Zelda Breath of the Wild è il prossimo capitolo della premiatissima serie Nintendo, in uscita per WiiU e Nintendo NX (nome non definitivo della prossima console Nintendo), durante il primo quadrimestre 2017.

Sono tantissime le cose da dire sulla demo giocabile che Nintendo ha reso disponibile per tutti durante l’ultimo E3, ma prima dobbiamo inquadrare il titolo per i più giovani o per coloro che non conoscono bene la serie.

C’era un volta…

Nintendo è tra l’olimpo delle software house che hanno prodotto di più e con la maggiore qualità nell’universo del mondo videoludico; il merito di questo trentennale successo è sicuramente di Zelda: 18 Titoli tra il 1987 ed il prossimo 2017, attraverso tutte le storiche console Nintendo.

Sono numeri importanti che possono lasciare basiti molti profani, ma che fanno capire l’importanza del titolo; tutti i capitoli di Zelda hanno sempre avuto un’elevatissima valutazione da parte delle più grandi testate al mondo, tanto che Zelda Ocarina of Time per Nintendo 64, raggiunse l’apice del successo. Ad oggi è ancora valutato come il miglior gioco al Mondo, e consiglio a chiunque di provarlo almeno una volta; è disponibile in versione 3D su Nintendo 3DS, visto che procurarsi un Nintendo 64 potrebbe non essere semplicissimo.

Un po’ di storia

Come ben sappiamo, i 18 titoli che compongono la serie non sono legati fra loro, almeno, ma lo sono solo alcuni di essi, e si diluiscono su tutte le console di casa Nintendo, portando innovazione e freschezza ad una formula sì fissa ma funzionante.

Il primo titolo è lo storico The Legend of Zelda, sviluppato e pubblicato per NES nel 1987, il capostipite di tutta la serie. Si tratta di un titolo semplice nelle meccaniche, ma al contempo complesso, in quanto, per progredire è necessaria una minuziosa esplorazione della mappa che si snoda fra foreste, fiumi, mari, cimiteri e montagne.

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Seguita The Legend of Zelda: Adventure of Link, considerato dalla community il titolo più difficile della serie (1988). Il titolo è molto diverso dal suo predecessore, sebbene conservi la visuale dall’alto nelle fasi di esplorazione ma, in fase di combattimento, si passava ad una visuale a scorrimento laterale stile platform. Link era in grado di saltare e accovacciarsi: un passo in avanti per il sistema di combattimento che, tuttavia, è risultato ai più un’ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo piuttosto che un progresso.

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The Legend of Zelda: A Link to the Past è il primo paletto che Nintendo pianta per la serie, risalente al 1991: si tratta di un salto generazionale, poiché venne sviluppato su SNES, e del definitivo accantonamento dello stile platform-RPG del precedente capitolo. Quello che rappresenta questo titolo è un ritorno alle origini, per quanto concerne il gameplay, mentre invece costituisce una notevole innovazione per quanto riguarda il game design, in quanto, assistiamo al concetto di “Dark-Light world” che viene successivamente ripreso in altri capitoli della serie, come Skyward Sword.

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The Legend of Zelda: Link’s Awakening, e conseguente remastered, Link’s Awakening DX, sviluppato per Game Boy (1993), è un titolo speciale, in quanto si tratta dell’unico titolo esistente su piattaforma Game Boy. Il gioco ha fatto parlare di sé per molto, tant’è vero che entra al 42° posto fra i giochi più influenti del mercato di tutti i tempi. Il titolo, sopratutto il remake, è pregno di citazioni ed easter egg, che toccano gli altri brand Nintendo più famosi come Kirby e Mario. Potremmo trovare, infatti, un Categnaccio, nonché Yoshi, e un nemico identico alla palletta rosa più golosa di Dream Land.

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Invece, The Legend of Zelda: Ocarina of Time, oltre ad essere il primo titolo del brand ad essere pubblicato su Nintendo 64 nel 1998, rappresenta il culmine di tutta la serie. Ambientazioni aperte accostate ai dungeon claustrofobici e primo titolo della serie ad essere in 3D, Ocarina of Time è un pioniere della saga, oltre ad essere il più acclamato di tutti i capitoli esistenti. È entrato a far parte dell’Olimpo dei videogiochi ed è da molti considerato il miglior titolo della serie.

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Foresta dei Kokiri, area iniziale del gioco

The Legend of Zelda: Majora’s Mask è il seguito di Ocarina of Time, pubblicato nel 2000 su Nintendo 64, ed è un altro capitolo che rivoluziona il brand a cui appartiene. Il sistema di oggetti e i personaggi al suo interno saranno gli stessi, a grandi linee, del capitolo precedente ma, come Nintendo è solita fare, è presente una feature che innova: il sistema di tempo a 72 ore (3 giorni), molto contestato, che ha diviso in due il pubblico. I toni sono decisamente più cupi rispetto agli altri capitoli, toni che verranno ripresi successivamente da Twilight Princess per Wii.

