L’inclusione è spesso una parola forte, potente, capace di smuovere non soltanto le coscienze o ciò per cui noi esprimiamo delle opinioni contrastanti. Ebbene, esistono dei casi al mondo in cui includere, aggiungere e proporre sono spesso visti come scelte coraggiose, alimentate poi da un’unica domanda che unisce i giocatori di Xbox e PC: “Cosa aggiungeranno, stavolta?”.

E questa domanda me la sono posta molte volte anche io, da quando ho sottoscritto il mio abbonamento a GamePass Ultimate, che include anche il Gold. Un catalogo pieno di titoli interessanti al quale da poco se ne sono aggiunti anche degli altri, come A Plague Tale: Innocence di Asobo Studios, un titolo indie che ha sorpreso per la sua profondità narrativa; a dicembre, poi, in concomitanza con la serie televisiva prodotta da Netflix, si è aggiunto anche The Witcher 3, il GOTY dell’annata 2015; e poco prima The Outer Worlds e Blair Witch, usciti al Day One su Xbox GamePass in esclusiva per il servizio.

Non solo è cambiato dunque l’approccio ai videogiochi, che in questo caso sono proposti come parte integrante presente all’interno di un catalogo, ma è mutato positivamente anche il modo in cui si arriva al confronto con quest’ultimo: è un po’ come se di fronte a noi avessimo un menù di pietanze squisite e scegliessimo quella che più ci aggrada, guardando però con occhio interessato anche a tutto quello che viene proposto nel suo complesso e che, magari, potremmo ordinare in futuro.
Ciò accade in quanto è prima l’impatto visivo a chiarire quanto viene mostrato attraverso GamePass, e non soltanto, e non secondariamente, il videogioco in sé, forma e contenuto di quest’arte che è in continua evoluzione. Diverse tipologie di videogiochi, generi, sottogeneri, indicati attraverso una home chiara, ben indirizzata, non confusionaria. Attingere al videogioco è semplice: basta installarlo, attendere il download e giocare.

GamePass è una grande esclusiva di Microsoft del presente, non solo un suo cavallo di battaglia che continua a macinare utenza e porsi senza dubbio a una nutrita cerchia di appassionati.
Le certezze passano attraverso delle scelte ponderate e decisioni che portano anche le case sviluppatrici ad affidarsi a un servizio così potente, raggiungibile, capace di colmare un vuoto temporale di un videogiocatore che non sa a cosa giocare e non ha fondi per acquistare un videogioco, se non quei dodici euro per permettersi l’abbonamento al GamePass.

Oltre che ben fornito di titoli, è dunque economico, e non c’è da scherzare su questo!
Per quanto possa sembrare per alcuni un servizio generico, invece è importante e maturo per chi si approccia per la prima volta a un videogioco. Non importa quale, o in quale quantità, in realtà: che sia la sua prima volta o la sua ennesima, la sensazione sarà sempre la stessa.
Dunque ciò non muta, ma alimenta una propria educazione videoludica e spinge a una maturazione riguardo all’intero settore e a tutta la sua arte, mettendo al centro il videogioco. Eppure è soltanto un servizio, direte voi. Certo che lo è, e come tutti gli abbonamenti ha una sua fiscalità e serietà di fondo, con proroghe e direttive. Però, un passo concreto dopo l’altro, si arriva a comprendere quale sia l’effettiva potenza dell’inclusione totale di questo grande sogno in continua evoluzione non soltanto per Microsoft, ma anche per chi decide di seguire un metodo differente all’approccio al videogioco, e a quello che ne consegue.

Ammetto che il futuro del servizio mi incuriosisce, ora che molte IP sono state acquisite da Microsoft per colmare un gap importante con Sony. Non parlo soltanto di Ninja Theory, ma anche di Obsidian e Dontnod, i cui titoli di punta sono presenti proprio nel catalogo GamePass.
Per il futuro la strada appare segnata, e non si conoscerà pienamente finché non diventerà il presente, ma ho di sicuro aspettative importanti, molte delle quali legate in parte a una struttura pedagogica e di crescita del videgiocatore, che è il motore portante di questa immensa arte, oltre che dell’intera industria.

Tell me Why, in uscita in estate!

Ora come ora, ognuno di noi immagina un miglioramento del servizio in maniera progressiva soprattutto per quanto riguarda i contenuti che verranno aggiunti, su cui si può fare un ragionamento diverso, legato a sogni e speranze e a una crescita parziale di GamePass che si proporrà a un costo meno economico, però portando più titoli, oltre alle proprie esclusive, già disponibili al Day One.
E se penso a questa consapevolezza, mi rendo conto che è concreta, reale… Come lo fu per Blair Witch o The Outer Worlds, esempi eclatanti e importanti, forgiati in maniera tale che possano comunque dispiegare un approccio diverso al videogioco, i primi a essere integrati all’interno di un’ottica inclusiva differente: quella che Microsoft sta inseguendo nel rapporto col videogiocatore.