C’è sempre qualcosa di tremendamente affascinante nelle apocalissi, e non importa cosa le scateni e come si manifestino per raccontare la storia di un gruppo di scappati di casa costretto a sopravvivere in ogni modo, compiendo gesti che, se commessi in situazioni normali e confortevoli, avrebbe esiti decisamente diversi. Di videogiochi, film, libri e fumetti che ne parlano ce ne sono eccome, e quasi tutti offrono una visione alternativa della realtà attraverso un mondo selvaggio e primitivo, dove contano due sole regole: non soccombere e, se si riesce, non farsi mangiare dal tizio della porta accanto.
Questo è il caso di The Walking Dead, l’opera creata ed ideata da Robert Kirkman, il noto fumettista statunitense, che dal 2003 coinvolge e intrattiene l’esistenza di molti appassionati proiettandoli in un mondo dominato dagli zombie. È una realtà violenta in cui tutti arraffano quello che possono, in cui il debole è il bersaglio primario per i gruppi più violenti e dove nessuno può fidarsi, a meno che non si voglia rischiare la pelle.

Immaginate un mondo dove le amministrazioni mondiali sono crollate a causa di un virus di origine sconosciuta perché non sono riuscite a contenerlo, e in cui ogni uomo, donna e bambino sia di conseguenza infetto. Là fuori è un mondo duro, certo, alle volte così crudo da essere insostenibile, e noi abbiamo la fortuna di viverlo da spettatori. Concordiamo che non sia il periodo migliore per parlare di pandemie e apocalissi, ma cerchiamo di capire la situazione, che ne dite? In questo articolo tratteremo dei videogiochi di The Walking Dead, approfondendo alcune loro sfumature.

Telltale e la sua apocalisse

Grazie al successo delle prime due stagioni di The Walking Dead, considerate le migliori dagli appassionati, Telltale Games ha sviluppato la Season One della sua avventura narrativa ancor prima del grande successo di The Wolf Among Us. Reduce poi dal successo di Sam and Max Save the World del 2007 e da altri titoli dello stesso genere, The Walking Dead, pubblicato per la prima volta nel 2012, ha rappresentato la proverbiale gallina dalle uova d’oro per via di una storia intensa e da lacrime virili.

A nostro avviso, poi, il successo delle prime tre stagioni della serie televisiva, che ha concentrato le sue attenzioni sul gruppo guidato da Rick Grimes, protagonista del fumetto, è stato utile anche per comprendere gli avvenimenti nei panni di Lee Everett, il protagonista del primo capitolo. La situazione, come abbiamo già espresso poco sopra, è così grave che ormai il mondo sopravvive strisciando nel sangue, tra le budella di un vicino di casa e quelle di un proprio amico. Lee, condannato per omicidio, è a bordo di una macchina della polizia quando tutto ha inizio. A causa di un incidente, sviene e si ritrova in un bosco, circondato da… morti. Ma non quei morti immobili, sia chiaro, non quelli che restano fermi e buoni.

Questi, al contrario di quelli normali, sono più vivaci e sono ricoperti da escoriazioni e tagli di vario genere, e cercano di afferrarlo per mangiarselo vivo. Fuggendo via per il rotto della cuffia, dopo un breve quick time event (che, tanto per capire, sarà alla base del gameplay per tutti i capitoli successivi), arriva nei pressi di una casa apparentemente abbandonata. Una volta al suo interno, però, incontra una bambina di nome Clementine.


Una volta insieme, comprendendo che dovranno convivere e sostenersi a vicenda, intraprenderanno un viaggio che andrà ben oltre le nostre aspettative, arrivando là dove nessuno di noi riuscirebbe a giungere. Evitando spoiler, quella di Clementine e Lee è stata una storia intensa e particolare, carica e densa di diverse emozioni. Era un periodo in cui era facile affezionarsi a un personaggio, e quando capitava di riuscire a farne sopravvivere almeno uno, potevi quasi considerarti fortunato. E cosa dire di 400 Days, il DLC dedicato alla prima stagione? È utile non solo per comprendere ed approfondire meglio gli avvenimenti della Season One, ma anche per immedesimarsi in un mondo così spietato.