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Ora parliamo di Oracle of Ages e Oracle of Season (2001), due titoli collegati di cui non si dovrebbe parlare se non insieme. Si tratta di due giochi sviluppati per Game Boy Color che, se giocati su Game Boy Advance, mostrano caratteristiche addizionali, come ad esempio, la comparsa dello Shop Avanzato nell’angolo nord-ovest del villaggio Horon, con in vendita oggetti esclusivi. Inoltre, i titoli sono complementari, in quanto i due giochi si svolgono parallelamente in due differenti universi ma potremmo giocarli tramite Linked Games, con un sistema di password nello stesso file di gioco, e giocare un finale esclusivo possedendoli entrambi. Che si siano ispirati a Pokémon?

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Adesso abbiamo un altro pioniere della serie, The Legend of Zelda: Four Swords (2002), il primo gioco multiplayer del brand di Zelda. Si hanno a disposizione quattro diversi Link, e quindi fino a quattro giocatori richiesti in collegamento su Game Boy Advance per poter giocare il titolo.

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The Legend of Zelda: Wind Waker è il primo titolo del brand ad essere stato su Game Cube, nel 2003. Lo stile grafico, con questo titolo, cambia radicalmente, adottando il cosiddetto cel-shading, che darà vita a quel personaggio che in Super Smash Bros Brawl era chiamato “Toon Link”

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The Legend of Zelda: Four Swords Adventure, pubblicato nel 2004 su Game Cube, riprende lo stile grafico sia da Four Swords che da A Link to the Past ed è l’unico che incorpora elementi multiplayer nella campagna principale. In assenza di amici con cui giocare, dovremo controllare un Link alla volta.

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The legend of Zelda: The Minish Cap, pubblicato nel 2004 su Game Boy Advance, e appartenente al filone di Four Swords, è un ritorno alle origini. La componente multiplayer viene accantonata in favore del classic metodo di esplorazione dei dungeon, pur mantenendo l’antagonista introdotto in questa serie di giochi: Vaati.

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Arriviamo, dunque, a The Legend of Zelda: Twilight Princess. Il titolo è stato pubblicato nel 2006 su Game Cube e, due anni più tardi, su Wii come primo titolo di Zelda su Wii. I toni sono sì cupi, come già anticipato, ma il titolo è nel complesso più maturo e accontenta tutti i fan della serie che, da tempo, chiedevano un titolo con quest’ultime caratteristiche.

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Giungiamo ora a The Legend of Zelda: Phantom Hourglass e Spirit Tracks, i due titoli sviluppati per Nintendo DS e pubblicati rispettivamente nel 2007 e nel 2009. Si tratta di titoli che vedono il ritorno di Toon Link e che, sulla nuova piattaforma touch-screen, portano Zelda al livello successivo. Il touch-screen diventa uno strumento importante per proseguire nell’avventura.

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The Legend of Zelda: Skyward Sword, sviluppato per Wii e pubblicato nel 2011, vede come principale strumento, questa volta, il Wii Motion Plus.  Il titolo venne rilasciato con il Motion Plus in bundle e, in occasione del 25° anniversario della serie, vennero distribuiti anche, sempre in bundle, dei CD con la soundtrack del gioco e del concerto celebrativo in edizione limitata.

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Siamo, ormai, alle battute finali, con The Legend of Zelda: A Link Between Worlds, pubblicato su 3DS nel 2013. Si tratta di un seguito, seppur indiretto, di A Link to the Past e rimarca come la serie voglia tornare alle sue radici nel 2D, pur essendo sviluppata su una piattaforma che permette di vedere gli oggetti tridimensionalmente.

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Giungiamo, infine, all’ultimo capitolo della serie, The Legend of Zelda: Triforce Heroes, pubblicato nel 2015 su 3DS. Prende luogo in una terra diversa da Hyrule, Zelda non viene menzionata e il gameplay strizza parecchio l’occhio a Four Swords e tutti i titoli multiplayer della saga.

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Questi sono tutti i titoli fino ad ora usciti del brand. The Legend of Zelda è cambiato molto negli anni, facendo esperimenti, talvolta riusciti e talvolta no, ma siamo sicuri, dopo questo E3 appena passato, che Breath of the Wild, rappresentante anch’esso un esperimento da parte di Nintendo, si rivelerà essere un gran titolo.

