Negli ultimi giorni si è consumata la più grande acquisizione, in termini economici, del mondo dei videogiochi. Xbox ha comprato il gruppo Activision Blizzard per la cifra record di 68,7 miliardi di Dollari. Con questa mossa, Phil Spencer e Microsoft si sono portati a casa un set di publisher e studi di sviluppo invidiabile. In un colpo solo Diablo, Overwatch, Guitar Hero, Call of Duty, Warcraft e tante altre IP sono diventate ufficialmente di proprietà della casa di Redmond. E mentre nei gruppi e sui social network i fan boy si prendono a male parole, tra chi dice che Sony e il brand PlayStation sono morti e chi invece critica la scelta di Xbox, io vado contro corrente e vi dico che non cambierà nulla. Come non è cambiato nulla da quando è cominciato questo ciclo di acquisizioni da parte di Microsoft.

Call of Duty

Mi spiego meglio, perché il mio è un punto di vista borderline. È chiaro che Sony risentirà della perdita di determinati contenuti SE e QUANDO saranno esclusivi della piattaforma Xbox. D’altronde Microsoft ha tutto il diritto di farlo: Activision Blizzard è ora una sua proprietà e nulla vieta a Phil Spencer di lanciare Call of Duty (il gioco più SCARICATO e COMPRATO su PlayStation) in esclusiva sul suo ecosistema. Ma siamo sicuri che sarà davvero la fine del brand del colosso nipponico? La risposta è ovviamente no. Perché la strategia di Microsoft non è volta necessariamente a togliere utenza a Sony, bensì a proporre un’alternativa al gioco più classico. A Redmond hanno capito che con molta probabilità nel corso dei prossimi 5, 10 o 15 anni servirà un approccio diverso alla formula con cui sono campati i videogiochi fino ad oggi, o meglio, sarà necessario cambiarla del tutto. Ed ecco quindi che arriva l’offerta di Xbox Game Pass e arrivano più studi di sviluppo possibili che possono garantire una vita a quell’ecosistema che permette di giocare senza hardware.

Ad oggi Xbox Game Pass propone una piccolissima selezione di giochi di terze parti davvero molto forte, e le esclusive richiedono ovviamente anni prima di essere sviluppate. Le acquisizioni fatte da Spencer puntano proprio a rendere sostenibili questo modello di distribuzione e la filosofia di Microsoft. Con un totale di 32 studi di sviluppo, Microsoft ha tutte le carte per continuare ad arricchire il suo parco titoli, mentre aumenta il circolino degli abbonati. Grazie ai suoi server e alla sua tecnologia dietro il cloud, la casa di Redmond sta andando contro Google, contro Amazon e contro Apple, che hanno già lanciato dei servizi simili. Per farlo, però, ha bisogno di giochi e di una strategia a lungo termine, che passa, volente o nolente, anche da acquisizioni di questo tipo. Stadia non ha fallito per l’idea; ha fallito perché non c’è stata programmazione, che invece Spencer e tutto il team di Xbox sono riusciti ad avere.

In soldoni, cosa cambierà per PlayStation? Nulla. Come nulla è cambiato quando sono state acquisite Bethesda e Obsidian, o inXile Entertainment e Double Fine Productions. Sony continuerà a vendere le sue esclusive, oramai marchio di fabbrica e di qualità, continuerà ad essere la casa del calcio con FIFA e dei Battle Royale con Fortnite. Mentre Microsoft si scaglierà in una “lotta” virtuale (o meglio, puramente votata al profitto) contro i tre colossi tech. In tutto questo, Nintendo sta ovviamente a guardare. Anche perché, diciamocelo, con una console di 5 anni fa che vende come se fosse appena uscita e un ricco catalogo di esclusive che vanno sold out al day one, chi glielo fa fare di introdursi in questo settore?

Ci aspettano anni divertenti. Anni di gioco, dove sarà possibile giocare un po’ con tutto, dalla console al telefono, passando per il MacBook che non supporta nessun gioco, ma che oggi ci permette di giocare ad Halo Infinite sfruttando il cloud. E chissà che, un giorno, tramite il browser di PlayStation e Xbox Cloud, gli utenti non ritrovino i loro giochi Activision Blizzard, magari divenuti esclusive. Fantasia o realtà? Lo scopriremo a breve