Se nelle prime due stagioni della serie di The Walking Dead comprendiamo quanto la natura delle cose sia chiara, e quanto sia complesso per il gruppo di Rick Grimes riuscire ad andare d’accordo, la Season One proposta da Telltale Games arriva all’obiettivo senza troppe difficoltà. D’altronde in quel periodo c’era tutta l’intenzione di raccontare una storia che arrivasse dritta al cuore, e non c’erano mezzi termini. Infatti la prima stagione di The Walking Dead, per Telltale, è stato l’inizio di un viaggio entusiasmante. Cosa significa, però, affezionarsi a dei personaggi quando si parla di Telltale? Vuol dire che, prima o poi, sarai costretto a lasciarli andare, e che nel farlo verrai emotivamente coinvolto. Parlando celermente del viaggio intrapreso da Clem e Lee, da una parte abbiamo un mentore che insegna ciò che vede mentre dall’altra una protagonista che, pur essendo una bambina, s’interfaccia con un mondo spietato, in cui è costretta a crescere prematuramente per sopportarlo. Il giocatore, in tutt’e sei gli episodi dell’esperienza, viene messo di fronte a scelte per niente facili: dal rubare delle scorte da una macchina, a decidere chi deve sopravvivere oppure morire.

Tutto questo, poi, avviene mentre si è viaggio, in un mondo ancora vergine dalla pandemia, dove ancora si spera che qualcuno riesca a trovare una cura. Ma come ben sappiamo, scomodando la serie televisiva e l’ultimo episodio della prima stagione, non c’è alcuna speranza per il genere umano, se non un colpo in testa ben assestato con una mazza da baseball (possibilmente non circondata dal filo spinato, ma quello lo vedremo dopo) in mezzo alla testa. Dopo la morte di Lee, Clementine è costretta a sopravvivere da sola.

La seconda stagione, pubblicata tra il 2013 e il 2014, la vede come protagonista principale: è una bambina sperduta chissà dove, costretta a trascinarsi anche per un tozzo di pane, crescendo e maturando, uccidendo chiunque la minacci. Lo fa come le ha insegnato Lee, con un colpo preciso e mirato, senza alcuna pietà: non importa dove o come; è il risultato a premiare il suo sforzo. Intanto vive alla giornata, crescendo a vista d’occhio, con il ricordo di quel mentore che le ha salvato la vita e il peso dei ricordi che sostiene a fatica. Una bambina solitaria, nel silenzio di una pandemia, circondata dai morti e da uomini crudeli. Pur incontrando personaggi già conosciuti, la piccola Clem non si fida di nessuno: può solo contare su se stessa e le sue abilità. Potrebbe ricordare Carl Grimes, sotto diversi aspetti, che da bambino spaventato cresce e diventa un uomo pronto a difendere chiunque. In comune hanno più dell’amore e della bontà: c’è la volontà di sopravvivere a ogni costo, anche commettendo dei gesti orribili, e come possiamo giudicarli? Quanto è accaduto a entrambi è brutale: non c’è pace per chi, appunto, vive con il supplizio di dovercela fare, nonostante tutto. E se a farlo è un bambino, non c’è tanto altro da dire, è ovviamente tutto perdonato.

La terza stagione, pubblicata nel 2016 e intitolata “A New Frontier”, parla invece di una famiglia, una tematica rilevante all’interno dell’universo di Kirkman. La famiglia, come ben sappiamo, è un bene inesauribile che rafforza la nostra personalità. In essa abbiamo impersonato il giovane Javier “Javi” Garcia, che nel primo episodio assiste alla trasformazione del padre in zombie, dopo che sua madre lo ha infettato, con suo zio e sua zia portati in un ospedale, a morire. La scelta di passare ad un altro protagonista, dopo le prime due stagioni con Clementine, ci ha permesso di esplorare un altro punto di vista. Telltale Games, nel frattempo, aveva pubblicato anche la prima stagione di Game of Thrones, forte ancora del successo di Tales from the Borderlands nel 2014. Se c’è una cosa che ricordiamo della terza stagione di The Walking Dead, è che bisogna farsi forza da soli, a volte, per riuscire a sopravvivere.

