Da sempre il catalogo GamePass, fortunato servizio di Microsoft, offre una vasta lista con le scelte più disparate, da giochi tripla AAA ai titoli indipendenti più interessanti. Non solo quei cari, bei videogiochi che spezzano il mercato, non solo quei capolavori immortali che noi tutti non vediamo l’ora di vivere intensamente, per raccontarlo poi a un nostro contatto, al vicino di casa o, come accade di questi tempi di pandemia, al nostro gatto. Del GamePass ne ha anche parlato il nostro Marco Piccirilli, che nella sua analisi ha sottolineato gli innegabili punti di forza del servizio.

Il panorama indie, su cui l’azienda di Redmond punta ormai da qualche tempo, è un vasto mondo di grandi titoli che offrono delle esperienze diverse da quelle che siamo abituati ad approcciare con dei videogiochi blasonati. Spesso sono esperienze che guardano al passato per essere amate e apprezzate, altre tentano di descrivere con semplicità degli stati d’animo, dei momenti e delle riflessioni su quello che ci circonda. Per le mani abbiamo videogiochi che parlano al pubblico, che cercano di proporre nuove idee ed altre visioni, che tentano di manifestare amore, passione e lodevole coraggio.

Non sono videogiochi semplici né conosciuti, eppure cambiano il settore, lo rinvigoriscono e lo infiorettano, dandoci la possibilità di vivere delle esperienze meravigliose, offrendoci l’occasione di espandere le nostre conoscenze, e di conoscerne di nuove. Di titoli indipendenti ce ne sono tanti: alcuni raccontano storie fantastiche che è davvero difficile dimenticare. Storie che, se osservate con attenzione, ci portano inevitabilmente a dei lieti ricordi.

È così che Cyber Shadow, sviluppato da Mechanical Head Studios, si propone al mondo indipendente. Forte di un bel po’ di pixel in 8-bit, impreziosito con delle trovate che strizzano gli occhi a quei filmi degli anni ’80 che ogni tanto riguardiamo per capire i passi avanti fatti nel presente (nel bene e nel male), è un videogioco che incontra lo stile di quei pazzi titoli che non passano mai di moda per il loro level design irriverente ma coraggioso e punitivo.

Desideroso di prenderci a sberle facendoci tirare qualche venerdì quanto di assuefarci alle sue meccaniche per abbattere più boss possibili, dobbiamo impararlo per apprezzarlo: nulla di nuovo, vero? Infatti può ricordare altri videogiochi, molti dei quali sono persino stati premiati ai Game of the Year anche con vari riconoscimenti. In Cyber Shadow vestiamo i panni di un cyber-ninja sconfitto ed umiliato, devastato dal rimorso ma desideroso di una lenta, inevitabile, bramosa vendetta. Meglio non farlo arrabbiare. Lo consigliamo a quegli appassionati che proprio non riescono a dimenticare gli scoppiettanti anni ’80, mentre gli Iron Maiden infiammavano i palchi di mezzo mondo con Fear of the Dark.

Se però siete degli avidi lettori appassionati, nonché dei vecchi amanti della letteratura del grottesco, allora non potete farvi sfuggire Call of the Sea. Un’isola deserta e un mistero da risolvere, che può condurci su strade intricate e difficoltose. Gli Out of the Blue Games hanno sviluppato un titolo che s’ispira al Ciclo di Chtullu del freddo ma razionale Lovecraft, uno degli autori più apprezzati e letti ancora oggi. Impersoniamo Norah Everhart, una donna coraggiosa ed istruita, desiderosa di scoprire che fine abbia fatto suo marito, scomparsa su un’isola misteriosa della Polinesia francese.

Se uniamo Lovecraft a una narrazione del genere, non può che uscire una lavoro sensazionale, che scava nella storia della protagonista per farci affrontare delle tematiche delicate come l’isolamento e la solitudine. Peraltro Call of the Sea riesce a raccontare con semplicità una storia intensa, incastrandola a enigmi davvero impegnativi ma assolutamente funzionali. Se c’è un altro elemento vincente nella produzione indipendente del team spagnolo, è la sua direzione artistica, che regala scorci indimenticabili e da sogno. È difficile dimenticare quelle calde spiagge, i colori vivaci delle palme e del mare. Un’avventura che profuma d’amore reale per il medium, che si prende l’onere di raccontare una storia facendola vivere attraverso Norah, che da avventuriera alle prime armi spaventata da quello che ha attorno, diventa un personaggio che accoglie l’amore prima del dovere.

