Piazzarsi davanti uno schermo e seguire le varie conferenze. Magari non si riesce a vederle tutte, perché sono veramente tante: Ubisoft, Bethesda, Microsoft, Sony, … Ma ciò che conta, alla fine, è assistere in diretta agli annunci che più ci possono piacere, con tutte le emozioni del caso. È la magia dell’E3, quella che ci fa vivere il videogioco più come un’esperienza che non come un semplice passatempo.

La conferenza Sony non è mai stata facile da seguire per noi italiani, dato che cade esattamente alle tre di notte. Ciò nonostante c’è chi, come il sottoscritto e la redazione del 17K Group, è rimasto sveglio per poter seguire anche quest’anno l’evento della casa nipponica. Non preoccupatevi se non siete tra questi, in fondo c’è sempre la possibilità di recuperare successivamente tutti i momenti salienti e rimanerne ugualmente soddisfatti.

Quella che segue è un’opinione personale che mi sono sentito di scrivere appena conclusa la conferenza Sony di questo E3 2018. Chi l’ha seguita in diretta si sarà fatto la sua, di opinione, e in tal caso questo è il posto giusto per discuterne un po’. Chi non l’ha seguita avrà letto qualche notizia, o si sarà imbattuto in qualche commento più o meno entusiasta. Da fan PlayStation ormai da diversi anni, penso che possa essere utile e costruttivo analizzare quegli aspetti della conferenza Sony che quest’anno sembra non avere convinto il pubblico in egual misura rispetto agli anni passati. Che cosa è successo? È stata veramente così prevedibile?

Cronaca di una conferenza

Partiamo dal principio. Puntualmente alle tre di notte è iniziata la diretta, ma non ci troviamo nel classico teatro o stand degli anni passati. Ci troviamo invece in una specie di gigantesca capanna di legno, addobbata con luci che qua e là proiettano deboli ombre sul pubblico. Si tratta di uno scenario insolito, lasciando intuire che il format di quest’anno sarebbe stato diverso da quanto visto precedentemente. Ad ogni modo, la scelta di questo ambiente particolarmente evocativo è presto spiegata dal gameplay di The Last of Us Part II, ambientato almeno inizialmente nello stesso tendone in cui si svolgeva lo show. Compresa la performance di Gustavo Santaolalla, il tutto ci intrattiene per i primi venti minuti della conferenza.

Segue però una prima interruzione, in cui la parola viene data per cinque minuti allo staff PlayStation posto al di fuori dello stand. Il motivo? Conclusa la presentazione di The Last of Us, il pubblico lì presente è stato invitato a spostarsi nel vero e proprio stand dedicato alla conferenza, generando del panico tra coloro che stavano vedendo il tutto in streaming perché credevamo fosse finita la conferenza. Ovviamente così non è stato, e da quel momento in poi sono stati mostrati diversi trailer e gameplay. A breve troverete un articolo-recap della conferenza Sony in cui sarà dato il giusto spazio ai vari giochi.

Quindi: cosa non andava nell’evento PlayStation di quest’anno? Diciamo che va un po’ a gusti, Sony ha sempre inserito intermezzi musicali o esibizioni all’interno della conferenza, tipo quella in pompa magna dell’E3 2016 con la presentazione di God of War. Il ritmo questa volta è stato solo appena più lento, scandito da una successione di trailer e gameplay un po’ scontata. Certamente ha influito il fatto che sapevamo esattamente cosa sarebbe stato mostrato. Non è stato merito degli spoiler questa volta, bensì della stessa Sony che nei giorni precedenti ha scelto di fare cinque annunci, uno al giorno, scoprendo subito le carte in tavola sui contenuti della vera e propria conferenza. Un annuncio della data di uscita di Days Gone, ad esempio, sarebbe stato molto significativo se messo alla fine di un nuovo trailer all’interno dell’evento, piuttosto che tre giorni prima.

Non mettiamo in dubbio che il gameplay (lungo e molto significativo) di Ghost of Tsushima realizzato da Sucker Punch abbia catturato l’interesse di tutti, così come ha anche fatto il nuovo trailer di Death Stranding. Sebbene quest’ultimo si sia rivelato alquanto criptico, come è normale che sia quando si parla di Kojima, il suo ruolo non è stato di primaria rilevanza come invece mi sarei aspettato. Poteva essere mostrato qualcosa in più, ecco, visto che si tratta di uno dei giochi più chiacchierati di questo E3. I veri e propri annunci sono stati Nioh 2 e Control, una nuova IP multipiattaforma di Remedy Entertainment. Destiny 2 ha fatto capolino con un trailer per l’anno due; sono stati annunciati il New Game Plus per God of War, Kingdom Hearts 3 in crossover con Pirati dei Caraibi, il remake di Resident Evil 2. È stato mostrato un nuovo gameplay, ovviamente, anche per Spider Man.

Guardando oltre

Insomma, i contenuti di certo non mancavano, ma poteva essere fatto di più, semplicemente tirando fuori qualche data o facendo vedere qualcosa di più concreto su certi titoli che avevano gli occhi puntati addosso. C’è chi ha identificato il vero punto debole dello show nell’uscire dai binari per i primi venti minuti per poi ritornare al classico schema. Tutti quanti abbiamo gradito la presenza di The Last of Us e il modo originale con cui è stato mostrato al pubblico; è vero che quell’interruzione della diretta appena dopo un titolo così importante ha spezzato la continuità dell’evento e lo ha fatto apparire più breve di quanto non lo sia stato già di suo. Questo almeno agli occhi di noi che seguivamo la conferenza da casa; se invece andassimo a chiedere un’opinione ai presenti, probabilmente diranno che il tutto è stato spettacolare, magari perché vissuta in prima persona deve essere valsa la pena di spostarsi tra le due location. Personalmente non ritengo che ciò sia un punto di demerito, anzi, è bello vedere degli scenari diversi, più azzeccati ed evocativi, specialmente quando il titolo a cui fanno riferimento sono del calibro di The Last of Us.

Mancavano le sorprese, quelle che ti fanno spalancare la bocca almeno per le due ore successive. Sony ha sempre puntato sui giochi esclusivi e quest’anno mancavano i grandi annunci. Era prevedibile che accadesse, viste le conferenze degli anni passati. Mancava l’Horizon Zero Dawn di turno, ecco, di cui nessuno sapeva un bel niente ma non importava perché era lo stesso affascinante e coinvolgente. Seguendo la stessa logica che poteva fare presagire ad un calo, è lecito aspettarsi il prossimo anno una ripresa in pieno stile da questo punto di vista, essendo sempre più vicina la fine del ciclo vitale della console PlayStation 4. Già Microsoft ha detto durante la propria conferenza di essere al lavoro sulla prossima Xbox, Sony non sarà da meno con la sua PlayStation 5. Staremo a vedere: il sottoscritto ritiene improbabile che già dal prossimo anno si parlerà del nuovo hardware, anche se i tempi potrebbero essere sufficientemente maturi per farlo. Nell’attesa del prossimo anno, allora, ci consoliamo con la grande varietà di titoli multipiattaforma che in questo E3 hanno avuto tantissimo spazio.