Javier è un personaggio giovane, a tratti ancora inconsapevole di quello che sta vivendo, ma sicuro che ormai il mondo sia bello che andato. Lo capisce quando viene rapito da un gruppo di banditi, mentre si lascia i nipotini Gabe e Mariana, oltre a Kate, la moglie di suo fratello. Durante il tragitto, ancora prigionieri di queste misteriose persone, viene innestato un incidente da un personaggio a noi noto, che compare nell’acclamazione popolare: Clementine. Questa volta cresciuta e ancora più segnata dalla sopravvivenza, la giovane decide di unirsi ad Javier in un viaggio che li condurrà a Prescott, una città fortificata, al cui interno troveranno dei viveri e una possibilità per ricominciare. Le scelte ovviamente contano e, com’è ovvio che sia, hanno delle conseguenze serie, e stavolta non coinvolgono soltanto i nostri protagonisti e i loro affetti.

Inoltre Clementine è afflitta da flashback del suo passato: ricorda Kenny, che aveva conosciuto da bambina, una persona che si accendeva rapidamente come un fiammifero per qualunque cosa. Lo ricorda come un uomo forte, certo, costretto a farsi le ossa in quel mondo che aveva dimenticato se stesso e la sua bellezza. Ricorda una fuga da una macchina verso l’ignoto, con un bambino in braccio, chiamato AJ, mentre Kenny veniva sbranato da un gruppo di zombie. Nella serie televisiva, tanto per chiarire, gli zombie vengono definiti “Camminatori” da “Walkers”. Intanto comunque che la terza stagione di The Walking Dead colpiva nel segno, la serie principale continuava il suo percorso, come anche la seconda stagione di Fear the Walking Dead, uno spin-off a tutti gli effetti che parte da Los Angeles fino al Messico, con personaggi interessanti e ben scritti, ed un esito che riguarda Meredith Clark, che proprio come Rick Grimes, scompare improvvisamente nel nulla, facendo credere a tutti di essere morta: è il vizio delle produzioni di Robert Kirkman, a quanto pare, perché ancora tutti, compreso il sottoscritto, si scervellano per capire che fine abbiano fatto i protagonisti principali.

Tornando però alla serie videoludica di Telltale Games, la quarta stagione, pubblicata tra il 2018 e il 2019, conclude in bellezza la storia di Clementine. Sviluppata da Skybound Games e Telltale Games, si tratta dell’ultima stagione. Ambientata tre anni dopo gli accadimenti di “A New Frontier”, la stagione finale vede la maturazione definitiva di Clementine, che addestra il piccolo AJ come aveva fatto Lee con lei, poco prima che morisse. Oltre ad essere un viaggio intenso e particolareggiato, si tratta di una reale prova di fede che vede i due protagonisti fronteggiare delle situazioni ben più complesse da quelle che hanno affrontato nel corso delle stagioni precedenti, contando l’uno sull’altro.

Se prima era necessario sopravvivere ad ogni costo, ora tutto si concentra con la ricerca di una casa dove stabilirsi, lontano sia dagli zombie quanto dagli uomini, che come scopriamo tra la settima e undicesima stagione della serie televisiva, sono ben più pericolosi di quel che immaginiamo. Poco sopra abbiamo parlato di una mazza avvolta nel filo spinato e di qualcuno abile nel maneggiarla: si tratta di Negan, un personaggio apparentemente crudele che nelle ultime stagioni si è dimostrato fondamentale per il gruppo di Alexandria. Gli appassionati lo conoscono bene, specie per la sua brutalità nel primo episodio della settima stagione, quando ha usato Lucille (il nome della mazza, in tal senso, è quello della moglie) per uccidere dei membri del gruppo di Rick Grimes. Ma meglio cucirsi la bocca prima di fare ulteriori danni. L’ultima stagione della serie videoludica di Telltale Games e Skybound è la degna conclusione del viaggio iniziato nel 2012, nonché una prova di quanti in tanti siano rimasti con Clem fino all’ultimo. Ci teniamo a sottolineare, in tal senso, la sua maturazione, avvenuta nel corso delle stagioni e delle prove che ha affrontato, alle volte con difficoltà.