Ma se il jazz è forte in voi, proprio come quello raccontato in Soul di Disney Pixar, allora l’avventura sperimentale di Genesis Noir può fare al caso vostro. Tutto ha avuto origine da qualcosa. In Death Stranding, al contrario, ci fu una brutale esplosione, e poi un’altra, un’altra ancora, finché non ce ne fu un’altra, più brutale e distruttiva, che travolse la vita fino ad esaurirla. Su Genesis Noir, dopo il grande boato, c’è una vita che impariamo ad apprezzare e vuole dirci che è bella, felice e non vede l’ora di spaccare il mondo, per farsi amare da chi invece conosce ben poco di quello che lo circonda. In parte è colpa della fretta, che non ci permette di notare quello che in realtà ci sfugge inevitabilmente dalle dita.

La vita è idealizzata da persone che trovano nel destino un valido compagno, peccato che non abbiano fatto i conti con la legge di Murphy, che di cinica volontà ne ha fin troppa; infatti qualunque cosa che pensiamo non possa accedere, invece, inevitabilmente accade. E non possiamo farci nulla”. Se Interstellar partiva con questa premessa di fondo, è perché non ha conosciuto Genesis Noir, che lo scoppio della vita lo ha vissuto proprio dall’esplosione di neutrini del Big Bang.

L’amore è l’unica cosa che trascende il tempo e lo spazio“: iniziamo vendendo delle meridiane, liberandoci in questo modo della scomoda teoria della relatività, mentre sono i nostri sentimenti, preziosi e puri come le stelle della Via Lattea, a prendere il sopravvento in un universo che si propaga a dismisura, per permettere a Galassie di vivere. Per permettere a noi di vivere con l’intensità con cui siamo venuti al mondo, incuriositi dai giochi più disparati come il salto della corda o il cavalluccio, l’altalena e il gavettone.

Genesis Noir è una lode alla vita che nasce mentre il destino muta, si fortifica e cresce felice, lontano dalla distruzione dell’uomo e dalla minaccia della fine, che rischia di portarci a una sanguinosa lotta per la resistenza. Trovare la luce è la nostra missione, amare il prossimo diventa in questo modo il collante tra il noir e la fantascienza: è questa la caratteristica più riuscita ed iconica di Genesis Noir, che non solo approfondisce il creato, ma lo esalta con dolcezza per farci conoscere l’universo in una chiave differente, concependo un nuovo modo per raccontare il firmamento.

A non discostarsi troppo dal genere sci-fi è proprio Narita Boy, una produzione indipendente che sa il fatto suo, pur non rappresentando una grossa evoluzione nel panorama platform. Eppure è la sua atmosfera a risultare originale nonché appagante, perché s’incastra in maniera omogenea a una narrazione particolareggiata, sensibile e di larghe vedute. Il gameplay è sorprendente, con combattimenti all’ultimo sangue in un level design che sorride a produzioni del passato, però raccontandosi con una voce propria.

Sebbene sia presente da due anni nel catalogo, un titolo che troviamo imprescindibile da giocare è What remains of Edith Finch, che racconta i drammi della famiglia Finch dal punto di vista di Edith, una giovane ragazza che rincorre la verità esplorando gli anfratti nascosti del passato che racchiudono ben più di quello che una storia simile avrebbe da raccontare. Un’avventura story driven assuefacente e potente, che scava in profondità nell’animo umano. Una storia appassionata, dal grande impatto emozionale, che rappresenta il vero e reale punto d’incontro con le vicende di ogni membro della sfortunata famiglia Finch.

Dei titoli indipendenti che abbiamo citato molti sono da scoprire con un occhio attento, mentre altri da vivere prima di guardare altrove avviando un titolo più blasonato ed imponente. Se c’è una cosa che vogliamo dirvi, è di non sottovalutare le potenzialità del servizio.

GamePass è un abbonamento che si estende su tutto il panorama videoludico, che non si accontenta e dimostra di essere al passo coi tempi. Un servizio che ogni videogiocatore appassionato dovrebbe avere, per il suo ecosistema accessibile a chiunque anche su PC e da vivere su una piattaforma unica come xCloud. Non per niente, Phil Spencer considera gli indie delle vere e proprio occasioni imperdibili del GamePass allo stesso modo dei videogiochi più amati e apprezzati, che nel mercato videoludico alzano esponenzialmente l’asticella qualitativa come ha fatto recentemente The Last of Us Part II. Meglio non farsi scappare certe occasioni, soprattutto se il periodo di magra da titoli importanti è sempre più logorante e non si ha nulla da giocare. Su GamePass potete trovare molto, ma anche di più.