Questioni Tecniche

Fino all’uscita del Nintendo GameCube, Nintendo è sempre stata al passo con la concorrenza in quanto ad Hardware: SEGA prima, Sony e MS in seguito, erano, tutto sommato, allo stesso livello. Poi improvvisamente Nintendo ha pensato che la potenza non fosse tutto, e ha puntato tutto su contenuti ed innovazione con la Nintendo Wii (probabilmente per contenere i costi). L’innovativa console Nintendo rompe con il passato fatto di numeri e sfoggio di muscoli, per abbracciare la causa della novità. Il suo controller (merito anche di un’azienda italiana che produsse il chip per il rilevamento del movimento) era una bella ventata di aria fresca, il suo sistema di gioco decretò il successo della console ma produsse anche un grave effetto collaterale derivato dalla scarsa potenza di calcolo della macchina rispetto alla concorrenza: gli Hardcore Gamer, cui piacevano i titoli dotati di grande impatto visivo e meccaniche di gioco più complesse. Essi però non trovarono con la Wii ciò di cui avevano bisogno. Ben presto Nintendo perse l’attenzione della massa, diventando una software house per i casual gamer ed i soli appassionati del brand. Con l’arrivo della WiiU abbiamo avuto un’ulteriore conferma che Nintendo volesse proseguire con la filosofia dell’innovazione a discapito della potenza: il distacco avvenuto con la Wii si fece maggiormente sentire e non bastò l’ennesimo innovativo controller a far tornare interesse per il marchio nipponico. Ancora una volta la mancata potenza di calcolo e la difficoltà di programmazione non destò l’interesse di altre SH e di conseguenza la macchina è rimasta poverissima di software di terze parti.

Il punto

Ma tutto questo preambolo per arrivare a cosa? Certo la Nintendo è ben lungi dal fallimento, domina ancora il mondo delle console portatili con il 3DS e comunque è riuscita a piazzare un buon numero di Wii e WiiU, sopratutto in Giappone. Il punto è che siamo stufi, davvero stufi, che una delle più grandi SH del mondo non possa esprimersi con il meglio della tecnologia disponibile.

Mi spiego meglio. Avete visto il gameplay di Zelda dell’E3 2016? In tal caso, prima di continuare a leggere, dateci un occhiata: il video è a fondo pagina.

Prima di questo E3 le speculazioni erano sulle conferenze di Sony e Microsoft: le specifiche hardware delle prossime console, e i titoli esclusivi erano pronti per catalizzare tutte le nostre attenzioni. Nessuno (eccetto qualche attempato come me) trepidava per Nintendo, anzi io ero terrorizzato: conosco bene la WiiU (la possiedo dal day one), compresa la sua poverissima potenza di calcolo, e la paura di vedere uno Zelda che era l’ombra di sé stesso mi atterriva. Stavo perdendo la fiducia di Nintendo,  proprio io che la gioco dalla fine degli anni ’80! Per fortuna Nintendo era lì a prendermi per i capelli.
Le prime sequenze di Zelda BotW mozzavano il fiato, ancora non avevo azionato il cervello ed ero lì a godermi i classici suoni ed effetti tipici di Zelda, il rumore del vento mi rapisce, l’environmental engine è strepitoso. Poi Link fa scivolare una roccia da un pendio e mi rendo conto che anche il motore fisico è eccellente. Luci, colori, effetti, rumori ambientali, illuminazione, sistemi particellari, tutto ottimamente realizzato. Ma è una WiiU?! Purtroppo sì! Quando realizzo che stiamo parlando di quella macchina è lì che capisco che non è giusto! Perché i poligoni mancano; onore a Nintendo di aver sopperito a questa mancanza con tutto quello che esaltato prima, ma che cosa poteva essere questo titolo su una macchina decente!

Sì lo ammetto, ho sperato in questi mesi che Nintendo Hardware fallisse. Solo per poter vedere i suoi meravigliosi giochi girare su un hardware degno. Nintendo ha dimostrato, per l’ennesima volta che i giochi li sa ancora fare; dopo la morte di Iwata pensavo che non potesse più rialzarsi.

Zelda Breath of the Wild è un titolo Sontuoso, pieno di innovazioni, non solo per il genere, ma anche per la serie stessa. Eppure riesce ad essere Zelda, riesce ad affascinare e a conquistare come solo Zelda sa fare.

Lo so che vedere Link a petto nudo e osservarlo saltare a comando è stato fonte di riso e gioia per tutti i fan, ma non sono le novità che hanno conquistato i fan, bensì l’innovazione nella tradizione. Il nuovo Zelda dimostra tanto ai fan, ma dice la sua anche ai profani; non è un caso se su internet il gioco più discusso post E3 2016, sia stato proprio Zelda BotW. Link che si arrampica ovunque ha ridefinito il concetto di openworld e la gente lo ha notato. Non possiamo non apprezzare quello che abbiamo visto di questo gioco durante l’ultimo E3 e ci riserviamo un severissimo giudizio quando uscirà il gioco, previsto anche per Nintendo NX, sulla quale il presidente di Nintendo of America ha detto che sarà solo visivamente superiore. Non possiamo che sperare che la prossima console Nintendo sia al pari della concorrenza come mera potenza, in modo che la maggior SH Nipponica di sempre si riprenda, come giusto che sia, il mercato che ha perso.

Articolo a cura di: Massimiliano Cesare Brandini e Stefano Sacchi