E cosa dire, invece, dell’episodio spin-off pubblicato da Telltale Games dedicato a Michonne? Sviluppato da Telltale Games e Skybound, questo videogioco approfondisce i traumi della protagonista che, abbandonando il gruppo di Rick Grimes, riscopre se stessa in un classico viaggio di formazione. Michonne, se ben ricordate, inizialmente è un personaggio dall’animo tormentato per la perdite delle figlie. Prima che tutto andasse in malora, era un avvocato divorzista, una persona colta che nel mondo di The Walking Dead è maturata fino a… scomparire. Già, perché anche lei scompare nel nulla, misteriosamente, come se non fosse mai esistita e non avesse mai fatto appassionare nessuno (è uno dei personaggi preferiti di chi vi scrive, tanto per capirci). Parte alla ricerca di Rick Grimes, che, creduto morto, in realtà sembra essere sopravvissuto, portato via da un elicottero.

Evitando ulteriori spoiler che potrebbero far infuriare chi lo sta guardando, sappiate soltanto che le ultime stagioni, un po’ per Negan e per i nemici che il gruppo di Alexandria ha dovuto affrontare come i Sussurratori, sono state piacevoli e anche appaganti, sotto diversi aspetti. Ovvio, a nostro avviso non ai livelli delle prime, che sono ancora ineguagliate, e ora che stiamo aspettando la seconda parte dell’undicesima stagione, siamo fiduciosi che la conclusione sorprenderà tutti. O ce lo auguriamo.

The Walking Dead: Survival Instinct, ovvero “Norman Reedus prima di Death Stranding”

Cosa dire di questo videogioco, se non che fu… Brutto? Pubblicato nel 2013, uscito vecchio e con idee sfruttate malamente, poteva essere un gioco da ricordare già solo per il protagonista e quel matto di suo fratello. In esso abbiamo vestito i panni di Daryl Dixon, interpretato da Norman Reedus (quello di Death Stranding, sì), pochi giorni prima della serie televisiva, con personaggi secondari come il fratello maggiore Merle ed altri comprimari come Jess.

Seppure abbiano già affrontato degli zombie, l’epidemia in quel momento era solo agli inizi, dunque qualunque cosa stesse accadendo non era ancora scoppiata definitivamente come già sappiamo. Parlando del gameplay, totalmente differente rispetto a quello di Telltale Games, Daryl poteva usare armi bianche e da fuoco per abbattere i nemici, utilizzando lo stealth da bravo cacciatore addestrato dal padre, che compare solo nei primi minuti. Gli autori di Survival Instinct, ovvero il team Terminal Reality, avevano in precedenza lavorato a Kinect Star Wars, piaciuto a così tanta gente che un po’ tutti ce lo siamo dimenticati.

The Walking Dead: Survival Instinct venne accolto malamente sia dal pubblico che dalla critica, specializzata e non, aggiudicandosi una sfilza di voti negativi. Non è mai saggio guardare Metacritic, non se si vuole preservare la propria sanità mentale, ma vedere delle votazioni così basse è un colpo al cuore, specie se uno è appassionato di Norman Reedus. Ma, grazie al cielo, uno sviluppatore a caso proveniente dal Giappone lo ha scelto per il suo gioco visionario. Chissà qual è, non ricordo affatto quel titolo.

The Walking Dead: No Man’s Land

Era il periodo dell’uscita della sesta stagione della serie televisiva, dunque c’era ancora Rick Grimes e alcuni membri della compagine erano ancora sopravvissuti a Lucille. The Walking Dead No Man’s Land, pubblicato nel 2015, è stato il primo ed unico videogioco mobile sull’universo di The Walking Dead, che conta attualmente un buon numero di giocatori. A farci da cicerone, al tempo, c’era il buon Daryl Dixon, che non ha affatto appeso la balestra al chiodo per indossare un esoscheletro, diventando il narratore di questa esperienza.

