Il 1° Novembre 1986 è un giorno qualunque, per la gran maggior parte del mondo. Non lo è per i ragazzi riunitisi in un anonimo ufficio a Shibuya-ku, uno dei distretti più rinomati di Tokyo. Quel giorno, FromSoftware apre ufficialmente i battenti e ci da la possibilità di essere qui, a parlare di un brand che ha, seppur superficialmente, rivoluzionato il modo in cui giochiamo. Dark Souls è il primo, vero grande successo dello studio di sviluppo giapponese, che supera i confini nazionali e si apre per la seconda volta, dopo Demon’s Souls, al grande mercato occidentale tanto desiderato da chiunque sviluppi anche solo un’animazione nel paese del Sol Levante. Certo, FromSoftware aveva mosso i suoi primi passi con alcuni titoli per PlayStation come Armored Core e Tenchu, ma è con la serie dei Souls che i ragazzi guidati oggi da un tale Hidetaka Myiazaki (lo conoscete, per caso?) hanno raggiunto un successo planetario che, visti i presupposti di partenza, risulta assolutamente inspiegabile e, quasi, incomprensibile. Come si prende un concept innovativo ma adatto ad un piccolo pubblico e lo si rende un best-selling mondiale?

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Vi sembrerà strano, ma chiunque abbia giocato a Demon’s Souls o al primo Dark Souls ve lo potrà confermare. Questi titoli si allontanano anni luce dagli standard di una produzione tripla A occidentale, e per questo possiamo candidamente affermare una cosa, senza il timore di essere smentiti: Dark Souls è nato per essere di nicchia. Soundtrack, meccaniche RPG, gameplay, trama, tutto nell’opera di FromSoftware è di difficile accessibilità per il giocatore medio del nostro mercato videoludico. Siamo stati abituati per anni a titoli che prendevano molto del loro da H0llywood, in termini di ritmo, epicità e trama lineare dalla facile comprensione ma con il cliffhanger od il colpo di scena pronti ad essere serviti. Dark Souls manca della trama spettacolare, ha un gameplay complesso ed il livello di sfida si mantiene altissimo in ogni frangente di gioco, le sue meccaniche GDR sono pressoché tutte sommerse e nessun tutorial ve le spiegherà mai. Perché allora il successo mondiale dell’ultimo, terzo capitolo della serie? Perché milioni di giocatori hanno scelto, con Dark Souls 3, di imbarcarsi in questa avventura probabilmente inadatta a loro? Le ragioni di questo successo, che in questo primo articolo ci impegnamo a discutere e a svelare, ad una prima analisi potranno sembrare ovvie quanto alcune fuorvianti. Abbiamo sviscerato quattro diversi fattori che hanno trasformato Dark Souls da un titolo di nicchia ad un successo mondiale che, probabilmente, sfiderà i più grandi brand nella corsa al Game of the Year 2016.

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LA MALEDETTA MODA DEL MOMENTO

La serie Souls, oltre ad essere follemente amata da una grande moltitudine di persone, è altresì criticata e discussa da altrettanti giocatori ed addetti ai lavori sparsi in tutto il mondo. E’ vero, Dark Souls è oramai un brand e possiamo ammettere che buona parte del suo successo accumulato in questi anni, derivi dalla grande cassa di risonanza mediatica che si è sviluppata attorno al lavoro di Myiazaki e dei suoi colleghi. Dark Souls è considerato un gioco difficile, quasi impossibile da completare, e proprio per questo ha attirato una grande fetta di giocatori in cerca di un nuovo livello di sfida. Purtroppo, molti lo considerano ancora un mero strumento per dimostrare e dimostrarsi di essere un pro player, un hardcore gamer, qualcosa che ci elevi a qualche sorta di categoria superiore che noi, sinceramente, non concepiamo. Tanti, troppi giocatori che non comprendono e non comprenderanno mai l’anima di questo titolo, solo perché non ne sono adatti in termini di gusti personali, si sono avvicinati a Dark Souls 3 ignorando le sue caratteristiche migliori, e questo ci sembra un po’ uno spreco. Inoltre, è indubbio che ci sia un trend a tema Souls, chiunque ne parla, chiunque ci gioca, chiunque ne scrive. E’ sicuramente il titolo più imponente di questa prima metà del 2016, e siamo certi che ha buone probabilità di accaparrarsi il premio di gioco dell’anno 2016. E’ naturale che un giocatore, anche se con gusti e interessi diversi, ne sia incuriosito. Mettiamoci anche che la possibilità di giocare in cooperativa sia perfetta per convincere i nostri amici ad acquistarlo, e la formula per il successo è assicurata.

