In un internet sempre più suscettibile a tematiche di uguaglianza, rappresentazione e inclusività, Borderlands offre un importante, quanto solitario, esempio di come è possibile creare un gioco irriverente, folle e scanzonato senza risultare necessariamente sconveniente o, peggio, scabroso.
Si sa, Borderlands non è mai stata una saga che si prendesse troppo sul serio. La vera chiave di lettura per i titoli targati Gearbox è sempre da codificarsi come un castigat ridendo mores, come una satira nemmeno troppo blanda, condita con nonsense e un pizzico di post-apocalittico.
Condurre i Treni di Cacca, sparare in faccia agli Psycho con le loro biciclette di carne e dare ascolto alle battute sconce di Moxxi sono ottimi modi per godersi un titolo che offre un contenuto esilarante. Tuttavia, non possiamo certo lasciare indietro tutta una serie di elementi che rendono il contesto di Pandora (e non) pienamente rappresentativo, inclusivo, diversificato. Purtroppo non siamo qui per parlare delle caricature ipertecnologiche delle malvagie corporazioni come la Hyperion, né tanto meno della follia rappresentata da un certo modello di comunicazione sulla rete promulgato in continuazione. Nonostante lo humor e l’incredibile spensieratezza con cui si può giocare ad un titolo di Borderlands, i messaggi politici al suo interno sono presenti e ben definiti.
Oggi parliamo di donne.

La questione sulla rappresentazione femminile nei media è ancora viva e più che mai si ha bisogno di trovare qualche soluzione o esempio che ci infonda fiducia. Perché non si tratta di dare il contentino a qualcuno inserendo più personaggi femminili senza criterio ma si tratta di creare prodotti semplicemente coerenti, dove ci si può riconoscere con facilità, senza per forza incappare nelle solite soubrette senza spessore, come invece accade spesso nei videogiochi.

E sì, parliamo anche di banditesse

Il ponte della Sanctuary III è popolato da donne forti

Puntualizziamo il titolo: non è tanto la presenza di una qualche “forza” nei personaggi femminili, anzi, è la piena e corretta rappresentazione di personaggi sfaccettati e a tutto tondo. Ogni singolo personaggio dell’equipe della Sanctuary III possiede una caratteristica simile.

In Borderlands esiste un concetto particolare, usato quasi per scherzo: il “badass”, ovvero l’essere ” dei duri”. È un concetto ricorrente sia perché i personaggi continuano a ripeterlo nei confronti di altri personaggi o rivolgendosi al protagonista sia perché ci sono nemici particolarmente coriacei denominati proprio “duri”, “super duri” e “duri definitivi”. Ma che c’entra questo con le donne?
Il ponte di Sanctuary III è popolato da “dure”, non tanto perché sia forti in combattimento (nonostante molte di loro lo siano per davvero, come le Sirene, gli esseri più potenti dell’universo) ma perché hanno la forza di opporsi a forze infinitamente più grandi di loro per combattere per ciò in cui credono.
Lilith, Maya, Ava, Ellie, Moxxi e Tannis, di certo, non si farebbero ripetere due volte di combattere la Hyperion Corporation o la congregazione di banditi dei Figli della Cripta. Questo perché ne va del loro benessere, del benessere degli altri e del mondo in cui vivono, l’arido e inospitale Pandora che, proprio come dice Ellie, “ti entra nelle ossa”. Benché sia un’espressione con accezione negativa, l’essere nelle ossa, il tutto nasconde comunque un comune senso di appartenenza per quel pianeta che è la culla delle loro storie. Borderlands 3 parla di come un gruppo di donne salva l’universo dalle grinfie di una Sirena malvagia che vuole sguinzagliare l’orrore più spaventoso che l’antico popolo degli Eridiani ha voluto incatenare.

E infatti eccoli: Tyreen e suo fratello Troy, Dea Regina e Dio Re dei Figli della Cripta

Ma questo non basta. Perché ciò che permette di chiamare le donne di Borderlands delle “dure” è il modo in cui interagiscono con gli eventi. Il celebre scrittore George R. R. Martin ha rilasciato diverse interviste su come costruisce i suoi personaggi. In una di queste spiega molto bene come sia importante la dimensione della scelta, affiancata dal fatto che i personaggi non assumono connotazioni unicamente positive o negative. Ma concentriamoci di più sul concetto di scelta.
Martin evidenzia che i suoi personaggi sono unicamente esseri umani. Ed è la cosa più sconcertante e banale allo stesso tempo. I personaggi sono capaci di compiere scelte (anzi, è permesso di compiere scelte), che esse risultino giuste, sbagliate o che sembrino giuste dal punto di vista del personaggio che le compie. Gli esseri umani, in quanto tali, sono capaci di fare di tutto in nome di quello in cui credono. E le donne di Borderlands non sono da meno.

