Nonostante alcuni elementi che non hanno giocato esattamente a favore della prima stagione, Torchwood è stato poi rinnovato per una seconda, andata in onda a partire da gennaio 2008. Composta nuovamente da 13 puntate, stavolta la formula è più stabile rispetto alla precedente. Similmente alla serie madre, in alcune puntate le storyline dei singoli personaggi assumono spessore, in modo da creare degli archi narrativi ognuno focalizzato su un membro diverso del Torchwood Institute. Il cast è rimasto invariato, con John Barrowman sempre nei panni del capitano Jack Harkness, ma stavolta ci sono delle new entry ricorrenti che vanno a far parte poi dei suddetti archi.
Ovviamente ci saranno degli SPOILER, perciò se non siete in pari vi sconsiglio la lettura.

Il primo episodio, ad esempio ci presenta il capitano John Hart interpretato da niente di meno che da James Marsters, ossia lo Spike di Buffy – L’ammazza vampiri. Lui è un altro agente temporale che ha avuto a che fare con Jack. Questa seconda stagione, infatti, si concentra parecchio sul passato del nostro misterioso protagonista. Già nella 1×12 avevamo scoperto qualcosa in più sul suo conto, ma soltanto limitandosi al nome. Il suo passato era ancora una vera e totale incognita. L’arco narrativo di Jack riguarda proprio il suo passato, più precisamente concernente il ritorno di suo fratello Gray (Lachlan Nieboer), perduto in fuga durante un’evaquazione sul loro pianeta natale, in giovanissima età. Tre puntate vengono dedicate a questo caso, col finale di stagione a tirare le somme, tuttavia quella che è probabilmente una delle migliori puntate dell’intera stagione è senza dubbio una di queste, ovvero “Adam“. Realizzata in una maniera molto semplice senza ricorrere ad effetti visivi disturbanti o altro, la sceneggiatura va a scombussolare tutti i personaggi, nessuno escluso, creando una storia thriller/drammatica che ha una risoluzione finale che non rovina il tutto.

 

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Un altra new entry, se così vogliamo chiamarla, è Freema Agyeman che torna a rivestire i panni della dottoressa Martha Jones direttamente dalla serie madre Doctor Who. Rispetto ad allora, il suo personaggio ha ricevuto una maturazione che la ha resa molto più tollerabile (è stata una delle companion più criticate). La sua presenza, tuttavia, non implica un arco narrativo incentrato su di lei. Infatti la “star” di turno è Owen (Burn Gorman) e il suo stato di non-morte. Ciò che questa stagione riesce a fare è concentrarsi su quei personaggi rimasti in secondo piano in precedenza. Owen non è un’eccezione. Se inizialmente era stato presentato come un uomo poco altruista e piuttosto antipatico, ora le cose cambiano. Lo sviluppo dei personaggi implica che ad un certo punto essi subiscano un cambiamento (in positivo o in negativo). Per fortuna Owen cambia in positivo, rendendolo molto più “umano” di quanto fosse prima. Ciò fa sì che la sua dipartita abbia un effetto molto migliore rispetto a quella di Ianto (Gareth-David Lloyd). Se consideriamo poi che la penultima puntata “Fragments” ci mostra quali circostanze abbiano portato i vari membri del team ad unirsi a Torchwood o esservi reclutati, scopriamo che il personaggio di Owen ha già subito un cambiamento (in negativo però) e dunque l’accettazione del suo stato fisico dopo l’incidente lo porta di nuovo ad uno stato “gentile”.
Stesso effetto ha avuto la morte di Toshiko (Nako Mori), con la differenza che il suo personaggio l’abbiamo visto grossomodo sempre allo stesso modo eccetto in alcune occasioni (vedi “Adam”) nelle quali agiva per quello che potremmo chiamare interesse personale. Il suo interesse verso Owen era palese sin dalla prima stagione, ma tra i due non è mai scoppiata la scintilla, se non nei loro momenti finali prima di morire. Ammettiamolo: tutti ci siamo chiesti almeno una volta durante lo show come sarebbe potuto andare tra i due il primo appuntamento. E invece…

Un altro personaggio che ha un’evoluzione (ed era ora) è Rhys Wiilliams (Kai Owen), ossia il fidanzato di Gwen. Se ci era stato presentato inizialmente come un personaggio marginale, circa, qui il suo ruolo assume un’importanza maggiore sia ai fini della trama, sia verso Gwen stessa, di cui diventa marito nella 2×09. Purtroppo Rhys è un personaggio trattato ingiustamente da Gwen: tutti i segreti che lei gli nasconde, tra cui qualche appuntamento a letto con Owen, ricordiamolo, il lavoro celato e dei sentimenti verso Jack Harkness (è palese), lui le rimane sempre accanto. La ama sul serio. Lei per fortuna riesce a maturare e a comprendere i sacrifici che lui ha fatto e a rifiutare l’utilizzo del retcon per cancellargli i ricordi riguardo a Torchwood. Questo può essere considerato come il cambiamento di Gwen accennato sopra e l’inizio della sua vera maturazione.

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-Che cosa stai cercando? -Il jack delle cuffie!

Questa rappresenta l’ultima stagione regolare di Torchwood, se vogliamo. Regolare nelle sue 13 puntate e prodotta interamente dalla BBC. Si tratta di un miglioramento della prima stagione e qui vengono alternate storie intriganti e pur sempre aventi un tono semplice ad altre con toni molto più dark ed introspettive. La 2×11 “Adrift“, ad esempio ci mostra che nemmeno  il Capitano Jack Harkness è immune da segreti orribili. Tra miglioramenti vari e sviluppo dei personaggi, questa probabilmente rappresenta un picco della serie che (vuoi per pubblico o per critica) difficilmente tornerà a raggiungere. La stagione successiva, Children of Earth, purtroppo uscì sì un anno dopo, ma consistette in un arco narrativo composto da sole 5 puntate e la quarta invece vedrà dei cambiamenti radicali che causarono non pochi scontenti tra il pubblico e la cancellazione della serie stessa.

Al prossimo appuntamento, dunque, con Torchwood – Children of Earth