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CASA DOLCE CASA

C’è anche un’altra ragione per cui Dark Souls è entrato nei nostri cuori, anche se ci propone delle meccaniche così particolari e poco riconoscibili per noi giocatori occidentali. Se per gameplay e trama la serie può essere definita atipica nel nostro mercato, l’ambientazione non mente, Dark Souls è il trionfo della cultura paneuropea: architettura, panorami, costumi e patrimonio artistico e religioso, armi, armature e vestiti. L’opera di Myiazaki è molto europea, guardandola da questo punto di vista, ed è buffo pensare che un così fedele spaccato della nostra cultura medioevale provenga da così lontano. Borghi, cattedrali, forti imponenti, esplorando un qualsiasi titolo della serie, un giocatore occidentale non potrà che sentirsi a casa. Questa familiarità è una buona compagna, che ci aiuta nei momenti più critici dell’esperienza videoludica, quando siamo chiamati ad affrontare nemici particolarmente ostici ed impegnativi. E’ inoltre chiaro che qualsiasi amante del medioevo possa essere attratto da Dark Souls, data anche la carenza di videogames con ambientazione simile. Lo sposarsi della nostra stessa cultura medioevale con la creatività e l’inventiva giapponese è davvero un punto di forza della serie Souls, e non può che avvicinare molto pubblico all’opera di FromSoftware!

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DAVIDE CONTRO GOLIA

Il grande successo di Dark Souls 3 potrebbe essere incarnato anche da una sua unica, semplice caratteristica: è un prodotto di grande qualità. Gli standard della terza fatica dei ragazzi di Myiazaki sono per tutto pari a quelli di qualsiasi titolo tripla A firmato dalle grandi software house occidentali. Con la diffusione di trailer e gameplay tratti dal gioco, è stato subito chiaro che questo terzo capitolo sarebbe stato quello definitivo, finale, la miglior interpretazione possibile dei molteplici attori e del suo grande regista in conclusione di una storica ed emozionante avventura che ha segnato profondamente tantissimi giocatori al mondo. Con l’avvicinarsi del 12 Aprile, giorno dell’uscita di Dark Souls 3 in occidente, articoli o video riassuntivi della trama dei precedenti episodi della serie sono spuntati come margherite in primavera, ulteriore prova del fatto che questo terzo capitolo sia riuscito ad attirare con la sua qualità molti nuovi utenti. La realizzazione tecnica, che è da sempre una spada di Damocle per i lavori di FromSoftware, questa volta si dimostra sopraffina, nonostante gli attuali limiti tecnici di console next-gen che di next-gen hanno solo il nome. Certo, che Dark Souls sarebbe senza compenetrazioni e bug sporadici, ma i nostalgici della Città Infame resteranno delusi dalla grande attenzione che lo studio di sviluppo con sede a Shibuya ha riversato in questo ultimo passo della serie. Analogamente a quanto successo con Metal Gear Solid V, i bei giochi vengono acquistati da tutti, non solo dai fan accaniti di una particolare saga. Dark Souls 3 è indubbiamente un bel gioco, e merita tutto il successo che ha saputo raggiungere.Dark Souls the_dragonslayer_by_dawnweaver13

 

CHI E’ CAMBIATO DI PIU’?

In ultima analisi, non dobbiamo esimerci dal porci una domanda che potrebbe avere una risposta non così scontata: FromSoftware si è evoluta e si è avvicinata ai gusti occidentali, o siamo stati noi stessi a cambiare e ad avvicinarci a quel tipo di game design così particolare? Del resto, Dark Souls ha ispirato un nuovo genere che fa categoria a sé stante, i videogames “Souls Like“, appunto il novero di tutti i titoli che assomigliano a Dark Souls, e questa famiglia aumenta di numero ogni anno, chiaro segno che il genere è apprezzato e riscontra successo. Lords of the Fallen, Salt and Sanctuary, e per citarne l’ultimo Nioh, tutti giochi che hanno fatto clamore, venendo trattati da gran parte della stampa e degli YouTubers. Questo significa che il lavoro di Myiazaki ci è entrato nelle vene, nella testa, ha preso una parte di noi, l’ha cambiata e non vuole più ridarcela indietro? A questa domanda ognuno ha una propria risposta, ma di una cosa possiamo essere certi. Nonostante questo terzo capitolo possa sembrarci la fine di un ciclo, quello dei Souls, quello di FromSoftware, a dire il vero siamo solo all’inizio. Questa nuova categoria di videogames è neonata, e possiamo scommettere sul fatto che molte software house non vedano l’ora di dire la propria sviluppando anche loro un Souls Like. FromSoftware inoltre, notizia di qualche giorno fa, è al lavoro su di una nuova IP che potrebbe colpire gli scaffali già nel 2017, oltre ad aver promesso un seguito a Bloodborne. Come Dark Souls ci insegna, alla fine di un ciclo ne segue un altro, e nuove storie che sono pronte ad essere raccontate si intrecciano con un passato celebre e glorioso. Non cadremo nell’Abisso, noi Chosen Undeads.

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A Souls Story è la rubrica di 17K Group che si prende la briga di fare quattro chiacchiere, senza impegno, sulla serie sviluppata dai ragazzi di Hidetaka Myiazaki. Una volta discusso del successo riscontrato da Dark Souls 3, cercheremo di capire se effettivamente esiste un giocatore tipo di questo action RPG o se, in definitiva, un Souls può essere un prodotto per tutti. Fateci sapere cosa ne pensate sui nostri canali social o commentando questo articolo!

Ringraziamo Dave Rapoza, Dawnweaver13, PabloFernandezArtwrk  per gli artwork presenti nell’articolo!

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