Lilith, Maya, Tannis, Ellie e Ava sono tutti personaggi forti ma ancor prima caratterizzati a tutto tondo. È questo il punto: tutte le donne possono essere forti. Cosa manca? Cosa rende buono il ritratto di un personaggio (maschile o femminile che sia)? Uno sviluppo, una crescita, un cambiamento o una presa di consapevolezza, qualcosa che suggerisca al lettore che quel personaggio è vivo, autentico e per questo bello.
Ogni personaggio femminile è stato capace di scelte, ovvero il principale elemento che permette la crescita. La più ardua, per esempio, è toccata a Lilith, che alla fine dell’ultimo DLC di Borderlands 2 decide di sacrificare la Chiave della Cripta per trarre in salvo gli abitanti di Sanctuary. È stata la decisione giusta da prendere, dato che gli scontri e le tragedie di Borderlands 3 dipendono in larga parte da questa scelta? Si può discutere. Sta di fatto, che Lilith ha dimostrato di essere una dura compiendo quella scelta e accettandone le conseguenze, perché ha tenuto fede al proprio codice morale. Ellie ha scelto di separarsi dalla madre rovinando il rapporto; Maya si sacrifica per permettere ad Ava di sopravvivere e Tannis, con un sotterfugio inganna i Calypso ma, al contempo, si fa catturare.

Naturalezza e inclusione

Giocando superficialmente, non si nota che in Borderlands tutti i personaggi principali e più influenti sono donne. Tuttavia non siamo davanti ad un’enunciazione che vuole trasmettere un preciso messaggio con questo. Nessun embrayage ci riconduce ad un momento in cui Borderlands vuole comunicare qualcosa tramite ciò. Non siamo al cospetto, per così dire, di un’opera come Evangelion, dove non sono presenti personaggi maschili positivi e dove, soprattutto, ciò significa qualcosa ed è appositamente previsto nell’enunciazione da parte dell’autore. Alla fine la donna di Borderlands è “forte” perché ha tutto uno spettro di emozioni. Il fulcro è che i personaggi non sono forti perché uomini o donne ma perché sono credibili, verosimili e coerenti tenendo conto della follia generale di Borderlands. E ciò è perfettamente naturale, perché ci troviamo davanti esseri umani fatti e finiti rappresentati in un panorama mediale che tende ad accentuare e caratterizzare le donne unicamente per il loro essere donne. È questo quello che conta.

Il rapporto fra Ava e Maya è uno dei più squisitamente umani di tutto Borderlands 3

Borderlands, nella sua follia, nel suo essere parodia di tutto, nel suo fornire un ritratto grottesco e caricaturale di molti aspetti della nostra società, raffigurando l’umanità come una marmaglia di banditi cannibali, i reietti delle guerre tra le corporazioni, che lottano per un pezzo di carne, risulta sorprendentemente lucido e corretto da questo punto di vista. L’inclusività si estende, oltre che a raffigurare i personaggi femminili, anche personaggi appartenenti a orientamenti sessuali differenti e personaggi maschili che considereremmo problematici o non aderenti al concetto (tossico) di maschio che la società raffigura. Il tutto accade con una naturalezza disarmante proprio grazie al medesimo ragionamento: Sir Hammerlock non è caratterizzato unicamente per il suo essere omosessuale, così come Janey Springs, Athena e via discorrendo.

Sapete cosa è veramente da duri? Rispettare le donne

Sono parole di Mr. Torgue, che si colloca perfettamente nello spirito dissacrante e satirico di Borderlands. Mr. Torgue Flexington è un concentrato di muscoli e steroidi, fa esplodere tutto, ogni parola esce dalla sua bocca con un urlo e potremmo ricondurlo allo stereotipo del palestrato stupido, superficiale e machista. Perché cosa altro può essere uno che ha venduto il brevetto per le munizioni più potenti sul mercato per 12$ e una pacca sulla spalla?