Si tratta di uno strategico con elementi ruolistici, con il giocatore che guida un manipolo di sopravvissuti, solleticando le fantasie degli appassionati di Xcom. Nulla di nuovo, certo, niente di così trascendentale come lo è stata la serie di Telltale Games ma, rispetto a Survival Instincts, almeno è divertente. La sua natura free to play, in un periodo simile (il 2015, ricordiamolo, è stata una data segnata da uscite illustri), ha attirato appunto molti appassionati. Niente di innovativo, sia chiaro, ma almeno sapeva intrattenere. Già il fatto che non fosse un tie-in ma un titolo più oliato e meglio costruito era una buona notizia, non contando poi che si trattava di un videogioco che di originale non aveva nulla, neanche la balestra di Daryl Dixon o la revolver di Rick Grimes.

Come ti uccido gli zombie nella realtà virtuale

Siamo arrivati là dove osano le allodole e i sistemi della realtà virtuale. Già, perché esistono due videogiochi ispirati a The Walking Dead in VR. Stiamo parlando di The Walking Dead: Saints and Sinners e di The Walking Dead Onslaught, due iterazioni che hanno giocato in pochi ma che, a nostro avviso, rappresentano un buon modo per godersi un’epidemia zombie in prima persona, con un po’ motion sickness a regalare momenti di reale euforia.

Che si fa in questi giochi, sostanzialmente? Si sopravvive come ci ha insegnato Lee, e si ammazza qualunque cosa cerchi di mangiarci come ci ha detto Rick Grimes, anche perdendo la sanità mentale. Pubblicati entrambi nel 2020, in concomitanza con il lancio di The Walking Dead: World Beyond su Amazon Prime, i due giochi sono molto simili tra loro per la gestioni delle armi e la prima persona. Non si tratta di videogiochi certamente conosciuti, e qualcuno sicuramente non sceglierebbe per godersi in pace un’epidemia di zombie.

Sul mercato sono presenti giochi come Dying Light (il primo e il secondo) capaci di regalare esperienze di tutt’altro livello rispetto agli appena menzionati action survival legati a The Walking Dead, senza nemmeno menzionare Left 4 Dead, State of Decay, Black 4 Blood e persino le varie modalità zombie dei Call of Duty. E come non citare, invece, i vari Dead Island? Già, meglio non ricordare i Dead Island (a tal proposito, Techland non stava lavorando al seguito?).

Vale la pena recuperarli?

Non tutti, a meno che non si voglia esplorare da cima a fondo l’universo videoludico di The Walking Dead e senza farsi mancare davvero nulla, scavando nella proverbiale tana del Bianconiglio. I videogiochi minori sono tranquillamente trascurabili, mentre la serie di avventure narrative di Telltale Games, nonostante cominci a sentire un po’ il peso degli anni, vale assolutamente il prezzo del biglietto, specie se si è fervidi appassionati della serie televisiva o, ancora di più, dell’universo fumettistico.

Dal canto nostro ricordiamo in maniera davvero positiva l’esperienza vissuta con le iterazioni di Telltale Games, che sono state capaci di regalarci pomeriggi godibili ed appassionanti in compagnia di personaggi ben scritti e in generale una narrativa eccellente. La prima stagione è ancora oggi ricordata come la migliore, e non possiamo assolutamente dirci contrari alla cosa, anche considerati i premi vinti e la sua storia travolgente e commovente. Quella di Clementine, almeno parlando dei videogiochi, è la riproposizione più triste, ma leale e fattuale dell’universo di The Walking Dead, se parliamo dei videogiochi. Consigliamo dunque, se il nostro articolo è riuscito a farvi venire voglia di cominciare la serie di Telltale Games, di munirvi di un pacchetto di fazzoletti. Tante volte, tra una strage di zombie e l’altra, potrebbe scendervi qualche lacrimuccia, e non è mai saggio farsi vedere deboli.

 

Nota finale: Nel caso foste interessati ai fumetti di The Walking Dead invece che ai videogiochi, cliccando qui potete raggiungere il sito della casa editrice Saldapress, dove avrete modo di trovarli e recuperarli.