CIsN1q7WEAAhHptThe Town of Light è un gioco in lavorazione per PC che uscirà nell’autunno di quest’anno. Il tutto è assolutamente Made in Italy, prodotto dal team di sviluppo di LKA ed è ambientato nell’ex manicomio di Volterra in Toscana. Un altro punto a favore è la lingua, infatti ci sarà il doppiaggio italiano! Per molti giochi indipendenti (un chiaro esempio è Nero), la lingua è sempre stata unicamente l’inglese, scelta che ha fatto storcere un po’ il naso, come di consueto, a molti e vi capisco; vedere un team e un’ambientazione italiana e non poterne godere nella nostra lingua dispiace e non poco. C’è da dire che alla base di questa scelta c’è una campagna marketing di distribuzione che deve accontentare il maggior numero possibile di utenti. Questo però per fortuna non sarà il caso di questo intrigante gioco.

Date queste informazioni si capisce quali sono i toni ma soprattutto di che gioco si tratti. Un’avventura psicologica dalle tinte horror in prima persona. Per ampliare la percezione di questo gioco bisogna basarsi su ciò che vivremo giocando: “Il nostro obiettivo è quello di ricreare l’esperienza, l’angoscia e il dramma umano di pazienti che hanno vissuto in istituti psichiatrici fino alla fine del secolo scorso: sia il dolore della malattia mentale ed i pazienti sono stati sottoposti a orrori tra le mura delle istituzioni dove erano ‘trattati’“.

Quello che rende “speciale” quest’av103820213-33ae1bfe-9bc7-45a7-b339-8ca5ca4f9cb3ventura è che la maggior parte degli eventi sono ispirati a fatti realmente accaduti. La struttura di Volterra era definita come un ospedale psichiatrico, il che faceva presupporre cure e assistenza a persone definite “socialmente non accettate”, parole attribuite a chi era affetto da demenza, delirio e schizofrenia. Considerando gli anni di creazione di questo complesso, precisamente nel 1887, vi veniva rinchiuso anche chi riscontrava i primi sintomi di depressione o persone accusate per ragioni politiche e morali. La struttura ospitò più di 6000 pazienti contemporaneamente tanto da divenire una vera e propria città con panificio, lavanderia, ufficio postale e una moneta propria al suo interno.

I trattamenti erano l‘elettroshock giornaliero, lobotomia, dosi di farmaci così consistenti da arrivare al coma indotto tramite insulina; in modo da testare così vari metodi di “cura” trascurando le conseguenze, spesso irreversibili, sui pazienti. Una delle frasi emblematiche riferita ai tanti decessi avvenuti all’interno è stata impressa da uno dei pazienti sul corrimano della struttura: “grafico metrico mobile della mortalità ospedaliera 10% per radiazioni magnetiche teletrasmesse 40% per malattie varie trasmesse o provocate 50% per odi e rancori personali provocati o trasmessi “. C’era una dura gerarchia interna di tipo piramidale, talmente rigida da annullare completamente l’esistenza dei ricoverati  che non potevano ricevere ed inviare posta, i familiari non ricevevano in alcun modo informazioni poiché assolutamente negate dai sergenti e ufficiali, nominati così proprio dai pazienti. Veniva definita “la bocca dell’inferno, l’ingresso per il luogo del non ritorno” dove, per rendere l’idea del degrado, i servizi igienici erano costituiti da 20 lavandini e 2 bagni ogni 200 degenti, finestre sbarrate e con tapparelle abbassate.

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A decretare la fine di tutto ciò fu l’approvazione della legge 18o del 13 maggio 1978, conosciuta come Legge Basaglia, la quale prende il nome da Franco Basaglia, psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia. I pazienti furono trasferiti e il manicomio lasciato tutt’ora in stato di abbandono nella zona di Borgo San Lazzaro. Adesso la fama del manicomio è legata al famoso Nannetti Oreste Fernando, il quale nella sua lunga degenza ha inciso 180 metri di muro esterno firmandosi NOF4, un’opera enciclopedica di sentimenti, biografie e crimini subiti e testimoniati. Parole, poesie, disegni scavati nella pietra gialla con la fibbietta del gilet della divisa dei matti reclusi.

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Proprio da qui parte l’avventura del gioco, esplorando queste colline verdi che racchiudono tutto il dolore e lo sconforto di chi ha vissuto all’interno della struttura, che nelle attuali condizioni, rende maggiormente l’idea di ciò che avvenne e turba ancora l’animo esplorandolo. Il team di sviluppo ci tiene a chiarire che: “The Town of Light non rappresenta un documentario sui manicomi. Lo scopo di questa esperienza resta quello di intrattenere, anche se presenta diversi spunti interessanti per analizzare la realtà di quelli che furono i manicomi”.

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Per vivere questa avventura all’interno della storia dei (mal)trattamenti sanitari non ci resta che aspettare l’autunno quando potremo immergerci in questo gioco e suscitare dentro di noi anche molte domande etiche e morali: la ricetta giusta per un grande gioco di graphic novel. Vi lasciamo quindi con l’ultimo trailer rilasciato.