conoscono bene solo gli “addetti ai lavori”) è che magari le cose non stanno proprio così, perché esistono figure relegate a vivere le loro esistenze nell’ombra che rendono leggibili e godibili anche i testi scritti peggio: si tratta di editor, correttori di bozze e, nei casi più estremi, ghostwriters.

Prima di iniziare ad analizzare molto brevemente i ruoli che rivestono queste figure, mi preme sottolineare un dettaglio: vi sarete certamente accorti che molto spesso gli articoli che appaiono sui quotidiani presentano quantomeno dei refusi (errori di battitura involontari), ma questo succede perché non c’è il tempo materiale per revisionarli.

Invece, il discorso cambia quando parliamo di riviste specializzate e soprattutto di libri. Come faccio a sapere queste cose? Semplice: fra le altre cose, sono una correttrice di bozze e una editor io stessa, solo che mi sono semplicemente stufata del fatto che non si parli del grande lavoro che i fantasmi come me svolgono ogni giorno.

Noi siamo in grado di salvare perfino testi che sarebbero letteralmente da incenerire, eppure tutti i meriti, anche quelli relativi al nostro lavoro, vanno poi unicamente all’autore il cui nome compare sotto un testo che magari è stato rimaneggiato così pesantemente da non avere quasi più nulla della sua versione originale.

Non solo: i nomi di editor e correttori di bozze non compaiono in alcuna pagina dei libri stampati. Perché? Semplice: per dare l’illusione che gli scrittori siano impeccabili. Quale casa editrice trarrebbe giovamento dal mostrare che magari uno degli autori su cui ha investito di più riempie i suoi scritti di errori da terza elementare?

Non sto scrivendo questo articolo solo perché vorrei vedere riconosciuti i meriti della mia categoria di cui in pratica non parla nessuno per mantenere viva l’illusione che chiunque scriva sia in grado di farlo, ma anche (e principalmente) per farvi sbirciare dietro le quinte del mondo dell’editoria, in modo tale che possiate porvi una domanda: “Questa tizia/questo tizio scrive davvero così bene, o dietro c’è qualcun altro?”.

Dunque, lasciate che vi illustri molto brevemente di cosa si occupano le tre categorie di professionisti di cui vi ho accennato poco fa, partendo da quella che svolge il lavoro meno “invasivo”.

Prima, però, un’ultima, piccola precisazione: al lavoro di queste tre figure invisibili che mandano avanti il mondo dell’editoria e permettono anche a chi a malapena sa leggere e scrivere di vedere il proprio nome campeggiare trionfante sulla copertina di un libro stampato va aggiunto anche il rispetto di quelle che vengono chiamate norme redazionali: si tratta di un insieme di regole, specifiche per ogni casa editrice e sito web, che tutti gli autori (e, di conseguenza, correttori di bozze, editor e ghostwriter) devono rispettare per dare un senso di organicità a ogni scritto: ad esempio, nel caso della carta stampata possono esserci case editrici che nella bibliografia scrivono per esteso il nome proprio di un autore, mentre un’altra decide di impiegarne solo l’iniziale.

CORRETTORE DI BOZZE

Questa figura professionale si limita, solitamente, ad apportare piccole modifiche che riguardano principalmente punteggiatura, refusi, spazi mancanti o eccessivi fra le parole, modifica dell’ordine in cui sono scritti i termini. Diciamo che è il Super Saiyan di Primo Livello del mondo dell’editoria. Trattandosi di tanti tipi di correzioni differenti, quando si parla di correzione di bozze su carta stampata si utilizzano dei simboli specifici. Per darvene una idea, qui in basso potete trovarne alcuni:

Correttore

Naturalmente, il correttore di bozze deve anche verificare che ogni singola parola, ogni singola frase e ogni singolo periodo rispettino le regole sintattico-grammaticali della lingua in cui è scritto il testo che sta rivedendo.

Inoltre, sempre per quanto riguarda i libri stampati, il correttore di bozze si occupa di aspetti a cui solitamente uno scrittore non presta troppa attenzione perché non prettamente inerenti a quello che è il suo lavoro.