Ancora una volta Borderlands si fa beffe degli stereotipi, presentandoci quello che, con ottime probabilità, è il personaggio umanamente più dignitoso di tutta la saga. E non è solo per amor di comicità che Torgue, a poco a poco, si rivela per ciò che è. Il suo amore smisurato per la nonna (enorme quanto lui), la sua passione per i giochi di ruolo da tavolo e le serie di libri/TV e il suo parlare dei suoi sentimenti, di come avesse attraversato un periodo difficile e di come abbia lavorato su se stesso per tornare pienamente funzionale, costruiscono un’individuo pieno e genuino. La friendzone è la metafora perfetta per la sua trasformazione, dato che nella cornice narrativa del Pre-Sequel, aggiunge subito che “è un modo misogino e sessista per elaborare il rifiuto“.
Frase che ci fa ridere, visto il contesto e il personaggio che la pronuncia ma che collabora nel presentare comunque un bel messaggio in maniera del tutto naturale.

Cosa ci rimane?

E potremmo proseguire con tutti gli altri personaggi femminili dell’opera (Fiona, Sasha, Tyreen, Moxxi etc.), dato che il concetto si estende abbracciando ogni titolo. Viene eliminato, quindi, quella sensazione di posticcio e ogni forzatura: tutto appare, quindi, naturale. Non siamo davanti ad un Ghostbusters remake, che non fa altro che sostituire i personaggi maschili con personaggi femminili, affibbiando il ruolo dell’idiota a Chris Hemsworth. O, ancora peggio, non siamo nella fiera della falsità di Avengers: Endgame, che nella sequenza finale mette in scena quel quadretto irritante di eroine che non fanno nulla per tutto il film (con le dovute eccezioni) ma almeno hanno l’inquadratura tutta per loro. Entrambi questi casi sono stati oggetto di discussione online, quasi sempre per i motivi sbagliati. Nessuno ha protestato per lo sberleffo alle donne del Marvel Cinematic Universe: tutti hanno protestato per la semplice esistenza di quell’inquadratura. Così come tutti hanno protestato per l’esistenza del remake di Ghostbusters non perché le protagoniste trasmettono un’idea sbagliata di inclusività e rappresentazione, mettendo in scena donne caratterizzate per il solo loro essere donne; senza spessore, senza sviluppo, senza rilevanza.

Perché è evidente che Marvel, e molte frange di Hollywood in generale, ha iniziato solo negli ultimi due anni a tenere da conto dell’inclusività e della rappresentazione nei prodotti audiovisivi che produce; spesso rivolgendo quest’attenzione in maniera maldestra, cercando di conquistare l’utenza sensibile a queste tematiche con escamotage e trucchi che di inclusivo non hanno proprio un bel niente. Non siamo davanti a ingenuità, purtroppo, ma ad una tensione sociale che facciamo fatica ad abbandonare.

L’essere umano ha bisogno di essere rappresentato, di sentirsi se stesso perché riconosciuto da tutti. Siamo incontrovertibilmente in una società dove il gruppo dominante (o “classe privilegiata” se si vuole usare un termine sociologico) è il maschio bianco eterosessuale. Esso rappresenta sempre se stesso, riconoscendosi continuamente, e si sente minacciato ogni volta che viene introdotta una variabile che rappresenta qualcosa di diverso da lui: ecco spiegate le polemiche nei confronti di Ghostbusters e Avengers.
Tuttavia, tutti devono potersi sentire rappresentati. Semplicemente, concedere spazio e rappresentazione ad altro fa sentire minacciata la classe privilegiata, perché sta entrando in circolo qualcosa di diverso dalla rappresentazione di se stessa e quindi teme di poter perdere il proprio status. Tuttavia, appare chiaro che fornire l’immagine corretta, su un modello di donna, omosessuale, afroamericano o orientale che dir si voglia sfaccettato, a tutto tondo e semplicemente “umano”, non toglie spazio né fa del male a qualcuno. Anzi.

Quindi, in conclusione, Borderlands offre un cast umano eccellente sotto tutti i punti di vista, fancendosi portatore di un umorismo difficile e dissacrante, restando in perfetto equilibrio nell’ossimoro della “scorrettezza corretta”. E forse proprio perché Pandora è estremamente ostile e lontano dal nostro mondo che ciò accade. Quel pianeta “che ti entra nelle ossa”, in fondo, non è un così brutto posto. Sarà l’aria, sarà la presenza di un orrore cosmico che giace nelle sue viscere o saranno le fattorie di sterco ma, di sicuro, su Pandora le donne non stanno un passo indietro.