Almeno una volta nella vita siamo incappati in una serie televisiva che ci piace, ci coinvolge e infine scopriamo che dopo qualche stagione scopriamo che è stata cancellata senza preavviso e senza un finale che tiri le somme. Torchwood non è un’eccezione. Iniziata nel 2006 la serie vide due stagioni regolari da 13 puntate ciascuna; in seguito al taglio di budget venne creata una terza stagione (Children of Earth) composta interamente da 5 episodi che formano un unico grande film diviso in più parti; infine, la quarta stagione (Miracle Day) video il sostegno della americana Fox e venne girata negli stati uniti per un ritorno ad un format di 10 puntate. Purtroppo il calo di ascolti fece sì che la serie venisse cancellata con un finale in sospeso.

In occasione del 10° anniversario dalla sua nascita, andiamo a rispolverare mensilmente le 4 stagioni di Torchwood. A Novembre, invece, ci sarà una recensione dello speciale dedicato alla serie da parte della Big Finish Production, intitolato “Outbreak“.

 

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Recensire la prima stagione non è facile. L’obbiettivo di Torchwood rispetto alla serie madre era puntare ad un pubblico più maturo, ma ci sono degli elementi durante le storie che si sforzano ad essere dirette ad un pubblico adulto non riuscendo totalmente nella loro impresa. Si tratta di una mossa non molto efficiente e, purtroppo, dimostra l’insicurezza del progetto. Non basta parlare di sesso per rendere una serie più adulta.
Nonostante un cast regolare non molto ampio, i veri protagonisti in fin dei conti sono il Capitano Jack Harkness (John Barrowman) e Gwen Cooper (Eve Myles). Forse in più occasioni viene addirittura il dubbio se sia lei l’effettivo personaggio principale della serie dato che comunque gran parte di ciò che vediamo sono i riscontri che le missioni hanno sulla sua vita. Durante la serie vediamo un Capitano Harkness piuttosto tormentato, una buona mossa dato che finora l’abbiamo visto semplicemente come un allegro casanova. Inoltre, la sempre fresca e buona da ammirare recitazione di Barrowman viene spesso messa all’angolo da Eve Myles. Il suo è un personaggio che nel corso di tutta la serie vediamo crescere e maturare con una gestione ritmica piuttosto buona. Certo, può piacere come può non piacere, dati i commenti che girano sul web (personalmente la amo. ndr). Noi spettatori possiamo identificarci in lei, dato il suo ruolo da novizia, e presumibilmente l’intenzione c’è sin dalla scrittura del personaggio.
Gli altri membri del cast è come se fossero dei filler, un contorno anche se qua e là ci sono delle puntate focalizzate su di loro ma che non li risaltano a dovere. Vengono fatti degli approfondimenti durante la stagione successiva (in particolare la penultima puntata), tuttavia avrebbero potuto svolgere un lavoro migliore. Uno in particolare è il personaggio di Ianto Jones (Gareth David-Lloyd): anche se la sua personalità è comprensibile ed accettabile sin da subito, non viene esplorato il suo passato a tal punto da farci comprendere delle determinate azioni. La puntata “Cyber-Woman“, ad esempio. Capiamo che lui è sempre ligio al dovere ed ha un carattere piuttosto fermo e disponibile. Non abbiamo il tempo di conoscerlo a dovere che subito ci viene posto di fronte il fatto che lui ha trasgredito le regole per salvare la sua fidanzata a conversione incompleta di un supporto dei Cybermen. Si tratta comunque di una puntata buona, ma che se avesse dovuto realmente darci un effetto di stupore per Ianto, avrebbero dovuto spostarla a stagione inoltrata e non all’inizio.

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Solo a me ha fatto pensare a Maria del film Metropolis?

Poi, come se la sua morte non fosse sufficiente, intraprende, colto dallo shock forse, una relazione con Jack Harkness. Di nuovo, non abbiamo avuto molto tempo per affezionarci al personaggio in modo tale da importarci così tanto di questo cambio. Poi il suo carattere torna ad essere di nuovo lo stesso di prima: remissivo e dedito al lavoro… e al caffé.
Già diverso è il discorso legato a Toshiko (Naoko Mori) e Owen (Burn Gorman), perché sono hanno più spazio rispetto a Ianto e quindi abbiamo imparato a conoscerli meglio.

Nonostante la bellezza di certe puntate (magnifica la puntata “Il capitano Jack Harkness” in cui scopriamo di più sul nostro agente temporale), ce ne sono alcune che nonostante la buona idea di partenza risultano avere uno sviluppo poco interessante e poi ce ne sono altre che sono ridicole di loro. Sul serio, alzi la mano chi ha gradito la puntata con l’alieno che si impossessa del corpo di una ragazza e arriva ad uccidere tutti i maschi per accumulare “energia orgasmica”…
Generalmente, il tono che la serie tende ad assumere è quello sci-fi/horror ma nonostante puntate come la suddetta in linea di massima possiamo confermare che ci riesce.

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Sicuramente è stata d’aiuto la scelta di voler ambientare il tutto a Cardiff. Oltre al fatto che hanno facilitato le riprese (anche la serie madre viene girata là), Cardiff è lungi da essere una grande città e siccome la stra-grande maggioranza di serie e film con intenti simili avvengono tutte in metropoli gigantesche, in questo modo le proporzioni vengono ridotte in modo tale da renderci più vicini alla serie. Non tutte le figate devono per forza accadere a New York.

La visione è raccomandata? Beh, per iniziare una serie televisiva qualsiasi occorre per forza partire dal principio. Questa serie è servita per gettare le basi e farci conoscere i suoi personaggi, tuttavia bisogna resistere a un buon numero di scene noiose, equilibrate da misteri piuttosto intriganti e dai protagonisti. La trama verticale probabilmente non ha aiutato moltissimo la gestione delle tempistiche (come su citato), ma la seconda stagione riesce dove questa ha fallito, rendendo il tutto molto più interessante e più coerente.

Appuntamento al mese prossimo, ordunque, con la seconda stagione di Torchwood!