Ad esempio, si devono controllare le note a pie’ di pagina: sono inserite correttamente? Sono scritte correttamente? Le notizie riportate sono veritiere? La numerazione è corretta? La bibliografia: tutti i testi citati seguono un preciso ordine alfabetico? Il formato in cui le informazioni sono scritte è sempre il medesimo? Ma soprattutto, che ci crediate o meno, è necessario anche verificare che ogni singolo testo citate esista davvero: già, perché perfino i professori universitari e gli autori più illustri possono inventarsi di sana pianta dei libri solo per rimpolpare la propria bibliografia.

Passiamo ora al livello successivo, in cui il lavoro si fa un pochino più complesso.

EDITOR

Un editor in buona sostanza è un correttore di bozze che svolge qualche mansione in più e, per questo, ha più responsabilità. Diciamo che è il Super Saiyan di Secondo Livello della revisione dei testi.

Il lavoro dell’editor è richiesto nei casi in cui i testi da correggere presentino errori e imprecisioni che molto difficilmente si ritrovano in testi scritti da scrittori professionisti di alto livello. O, almeno, così dovrebbe essere.

In breve, dunque, un editor non si limita ad apportare piccole correzioni, ma a volte deve rimaneggiare intere frasi, quando queste non rispettano le regole della nostra amata lingua.

Ora, se una persona è un editor non dovrebbe avere problemi a correggere anche interi periodi, ma il vero problema non è questo: un buon editor deve sì correggere gli errori che riscontra, ma deve anche farlo rispettando, per quanto possibile, lo stile di scrittura dell’autore di cui sta rivedendo i testi.

Il motivo è molto semplice: se le correzioni differiscono troppo dal testo originale (ad esempio, adottando scelte lessicali estranee all’autore) emergono, un po’ come quando a scuola i nostri docenti correggevano i nostri errori con la penna rossa per evidenziarli; ebbene, un editor deve fare l’esatto opposto: rendere cioè invisibile il proprio intervento, di modo che il testo risulti fluido e scritto con uno stile coerente dall’inizio alla fine.

E ora, passiamo infine alla categoria di cui nessuno dovrebbe mai parlare e che esiste, ma in pratica non lo sa nessuno, come suggerisce il nome stesso.

GHOSTWRITER

Il Ghostswriter è il Super Saiyan God dell’editoria. Il suo lavoro si esplica molto semplicemente: il ghostwriter scrive il libro al posto tuo, ma sulla copertina ci finisce comunque il tuo nome!

Grazie a questa figura, letteralmente CHIUNQUE può scrivere un libro: voi gli fornite l’idea di base, e il ghostwriter provvederà a scrivere i testi al posto vostro. Non è meraviglioso?

Questa caratteristica mi fa pensare al periodo in cui l’alfabetizzazione era così poco diffusa che chi era in grado di leggere e scrivere forniva i propri servizi dietro pagamento.

In un’epoca in cui più o meno tutti hanno velleità artistiche o viene richiesta la stesura di un libro a personaggi famosi della TV, dello sport e del web, il ghostwriter diventa fondamentale, soprattutto nei casi in cui l’autore del libro sia scarsamente scolarizzato e quindi assolutamente non in grado di scrivere un libro.

Mi auguro che questo articolo possa portarvi a porvi delle domande ogni volta che leggerete un articolo o un libro: non date subito per scontato che l’autore di un testo scritto sia davvero un buon autore o l’unico autore solo perché vedete unicamente il suo nome, in quanto quasi mai è così.

Ora, se sono stata brava a instillare il dubbio nelle vostre menti, dovreste chiedervi: “Qualcuno ha revisionato anche questo testo?“. La risposta è chiaramente un bel “sì”:

Sai che scrivi bene

Certo, le modifiche apportate dal nostro Francesco Marchionna riguardano solo correzioni di un paio di refusi e la grandezza del carattere che ho usato per i titoli dei paragrafi, ma comunque qualche ritocchino c’è stato. Diffidate della stampa. Anche di questo articolo.